domenica 2 dicembre 2007

Emerald - Capitolo 36

Comparve una donna, giovane, forse di trentacinque anni, dai capelli chiari raccolti dietro la testa.
Il volto era scavato e segnato da due profonde occhiaie.
Gli occhi erano lucidi, febbricitanti.
Era magra e stava seduta su un sedile identico a quelli che adesso occupavano i suoi spettatori.
Dietro la sua spalla sinistra, in piedi, c’era un uomo alto e magro, dai folti capelli chiari spettinati.
Il volto, spigoloso, era incorniciato da una rada barba ben curata.
Dimostrava forse quaranta anni.
Aveva un naso aquilino e due occhi chiari, inquieti.
Entrambi indossavano delle tute da lavoro, identiche.
L’uomo posò la sua mano destra sulla spalla sinistra della donna.
- Sono Maria Allison, biologa, direttrice del progetto “Emerald”, del Dipartimento di Scienze Naturali della Confederazioni dei Pianeti Umani. Responsabile della spedizione di ricerca “Chronos 2” partita con la nave spaziale Sirio, da Terra, astroporto di London, il 12 marzo 2351, data standard. Questi alle mie spalle è Tomas Christiansen, professore di archeologia presso l’università di Roma, e mio marito.
Dicendo queste parole sollevò la mano, andando a carezzare quella del marito.
- Oggi – riprese a parlare – è il 14 maggio 2351, data standard, e stiamo morendo.
Fece un ampio respiro.
- Della nostra spedizione, composta da sette unità, siamo rimasti in vita solo noi. Charles Brunner, l’ingegnere motorista, è deceduto al momento dell’impatto del nostro modulo, il 31 marzo. Andre Lee, la nostra botanica e Roger Sladek, il nostro ingegnere genetista, sono deceduti una settimana dopo. Tanith Gallun, il nostro tecnico di laboratorio, è morta ieri e Raymond Brackett, il nostro pilota e ufficiale di collegamento con la Sirio, è deceduto questa mattina.
Fece una lunga pausa socchiudendo gli occhi.
Arthur si voltò a guardare Jhob, che fissava con estrema intensità quell’immagine.
- Il Chronos, il nostro modulo – la donna aveva ricominciato a parlare – ha subito un incidente in fase di atterraggio. Due degli otto elementi della piattaforma non si sono estroflessi. Il conseguente sbilanciamento dell’intero modulo ha provocato il cedimento strutturale di altri tre elementi. Il risultato di questo cedimento è stata la caduta al suolo del corpo principale del modulo, con il conseguente danneggiamento degli organi di propulsione principale. Purtroppo sono alloggiati proprio in quella parte del modulo. Nell’impatto, come ho già riferito, è deceduto Charles, l’ingegnere motorista, il dottor Brunner. Anche se il modulo è rimasto in posizione verticale, il danno è risultato subito grave e non risolvibile in autoriparazione.
Sembrò guardarli intensamente negli occhi.
- Devo precisare, in proposito, di aver assistito, più volte, durante il viaggio della Sirio, al collaudo della piattaforma di atterraggio. L’ultima volta lo stesso 14 maggio, proprio il giorno del nostro distacco dalla nave madre e del nostro incidente. Mai nessun elemento aveva dato alcun problema. Sempre, tutti gli elementi si erano regolarmente estroflessi.
L’uomo parve invitarla a continuare con una lieve pressione sulla spalla.
- Abbiamo immediatamente tentato di metterci in contatto con il capitano Shepard, comandante della Sirio. Ma abbiamo scoperto che anche la radio di collegamento era fuori uso, così come la radio sub spaziale, per i collegamenti planetari. Le ultime comunicazioni con la Sirio erano avvenute al momento del distacco del modulo. Anche in questo caso posso testimoniare come il tenente Brackett avesse più volte e ripetutamente verificato la perfetta funzionalità degli apparecchi in dotazione del Chronos. In pratica, dal 31 marzo siamo isolati e senza alcuna possibilità di comunicazione con la nostra unica speranza di salvezza, rappresentata dalla Sirio.
La donna parve prendere fiato.
- Eravamo isolati ma, apparentemente, non in immediato pericolo di vita. Infatti i sistemi vitali del modulo continuavano a funzionare regolarmente. Ma, praticamente da subito, abbiamo iniziato ad ammalarci. Dapprima malesseri di poco conto: cefalea, nausea, lievi dolori addominali, e lievi stati febbrili. Poi sempre più accentuati. Abbiamo iniziato ad analizzare l’ambiente, alla ricerca di un qualunque agente patogeno esterno. Ma come già le nostre ricerche avevano documentato, questa possibilità, semplicemente non esisteva. Abbiamo iniziato a morire.
Fece una pausa.
- E solo alla fine abbiamo capito che non era all’esterno che avremmo dovuto cercare, ma all’interno. Era il nostro sintetizzatore alimentare a malfunzionare. Un’altra volta, un inspiegabile, cattivo, funzionamento di una macchina, che in precedenza non ha mai dato alcun problema. Abbiamo scoperto che ci siamo nutriti con alimenti carichi di una tossina, che ha aggredito e distrutto il nostro fegato. La nostra unità medica è assolutamente inadeguata e insufficiente. Del resto, credo che neanche sulla Sirio potremmo ricevere cure efficaci. Avremmo bisogno di un nuovo fegato, naturale o sintetico non importa. Ma un intervento del genere è a settimane di viaggio dalla nostra attuale posizione. Mentre a noi non restano che giorni, se non ore.
La donna parve tirarsi su e guardare con intensità gli spettatori.
- Noi stiamo morendo, ma non per un incidente. Noi stiamo morendo assassinati. Forse, potremmo anche credere in una tanto eccezionale, quanto improbabile, catena di coincidenze sfortunate. Potremmo crederci, se non fossimo a conoscenza del fatto che la nostra uscita di scena, sia perfettamente funzionale agli interessi di qualcuno. Siamo perfettamente coscienti del fatto che la nostra ricerca, ed i nostri risultati, costituiscono un problema. Anzi, il problema. Per la Mines & Stars.
Assentì, leggermente con il capo.
- Siamo così chiaramente consapevoli di questo, da aver scelto e programmato, come campo base della nostra spedizione, l’interno di questa caverna. Che Tom … il professor Christiansen, ha chiamato l’Uovo di Phanes, nel nostro precedente viaggio, quando l’avevamo scoperta. Il nostro campo base è, volutamente, segreto e protetto da ogni ricognizione aerea. Avevamo programmato di concludere la spedizione in anticipo. E di effettuare le operazioni di attracco del Chronos alla Sirio, con ventiquattro ore di anticipo sul programma ufficiale. Proprio per prevenire possibili atti ostili da parte dei mezzi dell’Uranio 1 e dell’Uranio 2, i due moduli della Mines & Stars. Durante il viaggio dalla Terra a Emerald abbiamo scoperto che i mezzi della Mines & Stars sono armati illegalmente. Abbiamo denunciato il fatto alla Shepard, il comandante della Sirio. Ma Jhon Williams, il capo dei moduli minerari, ha negato ogni cosa. E si è opposto ad un’ispezione, sulla base del diritto al segreto industriale. Abbiamo preso le nostre precauzioni. Ma sono servite solo a perfezionare la trappola che ci è stata tesa. Nessuno sa o può scoprire dove siamo. Nessuno sa cosa ci sia successo. Nessuno può venire in nostro soccorso. Siamo condannati.
Abbassò il capo, facendo una lunga pausa.
- Lasciamo questa registrazione, nella speranza che un giorno, qualcuno, possa infine trovare questa caverna. E quel che resta del Chronos. Non sappiamo se sarà ancora possibile fare giustizia. Ma potrà essere sufficiente se, della nostra testimonianza resterà traccia nella memoria dell’umanità, come monito, per i crimini a cui il desiderio smodato di profitto può condurre. I risultati delle nostre ricerche sono nelle memorie del computer di bordo, pressoché completi. Scaricateli e rendeteli pubblici.
Scosse leggermente il capo, mentre l’uomo le carezzava la spalla.
