<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289</id><updated>2011-04-22T01:55:03.271+02:00</updated><category term='Precarietà'/><category term='FS'/><category term='Lavoro'/><category term='beni comuni'/><category term='Fiabe'/><category term='Teatro'/><category term='Sociale'/><category term='Poesie'/><category term='racconti'/><category term='romanzi'/><category term='Racconti soggettivi'/><category term='Politica'/><category term='Previdenza'/><title type='text'>Severo Lutrario</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>100</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-2335349018850708561</id><published>2008-02-07T12:13:00.000+01:00</published><updated>2008-02-07T12:14:34.029+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fiabe'/><title type='text'>Il paese dove tornava a calare la notte</title><content type='html'>C’era una volta uno strano paese dove si preparava a calare la notte.&lt;br /&gt;Una notte scura e buia, senza luna e senza il lucore del firmamento.&lt;br /&gt;Una notte dove prosperavano gli spiriti maligni.&lt;br /&gt;Una notte che si apprestava a rubare le cose amate per nasconderle sotto il suo manto oscuro.&lt;br /&gt;Una notte amica del ladro e dell’assassino che avrebbe protetto nei suoi antri bui.&lt;br /&gt;Una notte che avrebbe chiamato i cattivi pensieri, li avrebbe vestiti, nutriti e mandati all’assalto.&lt;br /&gt;Una notte che avrebbe sussurrato sogni fallaci ed incubi mendaci.&lt;br /&gt;Una notte che avrebbe riflesso le speranze dei poveri di spirito nello specchio dell'illusione.&lt;br /&gt;Una notte dove il grande lupo bianco avrebbe banchettato travestito da pastore (tedesco).&lt;br /&gt;Questo ed altro ancora prometteva quella terribile notte, che in passato gli abitanti di quello strano paese avevano già conosciuto.&lt;br /&gt;E quando già s'apprestava l'imbrunire i maggiorenti, i tenutari e i protettori del paese si riunirono per vedere se ci fosse modo di scongiurare l'arrivo della notte.&lt;br /&gt;La discussione fu lunga ed le argomentaziooni appassionate.&lt;br /&gt;Ed in vero, unanime era tra maggiorenti, tenutari e protettori del paese il parere che al popolo ci si dovesse appellare per organizzare la strenua resistenza.&lt;br /&gt;Quel che lasciava perplessi i maggiorenti, tenutari e protettori del paese  era quel che al popolo dovesse venir detto per suscitarne il necessario piglio guerriero.&lt;br /&gt;Ma dopo un lungo e indefesso lavoro, maggiorenti, tenutari e protettori del paese redassero un alato proclama cui i messi diedero lettura in ogni angolo del paese.&lt;br /&gt;Popolo del nostro beneamato paese.&lt;br /&gt;Nell'ora triste che vede ancora una volta approssimarsi alle nostre case la mano adunca della notte oscura, noi, maggiorenti, tenutari e protettori del paese facciamo appello a Te, popolo generoso e indomito, perché la notte venga ricacciata su per le valli, che con tanta tracotante baldanza viene discendendo verso la nostra terra.&lt;br /&gt;Ti chiediamo di rinnovare la tua fiducia in noi, maggiorenti, tenutari e protettori del paese ed al nostro  comando far di ogni uomo una barriera si che la notte s'arresti sull'altra sponda del fiume che sussurra.&lt;br /&gt;A te, popolo che ancora si solleva, noi, maggiorenti, tenutari e protettori del paese, faciamo qui solenne promessa che se la notte venisse scongiurata - senza fallo e pure senza tema – questa volta daremo sollecita attuazione a tutto quanto segue.&lt;br /&gt;Per primo, che ad ognuno sia resa stabile la vita. Senza che alcuno debba soffrir le pene dell'incertezza e la prepotenza di chi della sua condizione s'approfitta.&lt;br /&gt;Per secondo, che ad ognuno si riconosciuto un più equo guiderdone per la sua fatica.&lt;br /&gt;Per terzo che sia accolto come si conviene chi giunge nel paese per bisogno senza esser fatto schiavo alla catena.&lt;br /&gt;Per quarto che alla prole di ciascuno sia fornita un'acconcia e completa educazione.&lt;br /&gt;Per quinto che l'acqua a ciascuno sia fornita senza  che alcuno sul diritto lucri.&lt;br /&gt;Per sesto che la guerra sia bandita come pure l'armi dei pacificatori.&lt;br /&gt;Per settimo che a ciascuno sian garantiti i medesimi diritti e che ognuno s'accasi come meglio crede.&lt;br /&gt;Per ottavo  che la legge sia fatta e valga per tutti mentre ognuno creda in quel che vuole credere&lt;br /&gt;Per nono che non venga esposto sulla gogna il giudice che indaga sul potente&lt;br /&gt;Per decimo che nessun possa comandare sol perché possiede i tre balconi dell'arringo.&lt;br /&gt;Scusate se, misero, son tardo - fece dall'uscio della sua casa l'Aldo -&lt;br /&gt;ma pari pari m'appaiono qui messe, le vecchie e inmantenute nobili promesse.&lt;br /&gt;Che vuoi capirne tu, misero nessuno - rispose a lui quel messo – di quanto sia complesso tener in conto l'interesse di ciascuno?!&lt;br /&gt;Bene parlasti, mio esplicito messere,  e in mezzo a quei ciascuno che tanto hanno da avere, mi scopro ancora, e solo, nient’altro che nessuno.&lt;br /&gt;E dal nessuno, nessuna utilità può mai venire, per ogni tenzone che si vuole imbastire.&lt;br /&gt;Le vostre truppe, mie cari signori, tra i vostri ciascuno dovran saltar fuori.&lt;br /&gt;La notte è buia e sgradevole assai e a casa mia non la vorrei mai.&lt;br /&gt;Ma se la brace non è affatto bella non è che riluccichi la vostra padella&lt;br /&gt;E fu così che, quasi senza lottare, su quel triste paese iniziò a scureggiare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-2335349018850708561?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/2335349018850708561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=2335349018850708561' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2335349018850708561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2335349018850708561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2008/02/il-paese-dove-tornava-calare-la-notte.html' title='Il paese dove tornava a calare la notte'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-5238927164591590465</id><published>2008-01-27T09:52:00.000+01:00</published><updated>2008-01-27T09:54:41.281+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fiabe'/><title type='text'>Il burlone</title><content type='html'>C'era una volta uno lontano villaggio dove un burlone passava per saggio.&lt;br /&gt;Ognuno pendeva alle labbra d'Ubaldo - questo era il nome del nostro ribaldo -&lt;br /&gt;che, senza tema di venire smentito, delle stesse parole rovesciava il partito.&lt;br /&gt;Ubaldo era bello, la sua voce tonante, ed ogni sua azione ... rassicurante,&lt;br /&gt;come poteva il villano pensare che quell'Ubaldo lo stesse a gabbare?&lt;br /&gt;La neve era calda, il fuoco bagnato, la luna nel pozzo e il somaro volato:&lt;br /&gt;tutto possibile, vero e reale, purché nessuno si fermasse a pensare.&lt;br /&gt;E in quel villaggio di un tempo passato, nessuno a pensare si era in vero fermato.&lt;br /&gt;Ed era così che dal suo rosso casato, il signore di un Monte gridava indignato&lt;br /&gt;per la pretesa dei suoi contadini d'esser sfamati coi suoi fiorini&lt;br /&gt;Fannulloni! - Gridava alla folla, proprio chi mai aveva smosso una zolla -&lt;br /&gt;Siete la rovina della nostra economia, che si misura da quanto ho a casa mia!&lt;br /&gt;E i vecchi restavano a zappare, perché i giovani potessero ... zappare.&lt;br /&gt;E chi i villani diceva nel suo cuore, a randellate li prendeva a tutte l'ore.&lt;br /&gt;Se il futuro per i giovani era incerto, grandi cose si adottavan di concerto&lt;br /&gt;e per fare la più pura cortesia, rapinavano i ragazzi per la via.&lt;br /&gt;E il borgomastro se ne andava delirando, che il futuro si conquista ritornando&lt;br /&gt;ai bei tempi dalla vita più serena, con i villani ben tenuti alla catena.&lt;br /&gt;E la cosa piano piano si può fare: basta dire che si vuole riformare&lt;br /&gt;mentre, colla mano d'un'artista, si cancella passo passo ogni conquista.&lt;br /&gt;Ladri, imbroglioni e i fieri assassini, tutti erano gli ospiti di grandi festini.&lt;br /&gt;Coi giudici impegnati alla bisogna trascinati nella piazza sulla gogna.&lt;br /&gt;Col più lesto dei furfanti che si lagna di non essere cantato in pompa magna:&lt;br /&gt;non gli basta che per fare il suo mestiere, sia già stato nominato cavaliere&lt;br /&gt;e galoppi tra le terre d'altri e sue, sulla groppa di quel popolo che è un bue.&lt;br /&gt;L'acqua, l'aria e quant'altro da spartire a Geremia era dato in affido da gestire.&lt;br /&gt;Per mestiere egli faceva l'usuraio, ben curando sempre il suo salvadanaio.&lt;br /&gt;Chi più d'egli può sfruttare con perizia quel che a tutti serve a viver con letizia?&lt;br /&gt;Certo, lui rimpignua la scarsella lesto lesto e al servizio pensa solo se c'è il resto,&lt;br /&gt;ma più bravo di sicuro non ce n'è, di chi pensa veramente solo a sé.&lt;br /&gt;La guerra era pace, il bianco era nero, Il rosso sbiadiva insieme al pensiero.&lt;br /&gt;Il lontano villaggio era così che viveva, coll'astuto Ubaldo che se la rideva.&lt;br /&gt;Finché non comparve la bella Miranda con la sua solita e brusca domanda.&lt;br /&gt;La bella Miranda – non era mistero – giunse al villaggio seguendo il sentiero&lt;br /&gt;e ad ogni passo che di strada faceva la stessa cosa a ciascuno chiedendeva:&lt;br /&gt;L'Ubaldo ha gran voce ed è bello assai, ma di quello che dice la prova non hai.&lt;br /&gt;Com'è che a ogni cosa hai sempre creduto, senza tema che in fallo lui sia mai caduto?&lt;br /&gt;Sudava il villano, l'oste e il messere, quando Miranda lo metteva a sedere&lt;br /&gt;e lo guidava sul duro sentiero dove, in cammino, fiorisce un pensiero.&lt;br /&gt;E piano piano fu proprio così che il lontano villaggio infine fiorì.&lt;br /&gt;Furente l'Ubaldo corse ai ripari, guidando il coro dei mille somari&lt;br /&gt;Raglio su raglio il concerto partì ed ogni suono ovviamente zittì&lt;br /&gt;Leva, paterna, l'Ubaldo la mano e nel silenzio lo ascoltan lontano:&lt;br /&gt;Ecco servito per lor signori l'unico canto dei professori.&lt;br /&gt;Nulla è possibile diverso da loro e non ascoltate chi è fuori dal coro.&lt;br /&gt;Son solo inutili sogni, utopie, fole pei bimbi, fantasmi, malie.&lt;br /&gt;Non vi cacciate in testa un pensiero e della carota seguite il sentiero.&lt;br /&gt;E' questo il mondo che dinanzi vi stà e ve lo dico con tutta onestà.&lt;br /&gt;E fu così che per un po' il lontano villaggio al burlone tornò.&lt;br /&gt;Ma il piccolo seme d'una domanda aveva lasciato la bella Miranda&lt;br /&gt;e, tra ragli, somari e un randello, un giorno, alla fine, fiorì pure quello.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-5238927164591590465?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/5238927164591590465/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=5238927164591590465' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/5238927164591590465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/5238927164591590465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2008/01/il-burlone.html' title='Il burlone'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-3816516412123557087</id><published>2007-12-02T11:31:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:41:39.321+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 1</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;Ardo di sete e mi consumo&lt;br /&gt;Or via&lt;br /&gt;ch'io beva della fonte perenne&lt;br /&gt;a destra&lt;br /&gt;là dov'è il cipresso&lt;br /&gt;Chi sei tu?&lt;br /&gt;Donde sei?&lt;br /&gt;Figlio di Geo son io&lt;br /&gt;e di Uranòs stellato&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(laminetta funeraria orfica ritr. 1893 Eleutherna - Creta)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;EMERALD&lt;/strong&gt;: terzo pianeta della stella Uraneo&lt;br /&gt;(Jµ6^ - 70X/-12Y/48Z/34 par/sec)&lt;br /&gt;Gravità 0.923&lt;br /&gt;temperatura media 291 °K&lt;br /&gt;rotazione 22.476 ore standard&lt;br /&gt;tempo di rivoluzione 392 giorni e 13 ore pari a 367&lt;br /&gt;giorni e 14,57 ore standard&lt;br /&gt;atmosfera tipo terrestre&lt;br /&gt;FATTORE HOLTZEN O.945&lt;br /&gt;esplorazione: 21.9 standard 2267&lt;br /&gt;concessione: Mines &amp;amp; Stars Co. (2353)&lt;br /&gt;Inizio colonizzazione: 2357&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(dalla "Scheda informativa" della Marina della Confederazione - anno 2382) &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Ora che l'astronave s'era interposta tra Uraneo e il pianeta, Emerald appariva come una gemma incastonata nel panno scuro degli spazi siderali.&lt;br /&gt;- Suggestivo, non è vero? – il signor Ciang, l'ometto dagli zigomi sporgenti lo riscosse dai propri pensieri con la sua voce dall'accento cantilenante - L'effetto dallo spazio è stupefacente. Peccato che dalla superficie lo sia un po' meno. Mi chiederà il perché signor? ...&lt;br /&gt;- Temple. Arthur Temple - rispose l’uomo neanche quarantenne, spostando, solo per un attimo, i suoi grandi occhi marroni, dall’immagine del pianeta.&lt;br /&gt;- Signor Temple. Verde, null'altro che sfumature di verde. Tempo due giorni e ne avrà piene le tasche, glielo garantisco. Cielo verde, screziato di nubi d'un verde cupo, che si congiungono all'orizzonte con un mare verde brillante, o con le vette di verdi montagne spruzzate di neve - indovini un po' - verde. Una nausea, le garantisco che non si vomita solo per il terrore che anche il vomito sia verde - sorrise - Lei è convinto che io stia esagerando. Sono della compagnia mineraria ed ogni anno standard vengo per un'ispezione. E lei, come mai arriva a Emerald?&lt;br /&gt;- Archeologia - rispose dopo un attimo, girando verso l’altro il volto, incorniciato da una curata barba castana, che voleva dare un minimo di autorevolezza a quel viso, ancora troppo giovanile.&lt;br /&gt;- Archeologia? Su Emerald? - Il signor Ciang allungò il collo per osservarlo in viso – Ma, a quanto mi risulta, il pianeta è stato colonizzato da non più di venticinque anni e non vi è alcuna traccia di civiltà indigene.&lt;br /&gt;- Altrimenti voi sareste i primi ad essere informati, non è vero, signor Ciang?&lt;br /&gt;- La prego di non considerare le nostre due attività in contrapposizione, signor Temple. La compagnia è consapevole delle leggi della Confederazione.&lt;br /&gt;- Si rassicuri, sono qui per incontrare un collega.&lt;br /&gt;Arthur prese ad ostentare un esclusivo interesse per l'insolito panorama spaziale, sperando che il signor Ciang si ritirasse in buon ordine.&lt;br /&gt;- Non crede anche lei, signor Temple - riprese invece il signor Ciang, con una vena di ossequiosa petulanza, o almeno tale l'avvertì Arthur - che la monocultura economica sia l'unico strumento realistico per una colonizzazione nella fase iniziale?&lt;br /&gt;- Non sono un esperto in economia - si schernì Arthur.&lt;br /&gt;- Ma converrà con me che i costi dei viaggi e dei trasporti interstellari sono tali da rendere più che legittimo l'esclusivismo economico...&lt;br /&gt;- Intende quel che di fatto fa la Confederazione affidando ad una compagnia come la sua la totale gestione di un pianeta?&lt;br /&gt;- Ma solo fin tanto che le strutture del pianeta non divengano autosufficienti.&lt;br /&gt;- E nell'attesa, società come la sua, signor Ciang, incamerano profitti astronomici.&lt;br /&gt;- Anche i costi lo sono, signor Temple. Nella fase pionieristica, come quella in cui si trova Emerald, chi e come dovrebbe sobbarcarsi i costi per il trasporto di decine di migliaia di entusiasti, disperati e sognatori dai più sperduti angoli della Confederazione? Come potrebbe qualche centinaio di migliaia di coloni rendere tecnologicamente autosufficiente il pianeta?&lt;br /&gt;- Mi sta dicendo che la Mines &amp;amp; Stars è un'organizzazione filantropica?&lt;br /&gt;- Gli immensi giacimenti di metalli pesanti di Emerald sono un adeguato incentivo per la compagnia, signor Temple - rispose sorridendo il signor Ciang - Mi permetta di diffidare di incentivi più altruistici o, forse, semplicemente più nascosti.&lt;br /&gt;- Le ho già detto di non intendermi di economia, signor Ciang. Ma da profano, se vuole da studioso di cose inutili come è la storia...&lt;br /&gt;- La prego di non attribuirmi una simile frivolezza - lo interruppe il signor Ciang.&lt;br /&gt;- Ma si figuri, sono io, che sentendola parlare, mi domando in quale razionale e perfettamente ragionevole formula economica, sia possibile collocare la spesa d'una spedizione archeologica. Sfruttamento turistico del sito? Indotto editoriale e universitario che su se stesso, come una sorta di uroboro, finisce per creare un circuito virtuoso e virtuale che ...&lt;br /&gt;- Non si prenda gioco di me.&lt;br /&gt;- Non è mia intenzione, signor Ciang. Ma poco fa mi sono venuti in mente ... direi quasi che ne abbia sentito la protesta nelle orecchie, quelle decine di pianeti esplorati e abbandonati in questi tre secoli di nostri vagabondaggi nel cosmo. Pianeti abitabili, più o meno gradevoli, dal fattore Holtzen tanto alto da costituire da solo un irresistibile spot pubblicitario ...&lt;br /&gt;- Emerald ha un fattore altissimo, 0.945, prossimo all'unità. E se si esclude questo curioso ma fisiologicamente innocuo viraggio al verde della luce ...&lt;br /&gt;- Ma quanti Emerald sono stati scartati, perché non erano altrettanto allettanti per i profitti immediati di questa o quella compagnia?&lt;br /&gt;- Non si può prescindere dal rapporto costi/benefici - scosse la testa il signor Ciang.&lt;br /&gt;- Mi spiace, ma non possiamo capirci, mio caro signore - sospirò Arthur - Vede, lei sembra affetto da quella malformazione degli occhi che, se non erro, un tempo si chiamava miopia e non consentiva di vedere le cose lontane. Mentre io, da buono storico, sembro affetto dalla malattia contraria, la ipermetropia, e non riesco a vedere le cose vicine. Lei si preoccupa di chiudere il bilancio in pareggio ogni sera. Mi perdoni l'ardire di questa rozza metafora economica. Mentre io, sarà perché per mestiere mi sono scelto d'andare a spulciare i bilanci delle aziende cessate, sono interessato tutt'al più al bilancio annuale. Anche se, a dire il vero, di bilanci non me ne frega niente. E comunque - continuò fermando le proteste dell'interlocutore - il condizionare all'immediato ritorno economico, l'avvio di un processo di colonizzazione, che nel futuro potrebbe apportare incalcolabili ricchezze ideali, mentali ed anche economiche all'intera umanità, attraverso la complessità e la diversità di un'intera società umana, non è semplicemente economicistico, rozzo, innaturale, ingiusto. E' fondamentalmente stupido.&lt;br /&gt;Il sorriso del signor Ciang si spense e, questi, dopo un cenno di formale inchino, si ritirò.&lt;br /&gt;Arthur si rimproverò d'aver perduto la pazienza, ma con sollievo poté tornare ai propri pensieri e all'enigma che era alla base di quel suo viaggio.&lt;br /&gt;La sua sorpresa era stata grande quando aveva ricevuto a New Yale quello strano messaggio di Jhob Crhistiansen, il suo amico e collega all'Istituto di Archeologia dell'università, un biglietto sibillino: "Ho trovato la torre nell'uovo di Phanes".&lt;br /&gt;E poi quel testo di una laminetta funeraria orfica dell'antica Grecia di Terra, il pianeta originario, da cui l'umanità s'era affrancata due secoli prima, colonizzando già, al momento, una ventina di pianeti.&lt;br /&gt;Per lui, che considerava come genialità l'apparente stravaganza dell'amico, si era rivelata una sorpresa che era stata sufficiente a convincerlo ad imbarcarsi in quell'impresa che, al momento, appariva senza un capo ed una coda.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-3816516412123557087?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/3816516412123557087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=3816516412123557087' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/3816516412123557087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/3816516412123557087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-1_02.html' title='Emerald - Capitolo 1'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-925297875623438605</id><published>2007-12-02T11:30:00.002+01:00</published><updated>2007-12-02T11:31:53.718+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 2</title><content type='html'>Discese sul pianeta con la navetta dell’astronave.&lt;br /&gt;La cinquantina di poltrone dell’area passeggeri erano pressoché totalmente occupate da tecnici e amministrativi della Compagnia.&lt;br /&gt;E in realtà, se si comprendeva anche il gruppetto di scienziati - reclutati anch’essi dalla compagnia per un progetto, che Arthur non aveva ben compreso, né si era curato di comprendere - egli sembrava essere il solo turista. Il solo, comunque, senza un legame di dipendenza con la concessionaria del pianeta.&lt;br /&gt;Emerald City si trovava nella zona temperata, al centro d'un ampio golfo della costa occidentale del grande continente, Pangea, che da solo rappresentava una buona metà dell'intero pianeta e di fatto la totalità delle sue terre emerse.&lt;br /&gt;Osservando la città dall’oblò, mentre la navetta planava dolcemente, credette di intuire la ragione della propria unicità: il panorama non poteva certo dirsi invitante.&lt;br /&gt;- Quella alla sinistra – disse il signor Ciang, protendendosi in avanti verso l’oblò, e facendo mostra d’aver dimenticato la scortesia di Arthur - è la zona residenziale, con a sud, nella zona dello spazioporto, il quartiere amministrativo e degli ospiti, dove potrà trovare un alloggio. Mentre quella a destra è la zona produttiva. Guardi laggiù – ed indicò delle grandi torri e tralicci, che si stagliavano in lontananza – dove si vedono quelle grandi strutture metalliche. Lì ci sono gli ingressi dei pozzi estrattivi. Avanti si vedono gli impianti di lavorazione dei metalli grezzi e lì, sul lato commerciale dello spazioporto, quelli sono i magazzini per le spedizioni.&lt;br /&gt;- Un’organizzazione molto razionale – fece Arthur, cercando di essere cortese, mentre uno sgraziato cargo commerciale si sollevava dalla sezione commerciale della sterminata piattaforma di cemento dello spazioporto.&lt;br /&gt;- Ci sono ventisei corridoi aerei – riferì soddisfatto il signor Ciang - che consentono il trasferimento, da un qualsiasi punto della città ad un altro, in meno di sette minuti standard. Tutti gli impianti produttivi e tutti gli isolati residenziali sono dotati della loro mensa. Per la Mines &amp;amp; Stars – concluse soddisfatto – è un punto d’onore ottimizzare i tempi e gli spazi.&lt;br /&gt;- Non lo metto in dubbio – sussurrò Arthur, sgomento alla vista di quella congerie di strutture senza grazia.&lt;br /&gt;- Come c’è finito, Jhob? – pensò – E, soprattutto, cosa ci ha trovato?&lt;br /&gt;Aspettò diligentemente che i passeggeri dinanzi a lui liberassero il corridoio e, seguendo il signor Ciang, si avvio al portello.&lt;br /&gt;Sui primi gradini della scaletta si fermò, sconcertato dalla strana luce del pianeta.&lt;br /&gt;- L’avevo avvertita – gli disse il signor Ciang, che s’era girato e gli sorrideva – Non si preoccupi, ci si fa rapidamente l’abitudine. Come del resto a tutto, non è vero signor Temple?&lt;br /&gt;Gli ripose con un cenno della mano, mentre assaporava l’aria, impercettibilmente, ma inequivocabilmente diversa e, comunque, gradita dopo l’asettica atmosfera dell’astronave.&lt;br /&gt;Discese guardandosi attorno.&lt;br /&gt;La navetta s’era posata nei pressi del terminal passeggeri, con i suoi grandi finestroni ogivati e polarizzati.&lt;br /&gt;Avviandosi al terminal, si rese conto che quell’area rappresentava solo una piccola zona dello spazioporto.&lt;br /&gt;Un piccolo spicchio separato, da una parte, dall’area commerciale, dove fervevano le operazioni di carico di almeno cinque mastodontici carghi, e, dall’altra, da un’area delimitata da campi di energia, che emanavano lungo il perimetro fasci di luce verdognola.&lt;br /&gt;Incuriosito, stava per chiederne la ragione al logorroico signor Ciang, quando, con un’elegante parabola, che ne contraddiceva la struttura, un cargo piombò dal cielo, per posarsi al centro di quell’area.&lt;br /&gt;Nel giro di pochi secondi sei mezzi di superficie planarono a circondare il cargo e ne discesero alcune decine di uomini in divisa nera, completa di casco integrale, e storditori alla cinture.&lt;br /&gt;Il ventre del cargo si aprì, rivelando una larga passerella, dalla quale iniziarono a discendere, incerti, uomini, donne, bambini.&lt;br /&gt;- Immigrati – informò Ciang – con ogni nave ne arrivano circa tremila. Quel cargo dovrà fare cinque, sei viaggi per sbarcali tutti.&lt;br /&gt;Arthur si fermò a guardare.&lt;br /&gt;Gli uomini in nero gridavano ordini e, con gesti imperiosi, invitavano quella gente a fare in fretta.&lt;br /&gt;Nel giro di pochi secondi qualche centinaio di esseri umani era raggruppato in un angolo ed il cargo, richiamata la passerella, si sollevò con una rapida accelerazione.&lt;br /&gt;Uno degli uomini in nero, con una pompa, spruzzò una nebbiolina gialloverdastra su quella varia umanità. Un bambino iniziò a piangere.&lt;br /&gt;- Ma cosa?!&lt;br /&gt;- Disinfestazione – l’informò il signor Ciang – Lei non può capire la quantità di germi che si riproducono nelle stive delle astronavi, con migliaia di individui che, per settimane, convivono in così poco spazio. Una volta nel terminal immigrazione, prima della selezione, verranno sottoposti ad una doccia più radicale.&lt;br /&gt;Gli uomini in nero gridavano ora nuovi ordini e il gruppo degli immigrati si divise, non senza deboli resistenze, con gli uomini su un lato e le donne con i bambini sull’altro.&lt;br /&gt;Incolonnati, i due gruppi si avviarono a piedi verso il terminal di quel settore, distante un centinaio di metri.&lt;br /&gt;- Cosa sono quei fasci di energia?&lt;br /&gt;- Campi di forza – rispose il signor Ciang – per evitare sconfinamenti.&lt;br /&gt;- In che senso, sconfinamenti?&lt;br /&gt;- Non si preoccupi, signor Temple, non sono mortali – lo prevenne sorridendo il signor Ciang – Servono a prevenire l’immigrazione clandestina. Chiunque arrivi per lavoro su Emerald, deve aver sottoscritto un contratto preliminare con la Mines &amp;amp; Stars, che si fa carico delle spese di viaggio. Col preliminare, ogni individuo impegna se stesso ed eventualmente i propri familiari minori, ad un periodo di lavoro non inferiore a cinque anni standard per conto della compagnia, nel servizio scelto, a loro insindacabile giudizio, dai selettori della stessa compagnia.&lt;br /&gt;- E poi?&lt;br /&gt;- Chi ha onorato il contratto ed ha saldato i debiti con la compagnia per il viaggio, il vitto e l’alloggio, è libero di fare quel che più gli aggrada – sorrise con un lieve inchino il signor Ciang&lt;br /&gt;- Anche di ripartire da Emerald?&lt;br /&gt;- Se ha i crediti per pagarsi il viaggio – rispose con un’alzata di spalle il signor Ciang.&lt;br /&gt;- Ma chi impedisce a una persona di andare per i fatti suoi, una volta superata la dogana?&lt;br /&gt;- La compagnia è autorizzata ad inserire in ogni individuo un segnalatore radio subcutaneo, in grado di indicare in ogni momento, al sistema di controllo centrale, la posizione di quell’individuo. Prima che sia uscita dal terminal immigrazione, ognuna di quelle persone, mi creda signor Temple, avrà il suo bravo segnalatore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-925297875623438605?