domenica 2 dicembre 2007

Emerald - Capitolo 37

Tornarono nel Chronos.
Nessuno fece commenti. Anche Klaus se ne rimase tranquillo.
- Ho bisogno di bere qualcosa – disse Jhob – Saliamo nella sala comune. Le spiegazioni continueranno là. Ci sono molte cose che ancora dovete sapere.
Lo seguirono e si servirono alcune bevande alcoliche.
Poi si andarono a sedere intorno ad uno dei due tavoli che arredavano il locale.
Klaus notò l’attimo di esitazione che avevano avuto dinanzi al distributore.
- E’ tutto a posto – li rassicurò – Il sintetizzatore è stato riparato subito. Dopo che l’equipaggio del Chronos si è reso conto della manomissione. Ho fatto tutte le verifiche necessarie ed è assolutamente sicuro. In caso contrario avremmo continuato ad utilizzare il distributore della Nemo.
Fu Ingrid ad avviare la discussione.
- Comunque – disse – In quella registrazione c’è quanto basta per portare in tribunale la Mines & Stars e ottenere la revoca della Concessione.
Arthur annuì.
- E’ vero. Ma c’è qualcosa che non mi convince.
Ingrid lo guardò perplessa, mentre Jhob lo fissava intensamente.
- Cosa? – chiese, infine, la ragazza.
- Sarebbe tutto logico se la Sicurezza della Compagnia ci avesse dato la caccia per questa ragione. Ma non è così. Ricordi? Gile il Nero, quando gli ho ricordato la storia del Chronos, l’ha liquidata come una leggenda senza importanza. Niente di più di un mito per tenere insieme la Società dei Naufraghi del Chronos. Il capitano Gile ha scatenato questa caccia all’uomo perché era convinto … Anzi, dopo la nostra fuga, ne sarà convinto ancora di più. E’ certo, che noi siamo agenti di un complotto commerciale, scatenato da chissà chi, per il controllo dei giacimenti minerari di Emerald.
- E allora? – fece Ingrid.
- Non lo so. Non credo che il capitano Gile sia uomo da correre dietro alle ombre. Penso che qualcuno lo abbia messo sulla pista di Jhob, prima e sulla nostra, poi. Doveva fermarci e, con ogni probabilità, eliminarci. Ma senza essere informato della vera ragione della nostra condanna a morte. Ricordi? Sono stato io a suggerirgli che la leggenda potesse avere un fondo di verità. E che sarebbe stato quello il nodo, il perno su cui ruotava tutto il complotto.
- Sei andato maledettamente vicino ad una parte della verità – disse allora Jhob – Perché la tragedia del Chronos è una parte fondamentale di tutta questa vicenda. Ma anche perché, in effetti, è vero. C’è qualcuno dietro questa impresa.
- Qualcuno? – chiese perplessa, Ingrid.
- … Chi? – domandò Arthur.
- Non lo so con esattezza – rispose Jhob – Ma ragionate. Come avrei potuto muovermi con tanta efficacia ed efficienza in condizioni normali? Su un pianeta che mi era totalmente sconosciuto. In una colonia umana di cui non conoscevo regole, pericoli, convenzioni. Nel cuore di un’organizzazione che, oggettivamente, non poteva che essermi nemica.
Arthur ed Ingrid lo guardavano in silenzio.
- Sono arrivato su Emerald con solo gli appunti di mio padre e il bisogno di conoscere la verità. Non avevo un piano e non sapevo di doverlo avere. Qualcuno ha fatto in modo che non mi impigliassi immediatamente nella rete della Sicurezza. Qualcuno ha fatto in modo che entrassi in contatto con la Società dei Naufraghi del Chronos. Qualcuno ha fatto in modo che conoscessi ed ingaggiassi Klaus. Qualcuno ha fatto in modo che arrivassi, indisturbato, qui nell’Aither, ad eseguire le mie ricerche.
- Chi? – tornò a chiedere Arthur.
Jhob alzò le spalle.
- Ogni cosa a suo tempo. Ma posso parlare solo dell’uomo che mi ha aiutato. Non del perché lo abbia fatto. E tanto meno di chi abbia alle spalle. Non lo so. So solo che quell’uomo rappresenta il nostro biglietto per uscire da Emerald. Sulla Nemo, la nave di Klaus, c’è uno speciale segnalatore che abbiamo attivato questa mattina. Dovevamo farlo solo quando avevamo concluso il nostro lavoro. Lo abbiamo fatto. Ora, qualcuno si incaricherà di venirci a riprendere. Forse direttamente con una navetta di qualche astronave, in orbita, intorno a Emerald.