- Probabilmente abbiamo sbagliato. A tacere. Dopo la prima spedizione. Durante il viaggio di rientro, ne avevamo discusso con Williams e gli altri membri dell’equipe dei moduli minerari. Ci siamo lasciati convincere ad attendere. I loro argomenti erano stati convincenti. I nostri risultati erano ancora approssimativi, scientificamente non sperimentati adeguatamente. Ci dissero che la Mines & Stars avrebbe avuto buon gioco nell’arruolare, contro di noi, una batteria di eminenti luminari, con il compito di demolire le nostre conclusioni. Del resto, se contro ogni previsione, invece, fossero state riconosciute le nostre buone ragioni, e avessimo visto il riconoscimento delle nostre teorie, cosa avremmo ottenuto? Il primo effetto concreto sarebbe stato l’abbandono di ogni progetto di esplorazione. Chi avrebbe finanziato, infatti, una seconda spedizione? La Mines & Stars, certamente no! Le nostre ricerche si sarebbero arenate, senza nessuna possibilità di essere concluse.
Sorrise amaramente.
- Erano argomenti validi. Ci hanno convinti a tacere. Quando siamo arrivati sulla terra, abbiamo fatto solo dichiarazioni fumose. Senza alcun riferimento preciso, concreto, alla natura delle nostre scoperte. Ma quando la Sirio è ripartita le cose erano cambiate. Gli uomini della Mines & Stars ci sono stati, sin da subito, palesemente ostili. Poi, abbiamo scoperto la storia delle armi e i reali rapporti, le vere intenzioni. Gli ordini della Mines & Stars all’ingegnere Jhon Williams sono divenuti evidenti. Non avremmo mai dovuto tornare sulla Terra e fare rapporto delle nostre scoperte. Abbiamo tentato di far intervenire il capitano Shepard. Che, però, non ha prestato troppa fede ai nostri timori. Ci ha, però, assicurato che avrebbe monitorato i moduli della Compagnia, una volta che fossero atterrati sul pianeta. Pronta a far intervenire i mezzi della nave, in caso di manovre dubbie. Non dubitiamo che lo abbia fatto. Il capitano Shepard è una brava persona. Ma il signor Williams non ha avuto bisogno di esporre i propri mezzi e le proprie armi, per occuparsi di noi.
Sorrise, di nuovo, amaramente.
- Cinque persone sono già morte e noi, tra breve, le raggiungeremo. Abbiamo scavato le loro tombe fuori dal modulo, nella terra di questa grotta. Abbiamo già scavato anche le nostre tombe, vicine, come lo siamo stati in vita.
Lo sguardo le si velò e parve guardare lontano, verso l’infinito.
La voce divenne quasi un sussurro.
- Solo, vorrei stringere al petto il mio bambino. Almeno una volta. Una volta sola.
Le guance le si rigarono di lacrime.
Il volto dell’uomo ebbe uno spasmo, come di dolore.
La tirò a sé e l’abbracciò.
Rimasero immobili per un lungo momento.
Poi, l’uomo mormorò, appena.
- Questo è un buon pianeta. Emerald farà lieve il nostro sonno.
L’immagine tremolò e poi svanì.
La luce tornò ad illuminare la sala.
Nessuno parlò.
Ingrid teneva gli occhi bassi. Forse piangeva.
Arthur sentiva come mancargli il respiro. Non trovava il coraggio di guardare il viso dell’amico.
Fu Jhob, infine, a parlare.
- Venite.
E s’alzò, andando alla scala, che scendeva verso i ponti inferiori.
Discesero tutto il modulo, sino al portello esterno.
Jhob lo aprì ed uscirono all’aperto.
Uraneo splendeva, accecante, all’imboccatura della grotta.
C’era una radura, alle spalle del Chronos. Piccola e piana, coperta da un’erba sottile e soffice.
La radura terminava con un piccolo boschetto. Erano alberi diversi da tutti gli altri che avevano incontrato sino ad allora.
Erano alti e affusolati, svettanti, con le loro chiome appuntite.
Si sarebbero detti cipressi, se fossero stati sulla Terra.
Erano sette.
Cinque erano come disposti a semicerchio.
Due, un po’ più avanti degli altri, se ne stavano vicini, ad intrecciare i rami.
Il riferimento era evidente. Anche commovente.
Ad Arthur vennero in mente dei versi.
- Or via / ch'io beva della fonte perenne / a destra / là dov'è il cipresso.
Era un frammento di quella laminetta funeraria, che Jhob gli aveva inviato.
Il cipresso, non il pioppo.
Era il cipresso, il segno della via per i giusti.
Sembrava che la natura, o il caso, avesse emesso la sentenza,
Che la mitica Persefone li avesse accolti in pace, rendendo lieve il loro sonno.
Mormorò una domanda.
- Le loro tombe?
Jhob non rispose subito.
Restò per un lungo momento, con un braccio, ad avvolgere il tronco di uno dei due alberi, che se ne stavano nel centro. Il capo chino, il volto contro la ruvida corteccia. Poi si voltò.
Sorrideva, sereno e ironico.
- No. Sono loro – rispose.

Emerald - Capitolo 37

Tornarono nel Chronos.
Nessuno fece commenti. Anche Klaus se ne rimase tranquillo.
- Ho bisogno di bere qualcosa – disse Jhob – Saliamo nella sala comune. Le spiegazioni continueranno là. Ci sono molte cose che ancora dovete sapere.
Lo seguirono e si servirono alcune bevande alcoliche.
Poi si andarono a sedere intorno ad uno dei due tavoli che arredavano il locale.
Klaus notò l’attimo di esitazione che avevano avuto dinanzi al distributore.
- E’ tutto a posto – li rassicurò – Il sintetizzatore è stato riparato subito. Dopo che l’equipaggio del Chronos si è reso conto della manomissione. Ho fatto tutte le verifiche necessarie ed è assolutamente sicuro. In caso contrario avremmo continuato ad utilizzare il distributore della Nemo.
Fu Ingrid ad avviare la discussione.
- Comunque – disse – In quella registrazione c’è quanto basta per portare in tribunale la Mines & Stars e ottenere la revoca della Concessione.
Arthur annuì.
- E’ vero. Ma c’è qualcosa che non mi convince.
Ingrid lo guardò perplessa, mentre Jhob lo fissava intensamente.
- Cosa? – chiese, infine, la ragazza.
- Sarebbe tutto logico se la Sicurezza della Compagnia ci avesse dato la caccia per questa ragione. Ma non è così. Ricordi? Gile il Nero, quando gli ho ricordato la storia del Chronos, l’ha liquidata come una leggenda senza importanza. Niente di più di un mito per tenere insieme la Società dei Naufraghi del Chronos. Il capitano Gile ha scatenato questa caccia all’uomo perché era convinto … Anzi, dopo la nostra fuga, ne sarà convinto ancora di più. E’ certo, che noi siamo agenti di un complotto commerciale, scatenato da chissà chi, per il controllo dei giacimenti minerari di Emerald.
- E allora? – fece Ingrid.
- Non lo so. Non credo che il capitano Gile sia uomo da correre dietro alle ombre. Penso che qualcuno lo abbia messo sulla pista di Jhob, prima e sulla nostra, poi. Doveva fermarci e, con ogni probabilità, eliminarci. Ma senza essere informato della vera ragione della nostra condanna a morte. Ricordi? Sono stato io a suggerirgli che la leggenda potesse avere un fondo di verità. E che sarebbe stato quello il nodo, il perno su cui ruotava tutto il complotto.
- Sei andato maledettamente vicino ad una parte della verità – disse allora Jhob – Perché la tragedia del Chronos è una parte fondamentale di tutta questa vicenda. Ma anche perché, in effetti, è vero. C’è qualcuno dietro questa impresa.
- Qualcuno? – chiese perplessa, Ingrid.
- … Chi? – domandò Arthur.
- Non lo so con esattezza – rispose Jhob – Ma ragionate. Come avrei potuto muovermi con tanta efficacia ed efficienza in condizioni normali? Su un pianeta che mi era totalmente sconosciuto. In una colonia umana di cui non conoscevo regole, pericoli, convenzioni. Nel cuore di un’organizzazione che, oggettivamente, non poteva che essermi nemica.
Arthur ed Ingrid lo guardavano in silenzio.
