domenica 2 dicembre 2007

Emerald - Capitolo 40

Il signor Ciang ebbe un impercettibile gesto di disappunto.
- Un noioso contrattempo – disse – Il capitano avrebbe dovuto restare fuori da questo epilogo.
Un certo movimento degli uomini in nero sull’altro lato della radura, preannunciò l’arrivo dell’uomo.
Il signor Ciang si rivolse ai tre con un’aria rattristata.
- Mi vedo costretto a farvi attendere qualche minuto. Ma non preoccupatevi, non mi dimentico di voi.
Il capitano Gile si avvicinò con un sorriso tranquillo stampato sulla faccia.
- Buon giorno, signore.
- Buon giorno a lei, capitano Gile – rispose il signor Ciang, esibendosi in un inchino di ben venuto.
- Se posso chiederlo. Come mai l’amministrazione si occupa di questioni riguardanti la Sicurezza?
- Decisioni del consiglio di amministrazione, capitano - rispose Ciang, con un’espressione rattristata.
- Ma utilizzate i miei uomini, senza che io ne venga informato, signore. Questo ne va del mio prestigio. Non è buona regola mortificare l’autorità di chi resta a gestire la sicurezza sul pianeta. Dico questo, nell’interessa della stessa Compagnia, signore.
- Da quello che vedo, capitano, non mi sembra che lei non sia stato informato dell’operazione.
- Ho un certo prestigio, signore, sui miei uomini. C’è sempre chi sente il dovere di fare rapporto al proprio comandante.
- Comunque, ormai, è una questione risolta – disse Ciang in tono distensivo - Una brutta storia di spionaggio e sabotaggio industriale. Di cui eravamo stati informati presso la sede della Compagnia. Ovviamente, in queste circostanze, la discrezione è un elemento essenziale. Ecco perché è stato deliberato di tenere fuori dalla cosa le autorità della Concessione.
- E questo relitto?
- Confezionamento di false prove. Questa operazione andava avanti da mesi. A nostra e sua insaputa, capitano – rispose il signor Ciang, scuotendo la testa con aria triste.
- Già, a mia insaputa – mormorò Gile – E questi signori? – chiese, poi, indicando i tre.
- Purtroppo devono scomparire – disse Ciang sospirando.
- Peccato, signore. Ho un conto aperto con un paio di queste persone.
- Il perdono è la virtù dei forti - sentenziò sorridendo.
- Capitano! – grido Arthur – Non creda…
- A cosa, professor Temple?! Al fatto che lei e questa gentile signorina siate agenti pagati dalla Compagnia? O a cos’altro, eh?! A cosa non devo credere?! Alla vostra buona fede? O al fatto che mi abbiate sparato addosso, a sangue freddo, dopo aver rubato uno dei miei caccia? – e, rivolto a Ingrid, con un sorriso truce - Ho ancora mal di testa, signorina. E questo è un ricordo indelebile che mi porterò di lei.
- Capitano, avrei fretta di procedere – sussurrò il signor Ciang.
- Come? Se mi è lecito chiederlo.
- Distruzione totale delle false prove e soppressione degli agenti provocatori.
- Esplosivi?
- Esplosivi.
Il capitano Gile annuì.
- La procedura non è legale, signore.
- Per questo sarebbe stato opportuno che lei ne restasse fuori.
- E i miei uomini?
- Provvederemo in un secondo momento a risolvere la cosa.
- Come?
Il signor Ciang parve perdere una frazione della sua pazienza.
- Ogni cosa a suo tempo, capitano. Adesso abbiamo un’emergenza da risolvere. Un’emergenza che ha priorità su qualsiasi altra considerazione.
- Va bene signore – disse il capitano, annuendo – Tornerò ad Emerald City con i miei uomini, quando l’operazione sarà conclusa.
- Ottima decisione, capitano.
- Lei verrà con noi?
- Purtroppo ho altri progetti, capitano.
- Altri progetti – Gile annuì - Peccato, sarebbe stato piacevole scambiare qualche idea sulla gestione di questa concessione.
- Sarà per un’altra volta, capitano. Se ora permette, non vorrei far continuare ad aspettare queste gentili persone.
- Prego, signore.
E si mosse come per andare a salutare l’altro.
Il signor Ciang si inchinò in segno di saluto.
Il manrovescio lo colse in pieno viso, mandandolo a gambe levate sul prato.