Arthur era perplesso. La cosa non lo convinceva.
Gettò uno sguardo ad Ingrid, che lo ricambiò con un’altrettanto perplessa espressione.
- Allora – disse – Forse, l’idea che si era fatta il capitano Gile non era poi così peregrina.
Ma poi gli tornò in mente la contraddizione che faceva giustizia sommaria di quell’ipotesi.
- Non può essere – scosse la testa – Se le scoperte del Khonos sono tali da far decretare al tribunale della Confederazione l’interdizione del pianeta. E, visti i crimini compiuti dalla Mines & Stars per impedirne la divulgazione, non credo che ci possano essere dubbi su questa questione. Chi può trarre profitto dalla revoca della Concessione?
Improvvisamente un cicalio partì da una tasca, all’altezza del petto, della tuta di Klaus.
- La Nemo. C’è qualcuno là fuori.
- Il nostro ascensore per le stelle – commentò Jhob.
Discesero sino al portello esterno e lo aprirono.
La radura era illuminata dal faro di una elegante aeronave in uso nei pianeti centrali.
In piedi, a qualche metro dal portello, c’era la piccola figura, in abiti civili. Aveva le mani sovrapposte all’altezza dello stomaco e la schiena era leggermente piegata.
Il signor Ciang li accolse con un sorriso.
- Sono felice di trovarvi in buona salute, signori – disse cerimonioso, con un breve inchino.
- Signor Ciang – esclamo Arthur – è una vera sorpresa vedervi.
- Eppure, ricorda? Le avevo detto che ci saremmo rivisti.
- Vi conoscete? – chiese Jhob.
- Il signor Ciang mi è stato indispensabile al mio arrivo su Emerald – rispose Arthur.
Jhob passò il suo sguardo dall’uno all’altro.
- Beh, per me, un po’ più che indispensabile. E’ lui l’uomo di cui vi ho parlato.
Salirono insieme nel locale comune e offrirono da bere al loro ospite.
- Ma lei – chiese ad un tratto Arthur a Ciang – E’ o non è, un funzionario della Mines & Stars?
- Mi scuso con lei, professor Temple. Non sono stato completamente sincero con lei. Come del resto lei non lo è stato con me – rispose con un sorriso enigmatico l’uomo.
- Insomma, chi è lei?
- Mi permetta, prima, di soddisfare la mia curiosità, professore. Sono mesi che attendo le risposte alle domande del professor Christiansen. Avremo modo di chiarire i nostri ruoli subito dopo, non tema.
Arthur assentì.
Jhob parve indeciso.
- Stavo per iniziare a raccontare delle mie ricerche ad Arthur e a Ingrid proprio in questo momento. Ma credo che sia importante, prima, che lei veda qualcosa.
- Cosa? - chiese il signor Ciang.
- Una registrazione. Una registrazione di trentuno anni fa.
Il signor Ciang fece un cortese cenno affermativo con il capo.
Si trasferirono nel saloncino del proiettore.
Assistettero nuovamente alla proiezione a beneficio del signor Ciang.
- Una registrazione altamente drammatica – commentò alla fine l’uomo – Per lei, professor Christiansen, deve essere stata emotivamente molto dura. Mi creda, professore, sono sinceramente dispiaciuto. Se la cosa può consolarla, lei, senza alcun dubbio, aveva genitori eccezionali.
- Questa è la prova dei crimini della Mines & Stars – interloquì Ingrid.
Il signor Ciang, assentì con il capo.
- Le prove della manomissione della piattaforma di atterraggio e degli impianti radio, credo, sarebbero facilmente recuperabili da un esame del relitto. Ma manca ancora il movente. Perché la Compagnia ha organizzato questa strage?
- Klaus ha rimesso in efficienza le memorie del computer di bordo – disse Jhob – Abbiamo recuperato tutti gli archivi e le registrazioni che l’equipaggio del Chornos aveva fatto, sia nella prima spedizione, e sia in quella in cui hanno perso la vita.
- Allora? – chiese ancora il signor Ciang.
- Tenete presente che né io né Kluas, siamo biologi o naturalisti. Kluas è un ingegnere meccanico, esperto di servomeccanismi computerizzati. Io sono un professore di archeologia, con una formazione esclusivamente umanista. Dico questo perché dovrete accontentarvi di quello che siamo riusciti a capire noi. E, comunque, non ci sembra poco. Quando gli esperti potranno esaminare la documentazione che abbiamo recuperato, sicuramente verranno alla luce aspetti e implicazioni che noi non riusciamo neppure ad immaginare.
- Jhob, ti decidi a parlare? – chiese Arthur, ormai sulle spine.