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/925297875623438605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=925297875623438605' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/925297875623438605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/925297875623438605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-2.html' title='Emerald - Capitolo 2'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-919016347652808634</id><published>2007-12-02T11:30:00.001+01:00</published><updated>2007-12-02T11:30:50.652+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 3</title><content type='html'>Entrato nel terminal "passeggeri", s'avvio alle cabine doganali d'identificazione, con il disagio tipico del viaggiatore occasionale.&lt;br /&gt;L'attesa fu solo di un attimo, poi la porta si rivelò scorrendo sulla sinistra&lt;br /&gt;- Prego s'accomodi - la voce digitalizzata dell'unità di controllo parve soccorrere la sua indecisione.&lt;br /&gt;Arthur entrò e la porta si richiuse alle sue spalle.&lt;br /&gt;- Prego si sieda.&lt;br /&gt;Arthur si sedette inquieto.&lt;br /&gt;- Nome&lt;br /&gt;- Arthur Temple&lt;br /&gt;Lievi ronzii gli rivelarono che le macchine esperivano sommessamente gli accertamenti e i rilievi previsti&lt;br /&gt;- Pianeta e data standard di nascita&lt;br /&gt;- Terra 3.1.2344&lt;br /&gt;- Provenienza&lt;br /&gt;- New Yale - Continente universitario&lt;br /&gt;- Professione&lt;br /&gt;- Docente Universitario&lt;br /&gt;- Specializzazione&lt;br /&gt;- Archeologia terrestre&lt;br /&gt;- Motivo della visita&lt;br /&gt;- Visita ad un collega&lt;br /&gt;- Nome&lt;br /&gt;- Jhob Crhistiansen&lt;br /&gt;Più che terminata, l'indagine parve ad Arthur interrotta sul nome dell'amico e, dopo alcuni secondi di completo silenzio, la voce riprese a parlare, mentre contemporaneamente una porta si apriva alla sua destra.&lt;br /&gt;- Prego, professor Temple, segua il corridoio delimitato dalla doppia riga, grazie.&lt;br /&gt;Un lieve senso d'allarme lo percorse: per quanto non fosse un viaggiatore abituale, si rendeva conto che quella non era la procedura ordinaria.&lt;br /&gt;- Cosa, cosa è avvenuto?&lt;br /&gt;- Prego, professor Temple, segua il corridoio delimitato dalla doppia riga, grazie.&lt;br /&gt;- Sono un libero cittadino della Confederazione ed esigo ...&lt;br /&gt;- Prego, professor Temple, segua il corridoio delimitato dalla doppia riga, grazie.&lt;br /&gt;- Senti coso - sibilò- io già non sopporto questa sorta di stupro elettronico ...&lt;br /&gt;- Prego, professor Temple, segua il corridoio delimitato dalla doppia riga, grazie.&lt;br /&gt;- All'inferno! - sbottò Arthur, dandosi dello stupido per quel suo discutere con una voce sintetica e s'avviò, coprendo con la rabbia il senso d'inquietudine.&lt;br /&gt;Il corridoio si snodava, lungo.&lt;br /&gt;Ebbe il tempo di pensare agli immigrati, accalcati in attesa della selezione.&lt;br /&gt;Tra i campi di forza, quella biblica moltitudine pulsava in attesa, come un grande animale ferito e sofferente, dopo un viaggio, in condizioni subumane, nei ponti inferiori dell'astronave.&lt;br /&gt;Arthur mitigò la propria rabbia, con la consapevolezza della condizione privilegiata di turista, tanto che, giunto al termine del corridoio all'ingresso d'un ufficio, all'inquietudine s'accompagnava ormai l'indignazione.&lt;br /&gt;Entrò deciso.&lt;br /&gt;- S'accomodi, Professor Temple. Sono il capitano Gile.&lt;br /&gt;Un uomo sulla cinquantina, dall'altro lato di una scrivania, l'invitava a sedersi su una poltrona.&lt;br /&gt;- Senta lei, io sono un libero cittadino della Confederazione e non intendo tollerare che la polizia privata di una compagnia mineraria qualsiasi, dopo avermi intimamente profanato nelle mie caratteristiche e nelle mie miserie - Cristo, va bene, lo ammetto, sono un essere transitorio e temporaneo, va bene? - mi ...&lt;br /&gt;- Si calmi Professor Temple, e si sieda. Le chiedo scusa personalmente e a nome della Mines &amp;amp; Stars, ma ora si sieda.&lt;br /&gt;Dopo un ulteriore attimo di indecisione, Arthur si sedette.&lt;br /&gt;- I nostri metodi di identificazione sono i metodi standard approvati dalla Confederazione e la nostra polizia opera sulla base dell'atto di concessione rilasciato della stessa Confederazione.&lt;br /&gt;- Nell'interesse di chi? Della Confederazione o della Compagnia?&lt;br /&gt;- Su Emerald, professor Temple, i due interessi coincidono.&lt;br /&gt;- E cosa mi dice di quei poveri disgraziati.&lt;br /&gt;- Gli immigrati?&lt;br /&gt;- Già, come li ha definiti un vostro ispettore? Entusiasti, disperati, sognatori. Che ora se ne stanno lì, inquadrati come animali da macello, su questa sorta di Rupe Tarpea...&lt;br /&gt;- Prego?&lt;br /&gt;- Lasci perdere. Se ne stanno lì e ora i loro sogni, i loro ricordi, le loro ferite, il pulsare stesso di quel grumo di carne e sangue che sono, non conta nulla, nulla. È tutt'al più un fattore di rendimento per giudicare la loro qualità di carni da miniera. Voi non siete altro che un'estensione meccanico-contabile di un consiglio di amministrazione. E questo sarebbe l'interesse della Confederazione? Dell'umanità? Ma si rende conto di quanta forza vitale si disperde scaraventata giù da questa rupe?&lt;br /&gt;- Non siamo così orribili, professor Temple.&lt;br /&gt;- Infatti, è vero. Sant'Iddio, siete solo realisti, tragicamente realisti da compromettere tutte quelle possibilità.&lt;br /&gt;E la sua indignazione si spense nel vago gesto rivolto oltre la porta.&lt;br /&gt;- Lei è un archeologo, professor Temple, uno studioso. Pensi alle memorie dei suoi computer e lasci a noi, individui poco raccomandabili, le miserie quotidiane - Arthur represse una dura risposta - Lasci invece che le dica il motivo per il quale l'abbiamo convocata non appena è stato identificato. Lei ha dichiarato di essere giunto su Emerald per incontrare il professor Crhistiansen, un suo collega.&lt;br /&gt;- Esatto.&lt;br /&gt;- Ebbene, professor Temple, benché lei abbia or ora espresso un giudizio così poco lusinghiero sui nostri sistemi di identificazione e controllo. Che a quanto mi è parso di capire, giudica eccessivamente, come dire, polizieschi. Debbo informarla che il professor Crhistiansen è scomparso senza lasciare alcuna traccia di sé da circa tre mesi, tempo di Emerald, si intende.&lt;br /&gt;- Come ... scomparso?&lt;br /&gt;- Il Professor Crhistiansen godeva, come lei, di un permesso di soggiorno turistico, professore, e pertanto, al di là del segnalatore radio subcutaneo, non era tenuto ad alcun altro sistema di identificazione e ricerca. Per quanto ne sappiamo, si era recato nella regione di Aither...&lt;br /&gt;- Aither?&lt;br /&gt;- Si, è una regione dall'altra parte di Pangea, sulla costa orientale dell'emisfero australe. Una costa molto frastagliata, ricca di scogliere e fiordi.&lt;br /&gt;- Chronos fabbrica nel seno di Aither l'uovo da cui nasce Phanes ... – borbottò, socchiudendo gli occhi Arthur&lt;br /&gt;- Dice?&lt;br /&gt;- Niente, solo memorie che escono dai miei computer.&lt;br /&gt;- La zona è estremamente pericolosa Sia perché in buona parte poco conosciuta e sia perché soggetta, come del resto tutta la costa orientale, a violente tempeste, cicloni ed altre amenità del genere.&lt;br /&gt;- Ma perché si è recato in quel posto?&lt;br /&gt;- Questo, mio caro professore, non siamo in grado di dirglielo. Perché, per quanto pensiate male di noi, il professor Crhistiansen e lei, nessuno di voi è tenuto a dirci perché si reca in questo o quel luogo di Emerald. Certo è che una volta usciti dalle aree delimitate dalla Compagnia, non si gode più della sua protezione complessiva.&lt;br /&gt;- La regione di Aither è fuori delle aree della compagnia?&lt;br /&gt;- I nostri insediamenti sono al momento tutti sul lato occidentale della dorsale di Pangea. Principalmente per il fattore climatico. Ma è comunque possibile raggiungere la costa orientale con qualche trasportatore indipendente. Ce ne sono molti a Emerald City, con le loro vecchie carrette. Il Professor Crhistiansen aveva affittata quella di un certo Klaus Berensky, un tipo esperto della costa orientale.&lt;br /&gt;- Cos'è successo?&lt;br /&gt;- Non lo sappiano. Circa tre mesi fa, come le ho detto, sia il suo segnalatore radio, che quello del Berensky, hanno cessato di trasmettere il segnale.&lt;br /&gt;- Non potrebbero essersi guastati?&lt;br /&gt;- Contemporaneamente? E comunque non sono stati neanche estratti. Questo avrebbe causato la variazione della frequenza del segnale. Hanno semplicemente cessato di trasmettere.&lt;br /&gt;- Come è possibile?&lt;br /&gt;L'uomo alzò le spalle:&lt;br /&gt;- Allo stato non ci sono spiegazioni. La compagnia ha inviato una spedizione di ricerca, ma senza alcun risultato. Del suo collega e della sua guida non è stata trovata alcuna traccia.&lt;br /&gt;- Capisco.&lt;br /&gt;- Cosa intende fare, professor Temple?&lt;br /&gt;- Adesso non so. Devo capirci qualcosa, Ma se non avete altro da dirmi, penso che finirò per affittare un mezzo e raggiungere la regione di Aither.&lt;br /&gt;L'uomo sorrise.&lt;br /&gt;- La Compagnia, oltre che avvisarla, non può fare altro. Non può impedirle di porre a repentaglio la sua vita. L'informo, comunque, che quella del suo collega è la settima scomparsa recente avvenuta in quella zona. Se ha ancora intenzione di continuare, buona fortuna professore.&lt;br /&gt;Appena il professor Temple uscì dal suo ufficio, il capitano Gile digitò un codice interno alla consolle. Qualcuno gli rispose.&lt;br /&gt;- E’ appena uscito dal mio ufficio.&lt;br /&gt;- E il segnalatore? – chiese l’immagine.&lt;br /&gt;- Soprassediamo – rispose Gile ed aggiunse, quasi a spiegare a se stesso – Non è il caso di irritarlo ulteriormente. Lasciamogli credere di potersi muovere liberamente. Questo ci porterà più facilmente a qualcosa.&lt;br /&gt;- Bene.&lt;br /&gt;- Abbiamo tutto il tempo che vogliamo, per agire – e chiuse la comunicazione.&lt;br /&gt;Rilassò le spalle contro lo schienale della sedia. Incrociò le dita delle mani, giunte dinanzi alla bocca. Osservò un punto oltre la porta del suo ufficio e si concesse un mezzo sorriso.&lt;br /&gt;Le cose iniziavano a muoversi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-919016347652808634?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/919016347652808634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=919016347652808634' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/919016347652808634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/919016347652808634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-3.html' title='Emerald - Capitolo 3'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-2113458981087671957</id><published>2007-12-02T11:28:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:29:06.304+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 4</title><content type='html'>Arthur perdette ancora quasi un’ora standard per completare le procedure doganali.&lt;br /&gt;Quando, finalmente, uscì dal terminal passeggeri dell’astroporto, nel piccolo, anonimo piazzale, non c’era più nessuno.&lt;br /&gt;Si guardò intorno, inquieto, chiedendosi che fare, quando:&lt;br /&gt;- Finalmente, signor Temple. – il piccolo signor Ciang lo sorprese sbucando alle sue spalle – Ce ne avete messo del tempo!&lt;br /&gt;- Oh, è lei! – esclamò Arthur - Come mai ancora qui?&lt;br /&gt;- Un semplice dovere di cortesia – rispose l’altro con un lieve inchino – Non vedendola ho capito che avrebbe perso la navetta per l’albergo e, considerato che, per lei, questo è il primo viaggio sul pianeta, ho deciso di attenderla, per accompagnarla all’Emerald’s Door, l’albergo degli ospiti.&lt;br /&gt;- Davvero molto gentile – disse Arthur, sinceramente sollevato – Spero che la cosa non le sia di troppo disturbo.&lt;br /&gt;- Si figuri – lo rassicurò il signor Ciang – E’ anche il mio recapito, quando sono a Emerald City – e chinandosi verso Arthur, con un mezzo sorriso complice, aggiunse – Non che del resto ci siano alternative.&lt;br /&gt;- Come? – scherzò Arthur – mi sembra di sentire dalle sue labbra una sorta di critica alla Mines &amp;amp; Stars!&lt;br /&gt;- Il lavoro è il lavoro, signor Temple. Ma diciamo che, potendo scegliere, conosco destinazioni decisamente più gradevoli. Vogliamo andare? L’albergo è a poche centinaia di metri e, nell’attesa, mi sono permesso di farci precedere con la navetta dai bagagli.&lt;br /&gt;- Faccia strada – rispose Arthur e s’avviarono.&lt;br /&gt;Uraneo, in un fulgore verde smeraldo, s’avviava al tramonto.&lt;br /&gt;I due camminavano tranquilli, in un largo viale che correva tra due teorie di edifici tozzi e squadrati d’un grigioverde sporco.&lt;br /&gt;Non c’era nessuno sulla strada e gli edifici, sbarrati e senza luci, sembravano disabitati.&lt;br /&gt;- Sono uffici – spiegò il signor Ciang – Dopo l’orario di chiusura, da queste parti passano solo i mezzi della sorveglianza.&lt;br /&gt;Arthur assentì con la testa, mostrando di aver capito, ma si sentiva a disagio.&lt;br /&gt;Come aveva detto il signor Ciang, dopo poche centinaia di metri, la luce del monogramma della Mines &amp;amp; Stars, su una vetrata polarizzata, annunciò il loro arrivo all’Emerald’s Door.&lt;br /&gt;L’edificio, dall’esterno, era del tutto simile agli altri della zona e, quando varcarono la soglia, si ritrovarono in un vasto atrio anonimo e spartano.&lt;br /&gt;Alla reception li accolse una donna attempata dall’aria scialba che, salutato come una vecchia conoscenza il signor Ciang, ebbe un guizzo di curiosità all’indirizzo di Arthur.&lt;br /&gt;- Lei deve essere il signor Arthur Temple. – disse – Abbiamo avuto l’avviso del suo arrivo dallo spazioporto. Ho fatto portare i suoi bagagli nella stanza. La 228 – e gli porse la tessera magnetica - Mi auguro che si possa trovare bene sul nostro pianeta. Per lei, signor Ciang, abbiamo la solita camera, la 128.&lt;br /&gt;- Salve Annie – fece il signor Ciang, prendendo la scheda magnetica della sua camera – Ti trovo in forma. Ma non eri in scadenza di contratto?&lt;br /&gt;- Ho sottoscritto un’altra cinquina – rispose la donna con un mezzo sorriso sulle labbra – Del resto, ormai, non saprei dove andare. Questa è la mia vita – Concluse con un’alzata di spalle.&lt;br /&gt;- E la Compagnia è una grande famiglia – aggiunse il signor Ciang.&lt;br /&gt;- Che lei sappia – chiese Arthur alla donna, cogliendo l’occasione al volo per avere qualche notizia – un certo Jhob Crhistiansen, ha alloggiato qui?&lt;br /&gt;- Il professore? Ma certo. – rispose la donna – Un uomo così simpatico e una così brava persona! Una tremenda disgrazia! Lo conosceva?&lt;br /&gt;- Sono suo amico. Sono qui praticamente su suo invito – rispose Arthur – Ma perché parla di disgrazia? Allo spazioporto mi hanno detto che non si hanno notizie, non che sia avvenuta una disgrazia.&lt;br /&gt;La donna parve confusa e quasi balbettò:&lt;br /&gt;- Ma un viaggio nell’Aither … e con una carretta …&lt;br /&gt;Il signor Ciang s’intromise con discrezione:&lt;br /&gt;- Quel che Annie ha voluto dire, se interpreto bene il senso delle vostre parole, è che è estremamente probabile che la ragione della mancanza di notizie del suo amico, sia da attribuire a qualche incidente. I luoghi e le condizioni climatiche dell’Aither possono solo avvalorare questa ipotesi. Naturalmente, c’è da augurarsi un’altra e meno traumatica ipotesi. Comunque, – aggiunse premuroso, con l’ennesimo, breve inchino – se in questa circostanza posso esserle d’aiuto, signor Temple, io sono a sua disposizione.&lt;br /&gt;Arthur lo ringraziò e tornò ad interrogare la donna:&lt;br /&gt;- Ricorda qualcosa, un particolare qualsiasi, di quando è partito per quel viaggio.&lt;br /&gt;- Non so – rispose la donna – Sono passati diversi mesi. Non era la prima volta che il signor Crhistiansen partiva con quel Berensky. No, non mi sembra che sia successo qualcosa di particolare … Ricordo che, nell’uscire, mi avvertì che sarebbe rimasto fuori diversi giorni … nient’altro. Mi dispiace.&lt;br /&gt;- E’ possibile vedere la sua stanza? – chiese ancora Arthur.&lt;br /&gt;- Dopo tutti questi mesi? – fece la donna, sinceramente stupita – Ma è stata liberata qualche settimana dopo la scomparsa – e quasi a scusarsi con Arthur – Sono le procedure standard della Compagnia.&lt;br /&gt;- Certamente, Annie, è ovvio – si intromise nuovamente il signor Ciang - Ma gli effetti personali dell’amico del signore – chiese – saranno pur stati trattenuti?&lt;br /&gt;- Oh, certo, sono conservati qui, dietro la reception – rispose prontamente la donna, come a sottolineare l’irreprensibilità del servizio.&lt;br /&gt;Il signor Ciang guardò sorridendo Arthur:&lt;br /&gt;- Desidera dar loro un’occhiata?&lt;br /&gt;- Ve ne sarei davvero grato.&lt;br /&gt;- Annie, crede che potremmo usare questa cortesia al signor Temple?&lt;br /&gt;- Se ne assume lei la responsabilità? – chiese la donna, appena tentennante.&lt;br /&gt;- Naturalmente – rispose l’uomo.&lt;br /&gt;La donna, rassicurata, attraversò una porta che si apriva dietro la reception, per ricomparire poco dopo con un contenitore plastico di non grandi dimensioni, che depose sul banco. Prelevò dalla rastrelliera alla sua destra una chiave magnetica e la porse al signor Ciang, che la prese con un lieve inchino.&lt;br /&gt;Sistemarono il contenitore su un basso tavolino della sala, al momento completamente deserta, e il signor Ciang fece scattare la serratura.&lt;br /&gt;Arthur iniziò ad esaminare il contenuto, mentre il signor Ciang si teneva in disparte, con discrezione.&lt;br /&gt;A parte alcuni indumenti ed oggetti di uso comune, vi era ben poco.&lt;br /&gt;Evidentemente Jhob si era portato computer e memorie dietro, nella spedizione.&lt;br /&gt;Oltre ad una storia di Emerald su supporto elettronico del Centro Studi Emeraldiani della Mines &amp;amp; Stars Co., c’erano solo alcuni oggetti, inusitati e inusuali per i più, ma non per l’amico, come ben sapeva Arthur.&lt;br /&gt;Erano le copie anastatiche, realizzate su indistruttibile sintocarta, di alcune pagine di libri, la cui stampa doveva risalire ad almeno tre secoli prima.&lt;br /&gt;C’era una ricostruzione delle rapsodie orfiche operata dal Lobeck, sulla base del racconto di Damascio, un neoplatonico del VI secolo avanti cristo.&lt;br /&gt;E un frammento di Pausania riferito a Onomacrito, ovvero a colui cui è attribuita l’introduzione dei misteri orfici in Atene, al tempo di Pisistrato.&lt;br /&gt;Vi era, infine, il Pentemuchos di Ferecide di Siro.&lt;br /&gt;Quello non era il settore di competenza di Arthur, specializzato in civiltà andine precolombiane, ma ne sapeva abbastanza per esserne ancora più sconcertato.&lt;br /&gt;Perché l’amico s’era portato in quel viaggio, a Emerald, quelle preziose copie, che sarebbero state certamente più al sicuro nei suoi uffici, all’università, su New Yale?&lt;br /&gt;A cosa gli servivano quei testi, che ricostruivano le diverse cosmogonie orfiche ed i miti fondativi di quella religione misterica sorta, cresciuta ed estintasi da quasi due millenni, a 34 parsec di distanza da Emerald?&lt;br /&gt;- Ha trovato qualcosa? – chiese discretamente il signor Ciang alle sue spalle.&lt;br /&gt;- Non so … Sinceramente non capisco – rispose Arthur&lt;br /&gt;- Se non sono indiscreto – insistette, sommessamente l’altro – Cosa sono quelli?&lt;br /&gt;- Riproduzioni di documenti. Jhob è specializzato in alcuni settori della Grecia classica, sulla Terra. E’ materiale di lavoro – si tenne sul generico Arthur.&lt;br /&gt;- E che ci fa con quel materiale su Emerald?&lt;br /&gt;- E’ quel che vorrei capire – rispose Arthur – Vorrei esaminarli con calma, se possibile.&lt;br /&gt;- Credo di poter convincere Annie – fece il signor Ciang sorridendo – A patto che mi tenga informato delle sue scoperte. Qualche piccolo mistero è quel che ci vuole, per ravvivare la grigia vita di un povero ispettore.&lt;br /&gt;- E’ stato così gentile, che non potrei rifiutarle nulla – rispose Arthur, a tono con l’interlocutore.&lt;br /&gt;Annie si lasciò convincere abbastanza facilmente e Arthur si avviò all’ascensore con in mano i preziosi documenti e, in aggiunta, la Storia del pianeta, cui contava di gettare prima o poi un’occhiata.&lt;br /&gt;Il signor Ciang scese al primo piano:&lt;br /&gt;- Ceniamo insieme, signor Temple?&lt;br /&gt;-Perché no? - rispose Arthur – Ma vorrei dare un’occhiata alla città. Conosce qualche buon posto dove mangiare?&lt;br /&gt;- Buon posto? – il signor Ciang parve preso alla sprovvista – Buono su Emerald mi sembra una parola impegnativa … Ma qualche posto decente penso di poterlo individuare. Ci vediamo all’ingresso tra un’ora?&lt;br /&gt;- Va bene, tra un’ora.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-2113458981087671957?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/2113458981087671957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=2113458981087671957' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2113458981087671957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2113458981087671957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-4.html' title='Emerald - Capitolo 4'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-9140705194488222333</id><published>2007-12-02T11:27:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:28:12.990+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 5</title><content type='html'>Il signor Ciang si era procurato un piccolo mezzo a cuscino d’aria, su cui spiccava, in fiammanti lettere verde-oro, il monogramma della Mines &amp;amp; Stars Co. Così come sulla tuta ad un pezzo dell’autista.&lt;br /&gt;- Lei, signor Ciang – disse Arthur – è un uomo pieno di risorse.&lt;br /&gt;- Nei limiti del possibile – si schernì l’altro.&lt;br /&gt;- Ho l’impressione che, su Emerald, un mezzo come questo sia riservato ai grossi papaveri.&lt;br /&gt;- Ai quadri della Compagnia – lo corresse il signor Ciang – Un piccolo vantaggio per chi viene dalla sede centrale e alla sede centrale tornerà, con un resoconto da riferire – precisò esibendo il suo sorriso.&lt;br /&gt;Ciang diede la destinazione all’autista e il mezzo si mosse con una dolce accelerazione.&lt;br /&gt;Arthur si rilassò sul suo sedile, gettando uno sguardo alle strade che attraversavano risalendo la città.&lt;br /&gt;Usciti dalla zona degli uffici, il mezzo prese un largo viale che svoltava a sinistra, per poi progressivamente piegare costantemente verso destra.&lt;br /&gt;Ricordando la visione della città avuta dalla navetta, Arthur intuì che il viale seguiva l’andamento della parte residenziale della città, tenendosi ai suoi margini, in quella che si sarebbe detta la sua fascia periferica.&lt;br /&gt;Gli edifici non erano dissimili da quelli che aveva già visto, solo un po’ più piccoli, ma sempre di quel triste grigio-verde.&lt;br /&gt;Poche le persone in strada, quasi inesistenti i veicoli.&lt;br /&gt;Tutto era illuminato da una luce fredda.&lt;br /&gt;- E’ tutto così allegro, a Emerald City? - chiese&lt;br /&gt;- Deve capire che qui, venticinque anni fa, non c’era nulla – ripose il signor Ciang – Non c’era neanche nessun colono. E’ stato costruito tutto dal nulla e la maggior parte delle cose sono state trasportate dallo spazio, dai pianeti interni. E’ chiaro che si è pensato per prima cosa all’indispensabile.&lt;br /&gt;- Ma la cultura, la bellezza – chiese quasi a se stesso Arthur – sono superflue?&lt;br /&gt;- Emerald City ha un’ottima biblioteca e un buon canale olografico con ottimi programmi, anche culturali, signor Temple. I programmi di istruzione per i ragazzi sono forzatamente di carattere prevalentemente tecnico. Hanno la necessità di cominciare ad autoprodurre i quadri intermedi. Ma l’istruzione è sostanzialmente completa.&lt;br /&gt;- Beh, immagino – fece Arthur, con una venatura caustica – che per un po’ di memorie, lo spazio, addirittura qualche decina di centimetri cubici, su quelle piccole astronavi mercantili, la Mines &amp;amp; Stars, sia riuscita a ricavarlo.&lt;br /&gt;- Non sia ingiusto, signor Temple. In venticinque anni su Emerald sono arrivati quasi centocinquantamila coloni. E’ stata costruita questa piccola città, in cui abitano circa quarantamila persone. Sono stati realizzati venti impianti estrattivi con altrettanti insediamenti, più piccoli di Emeral City, ma sostanzialmente autosufficienti. E’ stato realizzato un sistema di trasporti sub orbitale tra gli insediamenti e l’astroporto e trentotto fattorie, in cui lavorano più di ventimila coloni, per provvedere alle necessità alimentari dell’intera popolazione di Emerald. Non crede che dovrebbe concedere alla Mines &amp;amp; Stars quantomeno il tempo di completare il suo lavoro, prima di emettere sentenze definitive?&lt;br /&gt;- Mi arrendo, signor Ciang – esclamò Arthur, sollevando scherzosamente le braccia - Chiedo scusa alla Mines &amp;amp; Stars e al suo onorevole consiglio di amministrazione.&lt;br /&gt;- Accetto la sua resa – rispose a tono l’altro – A patto che sia senza condizioni.&lt;br /&gt;Sorrisero&lt;br /&gt;- Siamo quasi arrivati – fece il signor Ciang, guardando fuori dal finestrino.&lt;br /&gt;Il mezzo si fermò dinanzi al solito edificio anonimo, con il luminoso monogramma della Compagnia, fiammeggiante, sul vetro polarizzato dell’ingresso.&lt;br /&gt;Come per l’Emerald’s Door, anche in questo locale, non vi era alcuna insegna che l’identificasse.&lt;br /&gt;- Nessun insegna, nessun nome? – chiese, Arthur&lt;br /&gt;- Come? – rispose perplesso l’altro.&lt;br /&gt;- Come fa, qualcuno, a sapere che questo è un ristorante?&lt;br /&gt;- Capisco. Lei deve tener ben presente che su Emerald non capitano molti … turisti. Mi scusi, mi veniva da dire, estranei. E tutti qui sanno che questo è il ristorante di Emerald City.&lt;br /&gt;- Il…?&lt;br /&gt;- Già, questo è l’unico ristorante di tutta Emerald City. Gli abitanti, anche i quadri, normalmente usufruiscono delle mense. Il cui menù sarà poco fantasioso, ma è comunque sostanzioso e, soprattutto, economico. Una cena alla carta al ristorante è una follia da fare nelle grandi occasioni.&lt;br /&gt;- Mi sta preoccupando. Lo stipendio di un professore universitario non è certo da nababbi.&lt;br /&gt;- Non si preoccupi di questo – si affrettò a rassicuralo il signor Ciang – Lei questa sera è mio ospite.&lt;br /&gt;- Ma non posso permettere …&lt;br /&gt;- Addebiterò i costi sulle spese di rappresentanza. Del resto, è ormai divenuto un punto d’onore, per me, farla ricredere sulle buone intenzioni del mio datore di lavoro – non potendo profondersi nel solito inchino, fece una breve flessione del capo - che si accollerà di buon grado la copertura della spesa.&lt;br /&gt;- Se le cose stanno così – rispose Athur – sono ben felice di accettare.&lt;br /&gt;- Non si faccia troppe illusioni – sussurrò in un sospiro il signor Ciang, varcando la soglia.&lt;br /&gt;Il locale, confortevole, per gli standard che Arthur aveva ormai attribuito al pianeta, era quasi deserto.&lt;br /&gt;Nella luce discreta e diffusa, solo un paio di tavoli erano occupati da coppie, che mangiavano chiacchierando sommessamente.&lt;br /&gt;Si sistemarono in un tavolo, adeguatamente distante rispetto a quelli occupati, e persero qualche minuto per fare le ordinazioni sul menù elettronico.&lt;br /&gt;Mentre attendevano che la cucina sfornasse i piatti, il signor Ciang avviò la conversazione.&lt;br /&gt;- Lei è venuto su Emerald per il suo amico, ho sentito.&lt;br /&gt;- Già – rispose Arthur – è proprio così.&lt;br /&gt;- Anche il suo amico è professore universitario, un archeologo – aggiunge il signor Ciang, come a ricostruire i dati in suo possesso, per poi continuare – Scusi la mia curiosità, ma sono sinceramente perplesso. Non capisco come un archeologo possa avere interesse in un pianeta che non ha e non ha mai avuto una civiltà di un qualunque tipo, anzi, che non ha mai sviluppato alcuna forma di vita animale autoctona. Perché lo sa, non è vero signor Temple, che su Emerald, le uniche forme di vita che si sono sviluppate sono tutte vegetali?&lt;br /&gt;- Si, l’ho letto – rispose Arthur.