Con insospettata vitalità, si riscosse quasi subito, e si lanciò, nel tentativo di afferrare il paralizzatore, che gli era sfuggito di mano, finendo sull’erba.
Ma il capitano Gile era pronto.
Con la pesante calzatura militare, schiacciò la mano dell’altro al suolo e, con l’altro piede, colpi violentemente l’omino al volto.
Il signor Ciang stramazzò al suolo, sanguinando abbondantemente dal naso.
Il capitano Gile lo bloccò brutalmente a terra, schiacciandogli la bocca dello stomaco con un ginocchio. Lo frugò sul largo risvolto della giacca, fino ad individuare un qualcosa che vi era inserito. Lo estrasse con un sorriso truce.
- Mai fidarsi dei miei uomini, signore – disse, agitandogli sotto il naso la piccola ricetrasmittente che aveva recuperato.
Gli uomini in nero erano accorsi intorno ai due.
- Occupatevi di questo figlio di puttana – disse il capitano Gile – Lo voglio impacchettato come un regalo.
Due uomini in nero presero per le spalle il signor Ciang e lo trascinarono via, seguiti da altri due uomini armati.
Il capitano Gile parve occuparsi solo di rimettere in ordine la propria divisa nera. Poi, lentamente, si avvicinò ai tre.
- Professore. Professore. Signorina. – disse imperscrutabile.
Un lamento, dall’altro lato della radura segnalò che Klaus comincia a riprendersi.
Il capitano fece un cenno ad un paio di uomini.
- Portate qui anche l’altro.
- Capitano – tentò Arthur – lei ha sentito tutto.
- Si, ho sentito.
- Quindi sa anche che non c’è nessun complotto dietro di noi.
- E’ vero.
- Potremmo allora sorvolare sulle nostre passate incomprensioni …
Il capitano Gile ebbe un sorriso truce.
- Continui, professore.
- Capitano … dovevamo salvarci la pelle.
Gile annuì.
- Lei sa, vero professore? Che io sono un uomo vendicativo.
Arthur deglutì.
- Ma posso riconoscere di averla messa in una posizione obiettivamente difficile.
- Potremmo trovare una soluzione ragionevole.
- Ragionevole? Ho un certo mal di testa, che mi impedisce di essere ragionevole, professore.
Aveva recuperato sul prato il piccolo paralizzatore del signor Ciang.
Ora lo impugnava con allarmante noncuranza.
- Sa, professore? Con la potenza al minimo, potrei colpirla ogni mezz’ora per dodici volte, prima di ridurla ad un vegetale – sorrise – Questa, era una battuta involontaria.
- Le serviamo vivi, capitano.
Il capitano Gile inarcò un sopracciglio.
- Mi dica, professore. Mi dica cosa dovrei farmene di lei e dei suoi amici.
- Ci sarà un processo. Lei ha arrestato l’amministratore delegato della Mines & Stars. Uno dei dieci uomini più potenti di tutta la Confederazione dei Pianeti Umani. Non può pensare di farlo sparire come se niente fosse. Se vuole sperare di cavarsela, è lei che deve portarlo davanti al tribunale della Confederazione. Con tutte le prove. Prove inconfutabili. Crede che la Mines & Stars se ne starà buona? O non le scatenerà contro l’inferno?
- Le prove sono in quel contenitore e in quella registrazione, professore.
- E come giustificherà la nostra sparizione?
Gile scrollò le spalle.
- Sono arrivato tardi e non sono riuscito a salvarvi dalla mani del signor Ciang, professore.
- Non le sembra che sarebbe di gran lunga più efficace se fossimo noi i testimoni?
Gile ebbe una smorfia scettica.
Arthur, riflettendo febbrilmente, cercò di incalzarlo.
- E la sentenza?
- La sentenza? – chiese Gile.
- Nel momento in cui la Mines & Stars venisse condannata, sarebbe decretato il ritiro della concessione, ed Emerald verrebbe dichiarato pianeta non colonizzabile.
Gile assentì.
- Che fine farebbe il suo pianeta, capitano? Che fine farebbe il suo potere?
- Nessuno potrà obbligarci a partire, professore.
- E quanti miners pensa di convincere a restare, capitano?
Il capitano lo guardava ora, con il viso, come una maschera di pietra.
- Ma Jhob può farlo, capitano.
- Io? – esclamò l’interessato.
- Si, tu e la Società dei Naufraghi del Chronos. Certo, tu sei un simbolo e a te crederanno. E poi, non proporrete i pozzi minerari e gli insediamenti prigione. Proporrete …
