domenica 2 dicembre 2007

Emerald - Capitolo 39

- Bene, professor Christiansen – disse il signor Ciang – Dunque lei è arrivato alla conclusione della sua ricerca. Ha avuto risposta alle sue domande. E’ soddisfatto?
- Non credo che “soddisfatto” sia il termine corretto. Ma si, la mia ricerca è conclusa.
- E lei, professor Temple, ha ottenuto le sue risposte?
- Penso di si.
- Allora, signori, sarà il caso che noi tutti ci si muova. Ci sono alcune circostanze che richiedono la nostra opportuna sollecitudine.
- Ma lei … - accennò Arthur.
- Non tema, professor Temple, non la deluderò.
- Scendo a prendere le registrazioni del computer centrale – disse Klaus, alzandosi con decisione – Ho già preparato il contenitore.
Jhob stava recuperando la registrazione olo dal proiettore.
- Avete bagagli con voi? – chiese il signor Ciang.
Si guardarono in viso l’un l’altro.
- No – risposero in coro.
- Meglio così. Sarà il caso di scendere al suolo.
Scesero per i ponti del Chronos fino al portello esterno.
Klaus lo aprì.
Il buio era pressoché totale.
- Dobbiamo raggiungere la mia aeronave – disse il signor Ciang – Prego, signori, seguitemi.
Si avviarono nell’ombra, seguendo la sagoma indistinta del piccolo uomo.
Rimasero abbagliati dall’intensa luce fredda.
Sei proiettori si erano accesi improvvisamente, illuminando a giorno quella porzione della grotta.
Erano circondati.
Sei caccia neri e affusolati occupavano il perimetro della radura, ed almeno venti uomini in nero li tenevano sotto la minaccia dei loro paralizzatori.
- Maledizione, Gile! – disse Ingrid.
- Errore, signorina – disse cerimoniosamente il signor Ciang.
Si era girato verso di loro, ed ora li minacciava con un piccolo paralizzatore portatile.
- Signor Berensky – disse a Klaus – Mi faccia il favore. Posi il suo contenitore a terra, dinanzi a lei e faccia due passi indietro.
Klaus esitò, stringendosi il contenitore al petto.
- Non sia sciocco, signor Berensky, perché vuole soffrire?
Klaus girò lo sguardo verso Jhob, in cerca di indicazioni, di …
- Come preferisce, signor Berensky – disse il signor Ciang sospirando.
Il raggiò del suo paralizzatore colpì l’uomo in pieno petto, scaraventandolo al suolo in un singulto di dolore.
Ingrid fece per lanciarsi contro il signor Ciang, ma Arthur la fermò, prendendola per le spalle.
- Non puoi fare niente, Ingrid. Puoi solo farti ammazzare.
- Saggia valutazione, professor Temple – commentò il signor Ciang.
Poi, con brevi e rapidi gesti della canna del paralizzatore, fece loro intendere che dovevano arretrate.
- Su. Su!
Ubbidirono lentamente.
Il signor Ciang si chinò e prese il contenitore per la maniglia, senza degnare di uno sguardo Klaus, esanime a terra.
- Professor Christiansen. Prego, la sua registrazione … Mi rendo conto del suo coinvolgimento emotivo. Ma se lei non da ascolto alla mia preghiera, mi vedrò costretto, mio malgrado, a riservarle il medesimo trattamento, che il suo compagno ha scelto di sperimentare.
Jhob, molto lentamente, prelevò dalla tasca della tuta la registrazione olo e fece per lasciarla cadere ai suoi piedi.
- La lanci verso di me, professor Chiristiansen. Sia cortese.
Jhob ubbidì.
Il signor Ciang si volse verso un paio di uomini in nero e fece un gesto con la mano, indicando il Chronos.
Gli uomini si mossero veloci, trasportando degli oggetti, che non riuscirono ad identificare.
Entrarono nel Chronos con la decisione e l’efficienza di chi sa cosa deve fare.
Arthur si sentiva soffocare dalla frustrazione.