&lt;br /&gt;- Non credo, come non lo crederà neanche lei, dopo queste poche ore ad Emerald City, che il suo amico possa aver deciso di prendersi un periodo di vacanza proprio qui. E allora, che ci faceva su Emerald&lt;br /&gt;- Vorrei saperlo anch’io – rispose Arthur – Ma non ne ho la minima idea.&lt;br /&gt;- Ma ha risposto ad un suo invito – protestò con tono lieve.&lt;br /&gt;- Si, ma era una cosa alla Jhob … Diciamo che il mio amico è un eccentrico, che ama parlare per enigmi ed allusioni. Mi ha inviato citazioni del suo campo di ricerca … gliel’ho detto, la Grecia del primo millennio avanti Cristo, ma senza una riga di spiegazione.&lt;br /&gt;- Però è stato sufficiente a farla partire. E a tentare di raggiungerlo in questo posto sperduto dell’universo.&lt;br /&gt;- Jhob sarà un eccentrico, ma è anche una persona eccezionale. Se mi ha inviato quel messaggio, c’è sicuramente una ragione seria, anche se non sono in grado di dire quale sia.&lt;br /&gt;- Pensa che quello che abbiamo trovato tra i suoi oggetti personali possa aiutarla?&lt;br /&gt;- Al momento non vedo come, ma non mi sembra di avere altro.&lt;br /&gt;- Le ripeto, se le posso essere utile, in qualunque modo, faccia pure affidamento su di me.&lt;br /&gt;Mangiarono una cena … mangiabile continuando a parlare.&lt;br /&gt;Il signor Ciang si mostrò particolarmente interessato al lavoro di Arthur.&lt;br /&gt;E affascinato dagli elementi di archeologia che finivano in un discorso, punteggiato di domande, che Arthur trovava sorprendentemente pertinenti in quell’omino, cortese e cerimonioso, ma dagli interessi e dalla cultura apparentemente così distanti dalla sua.&lt;br /&gt;Dopo un’ora, si avviarono all’uscita, in attesa del mezzo, che il signor Ciang aveva richiamato.&lt;br /&gt;Sulla porta, l’attenzione di Arthur fu attratta da un uomo, che correva sull’altro lato della strada.&lt;br /&gt;D’improvviso l’uomo, con una tuta verde scuro, scartò in mezzo alla strada, dirigendosi nella sua direzione.&lt;br /&gt;Dall’angolo del palazzo, nella direzione da cui arrivava l’uomo, in quel momento, sbucarono in corsa tre uomini in nero.&lt;br /&gt;Mentre dal fondo della strada planava veloce un mezzo, anch’esso nero.&lt;br /&gt;Il signor Ciang si frappose tra Arthur e l’uomo, che lo caricò con una spalla, scaraventandolo violentemente al suolo.&lt;br /&gt;Arthur, impietrito, fu afferrato per il braccio che aveva alzato ad estrema difesa, e due occhi allucinati, o disperati, gli ansimarono:&lt;br /&gt;- Fuggi, rainbowed, è una trappola!&lt;br /&gt;Gli uomini della sicurezza gli furono addosso e lo strapparono dal braccio di Arthur, costringendolo a sdraiarsi a terra ed a restare immobile.&lt;br /&gt;Lo colpirono ripetutamente con calci e con gli storditori.&lt;br /&gt;Altri uomini scesero dal mezzo e furono addosso all’uomo. Altri, ancora, si chinavano sul signor Ciang, che appariva stordito.&lt;br /&gt;Tutto avveniva nel silenzio più completo e questo sconvolse Arthur più della violenza, che gli appariva assolutamente gratuita.&lt;br /&gt;- Fuggi, rainbowed, è una trappola! – quell’avvertimento gli tornò in mente e una paura irrazionale lo invase e lo stravolse.&lt;br /&gt;Si allontanò arretrando, senza che nessuno gli prestasse attenzione.&lt;br /&gt;Poi, vinto da un istintivo terrore, si mise a correre fuggendo.&lt;br /&gt;Si allontanò cambiando ripetutamente strada, col terrore di sentire passi che l’inseguissero, o che un veicolo gli planasse dall’alto, come un gigantesco rapace.&lt;br /&gt;Quando fu senza fiato si fermò, ansimando, scrutando alle sue spalle.&lt;br /&gt;Al di là del raspare del suo respiro, non si sentiva alcun rumore e nessuno si vedeva al suo inseguimento.&lt;br /&gt;Con uno sforzo cercò di ragionare.&lt;br /&gt;Ora non capiva cosa gli fosse successo. Perché fosse fuggito.&lt;br /&gt;Certo, non era un uomo d’azione e quell’esplosione di violenza, peraltro gratuita, l’avevano certamente turbato.&lt;br /&gt;Ma che cosa c’entrava lui, col vaniloquio - perché altro non poteva essere quell’avvertimento - di quel povero cristo?&lt;br /&gt;Perché s’era fatto prendere dal panico?&lt;br /&gt;E un senso di vergogna lo pervase, al pensiero del povero signor Ciang, che aveva tentato di difenderlo, e che lui aveva abbandonato, magari ferito.&lt;br /&gt;Ora avrebbe voluto tornare sui propri passi.&lt;br /&gt;Si guardò intorno, ma la teoria dei palazzi, sempre uguali a sé stessi, gli disse che si era perso.&lt;br /&gt;Non aveva la benché minima idea di dove fosse il ristorante e, se era per quello, neanche l’albergo.&lt;br /&gt;Si decise a cercare qualcuno per chiedere informazioni.&lt;br /&gt;Si incamminò lungo la strada deserta e dopo qualche centinaio di metri, girò su una strada più stretta sulla destra.&lt;br /&gt;La struttura sempre uguale e sempre anonima dei palazzi lo opprimeva, ma, all’ennesima svolta, qualcosa cominciò a cambiare impercettibilmente.&lt;br /&gt;Le case erano più addossate.&lt;br /&gt;I muri, pur se di quell’opprimente grigio-verde, erano segnati qua e là da qualche screpolatura, da qualche macchia lasciata dal tempo e dagli uomini.&lt;br /&gt;Qua e la, sulla strada, qualche rifiuto, qualche segno, testimoniava della vita di qualcuno.&lt;br /&gt;Si addentrò speranzoso.&lt;br /&gt;Improvvisamente vide un paio di persone, in fondo alla piccola strada in cui ora si trovava, entrare in un portone sul lato opposto.&lt;br /&gt;Accelerò il passo e si avvicinò alla porta.&lt;br /&gt;Notò che non era chiusa e dall’interno usciva il riverbero d’una luce.&lt;br /&gt;Si risolse e, con circospezione, spinse con la mano la semplice anta di una porta su cardini e sbirciò dentro.&lt;br /&gt;Con sorpresa si rese conto che quello era una specie di locale.&lt;br /&gt;C’erano tavoli con sedie ed una sorta di bancone, dietro cui un barista umano mesceva qualche liquore.&lt;br /&gt;Entrò.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-9140705194488222333?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/9140705194488222333/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=9140705194488222333' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/9140705194488222333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/9140705194488222333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-5.html' title='Emerald - Capitolo 5'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-6561239750339755857</id><published>2007-12-02T11:26:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:27:07.557+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 6</title><content type='html'>Il locale era decisamente più popolato degli ambienti sino ad allora frequentati da Arthur su Emerald.&lt;br /&gt;Uomini e donne di età diverse, ma tutti con l’onnipresente tuta verde scuro, se ne stavano seduti ai tavoli, bevendo e chiacchierando sommessamente.&lt;br /&gt;Arthur si avvicinò al banco, e diverse occhiate lo seguirono senza molta discrezione.&lt;br /&gt;Il barista lo guardò con un mezzo sorriso.&lt;br /&gt;- Prende qualcosa? – gli chiese&lt;br /&gt;- Che avete?&lt;br /&gt;- Poco per un rainbowed. Un paio di liquori distillati negli impianti della compagnia. Uno più forte, ma amaro ed uno più leggero, ma amabile.&lt;br /&gt;- Mi dia quello forte – disse Arthur, aggiungendo – Come è che mi ha chiamato? Rainbowed?&lt;br /&gt;- Beh, straniero – spiegò l’uomo – E’ il nome che diamo agli stranieri qui su Emerald. E lei, anche solo per come è vestito, non è dei nostri, o sbaglio?&lt;br /&gt;- No, non sbaglia - rispose Arthur, dando un sorso al liquore denso, che l’altro gli aveva versato e che gli procurò un attacco di tosse.&lt;br /&gt;- Le avevo detto che era forte – disse il barista&lt;br /&gt;- E amaro – concluse in una smorfia Arthur – Senta, mi sono perso, sa indicarmi la strada per l’Emerald’s Door?&lt;br /&gt;- Beh, è parecchio fuori strada – rispose l’uomo – Del resto, è ben difficile vedere un rainbowed da queste parti.&lt;br /&gt;- Perché, che parti sono?&lt;br /&gt;- Oh, niente di particolare, ma è difficile che in centro, così vicino all’inferno, si vedano quadri, figuriamoci rainbowed.&lt;br /&gt;- Inferno?&lt;br /&gt;- Già, la parte industriale di Emerald City. Questa è una zona da miners, di inchiodati al contratto della signora e padrona Mines &amp;amp; Stars – e fece per versargli un altro bicchiere di liquore, ma Arthur lo fermò.&lt;br /&gt;- Proviamo l’altro – disse – Mi sembra di notare una lieve critica verso la concessionaria, nelle sue parole.&lt;br /&gt;- Ragazzi – fece in barista rivolto agli avventori seduti ai tavoli – C’è questo rainbowed che vuole saperne qualcosa di più sulla nostra cara Mines &amp;amp; Stars.&lt;br /&gt;Le conversazioni si fermarono e tutti gli sguardi andarono su Arthur.&lt;br /&gt;Non lo guardavano con curiosità.&lt;br /&gt;Più che altro ebbe l’impressione che lo stessero soppesando, mentre sorseggiava il liquore, secondo il barista, amabile.&lt;br /&gt;- E che vuole sapere? Come ci tiene al laccio? Come s’è comprata la nostra esistenza per un pugno di crediti? – disse una donna dai capelli grigi raccolti a crocchia sulla nuca, mentre era tornata a fissare il fondo del bicchiere, che stringeva con le due mani sul tavolo dinanzi a lei.&lt;br /&gt;- Sono ventitre anni che sono qui – fece un uomo sul fondo del locale – La nostra è una condanna a vita. Vattene, rainbowed, finché puoi farlo.&lt;br /&gt;Una mezza risata generale – che ad Arthur, suonò un po’ di scherno - chiuse la faccenda e tutti tornarono alle rispettive occupazioni.&lt;br /&gt;- Come vede – fece il barista ad Arthur – la lieve critica, non è esattamente personale.&lt;br /&gt;- Va bene, però siete liberi di criticare, almeno.&lt;br /&gt;- Oh, certo, parlare, la Mines &amp;amp; Stars, ce lo lascia fare tranquillamente. Non violerebbe mai un diritto fondamentale della Confederazione. Come, del resto, non consente a noi di violare l’obbligo del rispetto delle clausole contrattuali. Che, le assicuro, è un dovere ancora più fondamentale per la Confederazione.&lt;br /&gt;- Ma il contratto con la Mines &amp;amp; Stars non è di cinque anni?&lt;br /&gt;- Già, ma con i crediti della paga, tolti, come da contratto, i soldi per il vitto e per l’alloggio, pure se non ti concedi neanche un bicchiere di zankor, quand’è che metti da parte il crediti per un viaggio interstellare? Fuori dalla Compagnia, su questo maledetto pianeta, non c’è niente. E che puoi fare allora? O usi quel poco che hai per comprarti una carretta e fare il cercatore indipendente. O sottoscrivi un nuovo contratto con la Compagnia. Lavori sempre per la Mines &amp;amp; Stars. La sola differenza è che da indipendente, se sei fortunato, scopri un nuovo giacimento e con il gruzzolo che ottieni riesci a partire per le stelle. Se sei sfortunato, e nove volte su dieci è così, ci rimetti la pelle. Certo, puoi sempre diventare un greenfree …&lt;br /&gt;- Un cosa? – chiese Arthur&lt;br /&gt;- Un greenfree, uno che se ne va a vivere per Emerald, chiudendo ogni legame con la Compagnia. Ce n’è qualche migliaio. Ma è una vita selvaggia e soprattutto pericolosa. Questo pianeta non ci ama, rainbowed.&lt;br /&gt;- Insomma, mi sta dicendo che nessuno è ripartito da Emerald?&lt;br /&gt;- Nessuno proprio no. Ma di noi miners, in vent’anni, non se ne sono andati più di mille, forse duemila.&lt;br /&gt;- Ma lei, qui…&lt;br /&gt;- Piccola libera iniziativa tollerata – rispose l’uomo - Io lavoro ai magazzini dell’astroporto e la sera raggranello qualche credito extra. Ce ne sono molti di locali così, in centro. Gli uomini in nero ci lasciano fare, credo che serva anche alla Compagnia allentare un po’ la corda del guinzaglio.&lt;br /&gt;- Senta – si risolse a dire Arthur – Poco fa, ero al ristorante …&lt;br /&gt;- Accipicchia, deve avere un signor credito.&lt;br /&gt;- Ero invitato – si spiegò Arthur – Quando stavo uscendo con il mio ospite, ci è corso incontro un uomo, credo un miner, era vestito come voi. Mi si è aggrappato al braccio e mi ha detto qualcosa su una trappola che non ho ben capito. Poi è stato preso e scaraventato a terra da un gruppo di agenti della Compagnia. Lo hanno colpito a calci e con gli storditori. Io mi sono spaventato e sono fuggito. Ecco come mi sono perso.&lt;br /&gt;- Accidenti – fece il barista - Quel poveraccio finirà nei pozzi estrattivi, a quattromila metri sottoterra. Gli uomini in nero sanno essere cattivi.&lt;br /&gt;- Mi ha detto di fuggire e probabilmente questo mi ha sconvolto. Ma perché è venuto da me?&lt;br /&gt;- Non so. Forse l’ha riconosciuta come rainbowed e le ha voluto dire di stare alla larga. Di non farsi incastrare – scrollò le spalle.&lt;br /&gt;- Ma io sono su Emerald solo per un amico, un mio collega! Io sono un professore di archeologia – protestò Arthur&lt;br /&gt;Il barista lo guardò, d’improvviso attento.&lt;br /&gt;- Qual è il nome del suo amico?&lt;br /&gt;- Jhob, Johb Crhistiansen. Perché me lo chiede?&lt;br /&gt;In quel momento sulla porta si affacciarono due uomini in nero.&lt;br /&gt;Scrutarono il locale dove, alla loro comparsa, l’aria s’era fatta impercettibilmente più rarefatta, e puntarono il loro sguardo su Arthur.&lt;br /&gt;L’uomo in nero alla destra parlò sottovoce, chinando il capo verso destra.&lt;br /&gt;Poco dopo sulla porta apparve il capitano Gile, in completa tenuta nera.&lt;br /&gt;Ignorò completamente i presenti e si avvicinò sorridendo ad Arthur.&lt;br /&gt;- Buona sera, professor Temple. Felice di rivederla. E’ qualche minuto che la cerco. Ho saputo che è stato coinvolto in uno spiacevole incidente e sono venuto per riaccompagnarla in albergo.&lt;br /&gt;- Più che ad un incidente, capitano, direi di aver assistito ad un brutale pestaggio – rispose Arthur.&lt;br /&gt;- Una disdicevole circostanza. – commentò il capitano Gile - Ma i miei uomini mi hanno riferito che quella persona, per inciso, mentalmente disturbata, aveva già aggredito il suo accompagnatore e le era addosso.&lt;br /&gt;- Come sta il signor Ciang?&lt;br /&gt;- Fortunatamente bene. E’ già stato riaccompagnato in albergo, nella sua stanza. Vogliamo andare?&lt;br /&gt;Ad Arthur suonò quasi un ordine.&lt;br /&gt;- Quanto devo? – Chiese al barista, prendendo tempo.&lt;br /&gt;- Lasci – rispose questi – Offre la casa. Dovere di ospitalità - e gli offrì la mano in un gesto di saluto.&lt;br /&gt;Arthur rispose al gesto e, nel contatto, avvertì che il barista gli stava passando un foglietto di carta, tenendolo nascosto col dorso della mano.&lt;br /&gt;Guardò negli occhi l’uomo e strinse il pugno, stringendo il biglietto.&lt;br /&gt;Si volse e con un cenno del capo assentì al capitano, che gli fece segno di precederlo.&lt;br /&gt;Uscì dal locale con gli uomini in nero ai fianchi e il capitano Gile alle sue spalle. Con la spiacevole sensazione di non essere libero.&lt;br /&gt;Un mezzo della sicurezza li attendeva in strada e Arthur salì sul retro, al fianco del capitano Gile.&lt;br /&gt;Nel trambusto riuscì a far sparire il foglietto in una tasca dei pantaloni.&lt;br /&gt;- Mi spiace che sia stato coinvolto in questo spiacevole incidente la prima sera che è da noi – disse il capitano – Le posso assicurare che, in genere, Emerald City è assolutamente sicura e tranquilla. Anzi, troppo tranquilla. Direi noiosa. L’unico diversivo è il mugugno, come avrà avuto modo di apprezzare in quella bettola.&lt;br /&gt;- Non è nulla, capitano – rispose Arthur, che desiderava soprattutto liberarsi di quella scorta.&lt;br /&gt;- Il mugugno è una sorta di sport nazionale, qui su Emerald. E, naturalmente, è rivolto contro l’amministrazione. Potremmo sintetizzarlo con un antico detto della Terra … com’è? A già, “Piove governo ladro”.&lt;br /&gt;- Non è un esempio molto felice – non riuscì a trattenersi Arthur.&lt;br /&gt;- Che vuole dire?&lt;br /&gt;- Il detto che ha citato ha un fondamento storico. Per molto tempo il sale utilizzato in cucina, il cloruro di sodio, è stata una materia indispensabile e preziosa, che non era così facilmente disponibile. In Italia, una penisola dell’Europa nel bacino del mar Mediterraneo, la produzione, il trasporto e la vendita del sale erano a cura dell’autorità, che vi applicava pesanti tasse. In caso di pioggia, il sale si inumidiva ed aumentava di peso, ma i governanti lo vendevano allo stesso prezzo, facendo pagare oltre al sale, l’acqua che vi era contenuta. Dal che si ricava che il detto popolare aveva fondamenti e giustificazioni più che reali.&lt;br /&gt;- Non sapevo questa storia – disse il capitano Gile, che aveva ascoltato Arthur con gli occhi socchiusi a due fessure.&lt;br /&gt;- A ben cercare, un qualche fondo di verità lo si trova sempre nei detti, nelle leggende, nei miti popolari.&lt;br /&gt;- Molto interessante, ma, al momento, la mia preoccupazione è evitarle ulteriori, spiacevoli incidenti. Potrei suggerirle di farsi installare il segnalatore radio subcutaneo? – gli chiese il capitano, ed aggiunse sorridendo – Non vorrei impegnare la metà dei miei uomini ogni volta che si perde.&lt;br /&gt;Arthur si irrigidì e il capitano si affrettò ad aggiungere:&lt;br /&gt;- E’ solo un consiglio, professor Temple. Non ho intenzione si imporglielo, almeno fino a che non mi darà troppi grattacapi.&lt;br /&gt;- Cercherò di stare attento, capitano. Ma preferirei evitare quell’aggeggio. Nella mia famiglia abbiamo un vero e proprio culto per la privacy.&lt;br /&gt;- Come vuole – rispose, rassicurante, il capitano – Siamo arrivati.&lt;br /&gt;Il mezzo si fermò dinanzi al luminoso monogramma della Compagnia e Arthur discese, salutò il capitano e, rapidamente, guadagnò l’interno dell’albergo.&lt;br /&gt;Alla reception c’era ancora Annie, che lo salutò con un cenno del capo, cui lui rispose con la mano.&lt;br /&gt;Andò, senza fermarsi, agli ascensori e salì in camera.&lt;br /&gt;Quando si fu chiusa la porta alle spalle, prese il foglietto dalla tasca, lo stese e lo lesse.&lt;br /&gt;C’era una scritta ad inchiostro, realizzata manualmente e con una grafia affrettata:&lt;br /&gt;“La Società dei Naufraghi del Chronos si riunisce domani alle 21, nella sala del Mendelevio”.&lt;br /&gt;Rimase a lungo ad osservare quel pezzetto di carta, chiedendosene il significato.&lt;br /&gt;Evidentemente, sotto la superficie, Emerald City era meno tranquilla di come il capitano Gile faceva mostra di credere.&lt;br /&gt;Quella aveva tutta l’aria d’essere una sorta di società segreta, probabilmente il frutto di un bisogno di rivalsa di quei poveri … miners, come si chiamavano.&lt;br /&gt;Ma quello che lo colpiva era in particolare quel nome “Chronos”. Non poteva essere un’altra coincidenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-6561239750339755857?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/6561239750339755857/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=6561239750339755857' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6561239750339755857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6561239750339755857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-6.html' title='Emerald - Capitolo 6'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-2842587499512790706</id><published>2007-12-02T11:25:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:26:16.407+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 7</title><content type='html'>Recuperò i documenti prelevati tra gli effetti di Jhob e se li mise davanti.&lt;br /&gt;C’erano due cose che l’avevano colpito. Il nome della regione in cui s’erano perse le tracce di Jhob, Aither, ed ora, appunto, quel nome, Chronos, adottato da un’improbabile setta di quella povera gente.&lt;br /&gt;Erano entrambi due nomi della cosmogonia orfica e non poteva certo trattarsi di un caso.&lt;br /&gt;Del resto, lo stesso nome della stella, Uraneo, non era un’altra coincidenza improbabile?&lt;br /&gt;Uranòs era il termine celeste di quel binomio cielo-terra, riportato nel testo della laminetta funeraria orfica che Jhob gli aveva inviato.&lt;br /&gt;D’altra parte, l’altro fattore della coppia, Geo, non aveva la stessa desinenza di Pangea, il continente, la terra emersa di Emerald?&lt;br /&gt;Certo, Pangea era anche un riferimento al continente originario della terra, prima che la deriva dei continenti ne frantumasse l’unità. Ma questo non toglieva nulla alle straordinarie coincidenze di quella toponomastica astrale.&lt;br /&gt;Esaminò prima il Penthemuchos.&lt;br /&gt;Come ricordava, in questa versione della cosmogonia orfica, il mondo ordinato sarebbe stato un antro dai cinque fondi, ovvero i cinque elementi dell’universo: acqua, aria, terra, fuoco e tartaro.&lt;br /&gt;Il cosmo si sarebbe sviluppato da un caos primitivo, per virtù di impulsi successivi, dovuti a figure divine, che rappresentavano i valori filosofico morali, che erano alla base del pensiero orfico.&lt;br /&gt;Tre erano le essenze primordiali che avevano operato l’ordinamento del mondo: Zas, che era il principio della vita, Chtoniè, il principio della materia e, appunto, Chronos, principio del tempo.&lt;br /&gt;Era Chronos – appunto, Chronos, sottolineò a sé stesso Arthur - che aveva lottato e sconfitto Ophioneus, il serpente, che era il principio del caos.&lt;br /&gt;Arthur, rifletté sui termini di questa lotta.&lt;br /&gt;Certo, essa era paragonabile alle tante altre battaglie raccontate dalle più diverse mitologie terrestri, combattute dalle entità divine ordinatorie della luce e del bene, contro le forze generatrici delle tenebre e del male.&lt;br /&gt;Ipotizzò che il serpente Ophioneus potesse identificarsi, per i miners, nella Mines &amp;amp; Stars e che in quel Chronos, di cui si dichiaravano naufraghi, fosse racchiusa tutta l’idea della grande lotta di liberazione che sognavano, per poter solo sperare in un’altra vita, rispetto a quella cui erano condannati.&lt;br /&gt;Ma perché quei poveri cristi avrebbero dovuto ricorrere proprio a quella particolare simbologia?&lt;br /&gt;E, soprattutto, come poteva essere arrivata fin lì dalle nebbie del passato e da 34 par/sec di distanza?&lt;br /&gt;Passò allora alla ricostruzione del Lobeck e alla cosmogonia tratta dalle rapsodie orfiche.&lt;br /&gt;In questo caso i tre elementi primordiali erano Chronos, Aither e Chaos.&lt;br /&gt;Arthur ebbe un brivido di impazienza, come si poteva parlare di coincidenze?&lt;br /&gt;Chronos aveva fabbricato nel seno di Aither un uovo, da cui era nato Phanes, il Brillante.&lt;br /&gt;Il messaggio di Jhob aveva un riferimento preciso e diretto in quell’uovo.&lt;br /&gt;Ma che significava, quando affermava di averci scoperto “la torre”?&lt;br /&gt;Quale torre?&lt;br /&gt;E poi, cos’era quest’uovo?&lt;br /&gt;Qualunque cosa fosse – considerò Arthur – doveva comunque trovarsi nell’Aither, in quella misteriosa regione di Emerald.&lt;br /&gt;Assentì col capo e continuò la ricostruzione del mito.&lt;br /&gt;Phanes si era accoppiato con Nyx, la notte oscura, generando la coppia terra-cielo, cioè Geo-Uranòs, da cui era nato il vecchio Krono, che aveva generato Zeus, il quale a sua volta aveva generato, da Persefone, Dioniso.&lt;br /&gt;Dioniso riceveva nell’orfismo il nome particolare di Zagreo, cioè diveniva il gran cacciatore di anime che travolgeva ogni cosa.&lt;br /&gt;Era in sostanza una divinità ctonia, come la discendenza da Persefone, del resto, lasciava intuire.&lt;br /&gt;Zagreo aveva ricevuto, da suo padre Zeus, il dominio sul mondo.&lt;br /&gt;Ma i Titani, figli della Terra, elemento scuro e tenebroso, aizzati dalla gelosa Hera, avevano deciso di ucciderlo.&lt;br /&gt;Zagreo - che era un bambino ingenuo - giocava nei campi, quando i Titani, utilizzando diversi oggetti, lo trassero in inganno.&lt;br /&gt;Accortosi del pericolo, Zagreo aveva cercato di sfuggire alla presa cambiando forma.&lt;br /&gt;Ma i Titani erano riusciti a catturarlo, proprio quando aveva assunto quella di toro.&lt;br /&gt;Lo avevano fatto a brani e lo avevano divorato crudo.&lt;br /&gt;Ma Athena aveva salvato il cuore del dio bambino, portandolo a Zeus.&lt;br /&gt;Il quale lo aveva trangugiato, generando poi, da Semele, un nuovo Dioniso, gloriosa resurrezione dell’antico.&lt;br /&gt;I titani, per la loro empietà, erano stati colpiti dalla folgore di Zeus.&lt;br /&gt;Dalle loro ceneri era nato il genere umano, nel quale, perciò, si trovavano riuniti i due elementi, il bene e il male, il titanico e il dionisiaco, fusi insieme.&lt;br /&gt;Tutta la disciplina orfica consisteva, appunto, nella liberazione dell’elemento luminoso, celeste, dionisiaco, che era l’anima, dall’elemento oscuro, materiale, titanico, che era il corpo.&lt;br /&gt;Arthur non vedeva in questa parte del mito un nesso necessario con i segnali che Jhob gli aveva mandato.&lt;br /&gt;Ma si chiese se quella Società dei Naufraghi di Chronos non potesse essere una sorta di confraternita orfica. In cui l’elemento “titanico”, da cui gli iniziati dovevano liberarsi con una vita irreprensibile, era costituito dalla Mines &amp;amp; Stars, con le sue clausole contrattuali, che li teneva inchiodati in quella sorta di verde Tartaro.&lt;br /&gt;Già, ma l’orfismo presupponeva una colpa originaria di cui liberarsi.&lt;br /&gt;E quale colpa potevano attribuirsi quelle, che non erano altro che vittime ingenue – come quel dio bambino – di quel mostro, perfettamente razionale e realistico, che considerava “normale” la loro condizione?&lt;br /&gt;Per gli orfici, infatti, l’anima era divina ed il corpo era una tomba, in cui l’anima era precipitata in seguito ad una colpa primordiale.&lt;br /&gt;La distanza tra questa prigione oscura e la sede beata a cui l’anima anelava di risalire, si poteva abbreviare e sopprimere solo a prezzo di una purificazione.&lt;br /&gt;La purificazione aveva due possibili strade.&lt;br /&gt;Una passava per il ciclo delle rinascite.&lt;br /&gt;La seconda passava per la purificazione nell’Ade, luogo di terrore o di delizie, ma dove l’anima, per gli orfici, non trovava la propria pace.&lt;br /&gt;Questa era possibile solo nella ricongiunzione nell’unico Zagreo.&lt;br /&gt;E il testo, inviatogli da Jhob, di quella laminetta, che un orfico si era portato nella tomba, era una sorta di promemoria, di istruzioni per l’uso, per il viaggio nell’Ade.&lt;br /&gt;All’ingresso avrebbe trovato due strade.&lt;br /&gt;Una infausta, contrassegnata da un pioppo. Che conduceva al Tartaro.&lt;br /&gt;E una buona, contrassegnata da un cipresso. Che conduceva, prima alla fonte Mnemosina, la fonte dell’oblio e, dopo, ai Campi Elisi. Dove, ben giudicato da Persefone, avrebbe atteso la ricongiunzione all’unico Zagreo.&lt;br /&gt;Arthur ricordò in proposito la definizione che davano i neoplatonici, cresciuti nel solco del pensiero orfico.&lt;br /&gt;“Nell’Uno che soffre e si perde effondendosi nella pluralità delle creature”.&lt;br /&gt;Perché Jhob gli aveva inviato quelle istruzioni?&lt;br /&gt;Quale percorso gli aveva voluto indicare?&lt;br /&gt;C’era una strada che avrebbe dovuto evitare?&lt;br /&gt;E quale?&lt;br /&gt;Era perplesso ed ora si sentiva stanco.&lt;br /&gt;La giornata era stata intensa e la notte era ormai fonda.&lt;br /&gt;Si ricordò che il giorno emeraldiano era un po’ più corto di quello standard e che l’alba sarebbe arrivata prima di quanto il suo corpo prevedesse.&lt;br /&gt;Si spogliò e si stese sul letto, cercando di svuotare la mente.&lt;br /&gt;Non aveva abbastanza elementi per fare un’ipotesi sensata e non aveva senso far galoppare la fantasia.&lt;br /&gt;Alla fine una spiegazione razionale sarebbe saltata fuori e, con essa, sperò sbadigliando, anche Jhob.&lt;br /&gt;Si stava addormentando con un’unica decisione presa.&lt;br /&gt;Il giorno dopo avrebbe fatto di tutto per essere presente alla riunione della Società dei Naufraghi del Chronos.&lt;br /&gt;- Del?&lt;br /&gt;Quella preposizione articolata gli stonò nella testa.