- Sono arrivato su Emerald con solo gli appunti di mio padre e il bisogno di conoscere la verità. Non avevo un piano e non sapevo di doverlo avere. Qualcuno ha fatto in modo che non mi impigliassi immediatamente nella rete della Sicurezza. Qualcuno ha fatto in modo che entrassi in contatto con la Società dei Naufraghi del Chronos. Qualcuno ha fatto in modo che conoscessi ed ingaggiassi Klaus. Qualcuno ha fatto in modo che arrivassi, indisturbato, qui nell’Aither, ad eseguire le mie ricerche.
- Chi? – tornò a chiedere Arthur.
Jhob alzò le spalle.
- Ogni cosa a suo tempo. Ma posso parlare solo dell’uomo che mi ha aiutato. Non del perché lo abbia fatto. E tanto meno di chi abbia alle spalle. Non lo so. So solo che quell’uomo rappresenta il nostro biglietto per uscire da Emerald. Sulla Nemo, la nave di Klaus, c’è uno speciale segnalatore che abbiamo attivato questa mattina. Dovevamo farlo solo quando avevamo concluso il nostro lavoro. Lo abbiamo fatto. Ora, qualcuno si incaricherà di venirci a riprendere. Forse direttamente con una navetta di qualche astronave, in orbita, intorno a Emerald.
Arthur era perplesso. La cosa non lo convinceva.
Gettò uno sguardo ad Ingrid, che lo ricambiò con un’altrettanto perplessa espressione.
- Allora – disse – Forse, l’idea che si era fatta il capitano Gile non era poi così peregrina.
Ma poi gli tornò in mente la contraddizione che faceva giustizia sommaria di quell’ipotesi.
- Non può essere – scosse la testa – Se le scoperte del Khonos sono tali da far decretare al tribunale della Confederazione l’interdizione del pianeta. E, visti i crimini compiuti dalla Mines & Stars per impedirne la divulgazione, non credo che ci possano essere dubbi su questa questione. Chi può trarre profitto dalla revoca della Concessione?
Improvvisamente un cicalio partì da una tasca, all’altezza del petto, della tuta di Klaus.
- La Nemo. C’è qualcuno là fuori.
- Il nostro ascensore per le stelle – commentò Jhob.
Discesero sino al portello esterno e lo aprirono.
La radura era illuminata dal faro di una elegante aeronave in uso nei pianeti centrali.
In piedi, a qualche metro dal portello, c’era la piccola figura, in abiti civili. Aveva le mani sovrapposte all’altezza dello stomaco e la schiena era leggermente piegata.
Il signor Ciang li accolse con un sorriso.
- Sono felice di trovarvi in buona salute, signori – disse cerimonioso, con un breve inchino.
- Signor Ciang – esclamo Arthur – è una vera sorpresa vedervi.
- Eppure, ricorda? Le avevo detto che ci saremmo rivisti.
- Vi conoscete? – chiese Jhob.
- Il signor Ciang mi è stato indispensabile al mio arrivo su Emerald – rispose Arthur.
Jhob passò il suo sguardo dall’uno all’altro.
- Beh, per me, un po’ più che indispensabile. E’ lui l’uomo di cui vi ho parlato.
Salirono insieme nel locale comune e offrirono da bere al loro ospite.
- Ma lei – chiese ad un tratto Arthur a Ciang – E’ o non è, un funzionario della Mines & Stars?
- Mi scuso con lei, professor Temple. Non sono stato completamente sincero con lei. Come del resto lei non lo è stato con me – rispose con un sorriso enigmatico l’uomo.
- Insomma, chi è lei?
- Mi permetta, prima, di soddisfare la mia curiosità, professore. Sono mesi che attendo le risposte alle domande del professor Christiansen. Avremo modo di chiarire i nostri ruoli subito dopo, non tema.
Arthur assentì.
Jhob parve indeciso.
- Stavo per iniziare a raccontare delle mie ricerche ad Arthur e a Ingrid proprio in questo momento. Ma credo che sia importante, prima, che lei veda qualcosa.
- Cosa? - chiese il signor Ciang.
- Una registrazione. Una registrazione di trentuno anni fa.
Il signor Ciang fece un cortese cenno affermativo con il capo.
Si trasferirono nel saloncino del proiettore.
Assistettero nuovamente alla proiezione a beneficio del signor Ciang.
- Una registrazione altamente drammatica – commentò alla fine l’uomo – Per lei, professor Christiansen, deve essere stata emotivamente molto dura. Mi creda, professore, sono sinceramente dispiaciuto. Se la cosa può consolarla, lei, senza alcun dubbio, aveva genitori eccezionali.
- Questa è la prova dei crimini della Mines & Stars – interloquì Ingrid.
Il signor Ciang, assentì con il capo.
- Le prove della manomissione della piattaforma di atterraggio e degli impianti radio, credo, sarebbero facilmente recuperabili da un esame del relitto. Ma manca ancora il movente. Perché la Compagnia ha organizzato questa strage?
- Klaus ha rimesso in efficienza le memorie del computer di bordo – disse Jhob – Abbiamo recuperato tutti gli archivi e le registrazioni che l’equipaggio del Chornos aveva fatto, sia nella prima spedizione, e sia in quella in cui hanno perso la vita.
- Allora? – chiese ancora il signor Ciang.
- Tenete presente che né io né Kluas, siamo biologi o naturalisti. Kluas è un ingegnere meccanico, esperto di servomeccanismi computerizzati. Io sono un professore di archeologia, con una formazione esclusivamente umanista. Dico questo perché dovrete accontentarvi di quello che siamo riusciti a capire noi. E, comunque, non ci sembra poco. Quando gli esperti potranno esaminare la documentazione che abbiamo recuperato, sicuramente verranno alla luce aspetti e implicazioni che noi non riusciamo neppure ad immaginare.
- Jhob, ti decidi a parlare? – chiese Arthur, ormai sulle spine.
- Calma, Arthur – gli rispose l’amico – Stò riordinando le idee.
Si era alzato e camminava a testa bassa di fronte a loro, che restavano seduti sulle poltroncine della sala, come in attesa di una rappresentazione.
- Per prima cosa un’informazione – disse – Vi sarete chiesti perché quelli del Chronos avessero scelto proprio l’Aither, questa regione così isolata e con le condizioni climatiche così dure, come base per le loro ricerche?
Li guardò.
Confermarono con un cenno del capo.
- La ragione risiede nelle paludi. In quegli acquitrini vi è la più alta concentrazione e varietà di organismi viventi dell’intero pianeta. Ovviamente, si tratta per la maggior parte di organismi unicellulari o pluricellulari. Per la massima parte non più grandi di qualche micron. Qualche milionesimo di millimetro, non di più. Il Chronos ne ha censiti tremilasettecentoventidue. E questa deve essere solo una minima parte del totale. Se le paludi sono una specie di coltura di questi organismi, la fascia costiera comprende una varietà di specie vegetali superiori, tra cui le alberature, estremamente ampia. In sostanza, qui nell’Aither, non si verifica quella sorta di specializzazione che incontriamo in altre regioni del pianeta. Come, ad esempio, nel Pool che, forse, rappresentata l’estremo opposto.
- E questo cosa significa? – chiese il signor Ciang.
- Nell’Aither c’erano le condizioni ideali per studiare l’intero ciclo dell’evoluzione della vita su Emerald. Dai primi organismi che vi sono comparsi centinaia di milioni di anni fa, quelle alghe unicellulari, sino alle forme più complesse e superiori. Studiare gli esseri viventi di questo pianeta e le relazioni esistenti tra di essi.
Annuirono in segno di comprensione.
- Naturalmente le prime indagini confermarono, senza alcuna eccezione, che vi erano solo organismi vegetali. Cioè, organismi viventi capaci di sintetizzare le sostane organiche necessarie allo loro vita dalle sostanze inorganiche. Tutti i tremisettecentoventidue organismi microscopici sono risultati sostanzialmente alghe, come vegetali sono risultate le oltre settecento forme di vita superiori che avevano censito.
- Questa è una cosa nota – osservò il signor Ciang.
Arhur assentì con il capo.