- La conquista del pianeta … - mormorò il capitano Gile
- Conquista non è il termine più appropriato, capitano … Lei, qualche giorno fa, mi ha detto di non nutrire un particolare senso di devozione per la Compagnia per cui lavora … Credo sia il caso di cominciare a dire: per cui lavorava. Lei sente di appartenere a questo, che è il suo mondo. Certo, gode di una rendita di posizione che si è costruito. Ma che oggi ha anche scoperto essere estremamente fragile. Il caro signor Ciang non stava esitando un solo istante a liberarsi di lei e dei suoi uomini. Forse, la sua era una sovranità un po’ troppo limitata. La nostra storia, le scoperte dei genitori di Jhob e le sue conclusioni, possono liberare Emerald da questa condizione di servitù. Quando la Confederazione avrà dichiarato la revoca della concessione, non ci sarà più nessuno che potrà imporvi nulla.
- Neanche l’evacuazione delle colonie umane – gli fece notare Jhob.
- Lei parla bene, professore e d’altra parte ho delle responsabilità che, come unica autorità di questo pianeta, non posso ignorare. Responsabilità che mi costringono ad azioni, che preferirei di gran lunga non dover fare.
Si girò e recuperò sul prato, dove erano caduti, la registrazione olo e il contenitore con le memorie del computer centrale del Chronos.
Li guardò pensieroso, come stesse riconsiderando i fattori di un problema. Poi si decise e li porse a Jhob.
- Tenga, professore, il suo lavoro.
Poi si volse e invitò i suoi uomini ad avvicinarsi.
- Bonificate il relitto e la grotta. Recuperate ogni grammo di carica esplosiva. Poi organizzate turni di guardia all’ingresso della grotta. Dovrà essere vigilata ad ogni ora del giorno e della notte, fino a nuovo ordine.
Poi tornò a voltarsi verso di loro.
- Se il signor Berensky è in grado di camminare, seguitemi.
Aiutando Klaus, seguirono il capitano sino ad un trasportatore nero un po’ più grande.
- Un tè? – propose Gile.
Annuirono.
Si sedettero intorno ad un tavolino con sedie ad aria, dove Gile faceva sfoggio del proprio servizio esclusivo.
- Io sono una persona chiara e semplice, professore – disse con tono minaccioso - Dura, ma ragionevole. Io sono emeraldiano, e non me ne andrò da questo pianeta. Lei ha detto, professore, che Emerald ci propone un patto, un’alleanza. Ed io accetto la sfida. Professore, io sono disposto a provare.
- Si rende conto che dovrà mettere in discussione il suo potere? Che un percorso come quello che sta immaginando, richiede la costruzione di processi democratici, la partecipazione diffusa alle decisioni? – gli chiese Arthur.
- Professore, credo che, per un lungo tratto di questo cammino, della Sicurezza ci sarà ancora bisogno. E non ho in programma di vivere in eterno. E poi, sinceramente professore, come pensa possa avere più potere di quello che ho esercitato, oggi, qui?

EPILOGO

All’astroporto, a salutarli, c’erano stati tutti.
Jhob, Klaus e quelli della Società dei Naufraghi del Chronos. C’era anche la piccola Marta, che aveva pianto un po’.
Era una settimana che nessuno scendeva nei pozzi. Erano stati giorni di insoliti fervori e discussioni. Ma gli occhi delle persone erano finalmente vivi.
C’era anche il capitano Gile. S’era rifiutato di stringere la mano a Ingrid.
Diceva di temere che fosse velenosa.
Avevano con loro l’intera documentazione del Chronos, per il Tribunale della Confederazione.
Sarebbero tornati su Emerald. Beh, certo, dopo una tappa a New Paris. Ma sarebbero tornati.
Si sarebbero fermati oltre la Grande Dorsale di Pangea, in qualche vallata, solo apparentemente selvaggia.
La Compagnia e la follia delle Confederazione sarebbero passate, come uno stato febbrile acuto.
Loro ne sarebbero stati il vaccino.
Loro, emeraldiani, avrebbero stretto il patto col gigante sognatore.
Ed intanto, Emerald, avrebbe continuato a splendere sul nero velluto del nulla.

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