&lt;br /&gt;Si rialzò e andò a controllare il foglietto.&lt;br /&gt;Si, non ricordava male, era un “del” e non un semplice “di”.&lt;br /&gt;Si ridistese sul letto, tornato lucido.&lt;br /&gt;Quell’articolo mutava il senso o, almeno, lo ampliava.&lt;br /&gt;Quel Chronos poteva rappresentare il nome di qualcosa e non già l’identificazione mitica.&lt;br /&gt;Poteva ricordare un reale naufragio, magari di una nave spaziale che portava quel nome.&lt;br /&gt;Certo, ma restava il problema di quel nome dato ad una nave spaziale, o a cos’altro fosse, e del suo legame con Emerald e la sua stella Uraneo, con tutti quei riferimenti ad un’antica religione misterica.&lt;br /&gt;Niente, l’unica soluzione era rendersi conto direttamente di che cosa si trattasse.&lt;br /&gt;Ma con discrezione.&lt;br /&gt;Non era il caso che il capitano Gile ne venisse, in una qualche maniera, a conoscenza.&lt;br /&gt;La mattina dopo avrebbe cercato di ottenere qualche informazione su come muoversi per la città, senza l’assistenza del signor Ciang che, del resto – pensò – dovrà pur fare il lavoro per il quale è venuto su Emerald!&lt;br /&gt;Si sentì ancora una volta in colpa, per aver abbandonato quel gentile omino a terra, davanti al ristorante, e considerò, con imbarazzo, il momento in cui si sarebbero incontrati.&lt;br /&gt;Avrebbe dovuto fargli le sue scuse.&lt;br /&gt;Finalmente s’addormentò.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-2842587499512790706?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/2842587499512790706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=2842587499512790706' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2842587499512790706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2842587499512790706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-7.html' title='Emerald - Capitolo 7'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-625782903372907136</id><published>2007-12-02T11:23:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:25:29.035+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 8</title><content type='html'>Incontrò il signor Ciang davanti alla reception.&lt;br /&gt;Cercò di scusarsi del suo comportamento la sera prima.&lt;br /&gt;Ma l’altro fece mostra di non dare alcun peso alla cosa e si comportò come se nulla fosse successo.&lt;br /&gt;- Cosa conta di fare, questa mattina?&lt;br /&gt;- Vorrei conoscere un po’ meglio la città, con calma. Capire come è organizzata.&lt;br /&gt;- Dopo l’impatto, come possiamo dire … - il signor Ciang sembrò cercare le parole – problematico di ieri sera, mi sembra un’ottima apertura di credito, da parte sua.&lt;br /&gt;- Dove posso trovare una cartina della città, in modo da non rischiare di perdermi ogni cinque minuti? – chiese, per poi spiegare - Sa, non vorrei diventare un ospite ingombrante per la Sicurezza. Da quando sono arrivato, ho avuto modo di ricevere le attenzioni di un ufficiale, un certo capitano Gile, già due volte.&lt;br /&gt;- Spero sia stato trattato come si conviene&lt;br /&gt;- Per carità! – fece Arthur – Nulla da dire. Diciamo che sono io, a non voler passare per un piantagrane. … Lei crede che possa avere una piantina?&lt;br /&gt;- Credo che il posto migliore sia proprio la reception.&lt;br /&gt;Il signor Ciang si volse verso il giovane impettito che, dietro il banco, sostituiva quella mattina Annie.&lt;br /&gt;- Il professor Temple vorrebbe una piantina della città.&lt;br /&gt;Il giovane si chinò e recuperò sotto il banco una piantina, che porse con un sorriso ad Arthur.&lt;br /&gt;- La ringrazio molto – disse Arthur, mentre dispiegava il materiale plastico della cartina.&lt;br /&gt;La pianta della città sembrava sufficientemente particolareggiata.&lt;br /&gt;Arthur notò che erano indicati sia l’Emerald’s Door, che il Ristorante ed una serie di edifici, sedi di uffici.&lt;br /&gt;Ebbe il tempo di notare come la parte sinistra della città, quella residenziale, fosse un ordinato reticolo di strade che si infittiva, restringendosi, verso il centro.&lt;br /&gt;Senza mai allargarsi in un qualcosa di simile ad una piazza.&lt;br /&gt;Mentre la parte destra, quella produttiva, sembrava suddivisa in blocchi quadrangolari di diverse dimensioni.&lt;br /&gt;- Signore – il giovane stava richiamando la sua attenzione. Si voltò – La penna – e gli porse un piccolo cilindro affusolato, con una estremità appuntita.&lt;br /&gt;- E’ per l’uso della carta – il signor Ciang soccorse il suo imbarazzo – Una piccola invenzione dei laboratori della Compagnia – spiegò - Se lei posa la punta della penna su un punto qualsiasi della carta, su questa si disegna il percorso più opportuno per raggiungere quel punto. Provi. Tocchi il Ristorante e vedrà.&lt;br /&gt;Arthur eseguì e sulla carta comparve un tratto d’un verde brillante, che dall’Emerald’s Door arrivava al Ristorante, seguendo il percorso che, a senso, Arthur ricordava aver fatto la sera prima.&lt;br /&gt;- La piantina – aggiunse il signor Ciang - è dotata di un sensore in grado di individuare automaticamente il punto di partenza. Cioè dove si trova in quel momento la piantina. Purché si trovi all’interno della città.&lt;br /&gt;- Veramente notevole – mormorò Arthur.&lt;br /&gt;- Ho una proposta da farle – cambiò discorso il signor Ciang – Il mio lavoro quest’oggi consiste in un giro d’ispezione, diciamo così, ufficioso. Prima di cominciare i controlli, ho bisogno di rendermi conto dello stato di attuazione dei programmi, come dire … dal vivo – sorrise – Ho più fiducia nel mio naso, che delle fredde cifre dei bilanci, signor Temple. E questo, dovrà riconoscerlo, è un punto a mio favore.&lt;br /&gt;Arthur rimase per un attimo interdetto. Ma poi ricordò la discussione del giorno prima sull’astronave e sorrise a sua volta.&lt;br /&gt;- Lei non mi perdona nulla, signor Ciang.&lt;br /&gt;- Che dice, signor Temple, vuole venire con me?&lt;br /&gt;Arthur valutò che, al seguito del signor Ciang, avrebbe avuto maggiori probabilità di individuare quella sala del Mendelevio in cui, quella sera, si sarebbe riunita la Società dei Naufraghi del Chronos e fu felice di accettare la proposta.&lt;br /&gt;- Con piacere – rispose – Ma ho ancora un favore da chiedere.&lt;br /&gt;- Prego – disse il signor Ciang – sono a sua disposizione.&lt;br /&gt;- Potrei avere un abito locale? Ieri ho capito di essere un … rainbowed, e preferirei cercare di passare il più possibile inosservato.&lt;br /&gt;- La posso capire – disse comprensivo il signor Ciang – Anche se rainbowed non è un’offesa, la posso capire – e tornò a voltarsi verso la reception.&lt;br /&gt;Dopo dieci minuti il signor Ciang, nel suo abito da quadro della Compagnia e il signor Temple, nella sua tuta verde scuro da miner, uscivano dall’Emerald’s Door. Fuori salivano su un piccolo mezzo a cuscino d’aria, su cui spiccava, in fiammanti lettere verde-oro il monogramma della Mines &amp;amp; Stars Co.&lt;br /&gt;Il mezzo sfrecciò deciso in direzione del centro della città.&lt;br /&gt;Quella mattina la città si presentava decisamente più animata.&lt;br /&gt;Sulle strade si vedevano quasi esclusivamente grossi mezzi di trasporto collettivo.&lt;br /&gt;Mentre un brulicare di pedoni verde scuro entrava e usciva dagli edifici grigio verdi degli uffici, con un passo veloce.&lt;br /&gt;Gli unici individui fermi erano quelli alle fermate dei mezzi, che planavano veloci, caricando e scaricando i passeggeri, per poi risalirsene in volo.&lt;br /&gt;I mezzi neri della sorveglianza, dall’alto, scandagliavano, lenti, quella scena.&lt;br /&gt;Passarono nella zona residenziale.&lt;br /&gt;Qui gli individui verde scuro sembravano avere una sola direzione.&lt;br /&gt;- E’ l’ora del secondo turno – spiegò il signor Ciang – Gli ingressi al lavoro sono scaglionati in quattro turni, sfalsati di un’ora tra loro. E’ la soluzione più semplice per spostare due volte al giorno venticinquemila persone da una parte all’altra della città. Tutte quelle persone stanno raggiungendo i terminal dei trasporti, che le porteranno al loro posto di lavoro.&lt;br /&gt;L’auto seguì il flusso di quella marcia ed, in breve, raggiunse un largo viale, dove erano in attesa dei grossi veicoli allineati.&lt;br /&gt;Le persone verde scuro, senza alcuna esitazione, raggiungevano un preciso veicolo salendo a bordo.&lt;br /&gt;Ogni qualche secondo, come seguendo il ritmo di una silenziosa musica, un veicolo d’improvviso levitava nell’aria, per poi avviarsi, con un’armonica accelerazione, in direzione della zona produttiva della città.&lt;br /&gt;- Ci sono altri quattro terminal come questo. Ogni terminal serve un’area specifica della zona produttiva e, naturalmente, la Compagnia assegna gli alloggi in modo che ogni persona risieda nella vicinanze del proprio terminal.&lt;br /&gt;- Ma da questa parte della città non rimane nessuno? – chiese Arthur&lt;br /&gt;- Bambini e studenti vengono trasportati nella zona uffici, dove ci sono nidi e scuole. Mentre i malati sono ricoverati nel centro medico, che è sempre nella zona meridionale. Restano solo gli indipendenti, se pagano l’affitto del loro alloggio.&lt;br /&gt;“Formiche”, questo era il pensiero che Arthur aveva stampato nella mente, mentre guardava quell’ordinato e perfettamente razionale affaccendarsi.&lt;br /&gt;Ogni individuo era perso, dissolto in quel mostruoso “essere alveare”.&lt;br /&gt;In quel formicaio che, con insensibile intelligenza, cresceva, nutrendosi del lavoro di ognuna di quelle singole formiche operaie verde scuro.&lt;br /&gt;Nutrendosi del suo lavoro e schiacciandone sogni, speranze, desideri …&lt;br /&gt;- Ma gli esseri umani non sono formiche! – si disse Arthur, osservando i vigilanti neri, che volteggiavano in alto.&lt;br /&gt;Passarono nella parte produttiva della città.&lt;br /&gt;Arthur notò che le due parti avevano una separazione fisica.&lt;br /&gt;Una lunga fila di pali collegati da fasci di luce verdognola.&lt;br /&gt;E il signor Ciang gli confermò che si trattava dello stesso tipo di campi d’energia, che avevano osservato allo spazioporto.&lt;br /&gt;Lo informò, quindi, che vi erano dodici varchi pedonali, sorvegliati da uomini della sicurezza.&lt;br /&gt;Arthur registrò la cosa, valutando che avrebbe avuto un problema in più quella sera.&lt;br /&gt;Il giro nella parte produttiva fu, contrariamente a quanto si era aspettato Arthur, interessante.&lt;br /&gt;I pozzi avevano larghe bocche, sulla cui circonferenza si ergevano gli immensi bracci di gigantesche gru e i robusti tralicci degli impianti di trasporto, che consentivano il trasferimento del personale dalla superficie al fondo dei pozzi, ad oltre quattromila metri di profondità, ed il loro ritorno.&lt;br /&gt;Si, i pozzi estrattivi avevano un orrido fascino&lt;br /&gt;Mentre l’improvviso affiorare dei cassonetti carichi del materiale grezzo estratto, sparati dal fondo dei pozzi, con un’accelerazione che nessun umano avrebbe potuto mai sopportare, era uno spettacolo affascinante.&lt;br /&gt;Seguirono il percorso del materiale grezzo che, mediante nastri trasportatori, raggiungeva gli impianti di lavorazione ed una serie di queste fasi lavorative.&lt;br /&gt;Tra i diversi metalli pesanti il signor Ciang ad un tratto citò il mendelevio.&lt;br /&gt;Arthur fu subito attento, quasi incredulo della sua fortuna.&lt;br /&gt;Si era, infatti, lambiccato il cervello su come avere qualche informazione su quella produzione senza destare sospetti.&lt;br /&gt;Chiese, sperando di sembrare il più naturale possibile, qualche notizia in più ed il signor Ciang fu, come al solito, estremamente cortese.&lt;br /&gt;Mentre illustrava quel ciclo, propose ad Arthur di osservare direttamente i diversi impianti.&lt;br /&gt;Ovviamente Arthur accettò.&lt;br /&gt;La produzione di ogni metallo pesante avveniva negli edifici di uno specifico quadrilatero.&lt;br /&gt;Questa era la ragione della particolare suddivisione dell’area produttiva della città.&lt;br /&gt;Visitarono i diversi edifici in cui si articola il flusso produttivo del mendelevio, sino a giungere ad un locale dove, finalmente, veniva raccolto il metallo raffinato.&lt;br /&gt;Entrando nel locale, il signor Ciang disse:&lt;br /&gt;- E questa è la sala del mendelevio.&lt;br /&gt;Arthur ebbe un salto al cuore e, facendo mostra di ascoltare quel che diceva il signor Ciang, si guardò intorno in cerca di qualche conferma.&lt;br /&gt;La sala, un rettangolo senza finestre, che Arthur valutò di venti metri per dieci, era vuota, a parte il cassone di raccolta del metallo posto sul fondo.&lt;br /&gt;Arthur, per l’ennesima volta – aveva avuto cura di ripetere l’operazione innumerevoli volte, come fosse un gioco, per non destare, al momento opportuno, sospetti nell’interlocutore – controllò la posizione sulla mappa, evidenziando il percorso sino all’Emerald’s Door.&lt;br /&gt;La sala non era distante dallo spazioporto, in un punto che Arthur non avrebbe fatto fatica a raggiungere a piedi.&lt;br /&gt;Cercò di memorizzare sulla cartina il punto esatto da cui partiva il percorso. Quello era il punto dove avrebbe dovuto piazzare la penna quella sera.&lt;br /&gt;Ripiegò la cartina e continuò a discorrere amabilmente con il signor Ciang, che non fece mostra di essersi accorto di nulla.&lt;br /&gt;Si lasciarono che Uraneo tramontava.&lt;br /&gt;Arthur disse di sentirsi stanco, rifiutando l’invito a cena del signor Ciang.&lt;br /&gt;- Credo che andrò subito a dormire&lt;br /&gt;- Faccia sogni d’oro – disse con un inchino il signor Ciang, mentre la porta dell’ascensore si chiudeva.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-625782903372907136?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/625782903372907136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=625782903372907136' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/625782903372907136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/625782903372907136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-8.html' title='Emerald - Capitolo 8'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-142389628426240384</id><published>2007-12-02T11:22:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:23:18.382+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 9</title><content type='html'>Entrato in camera, aprì sul letto la cartina e mise la punta della penna sulla sala mendelevio.&lt;br /&gt;Studiò il percorso che si disegnava.&lt;br /&gt;Avrebbe dovuto raggiungere lo spazioporto e risalire il suo perimetro verso nord.&lt;br /&gt;Passato il terminal immigrati, giudicò in alcune centinaia di metri, comunque in non oltre un chilometro, la distanza che lo separava dal varco di ingresso alla zona produttiva.&lt;br /&gt;Lì ci sarebbe stato il problema della sorveglianza, ma lo avrebbe affrontato sul momento.&lt;br /&gt;Passato il varco, avrebbe dovuto continuare in linea retta, per un altro chilometro, lasciandosi alla destra la recinzione dello spazioporto e superando, sulla sinistra, due quadrilateri.&lt;br /&gt;Quindi doveva svoltare a sinistra e a poche centinaia di metri, alla fine del primo quadrilatero, si sarebbe trovato di fronte, sulla destra, la sala del mendelevio.&lt;br /&gt;Ripeté più volte il percorso mentalmente per fissarselo nella memoria. Dopodichè guardò l’ora, erano passate le diciannove e mezza.&lt;br /&gt;Valutò che a passo tranquillo, tale da non destare sospetti, avrebbe raggiunto la sala in un’ora e decise di prendersi un buon margine per i possibili imprevisti e, quindi, di cominciare ad avviarsi subito.&lt;br /&gt;Ripiegò e si mise in tasca la cartina e si guardò allo specchio.&lt;br /&gt;Per quanto ne capiva, poteva essere scambiato per un qualunque miner di Emerald.&lt;br /&gt;Soddisfatto lasciò la stanza.&lt;br /&gt;Salutò con un sorriso Annie, che aveva ripreso il suo servizio quella sera, ed usci in strada.&lt;br /&gt;Come fu uscito, Annie compose un numero sulla consolle della reception.&lt;br /&gt;La sera era gradevole, come una serata di tarda primavera su New Yale, e per Arthur non fu difficile simulare un’innocente passeggiata.&lt;br /&gt;Raggiunse rapidamente lo spazioporto e si incamminò verso nord.&lt;br /&gt;Passò dinanzi all’ingresso del terminal immigrati, che era sbarrato e buio, e proseguì.&lt;br /&gt;La strada era deserta. Solo in lontananza si vedeva qualche veicolo sfrecciare veloce.&lt;br /&gt;Finiti gli edifici dei terminal, costeggiò la recinzione dell’astroporto, da dove si vedeva a distanza, all’altro capo del piazzale di cemento, il movimento di grossi mezzi di trasporto, intorno ad un paio di carghi spaziali. Evidentemente una nave mercantile era in orbita intorno al pianeta e le operazioni di carico non si fermavano neanche la notte.&lt;br /&gt;Arrivò alla fine della recinzione e si trovò al varco.&lt;br /&gt;Era un semplice spazio tra due pali.&lt;br /&gt;Libero dalla luce verdognola, che congiungeva la teoria dei pali, che si susseguivano da quel secondo palo in direzione nord.&lt;br /&gt;In corrispondenza del secondo palo c’era una sorta di garitta chiusa.&lt;br /&gt;Il posto di controllo della sorveglianza, penso Arthur.&lt;br /&gt;Con l’aria più innocente che gli riuscì di assumere, si avvicinò alla garitta, ma non gli riuscì di scorgere nessuno.&lt;br /&gt;Incredulo dell’opportunità che sembrava presentarglisi, provò a proseguire oltre il varco.&lt;br /&gt;Nessuno lo fermò.&lt;br /&gt;Nonostante cercasse di imporsi il contrario, accelerò progressivamente l’andatura, finendo quasi per correre.&lt;br /&gt;Solo dopo almeno un centinaio di metri riuscì a rallentare e a riassumere l’andatura tranquilla che s’era ripromesso.&lt;br /&gt;Con la coda dell’occhio tentò di gettare uno sguardo alle sue spalle, temendo d’essere stato individuato e magari inseguito.&lt;br /&gt;Ma tutto era tranquillo.&lt;br /&gt;Respirò profondamente e proseguì.&lt;br /&gt;Non vide e non incontrò nessuno, fino a quando non arrivò in vista della sala mendelevio.&lt;br /&gt;Guardò l’ora.&lt;br /&gt;Aveva quasi mezz’ora di anticipo sull’orario della riunione.&lt;br /&gt;Decise di attendere al riparo di una grossa attrezzatura, piazzata all’esterno di un capannone un po’ discosto rispetto all’ingresso della sala.&lt;br /&gt;Voleva farsi un’idea del partecipanti osservandoli arrivare.&lt;br /&gt;Dopo un quarto d’ora iniziarono ad arrivare alla spicciolata dei miners, uomini e donne, tutti nella tuta verde scuro, tutti silenziosi.&lt;br /&gt;Arrivavano e, contrariamente a quanto s’era aspettato Arthur, senza alcun rituale, aprivano la porta della sala ed entravano.&lt;br /&gt;L’unica particolarità era il grosso fagotto, che uno dei primi miners aveva portato con sé entrando.&lt;br /&gt;Arthur attese che fossero quasi le ventuno.&lt;br /&gt;Fino a quel momento aveva contato in una cinquantina i partecipanti alla riunione e, fra questi, aveva riconosciuto il barista della sera prima.&lt;br /&gt;A quel punto si risolse e, uscito dal suo riparo, si avviò alla porta della sala ed entrò.&lt;br /&gt;Il barista lo riconobbe quasi subito, gli andò incontro con un sorriso cordiale e gli parlò all’orecchio.&lt;br /&gt;- Speravo che arrivasse. Da quel che ha detto il capitano Gile, avevo capito che non aveva il rivelatore radio e poteva unirsi a noi&lt;br /&gt;- Perché, voi non l’avete?&lt;br /&gt;L’uomo sorrise e piegò la testa mostrando la base del collo, dove si vedeva il segno di una piccola cicatrice.&lt;br /&gt;- Liberati – disse.&lt;br /&gt;- Ma, mi è stato detto che se si estrae …&lt;br /&gt;- Questo è quello che pensa la Mines &amp;amp; Stars – lo interruppe l’uomo – Ma noi abbiamo trovato il modo di spegnerlo. Così – e aprì, come petali di un fiore, le dita che aveva stretto, congiungendo i polpastrelli.&lt;br /&gt;Ad Arthur brillarono gli occhi.&lt;br /&gt;- Ma allora anche Jhob …&lt;br /&gt;- Si – lo prevenne l’uomo, assentendo con il capo.&lt;br /&gt;- Sono suo amico. Sono qui perché lui mi ha scritto – cercò di chiarire Arthur.&lt;br /&gt;- Fratello – l’uomo aveva richiamato, con discrezione, l’attenzione di uno dei presenti – Quest’uomo è un rainbowed e un amico di Crhistiansen.&lt;br /&gt;L’uomo, un anziano con una corona di capelli candidi intorno ad una vasta pelata, lo guardò intensamente.&lt;br /&gt;- Ma Jhob, dov’è? Come sta? – chiese Arthur.&lt;br /&gt;- Non lo sappiamo - rispose l’uomo – E’ partito tre mesi fa&lt;br /&gt;- Lo so, per la regione di Aither.&lt;br /&gt;- E, come ci aveva preannunciato, ha interrotto ogni contatto – continuò il barista – La Compagnia, con gli uomini in nero, gli stava troppo addosso.&lt;br /&gt;- Pensano che abbia avuto un incidente.&lt;br /&gt;- Più che altro lo sperano – disse in un sussurro una donna dalle forme generose, che s’era accostata, sempre con discrezione, insieme ad un piccolo gruppo di altre persone.&lt;br /&gt;- Sentite – chiese Arthur – non capisco. Ma non c’è un sistema di sorveglianza satellitare, un sistema di controllo con videocamere? Come può essere sufficiente disattivare il rilevatore radio, per svanire nel nulla?&lt;br /&gt;Lo guardarono con sorrisi indulgenti.&lt;br /&gt;L’uomo anziano si incaricò di rispondergli.&lt;br /&gt;- Evidentemente non le hanno illustrato compiutamente le caratteristiche del nostro sole, Uraneo, combinate con le caratteristiche dell’atmosfera di Emerald. Le sue radiazioni non hanno solo l’effetto ottico che colpisce tanto voi rainbowed. Hanno anche altre caratteristiche. In particolare quella di interferire con le onde elettromagnetiche, rendendo praticamente inutilizzabili i segnali che non siano trasmessi via cavo. La Compagnia ci sta lavorando, ma, per il momento, non si è neanche avvicinata alla soluzione del problema. Non è riuscita neanche ad organizzare un sistema di telecamere per controllare la città e deve accontentarsi dei segnalatori radio.&lt;br /&gt;Tutto quel conciliabolo s’era svolto nei pressi della porta del locale, ma ora stava accadendo qualcosa.&lt;br /&gt;Una donna anziana, con i capelli grigi raccolti in una crocchia sulla nuca, batté due volte le mani.&lt;br /&gt;Tutti assunsero un’espressione seria e, disponendosi in fila indiana, iniziarono a sfilare dinanzi alla donna.&lt;br /&gt;Questa, dopo averne indossata una, prendeva dal fagotto che aveva ai piedi, una tunica d’un verde chiarissimo, che Arthur valutò come bianco candido, sotto la luce di un altro sole, e rivolgeva una serie di domande alla persona che aveva davanti.&lt;br /&gt;- Sei puro tra i puri?&lt;br /&gt;- Io vanto di appartenere alla stirpe beata – era la risposta rituale&lt;br /&gt;- Cosa ti è accaduto?&lt;br /&gt;- Il destino e la folgore mi hanno inaridito.&lt;br /&gt;- Perché ti è accaduto?&lt;br /&gt;- E’ la punizione inflitta a causa di opere non giuste.&lt;br /&gt;- Cosa desideri?&lt;br /&gt;- Essere condotto alla sede dei pii.&lt;br /&gt;A questo punto la donna aiutava l’altro ad indossare la tunica e, reclinando il capo, recitavano in coro:&lt;br /&gt;- Io meno una vita santa, indosso bianchissime vesti, fuggo le tombe e mi guardo dal cibarmi di esseri animati.&lt;br /&gt;Dopo questo rituale, ognuno dei partecipanti si spostava, lasciando il posto al successivo nella fila, per andare a posizionarsi in modo da formare un circolo intorno alla donna.&lt;br /&gt;Arthur osservava affascinato e perplesso quel rituale, in cui riconosceva inequivocabili simbologie orfiche.&lt;br /&gt;Il barista l’invitò con un sorriso a disporsi nella fila dinanzi a lui.&lt;br /&gt;Arthur ebbe solo un attimo di esitazione, se voleva saperne di più, doveva adeguarsi di buon grado.&lt;br /&gt;Si mise in fila, e quando fu il suo turno, rispose con sufficiente precisione alle domande della donna.&lt;br /&gt;Raggiunse il proprio posto nel cerchio con la sua tunica e attese il seguito.&lt;br /&gt;Quando il cerchio fu completo, la donna parlò con voce sommessa.&lt;br /&gt;- Fratello Samuel, informa i puri tra i puri.&lt;br /&gt;Un uomo dalla corta barba castana alzò il capo e, passato uno sguardo sul cerchio, disse:&lt;br /&gt;- Il fratello Jhob è vicino al Chronos e alle prove della colpa, lo sappiamo. Eppure, mai come in questo momento, la Compagnia e gli uomini in nero sono pericolosi. Essi ci danno la caccia. Sanno che devono farci tacere. Sanno che noi possiamo svelare all’universo intero la loro colpa. La colpa che, tramite loro, abbiamo su di noi. La colpa che ci siamo impegnati ad espiare. Nelle prossime settimane dovremo diradare i nostri incontri. Dovremo triplicare le nostre precauzioni nel contattare i fratelli perduti, a cui illuminare la via, con la fiaccola della rivelazione. Dovremo …&lt;br /&gt;- Siete circondati – una voce amplificata li aggredì dall’esterno – Uscite con le mani alzate!&lt;br /&gt;Nella sala la confusione esplose improvvisa.&lt;br /&gt;Nel parapiglia Arthur si senti prendere per la mano e tirare verso il cassonetto del mendelevio.&lt;br /&gt;La piccola figura che lo tirava, sollevò una grata dal pavimento e si calò all’interno, facendo segno ad Arthur di seguirla.&lt;br /&gt;Come Arthur fu entrato, la giovane e minuta ragazza riposizionò la grata, proprio mentre gli uomini in nero facevano irruzione nella sala.&lt;br /&gt;Si spinsero nel buio del condotto, trattenendo il respiro.&lt;br /&gt;Le urla e i suoni salirono d’intensità, per poi decrescere, lentamente, in lamenti ed ordini brutali.&lt;br /&gt;Infine fu silenzio, irreale, rotto solo da alcuni passi.&lt;br /&gt;- Non è tra gli arrestati – la voce del capitano Gile – Dov’è finito, quel figlio di puttana?&lt;br /&gt;- Il rilevatore indica che è ancora qui dentro – un’altra voce.&lt;br /&gt;- Chiama la squadra – ancora il capitano – Smontiamo questo posto mattone per mattone.&lt;br /&gt;La ragazza tastò febbrile il collo di Arthur, poi, frenetica, lo frugò, finché non sentì sotto le dita la piantina con la penna che Arthur teneva nella tasca.&lt;br /&gt;Quasi gliele strappò di dosso.&lt;br /&gt;La punta della penna emanava un tenue lucore fosforescente.&lt;br /&gt;La posò al suolo.&lt;br /&gt;Poi toccò il braccio di Arthur a preavvertirlo e lo prese per mano, mettendosi in moto lungo il condotto.&lt;br /&gt;Avanzava lentamente, in silenzio, facendo attenzione a non fare il minimo rumore.&lt;br /&gt;Fecero alcune decine di metri, fino a raggiungere un’altra botola.&lt;br /&gt;La ragazza di fermò e con cautela sollevò la grata, quel tanto sufficiente a gettare uno sguardo al pavimento di quel locale.&lt;br /&gt;L’ispezione doveva essere stata soddisfacente, perché spostò la chiusura e si issò sul pavimento del locale, aiutando Arthur a seguirla.&lt;br /&gt;Rimisero a posto la grata ed Arthur si guardò intorno.&lt;br /&gt;Erano in una sala simile a quella del mendelevio, forse un po’ più piccola, e i rumori che provenivano dall’esterno, dicevano che gli uomini in nero erano pericolosamente vicini.&lt;br /&gt;- Vieni – sussurrò la ragazza e cominciò ad arrampicarsi sul cassone del metallo che veniva raccolto in quella sala.&lt;br /&gt;Proseguì lungo le strutture metalliche del nastro trasportatore e, giunta alla sommità, salì sul nastro avventurandosi su questo, risalendo fuori della sala.&lt;br /&gt;Arthur la seguì.&lt;br /&gt;Si trovarono fuori, sul quel nastro non più largo di un metro, che correva ad una decina di metri dal suolo.&lt;br /&gt;La perenne luce fredda di Emerald City non arrivava ad illuminarli ed i due procedettero un po’ curvi, con Arthur felice di non soffrire di vertigini.&lt;br /&gt;Seguirono a ritroso il percorso del nastro trasportatore, allontanandosi dalla sala del mendelevio e dai mezzi della sicurezza, che lampeggiavano nella notte.&lt;br /&gt;Passarono altri due capannoni, prima di discendere al suolo, in prossimità di una sorta di pista per monorotaia, che correva ad un paio di metri d’altezza, allontanandosi verso l’interno della zona industriale.