domenica 2 dicembre 2007

Emerald - Capitolo 24

Ingrid si infilò, pronta, con l’aeronave in una gola che si apriva alla loro destra e la discese in verticale, fin quasi a lambire il ruscello che ne tracciava il fondo.
Erano in ombra e il cielo, in alto, era una striscia verde.
Attesero.
I tre puntini procedevano in linea retta e, con quella rotta, sarebbero passati poco distanti dalla loro verticale.
- Credi che ci abbiano individuato? – sussurrò Arthur. Ma Ingrid gli fece segno di tacere con un gesto brusco della mano.
Lentamente, i puntini parvero sovrapporsi a loro, al centro del quadrante e Arthur alzò lo sguardo, in alto, cercando di vederli.
Ebbe l’impressione che qualcosa di nero fosse passato, fugace, al limite della percezione.
Quando riabbassò lo sguardo sul quadrante, vide che i puntini avevano proseguito oltre, in linea retta, verso il limite dello schermo.
- E’ andata?
Ingrid gli fece ancora segno di tacere.
I puntini svanirono fuori dal quadrante senza alcuna deviazione e Ingrid emise un sospiro di sollievo.
Lentamente portò la Green Queen fuori dalla gola e riprese il viaggio di avvicinamento alla Grande Dorsale, sempre più vicina, sempre più incombente.
- Stanno pattugliando la Dorsale. Torneranno – disse, preoccupata.
Erano ormai a ridosso della catena che tagliava nel mezzo l’intero continente di Pangea.
Iniziarono a salire, destinando sempre più energia ai campi magnetici antigravitazionali.
E ben presto furono oltre il limite delle alberature, dove c’erano solo erbe e, poi, forse, solo muschi e licheni, allo scoperto, senza ripari possibili.
- Adesso è solo questione di fortuna – mormorò Ingrid.
Non la ebbero.
Avevano superato di poco i tremila metri di quota, quando i puntini luminosi ricomparvero sul quadrante.
Questa volta a destra, la dove ne erano usciti, e separati, come a coprire un’area più vasta.
- Tieniti forte - disse Ingrid ad Arthur ed azionò, rapida, alcuni comandi.
La Green Queen schizzò verso l’alto, schiacciando Arthur nel suo sedile, con una accelerazione prodigiosa. Gli Hidening erano entrati in azione.
Ma anche i punti luminosi si erano mossi, accelerando a loro volta spaventosamente e convergendo nella loro direzione.
Arthur ebbe appena il tempo di percepire una sorta di saette che piombavano dal cielo verso di loro, quando tutto svanì in una paffuta luminescenza verde.
Ingrid, altrettanto repentinamente, disinserì gli Hidening – e lo stomaco di Arthur protestò nella sua gola – e fece retrocedere la Green Queen, vibrante, quasi senza soluzione di continuità, con la normale propulsione.
Mano a mano si vedevano comparire nella luminescenza pareti di roccia e dirupi scoscesi, che scorrevano a pochi metri di distanza, per poi tornare a svanire nella luminescenza, davanti alla prua dell’aeronave.
Arthur avvertì un malessere, quasi un dolore alla testa, una nausea crescente.
- Mi sento male.
- Sono i paralizzatori – l’informò Ingrid – Stanno irrorando le nubi, con la speranza di prenderci. Vogliono friggerci il cervello. Ma così vicini alla montagna non possono rilevarci.
- A che quota siamo?
- Intorno ai seimila.
- Ma allora, perché hai spento gli Hidening? Non dobbiamo arrivare ai novemila?
- Per non farci beccare, campione. Questi sono professionisti e hanno cominciato a sparare dall’alto, per poi procedere scendendo, sperando di pizzicare un pesciolino come te.
- Ce la possiamo fare?
Scosse la testa.
- E solo questione di tempo. Non tralasceranno un solo centimetro quadrato di montagna.
La Green Queen, sussultando e vibrando, saliva lentamente di quota, retrocedendo.
Avevano appena passato una guglia sporgente che aveva quasi carezzato il fondo dell’aeronave.