- Perché?
Il signor Ciang lo guardò con un sorriso cortese.
- Non lo ha capito, professore?
- Che bisogno aveva di tutto questo?
- Ci pensi, professore. Qui, ora, sono riunite nello stesso momento e nello stesso luogo, le sole persone che conoscono l’intera storia di Emerald e del Chronos. Tutti coloro che ne hanno sentito parlare e che avrebbero potuto porsi domande. E fare domande. Qui, ora, sono riuniti tutti i testimoni e tutte le prove.
- Certo – intervenne Jhob – La Compagnia sapeva dei risultati del Chronos.
- Effettivamente, professore. Ma ci eravamo liberati delle prove?
- Questo non potevate saperlo. Potevate solo supporlo.
- Una incresciosa difficoltà, che doveva essere risolta, prima o poi.
- Soprattutto, dopo che la Società dei Naufraghi del Chronos era andata così vicina alla verità.
- Effettivamente un circostanza spiacevole, professore.
- Poi sono arrivato io.
- Si professore, lei ha rappresentato sia un pericolo e sia un’opportunità.
- Certo. Potevo smascherare i crimini della Compagnia …
- Come portarci a rintracciare finalmente le prove.
- Così lei ha fatto in modo che potessi operate indisturbato.
- E mi è costata fatica, le assicuro professore, tenerla lontana dalle mani del capitano Gile.
- Gile non era della partita?
- Non si possono radunare i testimoni, creandone di nuovi. Non è una politica … come dire, intelligente. Il capitano Gile ha saputo o … ha creduto di sapere, quanto era opportuno sapesse. Praticamente nulla.
- Poi sono arrivato io – intervenne Arthur.
- Già. Poi è arrivato lei, professor Temple. Lei, all’inizio, è stato un enigma. Era la prova vivente che il professor Christiansen aveva lasciato altre, flebili tracce. Lei era un nuovo personaggio che si poneva domande. Che avrebbe potuto fare domande.
- E allora?
- Sono stato in dubbio se lasciarla nelle mani del Capitano Gile.
- Perché non lo ha fatto?
- Gile si pone le domande sbagliate. Ma perché rischiare?
- E allora?
- E allora, meglio aiutarla a raggiungere il suo amico. Che forse aveva bisogno di lei, per completare la sua, e la nostra ricerca. Meglio che lei fosse oggi, qui, in questa bella riunione di famiglia.
- Ma ho rischiato che mi ammazzassero durante tutto il viaggio.
Il signor Ciang ebbe un sorriso di scuse.
- Sarebbe stata una soluzione meno desiderabile, che coinvolgeva altre persone, che avrebbero potuto porsi e fare domande. Ma le nostre decisioni non hanno la pretesa di essere perfette. Fortunatamente, tutto è bene quel che finisce bene.
- Ma lei, chi è? – chiese ancora Arthur.
- Le ho detto di non essere stato sincero con lei, professor Temple. Ma non sono andato troppo lontano dalla verità. Non sono un quadro della Compagnia. Sono l’amministratore delegato della Mines & Stars.
- L’amministratore delegato?
- Si, professore. Non si meravigli. Alcuni affari richiedono di essere gestiti personalmente. E la motivazione è sempre la stessa. Niente testimoni.
- Cosa ha intenzione di fare.
- Semplice. Eliminare il problema alla radice. In maniera definitiva. Per sempre.
- E noi?
- Voi, mio caro professore, siete parte del problema.
- Ci eliminerete?
- In questo momento, alcuni uomini stanno piazzando cariche ad alto potenziale all’interno del relitto del Chronos. La grotta è già stata minata, mentre il professor Christiansen ci illustrava così acutamente i risultati della sua ricerca.
- Farete saltare tutto in aria.
- E vetrificare l’intera grotta. Che del resto, credo, non esisterà più, dopo il trattamento. Come ogni traccia del Chronos, del suo equipaggio, delle prove raccolte dal professor Christiansen e – sospirò – delle vostre persone.