&lt;br /&gt;Corsero lungo il percorso della monorotaia, protetti dalle strutture della stessa e dalla sua ombra.&lt;br /&gt;Si fermarono, senza fiato, ormai lontani.&lt;br /&gt;Avevano raggiunto i pozzi estrattivi.&lt;br /&gt;Degli uomini in nero non c’era traccia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-142389628426240384?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/142389628426240384/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=142389628426240384' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/142389628426240384'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/142389628426240384'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-9.html' title='Emerald - Capitolo 9'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-6754752915496939071</id><published>2007-12-02T11:20:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:21:59.291+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 10</title><content type='html'>Arthur pensò a quelle donne e a quegli uomini caduti nella rete del capitano Gile. Lo avevano seguito, era colpa sua.&lt;br /&gt;La ragazza, giovane, minuta, con due grandi occhi scuri e i capelli corvini tagliati a caschetto, parve avvertire la sua angoscia.&lt;br /&gt;- Il rilevatore era nella penna – disse – Non potevi saperlo. Qualcuno ti ha teso una trappola profittando del fatto che sei un raimbowed e non avevi motivo di sospettare.&lt;br /&gt;Arthur pensò al giovane impettito, alla reception dell’Emerald’s Door. A quella faccia da scrupoloso dipendente della Mines &amp;amp; Stars, smaniosa di far carriera, pronta a tutto, pur di conquistare un posto da quadro nei ranghi della compagnia.&lt;br /&gt;Respirò forte per sfogare la rabbia che gli montava in corpo.&lt;br /&gt;- Cosa faranno …&lt;br /&gt;- Li interrogheranno per cavargli qualunque notizia. Poi li destineranno ai pozzi punitivi. Giù a quattromila metri di profondità, senza farli riuscire per uno, due mesi … forse un anno, chissà.&lt;br /&gt;- Scopriranno ogni cosa.&lt;br /&gt;- Nessuno di noi sa molto di più di quanto la Compagnia non sappia già – rispose la ragazza – E’ Jhob la chiave di tutto. Ma fortunatamente nessuno sa dove sia. Piuttosto, adesso scopriranno che siamo in grado di spegnere i rilevatori e, prima o poi, troveranno la maniera per risolvere il problema.&lt;br /&gt;Arthur respirò ancora profondamente, l’adrenalina cominciava a dissolversi e lui si scoprì a pensare al povero signor Ciang, così gentile e così servizievole.&lt;br /&gt;La possibilità che finisse per scontare le cortesie che gli aveva profuso era decisamente reale.&lt;br /&gt;Fin dall’arrivo su Emerald gli aveva fornito un’assistenza continua.&lt;br /&gt;Lui, ispettore della Compagnia, aveva assistito un agente di questo misterioso complotto … orfico.&lt;br /&gt;L’assurdità di quell’improbabile intrigo lo stordì.&lt;br /&gt;- Dobbiamo muoverci – disse la ragazza&lt;br /&gt;- Come?&lt;br /&gt;- Non abbiamo molto tempo. Quando scopriranno il rilevatore nel condotto e capiranno che siamo fuggiti - e se non lo hanno già fatto, non ci mancherà molto – setacceranno palmo a palmo tutta la zona industriale. Non possiamo rimanere qui.&lt;br /&gt;- Dove possiamo andare?&lt;br /&gt;- Nei pozzi – rispose la ragazza – Dobbiamo scendere in un pozzo e nasconderci aspettando. Domani, quando smonterà il primo turno, anzi, meglio il secondo, potremo tentare di uscire confondendoci con i miners che smontano.&lt;br /&gt;Ad Arthur il piano sembrò sensato e si disse pronto.&lt;br /&gt;Il primo pozzo distava un duecento metri da dove si erano fermati e quei duecento metri erano totalmente scoperti ed illuminati dalla luce fredda di Emerald City.&lt;br /&gt;Si avviarono di corsa, in linea retta.&lt;br /&gt;Raggiunsero ansimanti la protezione di un traliccio di una gigantesca gru e si voltarono. In lontananza, i mezzi della sorveglianza volavano in ampi circoli. La caccia s’era aperta, ma era ancora lontana.&lt;br /&gt;La ragazza lo guidò, aggirando le strutture del pozzo.&lt;br /&gt;Giunta dall’altra parte si fermò&lt;br /&gt;- Dobbiamo cercare di arrivare a quell’altro pozzo – e indicò, con un cenno del capo, una struttura più interna – questo è troppo ovvio e finiranno per esplorarlo.&lt;br /&gt;Arthur si volse, il capitano Gile procedeva con metodo, ma lentamente. Annuì.&lt;br /&gt;Ripeterono l’operazione un’altra volta, fino a raggiungere un pozzo molto interno nella zona.&lt;br /&gt;La ragazza annuì soddisfatta.&lt;br /&gt;- Qui dovremmo essere tranquilli – disse, e si avviò verso il ciglio del pozzo.&lt;br /&gt;Aveva un diametro di una cinquantina di metri, ed era servito da quattro ascensori e due gru.&lt;br /&gt;Sull’altro lato della circonferenza, una scala metallica a pioli, con una gabbia metallica di protezione, era la via di accesso pedonale al pozzo.&lt;br /&gt;Raggiunsero la scala ed iniziarono a scendere, la ragazza davanti ed Arthur, dietro, che la seguiva.&lt;br /&gt;La scala scendeva per una decina di metri, per interrompersi in una piccola piattaforma metallica, protetta da un parapetto, e poi riprendere, leggermente sfalsata, a discendere per un’altra decina di metri, in una serie che sembrava non dovesse finire, se non sul fondo del pozzo, a quattromila metri di profondità.&lt;br /&gt;Il rumore che producevano muovendosi su quella struttura metallica, ad Arthur sembrava un frastuono in grado di attirare su di loro l’attenzione di ogni uomo della sicurezza presente ad Emerald City.&lt;br /&gt;Ma non vedeva alternative.&lt;br /&gt;La luce si era andata affievolendo mano a mano che scendevano lungo le pareti del pozzo e quasi non si accorse quando raggiunsero un piano di roccia.&lt;br /&gt;Sollevò il capo, il cielo era una moneta lucente sulle loro teste.&lt;br /&gt;Erano discesi almeno duecento metri lungo le pareti del pozzo.&lt;br /&gt;La ragazza stava tastando la parete in cerca di qualcosa.&lt;br /&gt;Finalmente sembrò trovarla e una sezione rettangolare della parete ruotò rivelando, illuminato da una fosforescenza, l’interno di una cabina che avrebbe potuto contenere una decina di persone.&lt;br /&gt;- E’ il sistema pneumatico di emergenza. Nel caso ci siano problemi all’alimentazione degli ascensori – spiegò – Tieniti forte.&lt;br /&gt;Arthur ebbe appena il tempo di aggrapparsi ad un grande maniglione, che il pavimento sembrò svanirgli da sotto i piedi.&lt;br /&gt;Precipitarono per lunghi secondi, forse minuti.&lt;br /&gt;Poi, solo un po’ più dolcemente, la cabina rallentò fino a fermarsi.&lt;br /&gt;Uscirono.&lt;br /&gt;Il pozzo aveva una lieve luminescenza. Il cielo, in alto, era scomparso.&lt;br /&gt;- Siamo a millecinquecento metri di profondità – l’informò la ragazza, mentre Arthur tentava di compensare il cambio di pressione nelle orecchie – Dobbiamo continuare – ed aprì un’altra cabina.&lt;br /&gt;Ripeterono la discesa due volte, aggiungendo altri duemila metri alla distanza tra loro e la superficie.&lt;br /&gt;Quando uscirono dalla terza cabina, si trovarono alla sommità di una gigantesca caverna, il cui fondo distava ancora diverse centinaia di metri dalla loro posizione.&lt;br /&gt;Una rampa artificiale, adeguatamente larga per consentire il passaggio di mezzi meccanici, scendeva verso il fondo seguendo, con un andamento a spirale, le pareti della caverna.&lt;br /&gt;Al centro della caverna, su di una piattaforma quadrata, un vagonetto autopropulsivo, per il trasporto del materiale in superficie, aspettava.&lt;br /&gt;Nastri trasportatori lo raggiungevano da ogni angolo della grotta.&lt;br /&gt;Mentre in corrispondenza dei quattro lati della piattaforma, come colonne di un altare, si stagliavano verso l’alto i tubi traslucidi dei quattro ascensori, che risalivano sino alla superficie.&lt;br /&gt;Scostandosi dal centro della caverna, la scena si frantumava sempre più in una congerie di strutture e macchine, utilizzate nelle operazioni di scavo.&lt;br /&gt;Il tutto era illuminato dal lucore soffuso di lampade notturne.&lt;br /&gt;- Dobbiamo scendere – disse la ragazza – Ci sono locali per le pause. Potremo riposare lì sino a che non inizia il turno di lavoro, domani mattina, e poi aspettare.&lt;br /&gt;Si avviarono lungo la rampa.&lt;br /&gt;Impiegarono quasi un’ora per raggiungere la base della caverna e per trovare una struttura di riposo.&lt;br /&gt;Era in materiale sintetico, dotata di servizi e di distributori alimentari.&lt;br /&gt;Si lavarono, mangiarono una razione alimentare e si sedettero, con un bicchiere di caffé sintetico confortevolmente bollente.&lt;br /&gt;Per il momento erano al sicuro.&lt;br /&gt;Parlarono a lungo scaricando la tensione.&lt;br /&gt;Marta, questo era il nome della ragazza, aveva diciannove anni ed era nata su Emerald, da due coloni della prima ora.&lt;br /&gt;Il padre era morto quasi dieci anni prima in un incidente in un pozzo.&lt;br /&gt;Aveva lasciato la madre, una donna ormai abbrutita da quella vita, un anno prima, quando, maggiorenne, aveva iniziato a lavorare in un impianto di raffinazione, per pagare il debito verso la Mines &amp;amp; Stars, che i suoi genitori avevano contratto per suo conto, mettendola al mondo.&lt;br /&gt;Era stata avvicinata, dopo qualche mese sul lavoro, da una donna più anziana che, dopo averla sondata, aveva iniziato a parlarle della rivelazione.&lt;br /&gt;Neanche un paio di settimane dopo Marta s’era fatta estrarre il rilevatore, entrando in clandestinità e aveva partecipato alla sua prima riunione della Società, dove aveva conosciuto Jhob.&lt;br /&gt;Arthur le chiese di parlargli della rivelazione.&lt;br /&gt;- Nella storia di Emerald – iniziò la ragazza – ci sono state due spedizioni esplorative. La prima, quella del 2267, è quella ufficiale, conosciuta da tutti. Quella spedizione in realtà si limitò a fare tutti i rilievi necessari a calcolare il Fattore Holtzen del pianeta e a stabilirne l’abitabilità. La Vega 2, questo era il nome, era una nave della Marina della Confederazione in missione esplorativa. Terminati i rilievi, ripartì per una nuova destinazione. Martin Rodriguez, il capitano della nave, era un uomo fantasioso e fu lui a dare il nome, Emerald, al pianeta. Ma, per esempio, non pensò affatto a cambiare il nome della stella, che restava un’anonima sigla, la HR 732. Quella che molti non conoscono è la storia della seconda spedizione, quella della Sirio. Anzi, della doppia spedizione. Quella nave fece infatti due viaggi, nel 2347 e nel 2351, fermandosi sul pianeta entrambe le volte per diversi mesi. La nave era comandata da una donna, Wilma Shepard, ed era una nave modulare. A parte il centro di comando, era articolata in tre moduli indipendenti, che potevano atterrare e costituire vere basi operative indipendenti sulla superficie del pianeta. I tre moduli erano specializzati diversamente. Mentre due di essi erano attrezzati per sondaggi e ricerche minerarie, il terzo era attrezzato per ricerche biologiche e genetiche. Quello era il risultato di un compromesso raggiunto tra la Confederazione e la Mines &amp;amp; Stars, che finanziava quasi totalmente la spedizione. Nel rapporto della Vega 2 emergeva, infatti, la peculiarità tutta speciale dello sviluppo della vita su Emerald, e cioè la totale assenza di qualunque forma di vita animale, anche microscopica. Il dipartimento di scienze naturali era riuscito ad imporre uno studio approfondito, prima che fosse deliberata la concessione per la colonizzazione e lo sfruttamento di Emerald. La prima spedizione si rivelò estremamente interessante per entrambi le parti, tanto che fu decisa a breve la sua prosecuzione. I responsabili del modulo naturalista non vollero pubblicare i risultati del loro lavoro e dichiararono di voler attendere i risultati della seconda serie di rilievi e di esperimenti. Ma furono loro a proporre i nomi della stella Uraneo e del continente emerso, Pangea. Come furono loro a battezzare Aither la regione dove avevano deciso di far atterrare il loro modulo, che avevano chiamato Chronos. Tutto questo risulta dal diario del capitano Shepard e dalla sua testimonianza all’inchiesta.&lt;br /&gt;- Inchiesta? – Chiese Arthur&lt;br /&gt;- Si. In fase di atterraggio il Chronos precipitò e si schiantò al suolo. Non ci furono superstiti. La Shepard racconta che inviò tutte le navette sub orbitali della Sirio in soccorso. Ma le difficoltà di comunicazione nell’atmosfera di Emerald e le condizioni climatiche dell’Aither resero molto difficile la stessa individuazione del relitto e, comunque, non fu possibile fare nulla. La Sirio rientrò con i soli due moduli minerari e la Mines &amp;amp; Stars pretese che le fosse assegnata la concessione senza ulteriori ritardi. L’inchiesta si concluse senza responsabilità. Il Chronos era caduto per un malaugurato incidente. Ma chi ne aveva tratto i maggiori benefici era la Mines &amp;amp; Stars. E la Mines &amp;amp; Stars non è cosa che si fermi dinanzi a niente. Questa storia è poco conosciuta tra i miners. Ma il fatto che la concessione della Mines &amp;amp; Stars possa essere in violazione delle leggi sulla colonizzazione della Confederazione, che addirittura possa nascondere all’origine un crimine e una strage, ha aperto alla speranza che i contratti di lavoro possano essere dichiarati nulli. Il problema è trovare le prove e, un volta trovate, produrle in un tribunale della Confederazione. E’ su questo che è nata, ormai da anni, la Società dei Naufraghi del Chonos. Poi è arrivato Jhob.&lt;br /&gt;- Già, cosa c’entra Jhob in tutto questo?&lt;br /&gt;- Il capo del modulo naturalista era la professoressa Maria Allison. Con lei c’era il marito, il professor Tom Crhistiansen.&lt;br /&gt;- … Erano i genitori di Jhob.&lt;br /&gt;- Si&lt;br /&gt;Arthur rimase in silenzio, assimilando quella notizia.&lt;br /&gt;Marta proseguì nel suo racconto.&lt;br /&gt;- Jhob ha ritrovato, tra le carte dei genitori, un blocco di appunti che il padre aveva preso durante il primo viaggio della Sirio e il primo periodo di lavoro su Emerald.&lt;br /&gt;Arthur, pensò ai lunghi anni di amicizia con Jhob, che sapeva essere cresciuto con la nonna materna.&lt;br /&gt;A quel velo di tristezza che scendeva sul quel volto perennemente allegro, quando le chiacchiere scivolavano su determinati discorsi.&lt;br /&gt;Ora avrebbe voluto essere meno superficiale… allora.&lt;br /&gt;- E’ venuto su Emerald ed è riuscito a prendere contatto con la Società. Ci ha dato speranza, quasi la certezza. Ci ha detto che la verità andava ben oltre ogni nostra immaginazione. Che la colpa della Mines &amp;amp; Stars coinvolgeva l’umanità intera e neanche noi non ne eravamo esenti. Ci ha detto di sperare e ci ha parlato di purificazione. Ci ha fatto adottare il rituale a cui hai partecipato …&lt;br /&gt;- Ha costruito una chiesa – commentò a bassa voce Arthur.&lt;br /&gt;- Poi è partito. Per la rivelazione finale, ha detto.&lt;br /&gt;- Ma Jhob è un archeologo, non un biologo.&lt;br /&gt;- Anche Tom Christiansen lo era. Si era preso un periodo sabbatico all’università, per accompagnare la moglie in questa spedizione.&lt;br /&gt;- E scommetto che è stato lui a suggerire quei nomi – aggiunse Arthur.&lt;br /&gt;Erano stanchi.&lt;br /&gt;Trovarono dei cuscini ad aria su cui stendersi e cercarono di riposare.&lt;br /&gt;Arthur era perplesso.&lt;br /&gt;Ora ne sapeva molto di più.&lt;br /&gt;La spiegazione razionale di quell’intrico in cui era rimasto impigliato gli appariva chiara e semplice.&lt;br /&gt;Ma a questo punto era il comportamento di Jhob incomprensibile.&lt;br /&gt;La via maestra era dimostrare che la Mines &amp;amp; Stars violava le leggi sulla colonizzazione.&lt;br /&gt;Magari che si fosse macchiata del delitto di strage.&lt;br /&gt;Allora, cosa significavano tutti quei riferimenti misterici e quel misticismo anacronistico?&lt;br /&gt;Forse l’amico era rimasto sconvolto dalla scoperta di quegli appunti e dal sospetto, più che fondato, che i suoi genitori erano rimasti vittime di una strage premeditata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-6754752915496939071?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/6754752915496939071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=6754752915496939071' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6754752915496939071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6754752915496939071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-10.html' title='Emerald - Capitolo 10'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-6224497774066236616</id><published>2007-12-02T11:19:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:20:31.229+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 11</title><content type='html'>Furono svegliati dalla messa in moto degli impianti.&lt;br /&gt;La luce fredda inondò la caverna e gli ascensori iniziarono il trasbordo del personale del primo turno, dalla superficie al fondo del pozzo.&lt;br /&gt;Erano gli addetti alla logistica e alle manutenzioni, che predisponevano gli impianti ed i macchinari per il personale del secondo turno, quello che avrebbe iniziato l’estrazione vera e propria del materiale dal cuore del pianeta.&lt;br /&gt;Arthur e Marta osservavano il loro affaccendarsi da dietro la finestra.&lt;br /&gt;Ogni ascensore sfornava ad ogni viaggio una ventina di miners e Marta gli disse che sarebbero bastati non più di due viaggi per completare il trasbordo dell’intero turno.&lt;br /&gt;Tutti si muovevano sicuri e precisi, veloci e determinati, dando chiara la sensazione di conoscere il loro compito e di assolverlo con tranquilla, meccanica efficienza.&lt;br /&gt;Arthur si senti nel cuore del formicaio, di un formicaio che consumava, incessante, le viscere stesse del pianeta, per nutrire quella regina, quel vagonetto autopropulsivo piantato lì, su quell’osceno altare.&lt;br /&gt;Marta lo richiamò alla realtà.&lt;br /&gt;- Dovremo aspettare che arrivi il secondo turno – gli bisbigliò – In un turno si conoscono praticamente tutti e saremmo notati. Con due turni è normale incrociare miners dell’altro turno che non si conoscono.&lt;br /&gt;- E se qualcuno viene in questa unità?&lt;br /&gt;- E’ vietato fare pause prima della seconda ora di lavoro. Qui siamo al sicuro.&lt;br /&gt;- Pensi che ce la possiamo fare?&lt;br /&gt;- Abbiamo un po’ di carte in mano – disse la ragazza&lt;br /&gt;Arthur guardò la ragazza.&lt;br /&gt;Era tremendamente giovane, e anche se quella notte aveva dimostrato di sapersela cavare molto bene, che speranze poteva avere di menare per il naso il capitano Gile e tutti gli uomini in nero della Mines &amp;amp; Stars?&lt;br /&gt;- E quali sarebbero queste carte? – chiese.&lt;br /&gt;- Per prima cosa non sanno quante persone stanno cercando e, per lo meno per quanto mi riguarda, chi stanno cercando. Non abbiamo segnalatori radio. Siamo sostanzialmente irriconoscibili in mezzo a venticinquemila altri miners. Ci muoveremo insieme a venticinquemila tute verdi scure, che, in pochi minuti passeranno, da una parte all’altra della città.&lt;br /&gt;- Ma ai varchi?&lt;br /&gt;- I varchi dovrebbero servire ad impedire che qualcuno entri nella zona industriale, non che ne esca – rispose paziente la ragazza – I trasporti seguono i corridoi aerei e sorvolano la barriera. Per costringerci a passare attraverso i varchi, dovrebbero eliminare i trasporti e far passare tutti i miners a piedi. E questa sarebbe una follia. Follia che per loro potrebbe risultare anche inutile. Infatti, non sanno se noi siamo ancora da questa parte della città, o se siamo riusciti a passare dall’altra, prima che sigillassero i varchi.&lt;br /&gt;- Era possibile? – chiese Arthur&lt;br /&gt;- Ma molto più rischioso – considerò Marta – E’ possibile che i posti di sorveglianza fossero stati attivati prima dell’irruzione e se questo fosse avvenuto, ci saremmo trovati in trappola. Comunque, siamo usciti verso est e questo ha risolto la questione. Tra noi e i varchi c’erano tutti gli uomini in nero.&lt;br /&gt;- Mi avevano detto che i varchi erano sorvegliati, e invece … - fece Arthur&lt;br /&gt;- E a che scopo? Perché qualcuno dovrebbe voler andare all’inferno? I varchi sono sorvegliati qualche volta – scrollò le spalle – senza una ragione, una logica apparente. Un varco è sorvegliato, altri due no. Così, forse solo per far sentire che la Mines &amp;amp; Stars vede e controlla. E’ la stessa barriera a non avere un senso.&lt;br /&gt;- Non direi – rifletté ad alta voce Arthur – Serve a stabilire che è la compagnia a scandire il tempo di ogni uomo e di ogni donna. La barriera è l’asse del pendolo che oscilla ogni giorno, dal purgatorio delle case, all’inferno del lavoro. Dall’inferno del lavoro, al purgatorio delle case.&lt;br /&gt;- E il paradiso?&lt;br /&gt;- Appunto, non c’è.&lt;br /&gt;- Capisco perché Jhob ti sia amico e ti abbia fatto venire – gli disse Marta, guardandolo con i suoi grandi occhi scuri – Sei qui da neanche due giorni e hai capito più cose di tutti noi, che ci siamo da una vita.&lt;br /&gt;Arthur le batté una mano sulla spalla, sorridendo a disagio per quello sguardo di assoluta fiducia, che dubitava fortemente di meritare.&lt;br /&gt;Guardò fuori, la situazione appariva tranquilla.&lt;br /&gt;- Ma la tua assenza al lavoro non sarà notata? – chiese ancora alla ragazza.&lt;br /&gt;- Ricordi? Io sono una clandestina: non mancherà nessun segnale. Poi, c’è chi mi coprirà. Ieri c’era solo una piccola parte dei giusti, solo i liberati, e non tutti.&lt;br /&gt;- Parli di coloro che si sono fatti estrarre il segnalatore?&lt;br /&gt;- Certo. Se troppi segnali si spegnessero, la cosa non potrebbe passare inosservata. E’ stato deciso di liberare solo coloro che svolgono lavoro di collegamento tra i diversi gruppi, in modo da poter riunire alcune decine di miners, senza che al sistema di controllo centrale si possano accorgere di nulla.&lt;br /&gt;Arthur annuì.&lt;br /&gt;Un’organizzazione intelligente, razionale.&lt;br /&gt;E, allora, perché trasformarla in una setta religiosa?&lt;br /&gt;Gli ascensori erano di nuovo in movimento. Era in arrivo il secondo turno.&lt;br /&gt;Si prepararono ad uscire.&lt;br /&gt;Le cabine arrivarono al fondo della grotta e scaricarono il loro carico umano.&lt;br /&gt;I nuovi arrivati si avviarono decisi verso le gallerie, che partivano dalle pareti della grotta, inoltrandosi nella roccia del pianeta.&lt;br /&gt;Il rumore delle macchine saliva assordante, mentre la polvere della roccia frantumata iniziava a sollevarsi in nuvole soffocanti.&lt;br /&gt;- L’inferno - pensò Arthur – Mai espressione era stata più appropriata.&lt;br /&gt;In uno stipetto del modulo di riposo trovarono le maschere integrali di protezione e le indossarono. Uscirono.&lt;br /&gt;Nonostante le protezioni auricolari, il rumore restava molto forte e i filtri portavano alla bocca e al naso un’aria malsana.&lt;br /&gt;La temperatura si stava innalzando in maniera preoccupante.&lt;br /&gt;Si guardarono reciprocamente, erano assolutamente irriconoscibili. Iniziarono a muoversi per la grotta con passo deciso, su traiettorie rettilinee, diligentemente diretti ad importanti incombenze immaginarie.&lt;br /&gt;Dopo mezz’ora erano stravolti dalla fatica.&lt;br /&gt;Marta gli fece segno di seguirla.&lt;br /&gt;Si portò all’imboccatura di una galleria che appariva inutilizzata e vi si inoltrò seguita da Arthur.&lt;br /&gt;Dopo una curva della galleria si fermò, addossandosi ansimando con la schiena contro la parete di roccia.&lt;br /&gt;Lì il rumore e la polvere erano decisamente più accettabili e si scostò la maschera.&lt;br /&gt;- Non possiamo resistere così fino all’ora di chiusura. Questa galleria al momento è inutilizzata. L’ho tenuta d’occhio e per almeno un’altra mezz’ora, fino a che non arriva il terzo turno, qui siamo al sicuro. Se siamo fortunati e anche il terzo turno non verrà a lavorare qui, potremo restare fino alla fine della giornata.&lt;br /&gt;Arthur annuì lasciandosi scivolare a terra, la schiena contro la roccia.&lt;br /&gt;Quando gli ascensori preannunciarono l’arrivo del terzo turno, decisero di fare una sortita al modulo di riposo, per tentare di mangiare e bere qualcosa – la sete li stava torturando.&lt;br /&gt;Furono fortunati, incrociarono a pochi passi dal modulo solo due miners che ne uscivano e non si curarono di loro.&lt;br /&gt;Mangiarono due razioni sfornate dal distributore e fecero scorta di acqua.&lt;br /&gt;Controllarono che i miners del terzo turno fossero arrivati e attesero che si fossero dislocati.&lt;br /&gt;Il loro rifugio sembrava ancora sicuro.&lt;br /&gt;Si riavviarono nell’inferno, questa volta con un effettivo, preciso obiettivo.&lt;br /&gt;Nelle ore successive sonnecchiarono addirittura.&lt;br /&gt;Quando arrivò l’ora di termine del lavoro del secondo turno, decisero di muoversi.&lt;br /&gt;Si avviarono verso il centro della grotta e verso il condotto dell’ascensore intorno al quale, sembrava, ci fossero meno persone.&lt;br /&gt;Attesero, come tutti, le maschere indosso, cercando di non dare nell’occhio.&lt;br /&gt;L’ascensore arrivò al fondo della grotta e la porta si aprì scorrendo di lato.&lt;br /&gt;Arthur e Marta entrarono mescolandosi agli altri.&lt;br /&gt;Le porte si chiusero e l’ascensore iniziò a salire con un’accelerazione progressiva, che sembrava non dovesse mai interrompersi.&lt;br /&gt;I minuti passavano e i miners iniziavano a sganciare la maschera integrale, che avevano tenuto sino a quel momento.&lt;br /&gt;Arthur e Marta si guardarono indecisi su che fare.&lt;br /&gt;Quando qualcuno lasciò penzolare la maschera nella mano al fianco, iniziarono lentamente a sganciare la loro.&lt;br /&gt;Finalmente l’ascensore raggiunse la superficie, la porta si aprì e i miners sciamarono rapidamente fuori.&lt;br /&gt;Arthur e Marta uscirono per ultimi, le maschere in mano, i volti sporchi di sudore e polvere, guardandosi attorno.&lt;br /&gt;Non c’erano uomini in nero in vista.&lt;br /&gt;Si liberarono delle maschere negli appositi contenitori e si allontanarono mescolandosi al flusso dei miners del secondo turno, che da tutti i pozzi si dirigevano al terminal dei trasporti.&lt;br /&gt;Arthur ebbe un tuffo al cuore, quando un veicolo nero passò sulle loro teste, planando lento.&lt;br /&gt;- Tranquillo – gli sussurrò Marta – Siamo miners tra miners, granelli di sabbia.&lt;br /&gt;- Si – le rispose – granelli di sabbia, ma nel loro motore.&lt;br /&gt;Raggiunsero senza incidenti il terminal dei trasporti e Marta, senza esitare, salì su un mezzo seguita da Arthur.&lt;br /&gt;In breve furono schiacciati dalla calca sudata e puzzolente e il trasporto chiuse le porte e s’alzò dolcemente in volo, accelerando verso ovest.&lt;br /&gt;Non capirono quando attraversarono il confine tra le due parti della città.&lt;br /&gt;Avvertirono solo il rallentamento ed il planare al suolo del mezzo.&lt;br /&gt;Quando furono fermi, le porte si aprirono e la calca sciamò a terra.&lt;br /&gt;Erano al terminal, sul lato residenziale della città.&lt;br /&gt;Alcuni veicoli neri volavano lenti, compiendo ampi cerchi.&lt;br /&gt;Qualche uomo in nero osservava la scena, immobile, sull’altro lato della strada.&lt;br /&gt;- Seguimi – gli sussurrò Marta, avviandosi con passo deciso lungo il viale.&lt;br /&gt;Arthur la seguì.&lt;br /&gt;Svoltarono a sinistra dopo un paio di isolati e si trovarono nel cuore della città, là dove le strade si facevano più fitte e le case più vissute.&lt;br /&gt;Marta procedeva tranquilla, col passo veloce ed efficiente dei miners, del tutto simile alle centinaia di individui che li circondavano, diradandosi a raggiera, mano a mano che aumentava la distanza dal terminal.&lt;br /&gt;Ad un tratto Marta entrò in un portone e Arthur la seguì.&lt;br /&gt;Si infilarono in un ascensore a cuscino d’aria e salirono.&lt;br /&gt;Al piano, Marta aprì la porta in fondo a destra con una tessera magnetica ed entrò. Quando Arthur la seguì la richiuse.