- Certo. Ma su questo, permettetemi di tornare dopo. Nella loro indagine quelli del Chronos rilevarono un’altra particolarità. Tutti gli organismi osservati mantengono tra loro un rapporto simbiotico. Tutti! Sapete cosa significa?
- Beh, qualche reminiscenza scolastica credo di averla – rispose Arthur.
- E il tipo di simbiosi è esclusivamente mutualistica.
- Questo, invece è troppo, per il mio corso elementare di biologia – commentò ancora Arthur.
- Significa che ogni organismo trae dalla stretta vicinanza e dipendenza con altri organismi un vantaggio. Ognuno, capite? Tutti gli organismi traggono il loro vantaggio.
Il loro volto tradiva il fatto che fossero interdetti dalla sua eccitazione.
Jhob insistette.
- Capite, in nessun caso si verifica neanche una forma di commensalismo.
Adesso lo guardavano perplessi.
- Scusate. Ne so così poco, da non riuscire ad essere chiaro. Il commensalismo è un tipo di simbiosi, come quella dell’edera della Terra. In questo caso è solo uno degli organismi che trae vantaggio, ma senza determinare svantaggi per l’altro.
- Va bene, Jhob – assentì Arthur – E allora?
- Su Emerald la vita non si è evoluta come sulla terra e sugli altri pianeti che abbiamo conosciuto. L’evoluzione non è stata la feroce selezione del più forte. La soppressione degli inadatti, dei più deboli. L’evoluzione è stata una crescita armonica collettiva, in cui nessuno è stato lasciato indietro, nessuno è stato cancellato.
- Ma anche queste piante, questi vegetali, muoiono – rilevò il signor Ciang
Jhob assentì con il capo.
- Certo e la maggior parte delle piante sono anche saprofitiche.
- Jhob, per favore – quasi l’implorò Arthur.
- Scusate. Si comportano come i funghi, le muffe, i batteri. Ma anche come le orchidee della Terra. Sono in grado di decomporre i rifiuti organici, eliminando i detriti ed arricchendo il terreno delle sostanze minerali indispensabili a tutte le piante. Anche su Emerald vi è una catena alimentare. Ma corta. Senza predazione. Senza parassitismo. Senza violenza.
- Va bene – disse Arthur – Adesso è chiaro.
- Vada avanti, professor Christiansen – incalzò il signor Ciang.

Emerald - Capitolo 38

- Questa particolarità evolutiva era sufficiente, da sola, a far rientrare Emerald nella legislazione protezionistica della Confederazione. Potete bene immaginare come non sia una singola forma di vita, ma il complesso della vita su questo pianeta, ad imporre un vincolo assoluto di preservazione. Nessun essere umano e, in realtà, nessuna forma di vita animale, avrebbe dovuto essere importata, col rischio di compromettere un simile equilibrio. Anche le spedizioni scientifiche avrebbero dovuto seguire rigidi protocolli, per evitare contaminazioni.
- Figuriamoci impiantare delle miniere – commentò Arhtur.
- Già – confermò Jhob – Ma contemporaneamente, dall’altra parte, nel Pool, Emerald si era rivelata, ai ricercatori della Mines & Stars, una vera e propria cassaforte di metalli pesanti. Come abbiamo visto, la Compagnia non sarà disposta a rinunciare ad un simile affare, per tutelare quello che considera, né più e né meno, un scherzo della natura.
- Abbiamo le prove e il movente – disse Ingrid – E’ quanto ci basta.
- C’è dell’altro – le rispose Jhob.
- Ci dica, professor Christiansen – lo esortò il signor Ciang.
- Cos’è successo, sulla Terra, cinquecento milioni di anni fa? Quando le uniche forme di vita viventi appartenevano ai protisti? – chiese Jhob.
Lo guardarono senza rispondere.
- C’erano solo organismi unicellulari, che cominciavano ad avere un nucleo ben distinto e che si riproducevano per mitosi. Si dividevano, insomma.
Continuavano a guardarlo senza parlare.
- Alcuni di questi organismi, lunghi solo due o tre micron, svilupparono flagelli, ciglia e pseudopiedi per muoversi. Svilupparono degli organi elementari per la digestione, per la respirazione, per espellere i rifiuti. Alcuni svilupparono una sorta di scheletro interno, mentre altri una specie di corazza esterna. Perché lo fecero? Perché non erano in grado di vivere sintetizzando, da quelle inorganiche, le sostanze organiche che servivano loro. Per sopravvivere, avevano bisogno di metabolizzare altre sostanze organiche. Per sopravvivere, avevano bisogno di togliere la vita ad altri esseri viventi. Per questo avevano bisogno di muoversi. Per questo avevano bisogno di rafforzarsi, di specializzarsi, di divenire sempre più forti. Era nata la predazione. Era nato il parassitismo. Erano nati i primi protozoi. Erano nati gli animali.
- Lei dimentica, professore, che è stata questa necessità – osservò il signor Ciang – a fare si che si imponesse l’evoluzione, che ha portato sino all’uomo. Un’evoluzione che ci ha portato fino alle stelle.
- Certo, non lo dimentico affatto, signor Ciang. Anche se non mi sento di ammettere che Emerald City e gli insediamenti della Compagnia, possano essere considerati un’evoluzione positiva. Forse è vincente, nei termini della sopravvivenza del più forte, in un sistema basato sulla predazione. Ma Emerald è qui ad insegnarci che è possibile qualcosa di diverso. Forse più lento, forse meno appariscente. Ma sicuramente più dolce.
- Sarà anche possibile, professore – insistette il signor Ciang - finché questa evoluzione … dolce, come dice lei, non ha avuto concorrenza. Ma nel confronto con la nostra … aggressività, temo, non abbia scampo e nessuna possibilità.
- Lei crede, signor Ciang? Pensa che la Mines & Stars stia vincendo su Emerald?
L’omino lo guardò interdetto.
- Anche se Emerald non usa le nostre armi – continuò Jhob – non usa raggi letali, non usa il fuoco, non usa altri strumenti di distruzione. Anche se sembra subire passivamente l’aggressione e la brutalità, non è passivo. Ditemi. Dopo venticinque anni di occupazione, che ne è della colonizzazione di Emerald?
- Ci sono venti insediamenti produttivi – rispose il signor Ciang – trentotto fattorie …
- Brufoli, signor Ciang - l’interruppe Jhob – punti neri sulla schiena di un gigante. La tanto decantata potenza della nostra evoluzione, al massimo, ha causato ad Emerald una fastidiosa malattia della pelle. Curabile con un po’ di tempo e pazienza e ai raggi di Uraneo. Eppure Emerald è un pianeta ideale per la colonizzazione umana. Non ha bisogno di nessun intervento di terraforming. Gli uomini possono viverci così come è. E allora, le ripeto, cosa ne è della colonizzazione?
- Le priorità della Mines & Stars sono state, ovviamente, altre – rispose il signor Ciang – La Compagnia si è garantita la copertura dei costi e un adeguato ritorno economico. Per l’antropizzazione del pianeta … Vede, professore, qualche termine posso introdurlo anche io. Per l’antropizzazione, le dicevo, ci sarà tempo in un secondo momento.
- I rinvii sono una pratica rischiosa, quando si parla di evoluzione, signor Ciang. Anche la scelta delle priorità ne è un elemento. In un’evoluzione competitiva, fondata sulla soppressione dell’inadatto, dell’inetto, sbagliare la scelta dell’obiettivo può essere fatale. Un esempio banale. Noi possiamo mangiare fino a farci scoppiare la pancia, senza preoccuparci di cosa avverrà dopo. Questo può farci credere di essere vincenti, perché ci siamo garantiti la sopravvivenza immediata. Ma se prima, quando ne avevamo la possibilità, non ci siamo dati la priorità più importante, che è quella di garantirci di avere cibo anche in seguito, quella nostra scelta può essere fatale. Può farci incamminare, beati e satolli, nel vicolo cieco dell’estinzione.
- Teoria, professor Christiansen – rispose sorridendo il signor Ciang – In via del tutto teorica lei ha sicuramente ragione. Ma nel caso concreto, non credo che su Emerald ci si trovi in una simile situazione.
- Teoria, signor Ciang, è vero, è solo teoria. Ma qualche elemento di riflessione posso ancora introdurlo.