- Calma, Arthur – gli rispose l’amico – Stò riordinando le idee.
Si era alzato e camminava a testa bassa di fronte a loro, che restavano seduti sulle poltroncine della sala, come in attesa di una rappresentazione.
- Per prima cosa un’informazione – disse – Vi sarete chiesti perché quelli del Chronos avessero scelto proprio l’Aither, questa regione così isolata e con le condizioni climatiche così dure, come base per le loro ricerche?
Li guardò.
Confermarono con un cenno del capo.
- La ragione risiede nelle paludi. In quegli acquitrini vi è la più alta concentrazione e varietà di organismi viventi dell’intero pianeta. Ovviamente, si tratta per la maggior parte di organismi unicellulari o pluricellulari. Per la massima parte non più grandi di qualche micron. Qualche milionesimo di millimetro, non di più. Il Chronos ne ha censiti tremilasettecentoventidue. E questa deve essere solo una minima parte del totale. Se le paludi sono una specie di coltura di questi organismi, la fascia costiera comprende una varietà di specie vegetali superiori, tra cui le alberature, estremamente ampia. In sostanza, qui nell’Aither, non si verifica quella sorta di specializzazione che incontriamo in altre regioni del pianeta. Come, ad esempio, nel Pool che, forse, rappresentata l’estremo opposto.
- E questo cosa significa? – chiese il signor Ciang.
- Nell’Aither c’erano le condizioni ideali per studiare l’intero ciclo dell’evoluzione della vita su Emerald. Dai primi organismi che vi sono comparsi centinaia di milioni di anni fa, quelle alghe unicellulari, sino alle forme più complesse e superiori. Studiare gli esseri viventi di questo pianeta e le relazioni esistenti tra di essi.
Annuirono in segno di comprensione.
- Naturalmente le prime indagini confermarono, senza alcuna eccezione, che vi erano solo organismi vegetali. Cioè, organismi viventi capaci di sintetizzare le sostane organiche necessarie allo loro vita dalle sostanze inorganiche. Tutti i tremisettecentoventidue organismi microscopici sono risultati sostanzialmente alghe, come vegetali sono risultate le oltre settecento forme di vita superiori che avevano censito.
- Questa è una cosa nota – osservò il signor Ciang.
Arhur assentì con il capo.
- Certo. Ma su questo, permettetemi di tornare dopo. Nella loro indagine quelli del Chronos rilevarono un’altra particolarità. Tutti gli organismi osservati mantengono tra loro un rapporto simbiotico. Tutti! Sapete cosa significa?
- Beh, qualche reminiscenza scolastica credo di averla – rispose Arthur.
- E il tipo di simbiosi è esclusivamente mutualistica.
- Questo, invece è troppo, per il mio corso elementare di biologia – commentò ancora Arthur.
- Significa che ogni organismo trae dalla stretta vicinanza e dipendenza con altri organismi un vantaggio. Ognuno, capite? Tutti gli organismi traggono il loro vantaggio.
Il loro volto tradiva il fatto che fossero interdetti dalla sua eccitazione.
Jhob insistette.
- Capite, in nessun caso si verifica neanche una forma di commensalismo.
Adesso lo guardavano perplessi.
- Scusate. Ne so così poco, da non riuscire ad essere chiaro. Il commensalismo è un tipo di simbiosi, come quella dell’edera della Terra. In questo caso è solo uno degli organismi che trae vantaggio, ma senza determinare svantaggi per l’altro.
- Va bene, Jhob – assentì Arthur – E allora?
- Su Emerald la vita non si è evoluta come sulla terra e sugli altri pianeti che abbiamo conosciuto. L’evoluzione non è stata la feroce selezione del più forte. La soppressione degli inadatti, dei più deboli. L’evoluzione è stata una crescita armonica collettiva, in cui nessuno è stato lasciato indietro, nessuno è stato cancellato.
- Ma anche queste piante, questi vegetali, muoiono – rilevò il signor Ciang
Jhob assentì con il capo.
- Certo e la maggior parte delle piante sono anche saprofitiche.
- Jhob, per favore – quasi l’implorò Arthur.
- Scusate. Si comportano come i funghi, le muffe, i batteri. Ma anche come le orchidee della Terra. Sono in grado di decomporre i rifiuti organici, eliminando i detriti ed arricchendo il terreno delle sostanze minerali indispensabili a tutte le piante. Anche su Emerald vi è una catena alimentare. Ma corta. Senza predazione. Senza parassitismo. Senza violenza.
- Va bene – disse Arthur – Adesso è chiaro.
- Vada avanti, professor Christiansen – incalzò il signor Ciang.

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