&lt;br /&gt;Ce l’avevano fatta, facilmente.&lt;br /&gt;Sembrava che la caccia fosse terminata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-6224497774066236616?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/6224497774066236616/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=6224497774066236616' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6224497774066236616'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6224497774066236616'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-11.html' title='Emerald - Capitolo 11'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-7343385545117549417</id><published>2007-12-02T11:18:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:19:16.725+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 12</title><content type='html'>Si lavarono e Marta diede a Arthur una tuta verde scuro di ricambio, tra le molte e di diverse taglie - erano in dotazione con l’appartamento - che aveva in un armadio a scomparsa.&lt;br /&gt;Era l’unica cosa abbondante in quella casa.&lt;br /&gt;Arthur si guardò intorno.&lt;br /&gt;La casa era un monolocale con uno stanzino servizi annesso.&lt;br /&gt;Era molto piccola e nei pochi metri quadri si affastellavano in disordine, un letto a cuscino d’aria, un tavolo con due sedie, un proiettore olografico e una gran quantità di memorie nelle loro custodie a disegni vivaci.&lt;br /&gt;- Tra poco scendiamo a mensa per la cena – disse Marta.&lt;br /&gt;Arthur sospirò, aveva preso una decisione.&lt;br /&gt;- Io non verrò – e con una mano frenò la reazione della ragazza – Rifletti. Nessuno sospetta di te, nessuno ti cerca. Tu puoi riprendere la tua vita normale e lavorare per la Società, come se ieri sera non fosse successo nulla. Io no.&lt;br /&gt;Il capitano Gile mi conosce e mi sta cercando. Se restiamo insieme e Gile mi trova, nella rete finisci anche tu e sappiamo bene, purtroppo, che già in troppi ci sono finiti ieri sera. Tu sei necessaria libera.&lt;br /&gt;- E tu? – chiese la ragazza – Da solo, cosa pensi di fare?&lt;br /&gt;- Devo lasciare Emerald City. In città prima o poi mi prenderebbero. L’unica cosa che posso pensare di fare è cercare di raggiungere Johb, di capire che vuole da me, perché mi ha contattato.&lt;br /&gt;- Ti servirà un contatto con un indipendente – la ragazza, ragionevole, aveva accettato la cosa come la soluzione più giusta.&lt;br /&gt;- Come posso fare?&lt;br /&gt;- Hanno un pub dall’altra parte dello spazioporto, dietro i depositi per le spedizioni. Ma non ti sarà facile arrivarci. Dopo la zona uffici c’è un lungo tratto di strada completamente allo scoperto. Qualunque mezzo della sorveglianza ti noterà. Quella non è una zona dove passano miners.&lt;br /&gt;- Dovrò correre il rischio – rispose con un’alzata di spalle - E del resto non saprei come cambiarmi, non posso certo tornare all’Emerald’s Door!&lt;br /&gt;- Non mi piace – disse Marta – E’ troppo rischioso.&lt;br /&gt;- Va bene, ma in fin dei conti cosa rischio? Sono un libero cittadino della Confederazione e non ho violato nessuna legge della Confederazione. Di cosa potrebbe accusarmi, cosa potrebbe farmi il capitano Gile? Non ha neanche la prova che io fossi presente alla riunione di ieri sera. La carta potrei averla persa, o mi potrebbe essere stata rubata. Non credo che si arrischierebbe più di tanto. Probabilmente mi metterebbe sulla prima astronave di passaggio.&lt;br /&gt;- Col rischio che tu faccia scoppiare uno scandalo nella Confederazione? Ricorda che la Mines &amp;amp; Stars è stata capace di tutto.&lt;br /&gt;- Uno scandalo? E con quali prove? Tutto è stato messo a tacere trent’anni fa ed io, senza incontrare Jhob, che elementi nuovi potrei portare, ora?&lt;br /&gt;Al momento dei saluti Marta gli si strinse al collo, abbracciandolo forte forte e Arthur la baciò sulle guance.&lt;br /&gt;Scese in strada e s’incamminò con passo deciso a destra, in direzione sud, come gli aveva detto Marta.&lt;br /&gt;Avrebbe dovuto camminare sempre dritto, sino a trovarsi sulla destra, ad un isolato di distanza, l’Emerald’s Door.&lt;br /&gt;A quel punto avrebbe dovuto girare a sinistra e raggiungere l’astroporto.&lt;br /&gt;Da lì non avrebbe dovuto fare altro che seguirne il perimetro, sino ad arrivare dall’altra parte, nella zona dei depositi di minerali e trovare il pub degli indipendenti.&lt;br /&gt;Dopo quasi mezz’ora fu in vista dell’Emerald’s Door.&lt;br /&gt;Tutto era stato tranquillo e Arthur cominciava a sperare di arrivare sino in fondo.&lt;br /&gt;Anche se con la scarsità di pedoni, che mano a mano aumentava, aumentavano i rischi di essere individuato da qualche mezzo nero.&lt;br /&gt;Raggiunse l’astroporto e riprese a camminare verso sud, costeggiandone la recinzione.&lt;br /&gt;- Salga, signor Temple, prima che qualcuno ci veda.&lt;br /&gt;Arthur si volse e, sbalordito, si trovò di fronte il piccolo signor Ciang, che gli faceva segno si montare sull’auto dal fiammeggiante monogramma della Mines &amp;amp; Stars.&lt;br /&gt;- Vuole proprio che qualche mezzo della Sicurezza si incuriosisca? – chiese il signor Ciang, con una venatura di impazienza.&lt;br /&gt;Arthur guardò in alto.&lt;br /&gt;Non c’era in vista alcun “corvo” nero, e si decise a salire al fianco del signor Ciang.&lt;br /&gt;Il mezzo planò velocemente verso l’alto.&lt;br /&gt;- Lei non è stato sincero con me, signor Temple.&lt;br /&gt;- Quali sono le sue intenzioni, signor Ciang?&lt;br /&gt;- Quali pensa siano, signor Temple?&lt;br /&gt;- Intende consegnarmi al capitano Gile?&lt;br /&gt;- Se avessi voluto farlo, non mi sarei preso il disturbo di attenderla al varco. Non crede?&lt;br /&gt;- Dove pensa stia andando?&lt;br /&gt;- Al pub degli indipendenti, ovviamente. Deve lasciare Emerald City al più presto – sorrise - Il capitano Gile è un uomo senza alcuna immaginazione.&lt;br /&gt;- Che intenzioni ha?&lt;br /&gt;- Di aiutarla, mi sembra chiaro.&lt;br /&gt;- … Perché? Lei è un uomo della Compagnia.&lt;br /&gt;- Della Mines &amp;amp; Stars, non dell’amministrazione di Emerald. Gli interessi della Compagnia non sono necessariamente coincidenti con quelli di chi gestisce questo progetto. Per il momento questo le deve bastare. Anche se il suo comportamento mi ha creato qualche imbarazzo su questo pianeta, non le chiedo di fidarsi di me, non le chiedo quali sono i suoi piani, accetti semplicemente il mio aiuto.&lt;br /&gt;- Il capitano Gile le ha creato problemi?&lt;br /&gt;Scrollò le spalle.&lt;br /&gt;- Sono fuori dalla giurisdizione del capitano Gile.&lt;br /&gt;- Come pensa di aiutarmi?&lt;br /&gt;- Per prima cosa non sarebbe mai riuscito ad attraversare il lato sud dello spazioporto senza essere individuato. Il capitano Gile non avrà immaginazione, ma non è uno sciocco. Un miner che se ne va a spasso da quelle parti è più evidente di un faro spaziale. La accompagnerò con questo mezzo.&lt;br /&gt;Poi, non può presentarsi al pub vestito come un miner, non è credibile. Le ho portato dei vestiti, normali. Indossando quelli verrete classificato come straniero, come rainbowed, e non è male. Sono i rainbowed che, in genere, affittano le carrette.&lt;br /&gt;- Ha pensato a tutto?&lt;br /&gt;- Sono un uomo previdente.&lt;br /&gt;- Mi scusi, ma non sono portato a credere che qualcuno faccia nulla per nulla.&lt;br /&gt;- Non ho detto questo, signor Temple. Diciamo che in questo momento i nostri interessi sono coincidenti.&lt;br /&gt;- E domani?&lt;br /&gt;- Chi può dirlo, signor Temple?&lt;br /&gt;- Dove sono i vestiti?&lt;br /&gt;- Qui dietro. Si cambi signor Temple.&lt;br /&gt;I vestiti gli calzavano alla perfezione ed anche le scarpe, di morbida pelle che si sarebbe detta naturale, gli entrarono come un guanto.&lt;br /&gt;- Credo di doverla ringraziare – mormorò al signor Ciang.&lt;br /&gt;- Forse un giorno avrà modo di sdebitarsi, signor Temple. Non se ne faccia un problema.&lt;br /&gt;Il mezzo stava sfrecciando, ora, lungo la strada che costeggiava il lato sud dell’astroporto.&lt;br /&gt;Sul lato opposto alla recinzione si estendeva una pianura brulla e polverosa, totalmente priva di qualunque manufatto.&lt;br /&gt;Arthur comprese che non avrebbe effettivamente avuto alcuna speranza di percorrere quella strada inosservato.&lt;br /&gt;Ancora una volta il signor Ciang gli si era dimostrato prezioso.&lt;br /&gt;La recinzione cominciava a piegare verso nord e, ben presto, iniziarono ad incontrare sulla strada edifici industriali che, mano a mano, s’andavano infittendo.&lt;br /&gt;Il mezzo planò dolcemente, andando a fermarsi su ciglio della strada.&lt;br /&gt;- Il pub è più avanti, sulla destra, ad un paio di centinaia di metri – disse il signor Ciang – Non è il caso che faccia un ingresso, scendendo da un veicolo della Compagnia.&lt;br /&gt;Arthur annuì e si preparò a scendere.&lt;br /&gt;- Ha sufficienti crediti? – gli chiese ancora il signor Ciang.&lt;br /&gt;- Si – rispose Arthur – Li ho portati sempre con me.&lt;br /&gt;- Allora, buona fortuna signor Temple – e fece un inchino un po’ più solenne, in segno di saluto.&lt;br /&gt;- Spero di rivederla – rispose Arthur, accennando col capo una risposta, per poi offrire all’altro la mano&lt;br /&gt;- Credo che questo avverrà, signor Temple – disse il signor Ciang, stringendogli la mano.&lt;br /&gt;Arthur aspettò che il mezzo si rialzasse in volo e con un’ampia virata, tornasse dalla direzione da cui erano arrivati, poi si volse e si avviò verso il pub.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-7343385545117549417?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/7343385545117549417/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=7343385545117549417' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/7343385545117549417'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/7343385545117549417'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-12.html' title='Emerald - Capitolo 12'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-3709794876109336794</id><published>2007-12-02T11:17:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:18:29.512+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 13</title><content type='html'>Il pub degli indipendenti era ricavato in un tozzo fabbricato in disuso, ai margini dello spazioporto, tra i giganteschi magazzini dei materiali stoccati in attesa dei carghi spaziali, che li avrebbero trasportati in ogni angolo della Confederazione.&lt;br /&gt;Arthur ebbe l'impressione d'entrare sul set d'un olo d'avventura per ragazzi.&lt;br /&gt;Soffuse e calde luci direzionali offrivano, tra la penombra, tutta una sorta di quadretti rappresentanti la summa dei luoghi comuni su quegli uomini di frontiera, comunque uomini "veri", comunque indolenti guerrieri a riposo.&lt;br /&gt;Pensò alla città dei miners, lì, a solo un paio di chilometri, e un universo intero di distanza&lt;br /&gt;- Scusi - fece Arthur, rivolto ad un ometto calvo, in giubbotto di cuoio sintetico nero ed un'evidente pelle artificiale, mal applicata sul lato sinistro del volto - è qui che si può ingaggiare una guida?&lt;br /&gt;L'uomo lo scrutò sfacciatamente con i suoi occhietti troppo distanziati e quindi, volgendo il capo verso l'interno della grande sala, quasi gridò:&lt;br /&gt;- Ehi! C'è un rainbowed che cerca una carretta.&lt;br /&gt;Tutti i volti si girarono verso Arthur, che si sentì soppesato.&lt;br /&gt;- Sono un professore di New …&lt;br /&gt;- Dove? - un uomo di dimensioni ciclopiche, dalla barba e dalla capigliatura leonine, stravaccato su di una poltrona ad aria, l'interruppe.&lt;br /&gt;- ... Yale - riprese interdetto - Cerco un mezzo da affittare ed una guida ...&lt;br /&gt;- Questo l'abbiamo capito - riprese brusco l'uomo - Dove vuoi andare, rainbowed?&lt;br /&gt;- Nella regione di Aither.&lt;br /&gt;Come d'incanto tutti gli sguardi l'abbandonarono e quegli uomini ripresero le occupazioni appena interrotte.&lt;br /&gt;- Allora? - chiese Arthur all'omino calvo che s'era voltato di spalle.&lt;br /&gt;- Senti, amico - rispose l'uomo, girando solo per un attimo il capo - Avrai bisogno di molti crediti per trovare qualcuno tanto disperato da accettare di accompagnarti. Non so perché vieni su Emerald, ma ti assicuro che ci sono metodi meno complicati per farla finita.&lt;br /&gt;- Perché vuoi andare nell'Aither?&lt;br /&gt;Una voce femminile gli fece voltare il capo.&lt;br /&gt;Una giovane donna dai capelli chiari tagliati cortissimi, dallo sguardo insolitamente deciso su lineamenti così delicati, in tuta da lavoro, gli si era avvicinata.&lt;br /&gt;- Cerco un amico – si mantenne vago, Arthur&lt;br /&gt;- Un amico? E come mai l’amico di un raimbowed se ne va a spasso nell’Aither?&lt;br /&gt;- E’ un interrogatorio? – rispose brusco, Arthur&lt;br /&gt;La donna alzò una mano.&lt;br /&gt;- Fai un passo indietro, raimbowed. Se chiedi a qualcuno di portarti da quelle parti, devi parlare di più. Sono in molti, maledettamente troppi, ad essere scomparsi da quelle parti, ultimamente.&lt;br /&gt;- Lo accompagna qualcuno di voi.&lt;br /&gt;- Chi?&lt;br /&gt;- Un certo Berensky&lt;br /&gt;- Klaus - quello della donna fu quasi un sospiro.&lt;br /&gt;- Lo conosce?&lt;br /&gt;- Hai pescato il jolly, rainbowed. Hai trovato la tua guida - fece la donna, risoluta.&lt;br /&gt;- Lei?&lt;br /&gt;- Si e non discutere né di prezzo né di altro. Non ne troverai un'altra.&lt;br /&gt;- Per me va bene. – si affrettò a dire Arthur - Ma perché, qual è il problema?&lt;br /&gt;- Offrimi da bere, rainbowed.&lt;br /&gt;Presero un liquore opalescente e si appartarono ad un tavolo in un angolo.&lt;br /&gt;La donna cominciò a parlare sorseggiando dal bicchiere.&lt;br /&gt;- Noi indipendenti siamo gente concreta, raimbowed...&lt;br /&gt;- Mi chiamo Arthur – la cosa cominciava ad infastidirlo&lt;br /&gt;- Arthur – ripeté la donna, accondiscendente – Quella dei miners è una vita da schifo. Ma dopo gli anni del contratto con la Compagnia, non rinunciamo a crediti, alloggio e mensa, per rimetterci la buccia come fessi. Corriamo i nostri rischi, questo si, è ovvio. Ma lo facciamo per scovare un buon giacimento, da rivendere alla Compagnia per una montagna di crediti. Ho un sogno, Arthur. Ho intenzione di invecchiare a New Paris, io.&lt;br /&gt;- Ma io pago – fece Arthur&lt;br /&gt;- Quanto la Compagnia per un nuovo giacimento? – sorrise beffarda - Altrimenti il rischio non vale la paga.&lt;br /&gt;- Ho capito. Ma perché è così pericolosa la regione di Aither?&lt;br /&gt;- Qui, su Emerald, pericoli ce ne sono un po' ovunque, come si esce dagli insediamenti della Compagnia. E diciamo che sono nel conto. Con un po’ di pratica e una buona scorta di fortuna, riusciamo a tirare avanti in attesa del colpo gobbo. Ma nell’Aither non è così, nell’Aither e diverso. Nel giro di due anni, lì sono svanite nel nulla sette carrette e, credimi, era tutta gente esperta.&lt;br /&gt;- Come si chiama?&lt;br /&gt;- Ingrid&lt;br /&gt;- Ingrid, come mai lei è disposta ad accompagnarmi?&lt;br /&gt;- Klaus …&lt;br /&gt;- E’ suo amico?&lt;br /&gt;- Qualcosa di più&lt;br /&gt;La donna si disse pronta a partire immediatamente, la sua aeronave era rifornita ed efficiente.&lt;br /&gt;Arthur non chiedeva di meglio e si avviarono uscendo dal pub.&lt;br /&gt;Il parcheggio degli aeromobili si trovava appena oltre il limite dello spazioporto, dietro il pub, circoscritto da una semplice recinzione metallica.&lt;br /&gt;Arthur seguiva Ingrid, che se ne andava spedita, con la sacca appesa per la corda alla sua spalla destra, tra quell'incredibile campionario di improbabili veicoli.&lt;br /&gt;- Sant'iddio! - esclamò - Ma voi usate questi cosi?&lt;br /&gt;Allineati in file ordinate, si susseguivano i più antiquati ed eterogenei mezzi di trasporto che Arthur avesse mai visto.&lt;br /&gt;Qualcuno di essi, sui pianeti centrali, era in disuso da almeno cento anni e quelli che riusciva a riconoscere, erano modificati senza un apparente obiettivo, o regola comune, tanto da apparire singoli, improbabili e fantasiosi prototipi.&lt;br /&gt;- Ehi, rainbowed - si volse, posando al suolo la sacca, Ingrid - Sai quanto costa far arrivare a Emerald un’aviomobile? Con la liquidazione da miners possiamo permetterci d'acquistare solo i ferri vecchi che la Compagnia dismette. Ma non ti preoccupare, ogni indipendente conosce la sua carretta e, giuraci, la sa cavalcare.&lt;br /&gt;- Ma sono tutti mezzi urbani o poco più!&lt;br /&gt;- E cosa ti aspettavi, un traghetto suborbitale? Quelli la Compagnia se li tiene ben stretti e continuerà a farlo per almeno vent'anni.&lt;br /&gt;Senza dargli modo di replicare, la ragazza riprese il cammino per andarsi a fermare davanti ad un aeronave, su cui spiccava la scritta fosforescente Green Queen.&lt;br /&gt;- Ecco la mia bella regina. Quattro posti, autosufficiente, dieci metri quadri di stiva e in più - disse battendo sulle protuberanze cilindriche, visibili sui lati posteriori del veicolo - per culo, due propulsori Hidening aggiunti, che ho ricavato da un cassonetto della miniera A12.&lt;br /&gt;- Ma ... – Arthur, in bilico tra la protesta e il timore di urtare la suscettibilità della ragazza - Non è un mezzo urbano?&lt;br /&gt;- Lo era. L'ho modificato con quattro cuccette ad aria, il cubicolo servizi, la cambusa e la stiva è separata da una porta.&lt;br /&gt;- Ma la propulsione...&lt;br /&gt;Ingrid lo guardò di traverso, come dubitasse delle sue capacità mentali:&lt;br /&gt;- Hai idea della potenza che ci vuole per spingere da zero a duecento chilometri all'ora, in tre secondi, un vagonetto carico di cento metri cubi di mendelevio? E da una profondità di quattromila metri? Coi miei Hidening ti porto dove vuoi, puoi giurarci.&lt;br /&gt;Arthur deglutì.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-3709794876109336794?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/3709794876109336794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=3709794876109336794' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/3709794876109336794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/3709794876109336794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-13.html' title='Emerald - Capitolo 13'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-644696434640836824</id><published>2007-12-02T11:16:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:17:26.351+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 14</title><content type='html'>Mentre il faro dell'aviomobile fendeva la nebbia penicillina della notte emeraldiana, Arthur tentò di rilassarsi, sprofondando nel sedile ad aria, posto di fianco a quello di Ingrid, in quello sferoide trasparente che costituiva la parte anteriore della Green Queen e lasciava al viaggiatore la sensazione di galleggiare nel vuoto.&lt;br /&gt;- Un caffè?- Propose Ingrid&lt;br /&gt;- Perché no?&lt;br /&gt;- Qui dietro - disse la ragazza, accennando con il capo - sulla destra, di fronte alle cuccette.&lt;br /&gt;Arthur si alzò e raggiunse la parte centrale dell'aeronave.&lt;br /&gt;- Com’è che sei su Emerald? – chiese, mentre armeggiava al distributore.&lt;br /&gt;- Ci sono venuta coi miei vecchi, avevo cinque anni. A diciotto mi hanno detto che dovevo pagare il debito alla Mines &amp;amp; Stars e mi son fatta i miei cinque anni da miner. Ma a ventitre ho detto basta. I miei vecchi mi hanno dato tutti i crediti che erano riusciti a mettere da parte. Questo era il loro unico sogno, tirarmi fuori dall’inferno… - scrollò le spalle - Mi sono comprata la regina. Ora sono quattro anni che lavoro da indipendente.&lt;br /&gt;- E va bene? – le chiese Arthur, porgendole la tazza calda.&lt;br /&gt;- Non mi lamento. Oddio, il colpaccio non l'ho fatto. Solo piccoli giacimenti. Un po' di rainbowed portati a spasso. Ma almeno sono libera, non come i miei vecchi, miners ...&lt;br /&gt;Erano ormai in viaggio da un paio d'ore e la notte senza lune di Emerald era buia.&lt;br /&gt;Erano partiti acquisendo rapidamente quota ed Arthur aveva avuto modo di gettare uno sguardo d’insieme alla città - sempre più lontana - che se ne stava acquattata, poco distante dalla costa, al centro della falce di un vastissimo golfo che s’intuiva appena.&lt;br /&gt;Il suo primo impatto era stato diverso, era stato dall’alto della navetta, che piombava in verticale su quel bersaglio.&lt;br /&gt;Ora, il centro non era la città.&lt;br /&gt;La città diveniva sempre più un particolare defilato, una macchia, uno schizzo, una ferita grigio verde tra il verde smeraldo dell’oceano, che s’incendiava là dove Uraneo andava a tramontare, e il verde brillante della foresta, che si estendeva immensa, infinita, oltre l’estremo limite dell’orizzonte.&lt;br /&gt;All’inizio era stato il mare, quell’oceano che avvolgeva per intero Emerald, a catturare la sua attenzione, con la sua livrea di infinite sfumature di verde di quell’ora vespertina.&lt;br /&gt;Calmo, sembrava respirare appena, addormentato.&lt;br /&gt;Poi, mano a mano che la Green Queen aveva preso ad allontanarsi con un’ampia curva, in direzione sudest, era stata la foresta.&lt;br /&gt;La pianura verde brillante s’espandeva in ogni direzione, oltre la curva dell’orizzonte, senza un accenno di montagne o almeno di colline e, nonostante l’aviomobile avesse proceduto veloce a qualche decina di metri dal suolo, bel oltre le fronde più alte, quando la notte era calata, nessuna speranza di mutamento si era mostrata all’orizzonte.&lt;br /&gt;- Ci fermeremo a dormire alla fattoria Sullivan – disse Ingrid – Dovremmo esserci tra una decina di minuti.&lt;br /&gt;- Non potremmo continuare ancora un po’ ed accamparci da qualche parte? – chiese Arthur, che avrebbe preferito evitare gli insediamenti della Mines &amp;amp; Stars e le maglie della rete, che il capitano Gile poteva aver lanciato.&lt;br /&gt;- Nel Pool non ci sono spiazzi dove possa far atterrare la Green Queen. E poi, è meglio evitare di passarci la notte, se possibile.&lt;br /&gt;Arthur non aveva replicato, né aveva chiesto spiegazioni.&lt;br /&gt;Per il momento non voleva che Ingrid sapesse che aveva problemi con la sicurezza della compagnia.&lt;br /&gt;Dopo qualche minuto, effettivamente, all’orizzonte, poco spostato più a sinistra della loro direzione, apparve nella nebbia, che in quel punto s’era di molto diradata, il riverbero di una luce ed Ingrid corresse la traiettoria dell’aeronave.&lt;br /&gt;Mano a mano che si avvicinavano velocemente comparvero le strutture dell’insediamento.&lt;br /&gt;Aveva poco della sua idea di fattoria, pensò Arthur.&lt;br /&gt;Era grande, molto grande.&lt;br /&gt;Totalmente circondata da una recinzione costituita da un muretto in calcestruzzo, sormontato da paline, che emettevano la luminescenza, che Arthur aveva già conosciuto, ma più intensa.&lt;br /&gt;All’esterno e all’interno della recinzione si estendeva una fascia di terreno totalmente brullo, secco e polveroso che, mentre all’esterno s’interrompeva bruscamente, con la lussureggiante vegetazione del Pool, all’interno confinava con le traslucide pareti delle serre, organizzate in file ordinate.&lt;br /&gt;Su un lato dell’insediamento, in una protuberanza dello stesso, quasi ne fosse un’escrescenza, c’era una piattaforma per aeromobili, su cui sostavano un paio di grandi carghi suborbitali per il trasporto delle derrate.&lt;br /&gt;Nelle vicinanze c’erano alcuni capannoni industriali, mentre al centro dell’insediamento spiccavano quattro edifici residenziali, identici a quelli che Arthur aveva conosciuto ad Emerald City, ma molto più grandi.&lt;br /&gt;Ingrid aveva attivato la radio e recitò quella che ad Arthur suonò come una formula.&lt;br /&gt;- La Green Queen, nave indipendente 2742, chiede il permesso di atterrare e reclama il diritto d’asilo.&lt;br /&gt;- Green Queen, permesso accordato e diritto riconosciuto. – rispose una voce maschile – Atterrate nella piazzola C45. Ripeto, C45 – e poi aggiunse – Ciao Ingrid, felice di sentirti.&lt;br /&gt;- Ciao Sam – rispose Ingrid – mi offri una bevuta?&lt;br /&gt;- Ti vengo a prendere.&lt;br /&gt;L’aeronave si posò sul piazzale illuminato dalla immancabile luce fredda, sulla sezione esterna in cui spiccava a grandi lettere scure la sigla C45.&lt;br /&gt;- Vieni - disse Ingrid ad Arthur, mentre disattivato il quadro dei comandi, stava aprendo il portello – Sam è un miner, ma è un amico.&lt;br /&gt;A terra li attendeva un giovane dinoccolato in tuta verde scura.&lt;br /&gt;Ingrid presentò Arthur come un rainbowed, che aveva affittato la Green Queen per un giro sul pianeta.&lt;br /&gt;E Sam lo gratificò di una bonaria occhiata che – Arthur ne ebbe chiara l’impressione – lo classificava come “ricco scemo”.&lt;br /&gt;Non se ne preoccupò, né se la prese: era una buona copertura.&lt;br /&gt;Sam era venuto a prenderli con una piattaforma a cuscino d’aria.&lt;br /&gt;Salirono e il giovane prese la barra di comando e partì veloce.&lt;br /&gt;Arthur, che non se l’aspettava, rischiò di perdere l’equilibrio e di cadere e Ingrid fu lesta a sostenerlo, afferrandolo per un braccio.&lt;br /&gt;- Calma Sam! – gridò ironica – Vuoi farmi perdere il cliente prima che mi abbia pagato?&lt;br /&gt;- Scusi – disse Sam, ma la sua espressione era divertita.&lt;br /&gt;- Devo parlare con il Direttore – lo minacciò Ingrid - Credi che un paio di turni di disboscamento siano sufficienti, per insegnarti le buone maniere?&lt;br /&gt;- Mmmm – biascicò Sam – No. Irrecuperabile.&lt;br /&gt;- … Sam, quanto ti manca?&lt;br /&gt;- Un anno e due mesi.&lt;br /&gt;- E come sei messo a crediti?&lt;br /&gt;- Non molto bene.&lt;br /&gt;- Un’altra cinquina?&lt;br /&gt;- Non ti serve un socio?&lt;br /&gt;- Non ti allargare miner.&lt;br /&gt;- Un tuttofare?&lt;br /&gt;- Tutto?&lt;br /&gt;- Si, padrona.&lt;br /&gt;- E come la mettiamo con i vizi?&lt;br /&gt;- Vizi?&lt;br /&gt;- Perché, non mangi?&lt;br /&gt;- Poco, padrona. Mi bastano le briciole che cadono dalla tua tavola.&lt;br /&gt;- Va bene, vedremo.&lt;br /&gt;Con questo scambio di battute la piattaforma, superati gli edifici industriali ed alcune serre, era arrivata nell’area residenziale e Sam andò a frenare dinanzi ad un edificio, quasi bruscamente come era partito.&lt;br /&gt;Entrarono. Era la mensa-spaccio della fattoria.&lt;br /&gt;Il locale era affollato.&lt;br /&gt;Data l’ora, erano pochi a mangiare.&lt;br /&gt;La maggior parte dei miners – tutti erano con l’immancabile tuta verde scura – se ne stava ai tavoli, sorseggiando bevande e chiacchierando.&lt;br /&gt;Ingrid avvertì Sam che loro dovevano mangiare e andarono al distributore automatico, dove non dovettero fare fila.&lt;br /&gt;Sam prese una bibita effervescente per fare loro compagnia.&lt;br /&gt;Si sedettero ad un tavolo laterale, sopportando gli sguardi e la curiosità generale, che la presenza dei due estranei provocavano.&lt;br /&gt;Mangiarono con calma il pasto sintetico aromatizzato che avevano scelto.&lt;br /&gt;Arthur stava cominciando a farci l’abitudine.&lt;br /&gt;L’ultimo pasto decente era stato quello al “ristorante” e chissà per quanto tempo lo sarebbe rimasto.&lt;br /&gt;Ingrid e Sam continuarono per tutto il pasto a giocare, punzecchiandosi.&lt;br /&gt;Arthur era contento di starli ad ascoltare, rilassandosi, cercando di non pensare a niente.&lt;br /&gt;Avevano finito di mangiare e sorseggiavano una bevanda calda, quando al loro tavolo si avvicinò un uomo, i folti capelli brizzolati ai lati della testa, giacca e pantaloni verde scuro.&lt;br /&gt;Era un quadro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-644696434640836824?