- Ma non vi lasciate troppi testimoni alle spalle?
- Disgraziatamente, il trasportatore sub orbitale, che dovrebbe riportare gli uomini della Sicurezza a Emerald City, subirà un grave incidente lungo il viaggio di ritorno. Una tragedia immane. Non ci sarà alcun superstite.
- Non vi fermate dinanzi a nulla?
- Non è contemplato dalle politiche aziendali – rispose con un lieve inchino.
- Lei è un mostro – disse Ingrid, che parlava per la prima volta.
- Lei crede, signorina? Io penso di no.
- E cosa pensa di essere?
- Ne più e ne meno un uomo. Io mi attengo alla mia natura. Non pretendo di essere una cosa diversa. Il professore ci ha spiegato poco fa, con tanta erudizione, quale sia il nostro modello evolutivo. La predazione. Il diritto del più forte. La soppressione del più debole, dell’inetto.
- Questo determinismo ha generato i peggiori mostri nella storia dell’umanità – disse Arthur.
- Non mi deluda, professore. Non mi metta in bocca idiozie politiche. Non sto parlando di razza, religione, genetica. Sto parlando di mercato. Di relazioni tra chi vince e chi perde. Della violenza, detestabile, ma necessaria per vincere. Perché la strada, per chi perde, è l’estinzione. E di fronte a questa alternativa, affermazione o estinzione, non si può essere deboli, timorosi. L’equilibrio del mercato si fonda sull’equilibrio della forza.
- Sono millenni che l’uomo si è dato scale di valori etici, morali …
- Illudendosi di essere divenuto buono. Vero professore?
- Illudendosi?
- Come voi, ora, qui.
- Noi?
- Si, ora qui, voi pensate di essere i buoni, così come io sarei il cattivo - disse Ciang con un’espressione triste.
- E’ così.
- Vi faccio notare di essere in errore – ed assunse un’espressione di scusa - Voi avete scelto cinquecento milioni di anni fa. E avete scelto la parte dei cattivi.
- Lei è pazzo.
- No. Mi permetto di dissentire da questa sua affermazione. Non sono io ad essere pazzo. Vi prego di considerare la possibilità, che siate voi ad essere degli illusi. Illusi, a poter solo pensare di sopprimere la vostra natura, per scendere a patti con Emerald. Con questa sorta di gigante idiota. Come erano illusi gli uomini del Chronos, che volevano fermare il progresso dell’uomo, per questo scherzo della natura.
- Non parli così dei miei genitori – sibilò Jhob.
- La prego di scusarmi, professore – rispose facendo un piccolo inchino – sono stato davvero imperdonabile.
- Se il progresso dell’uomo è rappresentato dalla Mines & Stars, meritiamo l’estinzione.
- Sono allora felice di informarla, caro professore, che è giunto il momento di accontentarla.
I due uomini, che erano entrati nel Chronos, ne stavano uscendo in quel momento, facendo un chiaro segno all’indirizzo del signor Ciang.
- Allora, signori, avete qualche preferenza sul luogo della vostra ultima dimora?
Si guardarono, come alla ricerca di una via d’uscita.
- Forse presso i cipressi, di cui ci ha parlato il professor Christiansen? Credo che questa, sia una cortesia che posso concederle, professore.
Guardarono il corpo di Klaus a terra.
- Temo che il signor Berensky dovrà accontentarsi di una sistemazione più defilata. Il suo eccessivo accumulo di calorie sconsiglia, a noi tutti, sforzi deleteri per la salute. Ne converrete con me. Su. Su!
E rifece il gesto di agitare verso il retro del Chronos la canna del paralizzatore.
Si avviarono lentamente verso il boschetto di cipressi.
- Vi tratterò con il minimo della potenza del mio paralizzatore. In modo che possiate gustare fino all’ultimo secondo, l’esperienza della vostra vita. Mi auguro che apprezziate questa mia cortesia.
- Signore! - Un uomo in nero si era avvicinato di corsa.
- E’ arrivato il capitano Gile.

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