- A meno che – disse Ingrid, decisa – Non abbiano voglia di giocare un po’.
Senza alcun preavviso, azionò i comandi e la Green Queen sbucò fuori dalla nume, brillante, nella luce di Uraneo che volgeva ad occidente.
Più in alto, a forse un chilometro di distanza, tre veicoli neri, affusolati e acuminati come picche di antiche alabarde, sembravano immobili, puntanti contro le nubi.
Quasi istantaneamente, il più vicino dei tre ruppe la formazione e, con una virata così stretta da sembrare precipitasse, si avventò contro la Green Queen, che si ritirò nella nube.
Ma non rapida come avrebbe dovuto, quasi come una preda già vinta.
Nella nube Ingrid, rapida, azionò per una frazione di secondo gli Hidening, facendo balzare un po’ più su l’aeronave.
In quel momento, un piccolo sole nacque e si spense qualche centinaio di metri più in basso.
Ingrid spinse in avanti la Green Queen, addossandola alla montagna, in modo di lambirla con una velocità affatto tranquillizzante.
- Meno uno – disse – Ma ce ne sono sempre due di troppo, per noi.
- Non potremmo rifare il giochetto?
- Non sono stupidi. E poi, dove la troviamo un’altra bella sporgenza come quella?
- Professor Temple, ci rincontriamo di nuovo – la voce del sergente Ficher uscì dalla radio.
Arthur e Ingrid si guardarono.
- Allora, professore, perché non risparmiamo tempo e non si consegna senza fare storie? Tanto lo sa che alla fine la prenderemo.

- Professore, non mi costringa a farle del male. Voglio solo ricondurla ad Emerald City. Questi sono gli ordini.
Arthur si fece consegnare il microfono della radio da Ingrid.
- Strano modo di dimostrare le vostre buone intenzioni, sergente Ficher. Sparandoci addosso!
- Chi non ha nulla da nascondere non fugge, professore.
- E’ qualche giorno che incontro gente che vuol farmi la pelle, sergente. Credo di averla, qualche ragione, per essere sospettoso.
- Ha avuto problemi, professore? Me ne dispiace. E da chi?
- Cacciatori di taglie. Dicevano che la sua Compagnia mi voleva, vivo o morto, e aveva messo un buon prezzo sulla mia testa.
- Canaglie, professore. Solo canaglie. Non vorrà confondere la Sicurezza della Mines & Stars con quattro tagliagole?
- E perché non dovrei?
- Professore, prima di firmare il contratto con la Compagnia, ero pilota di caccia intercettore della Marina della Confederazione. Io mi attengo alle regole di ingaggio.
- Ho visto, sergente, le sue regole di ingaggio, ieri, vicino ad un piccolo lago.
- I subumani, professore?
- … Come ha detto, sergente?
- Subumani, professore. Chi si chiama fuori dalla civiltà degli uomini, non ha diritto ad essere considerato tale. Cosa ha da spartire con me, o con lei, quella feccia?
- Ma, sant’iddio chi?! Cosa?! Da il diritto, a lei, di giudicare, sergente?
- La forza, professore. Come è sempre stato. La Mines & Stars “è” la civiltà perché ha la forza per imporlo. Come ora io, qui, ho la forza per “essere” il diritto e la giustizia, a cui lei può solo piegarsi o morire.
- Lei è un pazzo.
- Pazzo? Ci rifletta, professore. La verità, il diritto, la giustizia, sono state sempre e soltanto nelle mani del più forte. Lei è uno storico, un archeologo, professore, e sa bene che quando i dittatori, quando i tiranni cadono, qualcuno impone una nuova verità, un nuovo diritto ed una nuova giustizia. Ma può farlo perché la sua verità, il suo diritto e la sua giustizia sono migliori? No, professore, lo può fare solo perché ha la forza per farlo.