- Vada avanti.
- Penso che sia estremamente facile cadere in un errore, quando si pensa al confronto tra le due linee evolutive, che si fronteggiano in questo momento su Emerald.
- Sarebbe?
- Sarebbe pensare a questo confronto come ad uno scontro. La lotta non è nella natura di Emerald. Non ne conosce le forme, i rituali, gli strumenti. Non sa essere né predatore, né preda. C’è una sola forma di rapporto che conosce. La simbiosi. La simbiosi mutualistica, che non conosce vantaggi, se non reciproci. Ed è con questo che Emerald risponde alla nostra aggressione. Se da una parte ripara, con instancabile ostinazione, le ferite che apriamo nel suo corpo. Dall’altra ci offre un rapporto simbiotico.
- Di cosa parli? – chiese Arthur.
- Vedete. Nelle catalogazioni del Chronos, ci sono gli studi di trecentosettantotto piante arboricole. Sono descritti centinaia di alberi di dimensioni, forme, fogliame, e quanto altro diversi. In nessun caso, badate bene, in nessuna, tra quelle centinaia di descrizioni, si fa riferimento ad un albero da frutta. Non vi è nessuna descrizione di un qualsiasi frutto commestibile.
- Come è possibile? – chiese Ingrid – Anche in questa caverna ce ne sono. Li abbiamo mangiati anche noi!
- Certo. Su Emerald c’è una grande varietà di frutti, nel complesso, ricchi di tutte le sostanze necessarie al nostro metabolismo. Peraltro, non ci sono, sulla terra, frutti con quelle stesse caratteristiche.
- Cosa significa questo? – chiese Arthur
- Semplicemente che nel quarantasette, quando il Chronos atterrò per la prima volta sul pianeta, non esistevano.
Lo guardarono interdetti.
- Non esistevano. Non c’erano e non c’erano mai stati.
- Vuoi dire che si sono prodotti, spontaneamente, dopo di allora? – azzardò, incredulo Arthur.
- Voglio dire che Emerald li ha prodotti.
- Parli come se questo fosse il frutto di una volontà cosciente.
- Pensi, che possa essere il frutto di un caso, l’improvvisa fioritura di tutto un genere di piante, i cui frutti sono in grado di fornire agli uomini, a esseri nati su un altro pianeta, il loro intero fabbisogno alimentare?
- Ma questa è una follia! – esclamò Arthur.
- Follia? Vi ho portato fuori. Vi ho fatto vedere il luogo dove sono i miei genitori e il resto dell’equipaggio del Chronos. Arthur, mi hai chiesto se lì, fossero sepolti i miei genitori ed io ti ho risposto di no. Ti ho risposto che erano i miei genitori.
Arthur assentì col capo.
- Hai visto quegli alberi?
Arthur fece ancora segno di si.
- Che cosa ti ricordano?
- I cipressi della Terra.
- Non sembrano, non ricordano. Sono cipressi della Terra
Arthur ebbe un gesto di rifiuto incredulo.
- Li ho analizzati, confrontati con gli archivi e i banchi di memoria del Chronos. Se non sono cipressi della Terra, ci assomigliano in maniera così totale, da renderli indistinguibili.
- Come è possibile? – mormorò Arthur.
- C’è una sola spiegazione possibile – disse Jhob – Emerald è un’entità cosciente, consapevole. Emerald è vivo.
Erano balzati in piedi in un groviglio di esclamazioni e di proteste.
Jhob sollevò entrambe le mani e le agitò imperiosamente, invitandoli al silenzio.
- Non sto parlando della vita come noi la concepiamo. Né di una coscienza simile alla nostra. Cercate di capirmi.
Si sedettero.
- Mi sono convinto, che la particolarità dell’evoluzione su questo pianeta, sia stata caratterizzata da una speciale forma di relazione, che si è evoluta tra tutti i singoli organismi viventi. L’assenza della predazione, con l’assenza della necessità di difendersi e di diffidare dell’altro, ha favorito la nascita di relazioni simpatiche tra i singoli individui. Relazioni, in cui, la trasmissione delle sensazioni elementari … Che ne so. Dell’umido. Del caldo. Del secco. Del freddo. La trasmissione di queste sensazioni, dicevo, nel comune e reciproco interesse, assumeva una particolare importanza e rilevanza. Queste relazioni, con l’andare del tempo, si sono a loro volta evolute. Sino a mettere in relazione ogni organismo vivente con tutti gli altri. E si sono articolate, in forme sempre più complesse di … linguaggio. Io credo che, in una forma completamente diversa dalla nostra, Emerald abbia coscienza di sé e tenti di entrare in relazione con noi. Certo, attraverso un linguaggio abissalmente lontano dal nostro. E’ così che i frutti rappresentano un’offerta di simbiosi. Un’offerta complessa, come è complesso il fabbisogno alimentare del nostro metabolismo. Un’offerta che dimostra un’alta capacità di discriminazione. Ma è anche un’offerta di pace. L’unica condizione, l’unica relazione che Emerald possa concepire. E’ così, che quei cipressi nascono dalla decomposizione dei corpi di chi è morto in questa grotta. Nascono come rigenerazione della vita. In una forma quanto più in armonia con l’essenza stessa di quello che era stata. Cipressi, Arthur. E mio padre era uno studioso dell’orfismo.
Arthur assentì con il capo.
- Cipressi, non pioppi – mormorò.
- Il cipresso, il segnale per i giusti, della giusta via. Può essere un caso, Arthur?
- No.
- Cosa ti fa venire in mente tutto questo, Arthur. Cos’è, chi è Emerald?
- Cosa vuoi dire?
Arthur era riluttante.
- Fai uno sforzo di fantasia.
- … Zagreo?
- Oh, ci voleva tanto? Emerald è l’unico Zagreo, prima di essere dilaniato e sbranato dai Titani. Solo che i Titani non sono, come suggerisce il mito, personaggi … titanici. Sono protozoi, esseri microscopici, incapaci di vivere, se non attraverso la morte di altri esseri viventi. E noi ne siamo gli eredi. Di nuovo a confronto con l’unico Zagreo, di nuovo di fronte ad una scelta. O accettiamo la logica di quei Titani da cui siamo stati generati, o la rifiutiamo e accettiamo il patto che Emerald ci offre. O accettiamo le ragioni della Mines & Stars, o le rifiutiamo. Accettando quest’offerta di pace.
- La Società dei Naufraghi del Chronos?
- E’ una strada, un inizio.
- Ma perché tutti questi riferimenti misterici?
- L’uomo ha bisogno di qualcos’altro, oltre che della razionalità, Arthur.
- E per questo che ti sei messo a giocare al santone?
- I simboli sono elementi importanti. Quello di cui c’è bisogno su Emerald è di una rivoluzione paradigmatica. Un rovesciamento della scala dei valori. Credi che sarebbe stato possibile costringere decine e decine di migliaia di persone a vivere … No, scusa, a sopravvivere. In un inferno senza speranza come Emerald City? Sarebbe stato possibile, se quelle persone non avessero interiorizzato il principio che sia giusto che il profitto, l’interesse economico, debbano prevalere su tutto? Anche sulle loro stesse vite? No. E’ possibile solo perché quelle persone si vedono come sfortunate. Come coloro che hanno pescato la pagliuzza sbagliata. Ma si vedono dentro un contesto inevitabile, dentro l’unico mondo possibile. Io non ho dato illusioni religiose. Io ho offerto simboli, presi a prestito dalla storia degli uomini. Simboli in grado di rappresentare quella che è la realtà, non una menzogna.
- Anche tuo padre la pensava come te.
- Già. Il Chonos aveva conclusioni molto vicine alle mie. Non avevano potuto sapere degli alberi da frutto e, ovviamente, dei cipressi. E, quindi, non avevano ipotizzato un forma, per quanto diversa, di coscienza. Ma avevano ipotizzato l’esistenza di un’intelligenza inconsapevole, in grado di regolare la vita sul pianeta. Mio padre aveva fatto il parallelo con il mito orfico e aveva giocato dando i nomi, nominando questi luoghi. E questo mi ha portato sino a qui.