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/644696434640836824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=644696434640836824' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/644696434640836824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/644696434640836824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-14.html' title='Emerald - Capitolo 14'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-2696009500216982970</id><published>2007-12-02T11:15:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:16:20.154+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 15</title><content type='html'>- Permettete che mi sieda con voi?&lt;br /&gt;Assentirono dopo un attimo.&lt;br /&gt;L’uomo si sedette con un sospiro che voleva suonare cordiale.&lt;br /&gt;- Ho proprio bisogno di parlare con qualcuno di fuori. Sapete, dopo otto mesi rinchiuso con cinquecentosettantaquattro miners “Senza offesa, ragazzo” - s’era rivolto a Sam - comincio ad impazzire.&lt;br /&gt;- Ha gli altri dirigenti – gli fece notare Ingrid&lt;br /&gt;- Quadri di carriera – disse l’uomo, storcendo la bocca – il direttore è il più miner di tutti.&lt;br /&gt;- Lei no? – chiese Arthur&lt;br /&gt;- Tre anni di contratto. Ben pagato, niente da dire. Viaggio, vitto e alloggio spesati. Ma vi assicuro che non mi passa neanche per l’anticamera del cervello il pensiero di restate un solo giorno di più, su questo schifo di pianeta.&lt;br /&gt;- Il signor Martinez è un tecnico botanico – li informò Sam – uno degli stregoni che manda avanti questa baracca.&lt;br /&gt;- Mando avanti? Il più delle volte ho l’impressione di fare il pilota di un caccia bombardiere della Marina della Confederazione.&lt;br /&gt;- Strana similitudine per un botanico - interloquì Arthur, la cui curiosità s’era risvegliata davanti alla possibilità di saperne qualcosa in più su di un aspetto della vicenda, che lo vedeva coinvolto, e che gli era ancora totalmente oscuro.&lt;br /&gt;- Lei crede? Io penso che se sparassimo un raggio dallo spazio, otterremmo lo stesso risultato che otteniamo con la nostra grande scienza e la nostra grande tecnica. Sicuro, lo stesso risultato, per giunta provvisorio.&lt;br /&gt;- Non le sembra di esagerare? – lo provocò Arthur&lt;br /&gt;- Esagerare? E’ una guerra, credetemi, una vera e propria guerra. E non credo che la vinceremo.&lt;br /&gt;- E’ il Pool – disse Ingrid ad Arthur come se quel nome spiegasse tutto.&lt;br /&gt;Di fronte all’evidente sconcerto di Arthur, Martinez si sentì in dovere di una spiegazione.&lt;br /&gt;- Quando si è avviata la colonizzazione di Emerald, venticinque anni fa, i tecnici della Mines &amp;amp; Stars decisero che il luogo più opportuno dove gettare la testa di ponte dell’operazione fosse da questa parte di Pangea, nel Pool. E la scelta era logica. Il clima è ottimo, temperato, con il giusto quantitativo di piogge. E’ una vastissima pianura fertile di migliaia di chilometri quadrati e il sottosuolo è ricchissimo di metalli pesanti. Il piano era semplice e geniale allo stesso tempo. Concentrare in questa area del pianeta la rete degli insediamenti e collegarla ad una rete logistica, che ne sfruttasse le capacità riproduttive naturali.&lt;br /&gt;I problemi, però, si sono cominciati a manifestare fin da subito. Questa bellissima foresta … Sapete? E’ esclusivamente composta di un’unica pianta, il Khiblei, una pianta simile, in apparenza, solo in apparenza, alle nostre querce … Scusate, sto divagando. Dicevo. Questa bellissima foresta si è dimostrata più infestante di qualunque erbaccia, di qualunque pianeta, su cui l’uomo abbia mai messo piede. Emerald City è stata costruita vicino alla costa, perché hanno voluto proteggersi le spalle. Lei viene da Emerald City – chiese ad Arthur, che assentì - Ha visto, un albero, un’aiola, una piantina, un filo d’erba, in quella città?&lt;br /&gt;Arthur fece mente locale, sorpreso.&lt;br /&gt;- No.&lt;br /&gt;- E la ragione è che l’intera area su cui è sorta la città e poi l’intera fascia perimetrale esterna larga due chilometri, è stata sterilizzata. E viene mantenuta sterile con la barriera di campi di forza che abbiamo anche qui, intorno alla fattoria. Non è stata lasciata una sola cellula viva, fino alla roccia madre. Emerald City sorge su un deserto ossidato di roccia e polvere.&lt;br /&gt;- E’ terribile – mormorò Arthur&lt;br /&gt;- Terribile? Se non si fosse fatto così, la foresta si sarebbe ripresa tutto. Lei non ha idea della velocità con cui si riproduce, ovunque e comunque.&lt;br /&gt;- E’ vero, Arthur – disse Ingrid – Questa è la ragione per cui non è igienico campeggiare nel Pool. In molti sono scomparsi lì dentro, senza che se ne sia più trovata alcuna traccia. Come se la foresta li avesse inghiottiti.&lt;br /&gt;- Avete, adesso, una vaga idea dei problemi che dobbiamo affrontare in questo buco? La fattoria sorge su una sorta di piscina di cemento profonda cinquanta metri. Il muro perimetrale che vedete, è solo la parte superiore delle pareti della vasca. Sul muro ci sono i proiettori dei campi strerilizzanti, che ammazzano qualunque cellula vivente che finisca a meno di cinque metri dal muro. Il terreno utilizzato nelle serre viene prima sterilizzato e poi rivitalizzato artificialmente. Le sementi sono importate dallo spazio. E in queste condizioni dobbiamo rispettare le quote di produzione che l’amministrazione ci assegna. E non basta. Dobbiamo anche rispettare il programma di ampliamento della fattoria, procedendo al disboscamento dei tratti di foresta confinanti. La popolazione di Emerald cresce al ritmo costante di seimila miner ogni anno.&lt;br /&gt;- Ma le foglie, i frutti, o quello che sia, di queste piante di questi …&lt;br /&gt;- Khiblei&lt;br /&gt;- Di questi Khiblei, sono velenosi? Tossici?&lt;br /&gt;- No. Se fossimo capre, sarebbero un’ottima fonte di cibo.&lt;br /&gt;- Ma, allora, perché non si è fatto ricorso all’allevamento?&lt;br /&gt;Ad Arthur sembrava una soluzione ovvia, banale.&lt;br /&gt;– Con tanta abbondanza di cibo, le mandrie prospererebbero, tenendo a bada naturalmente la foresta.&lt;br /&gt;- Lei sa che su Emerald non c’è nessuna forma di vita animale?&lt;br /&gt;- Si&lt;br /&gt;- Bene, non se ne conosce la ragione, ma tutti i tentativi di importare erbivori, fossero bovini, ovini, cammelli, giraffe, gazzelle o quant’altro, è fallita miseramente. Gli animali muoiono e, come dicevo, non se ne è scoperta la ragione. Gli unici allevamenti che sono sopravvissuti sono quelli in fattoria. Allevamenti in vitro, dove è ricostruito l’ecosistema terrestre, senza alcun contatto con quello emeraldiano. Ce n’è qualcuno, in qualche fattoria, ma a puro titolo sperimentale. Non è conveniente allevare animali. Serve troppo foraggio e non possiamo sprecare così il poco terreno che abbiamo a disposizione. Meglio il ricorso alle proteine vegetali, che possiamo produrre in maniera intensiva.&lt;br /&gt;- E il pianeta è tutto così?&lt;br /&gt;- Che io sappia, finora non sono stati fatti seri esperimenti. Del resto, verso nord il Pool si interrompe solo nella zona artica. Ad est quando cominciano le montagne della Dorsale. E a sud al Grande Bert. Oltre il fiume c’è la regione del Lao Tze che è tutta montagne, gole e graniti e, ancora più a sud, c’è il Walker, dove dubito che ci sia qualcosa che possa sopravvivere.&lt;br /&gt;- E dall’altra parte della dorsale? – chiese Arthur&lt;br /&gt;- Ne so poco. La Compagnia fino ad ora se ne è disinteressata. Credo per il fattore climatico. Non è molto saggio impiantare fattorie, dove si verificano continui uragani e non solo. Ma lei, piuttosto, come è finito da queste parti? – cambiò discorso Martinez – Non mi sembra uno di quegli svitati in cerca d’avventura, che si vedono di solito su Emerald.&lt;br /&gt;- Le apparenze ingannano – rispose con un mezzo sorriso Arthur&lt;br /&gt;- Già, come mai a spasso per Emerald, signor …?&lt;br /&gt;A parlare era stato un giovane sulla trentina, alto, biondo, con i capelli a spazzola, gli occhi grigi e le labbra sottili. Indossava, con eleganza, una divisa nera così perfetta da far sentire Arthur intimamente sgualcito. Era comparso come dal nulla poco dietro Arthur ed Ingrid. E sorrideva, freddo, in piedi, in attesa.&lt;br /&gt;- Lucas – improvvisò Arthur – George Lucas – Si era ricordato il nome di uno degli scienziati che erano arrivati con lui sul pianeta - Sono un fisico molecolare, arrivato tre giorni fa a Emerald City. Sto dando un’occhiata al pianeta, prima di iniziare il programma di ricerche.&lt;br /&gt;Ingrid lo guardò in silenzio, poi bevve un sorso della bevanda che ormai era diventata fredda, distogliendo lo sguardo.&lt;br /&gt;- Il sergente Ficher – fece le presentazioni Sam – responsabile della Sicurezza nella fattoria.&lt;br /&gt;- Lucas – disse, atono, il sergente Ficher – E come trova il nostro pianeta, dottor George Lucas?&lt;br /&gt;- Interessante, sergente.&lt;br /&gt;- Bene. Arrivederci, dottor George Lucas – e l’uomo in nero si allontanò, uscendo senza fretta dal locale.&lt;br /&gt;- Un uomo sgradevole – commentò a mezza voce Martinez – Come lo sono la maggior parte delle cose su questo pianeta.&lt;br /&gt;- Sarà il caso che noi si vada a dormire – disse Ingrid ad Arthur – Domani dobbiamo partire presto e ci attende un lungo viaggio.&lt;br /&gt;- Vi fermate alla locanda? – chiese Sam&lt;br /&gt;- No – rispose Ingrid – Dormiamo sulla Green Queen. E’ più pratico.&lt;br /&gt;Si alzarono e salutarono il signor Martinez.&lt;br /&gt;Sam si offrì di accompagnarli sino all’aeronave.&lt;br /&gt;Il ritorno fu silenzioso.&lt;br /&gt;Solo nello scendere dalla piattaforma Ingrid chiese a Sam:&lt;br /&gt;- Sei di turno al controllo ‘sta notte?&lt;br /&gt;- Devo esserci?&lt;br /&gt;- Sarebbe meglio.&lt;br /&gt;- Ci sarò.&lt;br /&gt;Si abbracciarono, poi Sam strinse la mano ad Arthur e gli mormorò:&lt;br /&gt;- Buona fortuna.&lt;br /&gt;Salirono sulla Green Queen, mentre Sam se ne tornava sfrecciando a velocità folle.&lt;br /&gt;Ingrid si mise ai comandi dell’aeronave e armeggiò con la consolle, fino a che non parve soddisfatta. Dopo di che si girò verso Arthur, che era rimasto in silenzio ad osservarla.&lt;br /&gt;- Non mi piace iniziare una storia senza sapere dove mi sto cacciando, Arthur … o devo chiamarti George.&lt;br /&gt;- Credo che la sicurezza mi stia dando la caccia.&lt;br /&gt;- Ti sembra un particolare che potevi trascurare di dirmi?&lt;br /&gt;- Avevo intenzione di dirtelo.&lt;br /&gt;- Certo, quando non avrei potuto mollarti.&lt;br /&gt;- Non è così. Io non sapevo che questa notte ci saremmo fermati in una fattoria della Compagnia … Sono Arthur Temple, professore di archeologia presso il continente universitario di New Yale. Jhob Crhistiansen, l’uomo che ha ingaggiato Berensky, il tuo compagno, è un mio collega ed un mio amico. Credo, anzi ne sono certo, che la sicurezza stia dando anche a loro la caccia. Se non li ha già catturati … o peggio.&lt;br /&gt;- Vai avanti.&lt;br /&gt;Arthur raccontò quanto gli era avvenuto, quanto aveva appreso sulla storia di Emerald e dei genitori di Jhob. Restò sul vago solo sulla Società dei Naufraghi del Chronos e su quella restaurazione di un culto misterico, vecchio di migliaia di anni, che non comprendeva.&lt;br /&gt;Alla fine Ingrid lo restò a fissare per qualche secondo. Poi, senza lasciare trapelare nulla, si alzò.&lt;br /&gt;- Vatti a stendere e cerca di dormine un po’ - disse - Dovremo partire molto prima dell’alba. Prima che il sergente Ficher riceva ordini, o decida qualcosa di testa sua.&lt;br /&gt;- Siamo tranquilli, questa notte?&lt;br /&gt;- Se succede qualcosa Sam ci avvertirà. La Green Queen è pronta a partire.&lt;br /&gt;- Ma poi? Con il tuo segnalatore, potranno rintracciarci quando vogliono.&lt;br /&gt;Ingrid ebbe un mezzo sorriso.&lt;br /&gt;- S’è guastato quasi un anno fa. La Compagnia mi ha invitato a presentarmi per la sostituzione. Ma non l’ho mai fatto. D’altra parte la cosa non interessa neanche loro. Se un cercatore ha un incidente senza segnalatore, è un problema in meno per la Compagnia.&lt;br /&gt;E si stese sulla cuccetta girandosi, la faccia contro la paratia.&lt;br /&gt;- Grazie – disse Arthur, ma non ebbe risposta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-2696009500216982970?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/2696009500216982970/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=2696009500216982970' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2696009500216982970'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2696009500216982970'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-15.html' title='Emerald - Capitolo 15'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-6248547736818312747</id><published>2007-12-02T11:14:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:15:21.543+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 16</title><content type='html'>La mano di Ingrid sulla spalla lo svegliò.&lt;br /&gt;Assonnato si guardò attorno.&lt;br /&gt;Avanti, dallo sferoide della prua della Green Queen, entrava la luce fredda della fattoria, era ancora notte.&lt;br /&gt;- Manca poco più di un’ora all’alba – l’informò la donna – Sam mi ha riferito che c’è movimento dalle parti dell’amministrazione della fattoria. Sembra che il sergente Ficher soffra d’insonnia.&lt;br /&gt;- Cha facciamo?&lt;br /&gt;- Partiamo.&lt;br /&gt;- Ci inseguiranno.&lt;br /&gt;- E con cosa? Con quei giocattoli a cuscino d’aria?&lt;br /&gt;- E quelli? – mentre Ingrid si sedeva alla guida dell’aeronave, Arthur indicò i carghi suborbitali.&lt;br /&gt;- Quelli vanno su e scendono giù, non volano in orizzontale. Se sapessero dove andiamo potrebbero arrivarci molto prima di noi. Ma non lo sanno.&lt;br /&gt;Parlò alla radio.&lt;br /&gt;- La Green Queen, nave indipendente 2742, chiede il permesso di partire e ringrazia per l’asilo concesso.&lt;br /&gt;- Green Queen, permesso accordato. Liberate la piazzola C45 … Vento in coda, regina.&lt;br /&gt;Ingrid chiuse la comunicazione.&lt;br /&gt;- Ti tirerò fuori di lì, Sam, puoi giurarci.&lt;br /&gt;- E se il permesso fosse stato negato?&lt;br /&gt;- Saremmo partiti comunque – rispose – Ma contavo che non fossero arrivati ordini al controllo. Sam, altrimenti, me lo avrebbe fatto sapere in qualche modo. Non capisci? Io sono una indipendente e devo poter atterrare negli insediamenti. Con una partenza illegale sarei stata nei guai. Così, invece, il controllo della fattoria ha registrato la procedura regolare di partenza e nulla mi può essere addebitato.&lt;br /&gt;- Nei sei certa?&lt;br /&gt;- Che ti risulti, qualcuno ci ha detto che non potevamo partire? Di attendere ordini?&lt;br /&gt;- No.&lt;br /&gt;- Allora partire era nel nostro diritto – concluse Ingrid, scrollando le spalle.&lt;br /&gt;La radio gracchiò, poi si sentì una voce diversa da quella di Sam.&lt;br /&gt;- Green Queen … Green Queen, rispondete. Qui è la Direzione della fattoria Sullivan. Rispondete.&lt;br /&gt;Arthur guardò Ingrid, che gli lanciò un’occhiata in tralice e scrollò le spalle.&lt;br /&gt;- Green Queen, rispondete!&lt;br /&gt;Ingrid attivò la radio.&lt;br /&gt;- Qui Green Queen, nave indipendente 2742. Che vuole la Direzione della fattoria Sullvan?&lt;br /&gt;- Sono il direttore Owen e devo chiedervi di invertire la rotta e di tornare a terra.&lt;br /&gt;- Negativo direttore. Abbiamo regolarmente richiesto ed ottenuto il permesso di partenza, come potrà verificare dalle registrazioni del controllo. Abbiamo ringraziato per il diritto di ospitalità concesso e non abbiamo lasciato debiti. Ora andiamo, come nostro diritto, per gli affari nostri.&lt;br /&gt;- Green Queen, ci sono questioni importanti che richiedono …&lt;br /&gt;- Direttore Owen. Questa è una nave indipendente. E le uniche questioni importanti che riconosce sono solo i suoi affari. E gli affari della Green Queen, ora, esigono che si muova senza ulteriori indugi per la sua prossima destinazione.&lt;br /&gt;- Green Queen, gli interessi generali …&lt;br /&gt;- Di chi, direttore Owen? Della Compagnia? Io non devo nulla alla Mines &amp;amp; Stars, direttore. Ho pagato fino all’ultimo credito il mio debito. Glielo assicuro. E degli interessi generali della Compagnia, francamente, me ne infischio.&lt;br /&gt;- Professor Arthur Temple – la voce era cambiata. La voce del sergente Ficher – Sta sbagliando, professore. Noi non abbiamo nulla contro di lei. Ma se è lei che si rifiuta di collaborare, sarà lei a subirne le conseguenze. Si rende conto che non troverà asilo in nessun altro insediamento della Compagnia? Dove pensa di atterrare la prossima volta?&lt;br /&gt;- Direttore Owen, la linea è disturbata. Si è sovrapposta una conversazione estranea. Siamo costretti ad interrompere il collegamento.&lt;br /&gt;E spense la radio.&lt;br /&gt;Arthur guardò indietro, a quella larga ferita luminosa, che s’apriva in quel compatto mare tenebroso di fronde.&lt;br /&gt;- C’è mancato poco.&lt;br /&gt;- Già.&lt;br /&gt;- Quello che diceva il sergente, comunque, è vero.&lt;br /&gt;. In che senso? – chiese Ingrid.&lt;br /&gt;- Non possiamo più atterrare negli insediamenti della Compagnia.&lt;br /&gt;- Beh – disse Ingrid – Un problema alla volta. Da qui all’Aither non avremmo comunque avuto questa possibilità. Non ne incontreremo.&lt;br /&gt;L’orizzonte di fronte a loro cominciava ad inverdire.&lt;br /&gt;La Green Queen aveva ripreso la sua marcia veloce verso sud est ed ora il mare delle fronde, appena increspato dal vento, appariva meno piatto.&lt;br /&gt;Appariva solcato da un susseguirsi irregolare di onde, ora più brevi, ora più imponenti, ora ricadenti l’una sull’altra.&lt;br /&gt;Ma sempre immobili nel loro moto, come sorprese nell’attimo, eppure frementi di riprendere la loro corsa.&lt;br /&gt;- E’ una zona collinosa – rilevò Arthur.&lt;br /&gt;- Siamo molto all’interno – spiegò Ingrid – Anche se siamo ancora lontanissimi dalla Dorsale, il terreno comincia a salire.&lt;br /&gt;Di tanto in tanto il manto compatto del Pool appariva solcato dalle lunghe, sottili cicatrici dei corsi d’acqua che lo attraversavano.&lt;br /&gt;Per quanto messo in guardia da quanto aveva appena saputo, Arthur non poteva non sentirsi affascinato ed attratto da quella lussureggiante bellezza.&lt;br /&gt;Era paragonabile, forse, alle giungle tropicali di altri mondi – intrichi paurosi di vite in lotta per la vita – eppure così diversa, nella sua pura, incontaminata unicità.&lt;br /&gt;- E’ proprio impossibile atterrare per un po’? – chiese ad un tratto – Vorrei vedere da vicino quelle piante.&lt;br /&gt;Ingrid gli lanciò un’occhiata.&lt;br /&gt;- In questo punto bisogna trovare l’ansa di un fiume, con il greto abbastanza ampio per far posare la Green Queen – ed aggiunse – Cosa ti è venuto in mente?&lt;br /&gt;- Una sensazione, nulla di più. Ho pensato che qualcosa di paragonabile al Pool, ma in piccolo, si potrebbe considerare la foresta amazzonica della Terra, o la jungla di Red Tiger. Ma quelle sono delle cose totalmente diverse. Con migliaia di forme di vita che brulicano in una feroce lotta per la sopravvivenza. Con piante carnivore, insetti velenosi e mostri giganteschi. Qui nel Pool c’è solo questa specie di quercia. Come si chiama, il Khiblei. In lotta con nessuno, se non con gli uomini.&lt;br /&gt;- Chi ti dice che, semplicemente, non abbia già sterminato tutti i concorrenti? Hai sentito quel botanico – gli fece notare Ingrid.&lt;br /&gt;- Certo, è possibile. Ma ho la sensazione che, in qualche maniera, la particolarità del Pool sia collegata alla scoperta dell’equipaggio del Chronos.&lt;br /&gt;- E cosa pensi di fare? Tu sei un archeologo.&lt;br /&gt;- Ti ho detto, voglio solo dare un’occhiata.&lt;br /&gt;Ingrid rallentò l’andatura e prese a seguire le ferite che segnalavano i corsi d’acqua.&lt;br /&gt;Finalmente, in corrispondenza di una stretta giravolta di un fiume, che appariva decisamente ricco d’acqua, sulla sponda esterna, trovarono un’ansa alluvionale a forma di mezzaluna panciuta, sufficientemente ampia per consentire l’agevole atterraggio della Green Queen.&lt;br /&gt;Ingrid fu particolarmente accorta nell’operazione, verificando che il levigato acciottolato fosse sufficientemente stabile per sostenere il peso dell’aeronave.&lt;br /&gt;Aprì il portello e la fredda, umida brezza dell’alba portò il gradevole odore del bosco.&lt;br /&gt;Ma fu il silenzio, totale e assoluto, che colpì Arthur. Un silenzio ultraterreno ed inumano che i loro passi violarono, scricchiolando sotto le suole delle loro scarpe.&lt;br /&gt;Si avvicinarono agli alberi armati di torce elettriche.&lt;br /&gt;In effetti il tronco, la forma della chioma e delle stesse foglie, richiamavano molto le forme della quercia terrestre.&lt;br /&gt;Ma ad uno sguardo appena più attento, le differenze balzavano agli occhi altrettanto evidenti.&lt;br /&gt;Non vi era alcun intrico di tronchi, anzi, ogni pianta era ben distanziata, in modo da godere di un adeguato spazio vitale.&lt;br /&gt;Gli alberi apparivano tutti ad un analogo livello di crescita.&lt;br /&gt;E le chiome formavano, viste dal basso, un tappeto uniforme e compatto, che condannava il sottobosco a quel che Arthur avrebbe definito un crepuscolo perenne.&lt;br /&gt;Era come se quel bosco non fosse il frutto di un processo naturale – pensava Arthur, affascinato – Ma il lavoro di un grande giardiniere.&lt;br /&gt;Il sottobosco era totalmente spoglio. Solcato da un indescrivibile intrico di radici che, in superficie, apparivano come vene avviluppate tra loro in maniera inestricabile.&lt;br /&gt;Arthur notò che il suolo era disseminato di piccole ghiande.&lt;br /&gt;Ne raccolse una.&lt;br /&gt;La classica forma della parte inferiore era solcata da una profonda incisione elicoidale, mentre la parte superiore appariva sormontata da un picciolo legnoso, che s’allargava in una specie di larga foglia inclinata su di un lato.&lt;br /&gt;- Sono i semi, ed il segreto del Khiblei – lo informò Ingrid – A scuola ce lo fanno studiare fin dai primi anni. Sono le piante giovani, quando hanno un’altezza di circa tre metri, che producono le ghiande. Le piante adulte sono sterili. Le piante giovani producono moltissime ghiande, che cadono scostandosi dalla genitrice, grazie a quella specie di foglia, che le fa vorticare nell’aria. Ma sono pesanti, e non arrivano lontano. Giusto, alla distanza giusta per dar vita ad una nuova pianta. I semi cadono con la punta rivolta al terreno, e si conficcano, grazie a quella forma a vite, quel tanto che basta per farli attecchire. Ma è solo uno, il seme che fiorisce. Nel giro di pochissimi giorni nasce la piantina, che sviluppa in qualche settimana. Nell’arco di un anno la pianta è adulta e cessa di crescere. Ecco perché sembrano tutte uguali.&lt;br /&gt;- E gli altri semi?&lt;br /&gt;- Restano in sonno. Se, per una qualunque ragione, la pianta muore, ne attecchisce un altro, dando vita ad un nuovo albero.&lt;br /&gt;- Straordinario! – esclamò Arthur – E l’unico problema della Mines &amp;amp; Stars è come liberarsene?&lt;br /&gt;- Questi semi hanno la sgradevole capacità di attivarsi appena si presenti la minima possibilità. Un pugno di terra in una crepa di un muro e, in poche ore, tirano fuori radici dure come l’acciaio e altrettanto forti da spaccarlo, il muro. Scavare dei pozzi estrattivi, costruire degli impianti di lavorazione e delle case in queste condizioni, non è esattamente il massimo per chi deve garantire i profitti agli azionisti.&lt;br /&gt;- E’ vero.&lt;br /&gt;- D’altra parte, il posto non è tranquillo come sembra.&lt;br /&gt;- In che senso?&lt;br /&gt;- Te l’ho detto. Molti sono scomparsi nel Pool senza lasciare traccia.&lt;br /&gt;- Potrebbe essere che abbiano perso l’orientamento e abbiano vagato a vuoto, fino alla morte.&lt;br /&gt;- Ho un’altra teoria.&lt;br /&gt;- E sarebbe?&lt;br /&gt;- Un sistema per atterrare in mezzo al Pool è il fuoco. Quelle piante non prendono fuoco facilmente, sono ricche d’acqua e l’incendio si circoscrive rapidamente da solo. Ma il fuoco diretto è decisamente efficace. Distrugge le piante adulte e in pochi minuti, con un buon lanciafiamme montato sull’aeronave, si ottiene una radura dove si può atterrare comodamente. Ma i semi sono ignifughi. Anzi, il processo di crescita sembra in quel caso più rapido. Forse perché il terreno è più fertile. Io credo che in molti siano scomparsi, dopo aver deciso di sostare in quelle radure.&lt;br /&gt;- Non capisco cosa vuoi dire.&lt;br /&gt;- Perché, tu non pensi che saresti terreno fertile, per questi semi?&lt;br /&gt;Arthur si guardò intorno e l’amena pace del bosco gli si colorò di ombre sinistre.&lt;br /&gt;- Penso che possiamo ripartire.&lt;br /&gt;Ingrid sorrise divertita.&lt;br /&gt;Ripartirono veloci.&lt;br /&gt;L’orizzonte s’era tinto d’un verde smeraldo, che faceva onore al nome del pianeta.&lt;br /&gt;Con un’ampia virata Ingrid puntò la prua dell’aeronave decisamente verso sud.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-6248547736818312747?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/6248547736818312747/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=6248547736818312747' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6248547736818312747'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6248547736818312747'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-16.html' title='Emerald - Capitolo 16'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-5104941097627352357</id><published>2007-12-02T11:13:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:14:22.497+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 17</title><content type='html'>Emerald era quasi allo zenit.&lt;br /&gt;Avevano viaggiato l’intera mattina volando verso sud, parlando poco.&lt;br /&gt;Ingrid aveva voluto sapere della terra e di New Yale e degli altri pianeti che Arthur aveva conosciuto. Se ne aveva conosciuti.&lt;br /&gt;Arthur era stato abbastanza laconico.&lt;br /&gt;La terra della sua infanzia e delle sue spedizioni archeologiche sulla cordigliera sudamericana, così come la tranquilla routine al campus – che così bene calzava il suo animo, tanto acceso da passioni culturali e civili, quanto restio alle novità, che mettessero in discussione le sue accidiose abitudini – gli sembravano ora lontane e irreali.&lt;br /&gt;Ora, qui, gli appariva più viva, più vera, la prepotente e gioiosa vitalità di Jhob.&lt;br /&gt;Quel suo prendere di petto, irridente, la vita.&lt;br /&gt;Quella sua dissacrante ironia che ti costringeva, ogni volta, a rimettere in discussione quello che avevi dato per scontato.&lt;br /&gt;Jhob era l’eroe. Non lui.&lt;br /&gt;Lui era quello che raccontava la storia degli eroi, paziente, coccio dopo coccio. Alla ricerca delle tracce.&lt;br /&gt;La sua più grande ambizione di giovane professore era quella di divenire … un vecchio professore.&lt;br /&gt;Amato per le proprie intemperanze verbali e, rispettato, per la propria matura saggezza.&lt;br /&gt;L’unica gloria a cui, in fondo, realmente aspirava, era quella dell’aneddotica studentesca.&lt;br /&gt;Sant’iddio, che ci faceva lui lì?!&lt;br /&gt;Non era quello il suo posto.&lt;br /&gt;Sospeso in una bolla trasparente, su una foresta infinita. Inseguito dai padroni di un pianeta che – forse – tenevano nascoste le prove di un orrendo crimine. Alla ricerca di un amico che, a caccia degli assassini dei propri genitori, s’era fatto sacerdote di una rediviva religione dei misteri.&lt;br /&gt;Era una pazzia. Tutto era solo follia.&lt;br /&gt;- Abbiamo qualcuno in coda – Ingrid lo sorprese.&lt;br /&gt;Arthur si voltò, cercando di vedere oltre il corpo della Green Queen.&lt;br /&gt;- Non lo si vede ad occhio nudo – lo avvertì Ingrid – Ce l’ho sul quadro da almeno mezz’ora. E’ ad un paio di centinaia di chilometri, e segue la nostra rotta.&lt;br /&gt;- Ma non avevi detto che non potevano inseguirci?&lt;br /&gt;- Non credo che siano della fattoria.&lt;br /&gt;- E allora, chi è?&lt;br /&gt;- Non lo so – Si morse le labbra.&lt;br /&gt;- Cosa pensi di fare?