- Lei è un povero pazzo, sergente Ficher. Lei ha confuso il potere con la civiltà. Mentre l’uno è la negazione dell’altra. Lei è un povero pazzo e un assassino. Lei era su Antigone, vero, sergente Ficher? Certo, lei è troppo giovane e fanatico per essersi congedato dalla Marina della Confederazione. Lei è stato cacciato, radiato dalla Marina. Radiato per l’eccidio di Antigone. Non è così, sergente? Lei è uno di quei macellai.
- Lei è un uomo morto, professore.
Il collegamento radio era stato interrotto.
- Un bel tipetto – commentò Ingrid – Di che parlava, cos’è successo su Antigone?
- Tre unità della Marina, due anni fa, hanno attaccato e distrutto una colonia indipendente, che s’era chiamata fuori dalla Confederazione. Erano solo poche centinaia di persone, idealisti e sognatori. Ma il Consiglio della Confederazione aveva deciso che il fatto avrebbe potuto creare un pericoloso precedente. Avevano quindi deciso l’invio di alcune unità della Marina a scopo dissuasivo. Così s’era detto. Il comandante della spedizione, però, sul posto, ritenne opportuno fare di quell’intervento un monito ed un esempio per tutti. Così ha attaccato la colonia, sterminando nel sonno tutti, vecchi, donne, bambini.
Quando la notizia del massacro è divenuta di dominio pubblico, il Consiglio ha pensato bene di destituire e arrestare il comandante, mentre tutti i partecipanti all’azione sono stati radiati dalla Marina. Così è stato coperto lo scandalo e l’orrore, ma, come dimostra il nostro simpatico sergente Ficher, il problema era ben più in profondità.
- E così abbiamo a che fare con un fanatico criminale – commentò Ingrid – Chissà che non si riesca a sfruttare a nostro vantaggio il fatto che tu l’abbia fatto infuriare
- Che vuoi fare? – chiese Arthur, mentre Ingrid regolava i comandi.
- Andare in bocca al lupo e farlo crepare – rispose lei.
La Green Queen prese a perdere rapidamente di quota, fino a portarsi al di sotto delle dense nubi.
Lentamente, assunse un movimento traversale che la discostava dalla montagna, fino a farla uscire dalla protezione che le nubi le avevano assicurato, rendendola invisibile ai cacciatori.
In alto, molto in alto, un po’ scostate sulla sinistra, le due picche nere irroravano, con metodo, di radiazioni mortali un’ampia porzione di nubi.
Erano alla stessa altezza, distanti tra loro non più di cento metri.
La Green Queen manovrò per tornare al riparo delle nubi e, poi, si spostò per posizionarsi in una porzione di spazio che avesse la verticale nell’area che separava i due mezzi della Compagnia..
- E adesso, coraggio – mormorò Ingrid – Non dargli tempo di pensare. O la va, o addio.
Fece uscire la Green Queen dalla protezione delle nubi ed innestò la propulsione Hidening, ma non alla massima potenza.
L’aeronave si lanciò verso l’alto con una progressione controllata, che la portò in alcuni, lunghi secondi, a raggiungere la quota delle due cacciatrici.
Quei pochi secondi erano stati sufficienti ai piloti dei mezzi neri per notare la manovra e per rispondere d’istinto, orientando le loro macchine, in modo da intercettare la Green Queen.
Ma una frazione di secondo prima che l’aeronave si allineasse agli aggressori, Ingrid spinse al massimo la potenza degli Hidening e la Green Queen scattò repentinamente più in alto.
Ingrid fece decelerare l’aeronave e cercarono di vedere cosa fosse successo qualche chilometro più in basso.
Una delle picche nere si allontanava, avvitandosi in diagonale, in direzione sud ovest.
Dopo qualche secondo si schiantò al suolo in un’esplosione di fuoco.
L’altra aveva sbandato paurosamente per qualche secondo.
Ma ora era in assetto e puntava la sua punta acuminata verso l’alto, contro di loro.
Si tuffarono nelle nuvole, muovendosi a caso.
- Speravo che si colpissero a vicenda – commentò Ingrid – Ma uno è stato più svelto dell’altro. E temo che sia il nostro amico.
- Che facciamo adesso?
- Cerchiamo la Cruna.

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