Emerald - Capitolo 39

- Bene, professor Christiansen – disse il signor Ciang – Dunque lei è arrivato alla conclusione della sua ricerca. Ha avuto risposta alle sue domande. E’ soddisfatto?
- Non credo che “soddisfatto” sia il termine corretto. Ma si, la mia ricerca è conclusa.
- E lei, professor Temple, ha ottenuto le sue risposte?
- Penso di si.
- Allora, signori, sarà il caso che noi tutti ci si muova. Ci sono alcune circostanze che richiedono la nostra opportuna sollecitudine.
- Ma lei … - accennò Arthur.
- Non tema, professor Temple, non la deluderò.
- Scendo a prendere le registrazioni del computer centrale – disse Klaus, alzandosi con decisione – Ho già preparato il contenitore.
Jhob stava recuperando la registrazione olo dal proiettore.
- Avete bagagli con voi? – chiese il signor Ciang.
Si guardarono in viso l’un l’altro.
- No – risposero in coro.
- Meglio così. Sarà il caso di scendere al suolo.
Scesero per i ponti del Chronos fino al portello esterno.
Klaus lo aprì.
Il buio era pressoché totale.
- Dobbiamo raggiungere la mia aeronave – disse il signor Ciang – Prego, signori, seguitemi.
Si avviarono nell’ombra, seguendo la sagoma indistinta del piccolo uomo.
Rimasero abbagliati dall’intensa luce fredda.
Sei proiettori si erano accesi improvvisamente, illuminando a giorno quella porzione della grotta.
Erano circondati.
Sei caccia neri e affusolati occupavano il perimetro della radura, ed almeno venti uomini in nero li tenevano sotto la minaccia dei loro paralizzatori.
- Maledizione, Gile! – disse Ingrid.
- Errore, signorina – disse cerimoniosamente il signor Ciang.
Si era girato verso di loro, ed ora li minacciava con un piccolo paralizzatore portatile.
- Signor Berensky – disse a Klaus – Mi faccia il favore. Posi il suo contenitore a terra, dinanzi a lei e faccia due passi indietro.
Klaus esitò, stringendosi il contenitore al petto.
- Non sia sciocco, signor Berensky, perché vuole soffrire?
Klaus girò lo sguardo verso Jhob, in cerca di indicazioni, di …
- Come preferisce, signor Berensky – disse il signor Ciang sospirando.
Il raggiò del suo paralizzatore colpì l’uomo in pieno petto, scaraventandolo al suolo in un singulto di dolore.
Ingrid fece per lanciarsi contro il signor Ciang, ma Arthur la fermò, prendendola per le spalle.
- Non puoi fare niente, Ingrid. Puoi solo farti ammazzare.
- Saggia valutazione, professor Temple – commentò il signor Ciang.
Poi, con brevi e rapidi gesti della canna del paralizzatore, fece loro intendere che dovevano arretrate.
- Su. Su!
Ubbidirono lentamente.
Il signor Ciang si chinò e prese il contenitore per la maniglia, senza degnare di uno sguardo Klaus, esanime a terra.
- Professor Christiansen. Prego, la sua registrazione … Mi rendo conto del suo coinvolgimento emotivo. Ma se lei non da ascolto alla mia preghiera, mi vedrò costretto, mio malgrado, a riservarle il medesimo trattamento, che il suo compagno ha scelto di sperimentare.
Jhob, molto lentamente, prelevò dalla tasca della tuta la registrazione olo e fece per lasciarla cadere ai suoi piedi.
- La lanci verso di me, professor Chiristiansen. Sia cortese.
Jhob ubbidì.
Il signor Ciang si volse verso un paio di uomini in nero e fece un gesto con la mano, indicando il Chronos.
Gli uomini si mossero veloci, trasportando degli oggetti, che non riuscirono ad identificare.
Entrarono nel Chronos con la decisione e l’efficienza di chi sa cosa deve fare.
Arthur si sentiva soffocare dalla frustrazione.
- Perché?
Il signor Ciang lo guardò con un sorriso cortese.
- Non lo ha capito, professore?
- Che bisogno aveva di tutto questo?
- Ci pensi, professore. Qui, ora, sono riunite nello stesso momento e nello stesso luogo, le sole persone che conoscono l’intera storia di Emerald e del Chronos. Tutti coloro che ne hanno sentito parlare e che avrebbero potuto porsi domande. E fare domande. Qui, ora, sono riuniti tutti i testimoni e tutte le prove.
- Certo – intervenne Jhob – La Compagnia sapeva dei risultati del Chronos.
- Effettivamente, professore. Ma ci eravamo liberati delle prove?
- Questo non potevate saperlo. Potevate solo supporlo.
- Una incresciosa difficoltà, che doveva essere risolta, prima o poi.
- Soprattutto, dopo che la Società dei Naufraghi del Chronos era andata così vicina alla verità.
- Effettivamente un circostanza spiacevole, professore.
- Poi sono arrivato io.
- Si professore, lei ha rappresentato sia un pericolo e sia un’opportunità.
- Certo. Potevo smascherare i crimini della Compagnia …
- Come portarci a rintracciare finalmente le prove.
- Così lei ha fatto in modo che potessi operate indisturbato.
- E mi è costata fatica, le assicuro professore, tenerla lontana dalle mani del capitano Gile.
- Gile non era della partita?
- Non si possono radunare i testimoni, creandone di nuovi. Non è una politica … come dire, intelligente. Il capitano Gile ha saputo o … ha creduto di sapere, quanto era opportuno sapesse. Praticamente nulla.
- Poi sono arrivato io – intervenne Arthur.
- Già. Poi è arrivato lei, professor Temple. Lei, all’inizio, è stato un enigma. Era la prova vivente che il professor Christiansen aveva lasciato altre, flebili tracce. Lei era un nuovo personaggio che si poneva domande. Che avrebbe potuto fare domande.
- E allora?
- Sono stato in dubbio se lasciarla nelle mani del Capitano Gile.
- Perché non lo ha fatto?
- Gile si pone le domande sbagliate. Ma perché rischiare?
- E allora?
- E allora, meglio aiutarla a raggiungere il suo amico. Che forse aveva bisogno di lei, per completare la sua, e la nostra ricerca. Meglio che lei fosse oggi, qui, in questa bella riunione di famiglia.
- Ma ho rischiato che mi ammazzassero durante tutto il viaggio.
Il signor Ciang ebbe un sorriso di scuse.
- Sarebbe stata una soluzione meno desiderabile, che coinvolgeva altre persone, che avrebbero potuto porsi e fare domande. Ma le nostre decisioni non hanno la pretesa di essere perfette. Fortunatamente, tutto è bene quel che finisce bene.
- Ma lei, chi è? – chiese ancora Arthur.
- Le ho detto di non essere stato sincero con lei, professor Temple. Ma non sono andato troppo lontano dalla verità. Non sono un quadro della Compagnia. Sono l’amministratore delegato della Mines & Stars.
- L’amministratore delegato?
- Si, professore. Non si meravigli. Alcuni affari richiedono di essere gestiti personalmente. E la motivazione è sempre la stessa. Niente testimoni.
- Cosa ha intenzione di fare.
- Semplice. Eliminare il problema alla radice. In maniera definitiva. Per sempre.
- E noi?
- Voi, mio caro professore, siete parte del problema.
- Ci eliminerete?
- In questo momento, alcuni uomini stanno piazzando cariche ad alto potenziale all’interno del relitto del Chronos. La grotta è già stata minata, mentre il professor Christiansen ci illustrava così acutamente i risultati della sua ricerca.
- Farete saltare tutto in aria.
- E vetrificare l’intera grotta. Che del resto, credo, non esisterà più, dopo il trattamento. Come ogni traccia del Chronos, del suo equipaggio, delle prove raccolte dal professor Christiansen e – sospirò – delle vostre persone.
- Ma non vi lasciate troppi testimoni alle spalle?
- Disgraziatamente, il trasportatore sub orbitale, che dovrebbe riportare gli uomini della Sicurezza a Emerald City, subirà un grave incidente lungo il viaggio di ritorno. Una tragedia immane. Non ci sarà alcun superstite.
- Non vi fermate dinanzi a nulla?
- Non è contemplato dalle politiche aziendali – rispose con un lieve inchino.
- Lei è un mostro – disse Ingrid, che parlava per la prima volta.
- Lei crede, signorina? Io penso di no.
- E cosa pensa di essere?
- Ne più e ne meno un uomo. Io mi attengo alla mia natura. Non pretendo di essere una cosa diversa. Il professore ci ha spiegato poco fa, con tanta erudizione, quale sia il nostro modello evolutivo. La predazione. Il diritto del più forte. La soppressione del più debole, dell’inetto.
- Questo determinismo ha generato i peggiori mostri nella storia dell’umanità – disse Arthur.
- Non mi deluda, professore. Non mi metta in bocca idiozie politiche. Non sto parlando di razza, religione, genetica. Sto parlando di mercato. Di relazioni tra chi vince e chi perde. Della violenza, detestabile, ma necessaria per vincere. Perché la strada, per chi perde, è l’estinzione. E di fronte a questa alternativa, affermazione o estinzione, non si può essere deboli, timorosi. L’equilibrio del mercato si fonda sull’equilibrio della forza.
- Sono millenni che l’uomo si è dato scale di valori etici, morali …
- Illudendosi di essere divenuto buono. Vero professore?
- Illudendosi?
- Come voi, ora, qui.
- Noi?
- Si, ora qui, voi pensate di essere i buoni, così come io sarei il cattivo - disse Ciang con un’espressione triste.
- E’ così.
- Vi faccio notare di essere in errore – ed assunse un’espressione di scusa - Voi avete scelto cinquecento milioni di anni fa. E avete scelto la parte dei cattivi.
- Lei è pazzo.
- No. Mi permetto di dissentire da questa sua affermazione. Non sono io ad essere pazzo. Vi prego di considerare la possibilità, che siate voi ad essere degli illusi. Illusi, a poter solo pensare di sopprimere la vostra natura, per scendere a patti con Emerald. Con questa sorta di gigante idiota. Come erano illusi gli uomini del Chronos, che volevano fermare il progresso dell’uomo, per questo scherzo della natura.
- Non parli così dei miei genitori – sibilò Jhob.
- La prego di scusarmi, professore – rispose facendo un piccolo inchino – sono stato davvero imperdonabile.
- Se il progresso dell’uomo è rappresentato dalla Mines & Stars, meritiamo l’estinzione.
- Sono allora felice di informarla, caro professore, che è giunto il momento di accontentarla.
I due uomini, che erano entrati nel Chronos, ne stavano uscendo in quel momento, facendo un chiaro segno all’indirizzo del signor Ciang.
- Allora, signori, avete qualche preferenza sul luogo della vostra ultima dimora?
Si guardarono, come alla ricerca di una via d’uscita.
- Forse presso i cipressi, di cui ci ha parlato il professor Christiansen? Credo che questa, sia una cortesia che posso concederle, professore.
Guardarono il corpo di Klaus a terra.
- Temo che il signor Berensky dovrà accontentarsi di una sistemazione più defilata. Il suo eccessivo accumulo di calorie sconsiglia, a noi tutti, sforzi deleteri per la salute. Ne converrete con me. Su. Su!
E rifece il gesto di agitare verso il retro del Chronos la canna del paralizzatore.
Si avviarono lentamente verso il boschetto di cipressi.
- Vi tratterò con il minimo della potenza del mio paralizzatore. In modo che possiate gustare fino all’ultimo secondo, l’esperienza della vostra vita. Mi auguro che apprezziate questa mia cortesia.
- Signore! - Un uomo in nero si era avvicinato di corsa.
- E’ arrivato il capitano Gile.

Emerald - Capitolo 40

Il signor Ciang ebbe un impercettibile gesto di disappunto.
- Un noioso contrattempo – disse – Il capitano avrebbe dovuto restare fuori da questo epilogo.
Un certo movimento degli uomini in nero sull’altro lato della radura, preannunciò l’arrivo dell’uomo.
Il signor Ciang si rivolse ai tre con un’aria rattristata.
- Mi vedo costretto a farvi attendere qualche minuto. Ma non preoccupatevi, non mi dimentico di voi.
Il capitano Gile si avvicinò con un sorriso tranquillo stampato sulla faccia.
- Buon giorno, signore.
- Buon giorno a lei, capitano Gile – rispose il signor Ciang, esibendosi in un inchino di ben venuto.
- Se posso chiederlo. Come mai l’amministrazione si occupa di questioni riguardanti la Sicurezza?
- Decisioni del consiglio di amministrazione, capitano - rispose Ciang, con un’espressione rattristata.
- Ma utilizzate i miei uomini, senza che io ne venga informato, signore. Questo ne va del mio prestigio. Non è buona regola mortificare l’autorità di chi resta a gestire la sicurezza sul pianeta. Dico questo, nell’interessa della stessa Compagnia, signore.
- Da quello che vedo, capitano, non mi sembra che lei non sia stato informato dell’operazione.
- Ho un certo prestigio, signore, sui miei uomini. C’è sempre chi sente il dovere di fare rapporto al proprio comandante.
- Comunque, ormai, è una questione risolta – disse Ciang in tono distensivo - Una brutta storia di spionaggio e sabotaggio industriale. Di cui eravamo stati informati presso la sede della Compagnia. Ovviamente, in queste circostanze, la discrezione è un elemento essenziale. Ecco perché è stato deliberato di tenere fuori dalla cosa le autorità della Concessione.
- E questo relitto?
- Confezionamento di false prove. Questa operazione andava avanti da mesi. A nostra e sua insaputa, capitano – rispose il signor Ciang, scuotendo la testa con aria triste.
- Già, a mia insaputa – mormorò Gile – E questi signori? – chiese, poi, indicando i tre.
- Purtroppo devono scomparire – disse Ciang sospirando.
- Peccato, signore. Ho un conto aperto con un paio di queste persone.
- Il perdono è la virtù dei forti - sentenziò sorridendo.
- Capitano! – grido Arthur – Non creda…
- A cosa, professor Temple?! Al fatto che lei e questa gentile signorina siate agenti pagati dalla Compagnia? O a cos’altro, eh?! A cosa non devo credere?! Alla vostra buona fede? O al fatto che mi abbiate sparato addosso, a sangue freddo, dopo aver rubato uno dei miei caccia? – e, rivolto a Ingrid, con un sorriso truce - Ho ancora mal di testa, signorina. E questo è un ricordo indelebile che mi porterò di lei.
- Capitano, avrei fretta di procedere – sussurrò il signor Ciang.
- Come? Se mi è lecito chiederlo.
- Distruzione totale delle false prove e soppressione degli agenti provocatori.
- Esplosivi?
- Esplosivi.
Il capitano Gile annuì.
- La procedura non è legale, signore.
- Per questo sarebbe stato opportuno che lei ne restasse fuori.
- E i miei uomini?
- Provvederemo in un secondo momento a risolvere la cosa.
- Come?
Il signor Ciang parve perdere una frazione della sua pazienza.
- Ogni cosa a suo tempo, capitano. Adesso abbiamo un’emergenza da risolvere. Un’emergenza che ha priorità su qualsiasi altra considerazione.
- Va bene signore – disse il capitano, annuendo – Tornerò ad Emerald City con i miei uomini, quando l’operazione sarà conclusa.
- Ottima decisione, capitano.
- Lei verrà con noi?
- Purtroppo ho altri progetti, capitano.
- Altri progetti – Gile annuì - Peccato, sarebbe stato piacevole scambiare qualche idea sulla gestione di questa concessione.
- Sarà per un’altra volta, capitano. Se ora permette, non vorrei far continuare ad aspettare queste gentili persone.
- Prego, signore.
E si mosse come per andare a salutare l’altro.
Il signor Ciang si inchinò in segno di saluto.
Il manrovescio lo colse in pieno viso, mandandolo a gambe levate sul prato.
Con insospettata vitalità, si riscosse quasi subito, e si lanciò, nel tentativo di afferrare il paralizzatore, che gli era sfuggito di mano, finendo sull’erba.
Ma il capitano Gile era pronto.
Con la pesante calzatura militare, schiacciò la mano dell’altro al suolo e, con l’altro piede, colpi violentemente l’omino al volto.
Il signor Ciang stramazzò al suolo, sanguinando abbondantemente dal naso.
Il capitano Gile lo bloccò brutalmente a terra, schiacciandogli la bocca dello stomaco con un ginocchio. Lo frugò sul largo risvolto della giacca, fino ad individuare un qualcosa che vi era inserito. Lo estrasse con un sorriso truce.
- Mai fidarsi dei miei uomini, signore – disse, agitandogli sotto il naso la piccola ricetrasmittente che aveva recuperato.
Gli uomini in nero erano accorsi intorno ai due.
- Occupatevi di questo figlio di puttana – disse il capitano Gile – Lo voglio impacchettato come un regalo.
Due uomini in nero presero per le spalle il signor Ciang e lo trascinarono via, seguiti da altri due uomini armati.
Il capitano Gile parve occuparsi solo di rimettere in ordine la propria divisa nera. Poi, lentamente, si avvicinò ai tre.
- Professore. Professore. Signorina. – disse imperscrutabile.
Un lamento, dall’altro lato della radura segnalò che Klaus comincia a riprendersi.
Il capitano fece un cenno ad un paio di uomini.
- Portate qui anche l’altro.
- Capitano – tentò Arthur – lei ha sentito tutto.
- Si, ho sentito.
- Quindi sa anche che non c’è nessun complotto dietro di noi.
- E’ vero.
- Potremmo allora sorvolare sulle nostre passate incomprensioni …
Il capitano Gile ebbe un sorriso truce.
- Continui, professore.
- Capitano … dovevamo salvarci la pelle.
Gile annuì.
- Lei sa, vero professore? Che io sono un uomo vendicativo.
Arthur deglutì.
- Ma posso riconoscere di averla messa in una posizione obiettivamente difficile.
- Potremmo trovare una soluzione ragionevole.
- Ragionevole? Ho un certo mal di testa, che mi impedisce di essere ragionevole, professore.
Aveva recuperato sul prato il piccolo paralizzatore del signor Ciang.
Ora lo impugnava con allarmante noncuranza.
- Sa, professore? Con la potenza al minimo, potrei colpirla ogni mezz’ora per dodici volte, prima di ridurla ad un vegetale – sorrise – Questa, era una battuta involontaria.
- Le serviamo vivi, capitano.
Il capitano Gile inarcò un sopracciglio.
- Mi dica, professore. Mi dica cosa dovrei farmene di lei e dei suoi amici.
- Ci sarà un processo. Lei ha arrestato l’amministratore delegato della Mines & Stars. Uno dei dieci uomini più potenti di tutta la Confederazione dei Pianeti Umani. Non può pensare di farlo sparire come se niente fosse. Se vuole sperare di cavarsela, è lei che deve portarlo davanti al tribunale della Confederazione. Con tutte le prove. Prove inconfutabili. Crede che la Mines & Stars se ne starà buona? O non le scatenerà contro l’inferno?
- Le prove sono in quel contenitore e in quella registrazione, professore.
- E come giustificherà la nostra sparizione?
Gile scrollò le spalle.
- Sono arrivato tardi e non sono riuscito a salvarvi dalla mani del signor Ciang, professore.
- Non le sembra che sarebbe di gran lunga più efficace se fossimo noi i testimoni?
Gile ebbe una smorfia scettica.
Arthur, riflettendo febbrilmente, cercò di incalzarlo.
- E la sentenza?
- La sentenza? – chiese Gile.
- Nel momento in cui la Mines & Stars venisse condannata, sarebbe decretato il ritiro della concessione, ed Emerald verrebbe dichiarato pianeta non colonizzabile.
Gile assentì.
- Che fine farebbe il suo pianeta, capitano? Che fine farebbe il suo potere?
- Nessuno potrà obbligarci a partire, professore.
- E quanti miners pensa di convincere a restare, capitano?
Il capitano lo guardava ora, con il viso, come una maschera di pietra.
- Ma Jhob può farlo, capitano.
- Io? – esclamò l’interessato.
- Si, tu e la Società dei Naufraghi del Chronos. Certo, tu sei un simbolo e a te crederanno. E poi, non proporrete i pozzi minerari e gli insediamenti prigione. Proporrete …
- La conquista del pianeta … - mormorò il capitano Gile
- Conquista non è il termine più appropriato, capitano … Lei, qualche giorno fa, mi ha detto di non nutrire un particolare senso di devozione per la Compagnia per cui lavora … Credo sia il caso di cominciare a dire: per cui lavorava. Lei sente di appartenere a questo, che è il suo mondo. Certo, gode di una rendita di posizione che si è costruito. Ma che oggi ha anche scoperto essere estremamente fragile. Il caro signor Ciang non stava esitando un solo istante a liberarsi di lei e dei suoi uomini. Forse, la sua era una sovranità un po’ troppo limitata. La nostra storia, le scoperte dei genitori di Jhob e le sue conclusioni, possono liberare Emerald da questa condizione di servitù. Quando la Confederazione avrà dichiarato la revoca della concessione, non ci sarà più nessuno che potrà imporvi nulla.
- Neanche l’evacuazione delle colonie umane – gli fece notare Jhob.
- Lei parla bene, professore e d’altra parte ho delle responsabilità che, come unica autorità di questo pianeta, non posso ignorare. Responsabilità che mi costringono ad azioni, che preferirei di gran lunga non dover fare.
Si girò e recuperò sul prato, dove erano caduti, la registrazione olo e il contenitore con le memorie del computer centrale del Chronos.
Li guardò pensieroso, come stesse riconsiderando i fattori di un problema. Poi si decise e li porse a Jhob.
- Tenga, professore, il suo lavoro.
Poi si volse e invitò i suoi uomini ad avvicinarsi.
- Bonificate il relitto e la grotta. Recuperate ogni grammo di carica esplosiva. Poi organizzate turni di guardia all’ingresso della grotta. Dovrà essere vigilata ad ogni ora del giorno e della notte, fino a nuovo ordine.
Poi tornò a voltarsi verso di loro.
- Se il signor Berensky è in grado di camminare, seguitemi.
Aiutando Klaus, seguirono il capitano sino ad un trasportatore nero un po’ più grande.
- Un tè? – propose Gile.
Annuirono.
Si sedettero intorno ad un tavolino con sedie ad aria, dove Gile faceva sfoggio del proprio servizio esclusivo.
- Io sono una persona chiara e semplice, professore – disse con tono minaccioso - Dura, ma ragionevole. Io sono emeraldiano, e non me ne andrò da questo pianeta. Lei ha detto, professore, che Emerald ci propone un patto, un’alleanza. Ed io accetto la sfida. Professore, io sono disposto a provare.
- Si rende conto che dovrà mettere in discussione il suo potere? Che un percorso come quello che sta immaginando, richiede la costruzione di processi democratici, la partecipazione diffusa alle decisioni? – gli chiese Arthur.
- Professore, credo che, per un lungo tratto di questo cammino, della Sicurezza ci sarà ancora bisogno. E non ho in programma di vivere in eterno. E poi, sinceramente professore, come pensa possa avere più potere di quello che ho esercitato, oggi, qui?

EPILOGO

All’astroporto, a salutarli, c’erano stati tutti.
Jhob, Klaus e quelli della Società dei Naufraghi del Chronos. C’era anche la piccola Marta, che aveva pianto un po’.
Era una settimana che nessuno scendeva nei pozzi. Erano stati giorni di insoliti fervori e discussioni. Ma gli occhi delle persone erano finalmente vivi.
C’era anche il capitano Gile. S’era rifiutato di stringere la mano a Ingrid.
Diceva di temere che fosse velenosa.
Avevano con loro l’intera documentazione del Chronos, per il Tribunale della Confederazione.
Sarebbero tornati su Emerald. Beh, certo, dopo una tappa a New Paris. Ma sarebbero tornati.
Si sarebbero fermati oltre la Grande Dorsale di Pangea, in qualche vallata, solo apparentemente selvaggia.
La Compagnia e la follia delle Confederazione sarebbero passate, come uno stato febbrile acuto.
Loro ne sarebbero stati il vaccino.
Loro, emeraldiani, avrebbero stretto il patto col gigante sognatore.
Ed intanto, Emerald, avrebbe continuato a splendere sul nero velluto del nulla.