&lt;br /&gt;- Per il momento andiamo avanti come se niente fosse. Può benissimo essere che se ne vada per i fatti suoi. Altrimenti aspettiamo di poterlo identificare. Probabilmente è un altro indipendente.&lt;br /&gt;- E se fosse della Sicurezza?&lt;br /&gt;- Se fosse della Sicurezza, inserisco i propulsori Hidening e lo salutiamo.&lt;br /&gt;Passò un’ora, ma l’altra aeronave sembrava viaggiare di conserva. Rimase alla stessa distanza, mantenendo la rotta.&lt;br /&gt;Con un cenno del capo Ingrid lo invitò a guardare in avanti.&lt;br /&gt;L’orizzonte mostrava un verde più chiaro, a tratti luminoso.&lt;br /&gt;- Il Big Bert, il grande fiume.&lt;br /&gt;Quel verde più chiaro si rivelò acqua che scorreva pigramente verso destra, ad ovest, in direzione dell’oceano.&lt;br /&gt;Erano quasi alla sponda destra, dove il Pool si interrompeva bruscamente sull’acqua, ma Arthur non riusciva a scorgere l’altra sponda, se non come una vaga ombra lontana.&lt;br /&gt;- Ma quanto è largo?&lt;br /&gt;- In questo punto una decina di chilometri. Ma all’oceano, tra tremila chilometri, supera i quindici.&lt;br /&gt;- Tremila? Qual è la sua lunghezza complessiva?&lt;br /&gt;- Oltre settemila chilometri. Nasce direttamente dalla Grande Dorsale.&lt;br /&gt;- Vuoi dire che siamo ancora a quattromila chilometri dalla Dorsale?&lt;br /&gt;Ingrid rise.&lt;br /&gt;- Secondo te, il Big Bert può essere un canale che scende giù in linea retta? Fa tante giravolte da farle sembrare le spire di un serpente. In questo punto la Grande Dorsale dista dall’oceano intorno ai tremila chilometri, e noi siamo un po’ oltre metà strada.&lt;br /&gt;L’immensa massa d’acqua procedeva maestosa, lambendo nel suo cammino piccoli isolotti e scogli affioranti.&lt;br /&gt;Mentre Arthur l’osservava, notò sulla superficie un qualcosa che, ben presto, riconobbe per una rudimentale imbarcazione a vela, che risaliva la corrente.&lt;br /&gt;- Ma quella cos’è?&lt;br /&gt;- Greenfree – rispose, laconica Ingrid, che rallentò l’andatura dell’aeronave, facendo, a suo beneficio, una breve virata.&lt;br /&gt;Arthur osservò la barca, alla cui poppa spiccava la figura di un uomo, dai lunghi capelli sollevati dal vento, che non mostrava alcun segno di essersi avveduto della loro presenza sopra la sua testa.&lt;br /&gt;- Ma dove sta andando?&lt;br /&gt;- E chi lo sa? Probabilmente cerca un attracco per il Lao Tze. Ci sono alberi da frutta, da quelle parti.&lt;br /&gt;La linea più scura all’orizzonte si era rivelata ben presto per una scogliera, alta fino a duecento metri.&lt;br /&gt;Ingrid risalì il fiume alla ricerca di un punto di accesso più abbordabile.&lt;br /&gt;Non voleva sprecare le riserve, spiegò ad Arthur.&lt;br /&gt;Fecero alcuni chilometri a velocità ridotta, seguendo quella granita parete, che avrebbe fatto la gioia di molti rocciatori. Con le sue continue alternative, dagli stretti e ripidi camini, alle vertiginose terrazze.&lt;br /&gt;Finalmente trovarono un punto in cui la scogliera pareva fosse stata colpita dal pugno di un gigante, frantumandosi i massi, poi franati verso il fiume.&lt;br /&gt;Dallo squarcio le rocce risalivano, progressivamente, arretrando verso sud.&lt;br /&gt;- Ecco la nostra porta – disse Ingrid e fece compiere alla Green Queen una lenta virata, che portò l’aeronave a infilarsi nello squarcio e a risalire la pendenza sino alla sommità della scogliera.&lt;br /&gt;- Il Lao Tze – l’informò, laconicamente, Ingrid.&lt;br /&gt;Agli occhi di Arthur era apparso un paesaggio misterioso e affascinante, fatto di roccia.&lt;br /&gt;Questa era la sensazione prevalente.&lt;br /&gt;La pietra, i graniti, le dolomiti, disegnavano un labirinto di canyon e pinnacoli, di ripidi massicci, scolpiti dal vento e di improvvisi e vertiginosi crepacci.&lt;br /&gt;Tutto si estendeva verso un orizzonte frastagliato da quell’orografia.&lt;br /&gt;Ma non c’era solo la pietra.&lt;br /&gt;Ovunque si apriva una radura al riparo dall’incessante vento del nord est, spuntavano boschetti di piccoli alberi, spesso nei pressi di piccoli laghetti di acqua limpida.&lt;br /&gt;- Sembra un buon posto – mormorò Arthur, ricredendosi della prima impressione.&lt;br /&gt;Lo è – confermò Ingrid – Il migliore che conosca in tutta Emerald. Quegli alberelli che vedi sono da frutta.&lt;br /&gt;- Pericoli?&lt;br /&gt;- Quelli che vedi. E’ un po’ complicato muoversi a piedi. Ma lo fanno solo i greenfree. Purtroppo non c’è molto, per pensare di farci fortuna.&lt;br /&gt;- Ci fermiamo?&lt;br /&gt;- Un momento. Sto guardando il nostro amico che si è avvicinato.&lt;br /&gt;Si riferiva alla aeronave che li seguiva.&lt;br /&gt;- Riconosco il segnale – disse tranquilla Ingrid – E’ il Little Tzar di Ted. Un indipendente.&lt;br /&gt;- Che si fa?&lt;br /&gt;- Direi di aspettarlo – rispose Ingrid – Potrebbe avere notizie interessanti su cosa è successo dopo la nostra partenza.&lt;br /&gt;- Che tipo è?&lt;br /&gt;- Uno che tenta di afferrare la fortuna al laccio. Come tutti noi - rispose Ingrid scrollando le spalle.&lt;br /&gt;Accese la radio.&lt;br /&gt;- Vento in poppa Ted. Cosa fai da queste parti?&lt;br /&gt;- Salve Ingrid. Mi pareva che fossi tu, a corrermi davanti al naso. Ma non stavi portando a spasso un rainbowed?&lt;br /&gt;- Esatto Ted. Che dici di farci una bevuta?&lt;br /&gt;- Con piacere. Fammi strada, che ti seguo.&lt;br /&gt;Ingrid chiuse la radio e si concentrò alla ricerca di un buon punto dove far scendere la Green Queen.&lt;br /&gt;Trovò una radura alla base di un pinnacolo che spiccava, svettando più in alto delle rocce circostanti, per la strana forma a calice, quasi regolare, della propria sommità.&lt;br /&gt;La radura, dalla forma simile ad una goccia, era ben riparata, con un boschetto che ne occupava l’estremità più stretta, ed un laghetto centrale, che lasciava la pancia, di quella sorta di goccia, libera e sufficientemente ampia, per consentire il contemporaneo atterraggio delle due aeronavi.&lt;br /&gt;Ingrid discese con la sua consueta perizia, lasciando che la Green Queen si posasse al suolo con la leggerezza di una piuma.&lt;br /&gt;Aprirono il portello e l’aria tiepida di quel pomeriggio li investì piacevolmente.&lt;br /&gt;- Non so te – disse Ingrid – Ma intanto io mi faccio un bagno.&lt;br /&gt;Non gli lasciò il tempo di dir nulla e rientrò nell’aeronave .&lt;br /&gt;Uscì dopo qualche minuto in costume e corse a piedi nudi verso il laghetto.&lt;br /&gt;Non si fermò, entrò in acqua e, con due passi, si tuffò.&lt;br /&gt;Arthur restò a guardarla mentre guizzava nell’acqua, maledicendo la propria reticenza tutta accademica.&lt;br /&gt;Uscì gocciolante dall’acqua e, senza degnare di uno sguardo l’espressione divertita di lui, se ne tornò alla Green Queen, chiudendosi il portello alle spalle.&lt;br /&gt;Riuscì cinque minuti dopo, asciugata e rivestita, proprio quando, dietro al pinnacolo, comparve la Little Tzar che, dopo un attimo di sospensione, scese in verticale, per arrestarsi, il muso contro il muso della Green Queen.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-5104941097627352357?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/5104941097627352357/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=5104941097627352357' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/5104941097627352357'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/5104941097627352357'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-17.html' title='Emerald - Capitolo 17'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-7035458454419319163</id><published>2007-12-02T11:12:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:13:00.127+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 18</title><content type='html'>La Little Tzar era un’aeronave più tozza e massiccia della Green Queen.&lt;br /&gt;Ad una prua caratterizzata dalla punta di un ovoide, che ad Arthur ricordava il becco di un uccello, era attaccata una fusoliera larga e schiacciata, come il carapace di una testugine.&lt;br /&gt;Ai lati, due protuberanze indicavano la presenza di propulsori aggiunti.&lt;br /&gt;Quando il portello si aprì, scorrendo nella parete, Arthur riconobbe Ted.&lt;br /&gt;Era l’ometto dagli occhi troppo distanziati, cui si era rivolto al pub degli indipendenti.&lt;br /&gt;Indossava lo stesso giubbotto di cuoio sintetico nero, e nascondeva la sua calvizie sotto una bandana, che Arthur trovò ridicola.&lt;br /&gt;Portava in spalla una sacca di viaggio.&lt;br /&gt;- Ci si rivede, rainbowed – fece l’uomo ad Arthur, per poi rivolgersi a Ingrid, balzando agilmente al suolo – Tutto tranquillo, Ingrid?&lt;br /&gt;- Non mi lamento. Quando sei partito?&lt;br /&gt;- La mattina dopo di te.&lt;br /&gt;- Hai corso molto.&lt;br /&gt;- Ho fretta. Ho avuto una soffiata per un certo posto, giù, vicino al Walker.&lt;br /&gt;- Una soffiata o un colpo di vento?&lt;br /&gt;- Vedremo, Ingrid, vedremo. E invece, tu? Sempre dell’idea di andare nell’Aither, il tuo amico?&lt;br /&gt;- Così pare.&lt;br /&gt;Ted si guardò intorno.&lt;br /&gt;- Beh! Non mi avevi promesso una bevuta?&lt;br /&gt;- Tranquillo. Mettiti comodo – e s’avviò alla Green Queen, per raggiungere la cambusa.&lt;br /&gt;Arthur e Ted rimasero da soli.&lt;br /&gt;Si guardarono negli occhi, poi Ted, con un sorriso che raggrinzì la parte del volto coperta dalla pelle sintetica, s’allontanò per accostarsi al laghetto e lì, si sedette su di un masso grande e piatto, lasciando cadere al suolo la sacca.&lt;br /&gt;Ingrid tornò con tre bicchieri colmi di un liquore traslucido e, dopo averli offerti ai due uomini, si sistemò su una grossa pietra, di fronte a Ted. Arthur le si sedette accanto.&lt;br /&gt;- Allora, Ted – riprese Ingrid – Tutto tranquillo, quando sei partito?&lt;br /&gt;Ted bevve un lungo sorso prima di rispondere.&lt;br /&gt;- Tutto tranquillo direi proprio di no. C’è stata un po’ di gazzarra al pub. Sono arrivati gli uomini in nero a cercare qualcuno.&lt;br /&gt;- Davvero?&lt;br /&gt;- Già. Figurati, un rainbowed travestito da miner.&lt;br /&gt;- E che aveva fatto questo rainbowed?&lt;br /&gt;- Questo non ce lo hanno detto. Ma erano sicuri di una cosa.&lt;br /&gt;- Che cosa?&lt;br /&gt;- Che volesse affittare una carretta.&lt;br /&gt;- Che c’è di male, Ted?&lt;br /&gt;- Niente, dico io.&lt;br /&gt;- Infatti. Lo fanno sempre i rainbowed.&lt;br /&gt;- Il fatto è che questo rainbowed, travestito da miner, deve averla fatta molto grossa.&lt;br /&gt;- Perché dici questo, Ted?&lt;br /&gt;- Perché s’è scomodato l’Uomo Nero in persona.&lt;br /&gt;- Addirittura!&lt;br /&gt;- Già. Gile il Nero era al pub.&lt;br /&gt;- E che diceva?&lt;br /&gt;- Diceva … diceva che quel rainbowed, quello travestito da miner, cercava un passaggio per l’Aither.&lt;br /&gt;- Una strana coincidenza.&lt;br /&gt;- Gia. Molto strana.&lt;br /&gt;- E cosa gli avete detto?&lt;br /&gt;- Chi, noi? E cosa potevamo dirgli? Hai mai visto un rainbowed travestito da miner al pub?&lt;br /&gt;- No. Mai.&lt;br /&gt;- E’ quello che dico anch’io.&lt;br /&gt;- Vuoi bere ancora?&lt;br /&gt;- Quello che mi domando – continuò Ted, senza rispondere a Ingrid – E’ perché questo rainbowed, travestito da miner, sia così importante per gli uomini in nero e per Gile il Nero?&lt;br /&gt;- E che risposta ti dai, Ted?&lt;br /&gt;- Non lo so, Ingrid – sospirò – Posso solo ipotizzare. Bada bene, è solo un’ipotesi! Che questo rainbowed, travestito da miner, abbia per le mani un affare così grande, da far sembrare nulla, briciole, l’incasso per la scoperta del più grosso giacimento di tutta Emerald. E che questo affare si trovi nell’Aither.&lt;br /&gt;- Hai detto bene, Ted. E’ un’ipotesi. Solo un’ipotesi.&lt;br /&gt;- Già, un’ipotesi. Ma se fosse vera …&lt;br /&gt;- Se fosse vera?&lt;br /&gt;- Dove ce n’è per due, ce n’è per tre – e sorrise ammiccante, con una smorfia che ad Arthur parve oscena.&lt;br /&gt;- Se fosse vera. Ted. Se vuoi ancora bere … - e Ingrid fece per alzarsi.&lt;br /&gt;- Resta seduta Ingrid.&lt;br /&gt;Estratto dalla sacca, un paralizzatore era comparso nella mano di Ted.&lt;br /&gt;- E resta seduto anche tu, rainbowed.&lt;br /&gt;- Cosa significa, quel coso, Ted?&lt;br /&gt;- Ingrid, io non vorrei … Dipende solo da te.&lt;br /&gt;- Cosa?&lt;br /&gt;- Gile il Nero ha offerto a chi gli riporta questo rainbowed, tanti crediti quanti te ne da la Compagnia per un pozzo di prima classe. Offerta allettante, no? Ma io ti sono amico e preferisco restare in affari con te, Ingrid. Fammi entrare nell’affare alla pari e chiudiamo la faccenda.&lt;br /&gt;- Non c’è nessun affare, Ted.&lt;br /&gt;- Rispondi bene, Ingrid, non mi puoi trattare da cretino. Se Gile ha fatto quell’offerta, l’affare deve valere almeno dieci volte tanto.&lt;br /&gt;- Io non ho nessun affare! – protestò Arthur.&lt;br /&gt;- Sta zitto, rainbowed – gli sibilò contro Ted.&lt;br /&gt;- Non ho da metterti a parte di nulla, Ted. Fai come credi.&lt;br /&gt;- Non mi lasci scelta, Ingrid. E’ un peccato, un vero peccato. Credevo che tu mi fossi amica. Ma tra amici non ci sono segreti, vero Ingrid? Mi hai deluso, molto deluso. Dovrò lenire questa mia delusione con i crediti della taglia.&lt;br /&gt;Con la canna del paralizzatore fece loro imperiosamente segno di alzarsi.&lt;br /&gt;- E la Green Queen? – chiese Ingrid&lt;br /&gt;- Qui sarà al sicuro. Se mai un giorno potrai tornare a prenderla. O, altrimenti, mi farà comodo una seconda nave – sorrise di nuovo, questa volta, cattivo – In piedi, muovetevi! Non costringetemi a sparare.&lt;br /&gt;Ingrid e Arthur si alzarono, avviandosi verso la Little Tzar, seguiti a distanza di sicurezza da Ted, che li teneva sotto il tiro dell’arma.&lt;br /&gt;Nei pressi del portello Ted fece segno ad Arthur di salire per primo.&lt;br /&gt;Come fu sulla soglia, un dolore atroce e lancinante gli si propagò dalla schiena in tutto il corpo.&lt;br /&gt;Crollò sul pavimento dell’aeronave, incapace di muovesi.&lt;br /&gt;Ted lo aveva colpito con il raggio del paralizzatore.&lt;br /&gt;Era caduto con la faccia verso il portello e, con gli occhi sbarrati, poté vedere Ted, che si chinava a prendere in braccio un’Ingrid esanime.&lt;br /&gt;- Niente di personale, Ingrid. E’ solo una questione di affari. E’ la mia porta per le stelle – mormorò l’uomo, mentre la trasportava sull’aeronave.&lt;br /&gt;Ted impiegò i minuti successivi a legare le mani dei prigionieri dietro la schiena.&lt;br /&gt;Poi, andò al distributore, si preparò un bicchiere di liquore, e s’andò a stravaccare su una poltrona ad aria orientata verso i due.&lt;br /&gt;- Non preoccupatevi. La potenza era al minimo. Tra una mezzora sarete come nuovi e, spero per voi, più ragionevoli.&lt;br /&gt;Lentamente, molto lentamente, il dolore si attenuò e, dopo quello che ad Arthur era sembrato un secolo, sentì Ingrid mormorare.&lt;br /&gt;- Porco bastardo.&lt;br /&gt;- Non essere ingiusta, Ingrid – rispose con voce tranquilla Ted – Anche tu avresti fatto la stessa cosa. O non te ne vuoi andare da questo buco?&lt;br /&gt;- Va all’inf…&lt;br /&gt;- Non dire così, Ingrid. Mi fai innervosire. E se mi innervosisco ragiono semplice. A Gile il Nero non importa come gli arrivi il rainbowed. Lo vuole e basta. In quanto a te, non gliene frega niente di averti. Né viva, né morta. Non farmi pensare alla soluzione più semplice.&lt;br /&gt;Attese qualche secondo. Ingrid non parlava.&lt;br /&gt;- Allora? Avete visto? Ho atteso i vostri comodi per darvi un’ultima possibilità. Vi si sono schiarite le idee, o devo fare ritorno a Emerald City?&lt;br /&gt;- Sai Ted – disse Ingrid – Il capitano Gile, in fondo, è un uomo simpatico …&lt;br /&gt;- Aspetta, Ingrid – l’interruppe Arthur – E’ inutile continuare. Ha vinto lui.&lt;br /&gt;Ingrid lo guardò perplessa.&lt;br /&gt;Il piano, dettato dalla disperazione, gli si andava formando nella testa&lt;br /&gt;… Piano? Per il momento il tutto si riduceva nel guadagnare tempo.&lt;br /&gt;Si rivolse a Ted.&lt;br /&gt;- Se ti diciamo dell’affare. Chi ci dice che non ci ammazzi un momento dopo, o non ci scarichi da qualche parte, a farci ammazzare da Emerald?&lt;br /&gt;Sul viso di Ted si disegnò un ghigno, che la pelle sintetica rese orribile.&lt;br /&gt;- E bravo il rainbowed! Ha più cervello di te, Ingrid. Quanto è grosso questo affare?&lt;br /&gt;- E’ grosso – rispose Arthur a soggetto – Molto grosso – ed azzardò – Credo che Gile pensi molto a se stesso e non tanto agli interessi della Compagnia.&lt;br /&gt;- Di che si tratta?&lt;br /&gt;- Non mi hai risposto, Ted – Si stava impratichendo del gioco e si sorprendeva di questa sua insospettata abilità.&lt;br /&gt;- Io sono un uomo pratico – rispose Ted – Non ho nulla contro di voi. Perché dovrei uccidervi? Che potreste farmi? Andare a piagnucolare da Gile il Nero? E, poi, sono anche un uomo modesto, che si accontenta. Prima vi ho proposto di dividere alla pari, tutti e tre. Certo, ora le cose sono cambiate, ma mi accontenterò ancora di dividere alla pari. Il cinquanta per cento a me e il cinquanta per cento a voi.&lt;br /&gt;- Giochi duro, Ted – mormorò Arthur.&lt;br /&gt;- Già – si intromise Ingrid – Considerato che arrivi alla fine. Quando è il momento di raccogliere. Facile, facile.&lt;br /&gt;- Non vi lamentate – rispose, impaziente Ted – Vi lascio più di quanto potreste mai sperare di guadagnare in tutta la vostra vita su Emerald!&lt;br /&gt;Ingrid guardò Arthur.&lt;br /&gt;- Questo è vero, Arthur&lt;br /&gt;- Già – assentì lui, che aveva quasi voglia di ridere.&lt;br /&gt;- E va bene, Ted – sospirò Ingrid – Hai vinto. Slegaci.&lt;br /&gt;Ted rimase un momento sconcertato&lt;br /&gt;- Ehi … un momento … Non mi avete ancora detto niente!&lt;br /&gt;- Non pretenderai che parliamo d’affari con le mani legate dietro la schiena! – protestò Arthur.&lt;br /&gt;- Siamo soci, adesso, Ted – aggiunse Ingrid – Abbiamo fatto un patto.&lt;br /&gt;- Di che hai paura? – chiese Arthur, per aggiungere – Sei tu che sei armato. Siamo noi che dobbiamo fidarci di te.&lt;br /&gt;Gli occhietti di Ted passarono rapidamente dall’uno all’altra.&lt;br /&gt;Si passò la lingua sulle labbra, roso dall’incertezza, ma infine disse:&lt;br /&gt;- Va bene. Ma al primo scherzo vi brucio le cervella.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-7035458454419319163?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/7035458454419319163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=7035458454419319163' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/7035458454419319163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/7035458454419319163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-18.html' title='Emerald - Capitolo 18'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-7661586198844660438</id><published>2007-12-02T11:11:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:12:12.711+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 19</title><content type='html'>Fece stendere a pancia in giù Ingrid e le slegò le mani.&lt;br /&gt;Poi, mentre li teneva sotto il tiro del paralizzatore, consentì ad Ingrid di sciogliere le mani di Arthur.&lt;br /&gt;- Allora? – chiese impaziente.&lt;br /&gt;- E’ un racconto lungo – prese tempo Arthur – Conosci la storia della seconda, doppia, esplorazione di Emerald? Quella della Sirio?&lt;br /&gt;- Vagamente.&lt;br /&gt;- Quella era una nave modulare. Due moduli erano della Mines &amp;amp; Stars e il terzo era attrezzato dal Dipartimento di Scienze Naturali della Confederazione. La Mines &amp;amp; Stars faceva ricerche minerarie, mentre il Dipartimento, ricerche biologiche e genetiche sulla vita di Emerald. Tutto normale fin qui. Le cose interessanti cominciano già nel primo viaggio. L’equipaggio del modulo scientifico, infatti, si imbatté per caso in una scoperta clamorosa. Nell’Aither trovarono, quasi in superficie, quasi al limite esterno della roccia madre, un giacimento di metalli pesanti di tale vastità da equivalere, da solo, a tutti quelli che gli altri moduli avevano rilevato nel Pool, e a quattromila metri di profondità. L’equipe del modulo era composta da scienziati, certo. Ma anche gli scienziati sono esseri umani. Così si guardarono bene dall’informare della scoperta gli altri moduli e lo stesso capitano della nave. Ovviamente avevano pensato di sfruttare in proprio quella scoperta. Così erano partiti per il secondo viaggio, con l’intenzione di completare segretamente le rilevazioni. Per loro sfortuna, però, in fase di atterraggio qualcosa andò storto e il modulo è precipitato.&lt;br /&gt;- E tu come fai a sapere queste cose, rainbowed? – chiese Ted.&lt;br /&gt;- Ti ricordi come si chiamavano i capi del modulo del Dipartimento?&lt;br /&gt;- No.&lt;br /&gt;- Ti rinfresco la memoria, Ted. Christiansen. Erano i coniugi Christiansen. Adesso, ti ricorda niente questo cognome, Ted?&lt;br /&gt;- Christiansen …&lt;br /&gt;- Come si chiama il mio collega, il mio amico che ha affittato la carretta di Berensky?&lt;br /&gt;Ted lo guardò strabuzzando gli occhi ed Arthur continuò.&lt;br /&gt;- Christiansen. Jhob Christiansen. I capi del modulo erano i suoi genitori.&lt;br /&gt;- Klaus … allora Ingrid …&lt;br /&gt;- Già, era tutto un piano – confermò, non si capiva bene cosa, Ingrid.&lt;br /&gt;- Jhob ha trovato un diario che il padre aveva lasciato dopo il primo viaggio. E’ così che siamo venuti a conoscenza della storia, e abbiamo pensato che ci si poteva fare qualcosa – sorrise obliquo – Più di qualcosa.&lt;br /&gt;- Legalmente quel giacimento è fuori della concessione - Ted pensava furiosamente a voce alta, annuendo.&lt;br /&gt;- Già. E questo spiega l’interesse feroce della Compagnia e del capitano Gile. Chi mette per primo le mani sul giacimento fa la sua fortuna.&lt;br /&gt;- Volete far valere il diritto di scoperta. Mettervi in concorrenza con la Mines &amp;amp; Stars! – gridò Ted, gli occhi fuori dalle orbite.&lt;br /&gt;- Un notaio ha già le carte pronte per il Dipartimento – confermò Arthur.&lt;br /&gt;Ted, ormai, era stato messo in moto e andava avanti da solo. Bastava assecondarlo.&lt;br /&gt;Arthur era partito senza sapere dove andare a parare e, con sua grande sorpresa, s’era scoperto un ottimo bugiardo.&lt;br /&gt;Non aveva fatto altro che poggiarsi su una base di cose vere, per poi arricchirla delle cose che quel Ted non attendeva altro che di sentire.&lt;br /&gt;Arthur ora era convinto che si sarebbe bevuto qualunque sciocchezza, purché s’adattasse alle sue aspettative.&lt;br /&gt;Sarebbe stato lui stesso, Ted, a giustificarla logicamente.&lt;br /&gt;- Quando il tuo socio, questo Jhob, è venuto su Emerald per rintracciare il giacimento, qualcosa è andata storta e la Compagnia ha scoperto tutto.&lt;br /&gt;- Hai colto nel segno, Ted.&lt;br /&gt;- E tu sei dovuto venire per sistemare le cose.&lt;br /&gt;- Già. E’ per questo che dobbiamo raggiungere Jhob nell’Aither – e aggiunse – Tra una decina di giorni arriverà il notaio con un incrociatore della Confederazione e, per allora, dovremo aver risolto i problemi e trovato il giacimento.&lt;br /&gt;Questa era davvero grossa e Arthur temette di aver esagerato.&lt;br /&gt;Ma Ted, in pieno delirio, non vi trovò nulla da dire.&lt;br /&gt;- Certo. Dobbiamo andare – disse - Partiamo subito.&lt;br /&gt;Un momento! – protestò Ingrid – E la Green Queen?&lt;br /&gt;- Che ti importa di quella carretta? – gli rispose Ted – Hai idea di quanto possiamo tirare fuori da questa storia?&lt;br /&gt;Si girò e fece per andare ai comandi.&lt;br /&gt;Ma si fermò a metà strada per voltarsi, il paralizzatore puntato contro di loro.&lt;br /&gt;- Ma il cinquanta per cento è per me. Questi sono gli accordi.&lt;br /&gt;- Abbiamo fatto un patto – lo rassicurò Arthur.&lt;br /&gt;- E questo vale anche per il tuo socio e per Klaus. Sono affari vostri su come vi mettete d’accordo.&lt;br /&gt;- Il cinquanta per cento è tuo, Ted. Farai l’amministratore delegato. Chi vuoi che faccia storie su una montagna infinita di crediti?&lt;br /&gt;Ted parve perso nel suo sogno.&lt;br /&gt;Si sedette ai comandi, lanciò distrattamente il paralizzatore sulla plancia di fronte a sé, e fece decollare, veloce, la Little Tzar, puntando verso est, verso la Grande Dorsale.&lt;br /&gt;Arthur si guardò intorno.&lt;br /&gt;Vicino alla cambusa vide un lungo picchetto metallico per sondaggi.&lt;br /&gt;Con la coda dell’occhio, s’assicurò che l’altro uomo continuasse ad esser perso nei suoi sogni e, lentamente, con circospezione, allungò una mano fino a toccare il picchetto.&lt;br /&gt;Ebbe un attimo d’esitazione.&lt;br /&gt;Poi, rapido, senza lasciarsi il tempo di pensare, l’afferrò e, fatti due passi, sferrò un bel colpo su quella ridicola bandana.&lt;br /&gt;Sentì la propria voce mormorare:&lt;br /&gt;- Niente di personale, Ted. E’ solo una questione d’affari.&lt;br /&gt;Ingrid lanciò un grido.&lt;br /&gt;Ted parve irrigidirsi.&lt;br /&gt;La testa scattò all’indietro, incassandosi nelle spalle.&lt;br /&gt;Poi, lentamente, cadde in avanti, crollando sul quadro comandi.&lt;br /&gt;La Little Tzar sembrò impazzire.&lt;br /&gt;Scartò di lato, per poi avvitarsi in una serie di lente giravolte.&lt;br /&gt;Il corpo di Ted rotolò via dal posto di guida, mentre Ingrid e Arthur s’erano aggrappati a dei grandi maniglioni, riuscendo a limitare i danni.&lt;br /&gt;L’aeronave ora s’era stabilizzata, ed Ingrid riuscì a raggiungere i comandi.&lt;br /&gt;Ne azionò disperatamente alcuni - l’aeronave stava picchiando verso le rocce sottostanti – e riuscì a farla planare.&lt;br /&gt;Ma con un attimo di ritardo.&lt;br /&gt;Il fondo del carapace della Little Tzar, infatti, urtò violentemente le rocce, prima di riprendere quota, lacerato da profonde ferite.&lt;br /&gt;L’aeronave parve quasi fermarsi a mezz’aria, e Ingrid ed Arthur si scoprirono sospesi sopra la scogliera del Big Bert.&lt;br /&gt;Poi, lentamente, la prua cominciò ad abbassarsi e, quasi impercettibilmente, la Little Tzar s’avviò a precipitare verso l’acqua.&lt;br /&gt;Ingrid, azionando freneticamente i comandi, riuscì a mutare quella caduta in una curva che, quasi, fece poggiare l’aeronave sul pelo dell’acqua.&lt;br /&gt;Ebbero appena il tempo di guardarsi in faccia.&lt;br /&gt;Dagli squarci, che si erano procurati poco prima sulle rocce, l’acqua entrava veloce.&lt;br /&gt;La Little Tzar stava affondando rapidamente.&lt;br /&gt;Ingrid andò al portello e l’aprì, mentre Arthur si chinava sul corpo esanime di Ted.&lt;br /&gt;Respirava, anche se il braccio destro aveva una posizione innaturale.&lt;br /&gt;L’aeronave prese, rapida, ad inclinarsi sul lato del portello.&lt;br /&gt;Arthur vide, vicino alla cambusa, un asse di materiale plastico e l’afferrò per scaraventarlo fuori, nell’acqua. Galleggiava.&lt;br /&gt;- Aiutami – chiese a Ingrid.&lt;br /&gt;E insieme trascinarono il corpo di Ted sino al portello e lo lasciarono cadere in acqua.&lt;br /&gt;Lo seguirono, cercando di sostenerlo e, annaspando, raggiunsero la tavola.&lt;br /&gt;Con estrema fatica vi stesero sopra Ted, lasciando nell’acqua le sole gambe.&lt;br /&gt;Si fermarono, stremati e ansanti, a riprendere fiato, aggrappati a quel fragile appiglio.&lt;br /&gt;Sotto i loro occhi la Little Tzar s’inabissò rapidamente.&lt;br /&gt;Ted si lamentava debolmente.&lt;br /&gt;Stava riprendendo i sensi.&lt;br /&gt;- Calma, amico. Non ti agitare – disse Arthur, volendo essere rassicurante.&lt;br /&gt;Ted sollevò di scatto la testa e Arthur vide in quegli occhi la follia.&lt;br /&gt;Ted ebbe uno scarto violento e la tavola si rovesciò. Arthur ed Ingrid annasparono e vi si riaggrapparono.&lt;br /&gt;In quel momento la mano contratta di Ted s’inabissava, seguendo la corrente.&lt;br /&gt;Rimasero per un lungo momento immobili, ansanti.&lt;br /&gt;Poi Arthur sentì Ingrid sussurrare appena.&lt;br /&gt;- La tua porta, Ted. La tua porta per le stelle.&lt;br /&gt;Erano nell’acqua, aggrappati ad una tavola di plastica, ma Arthur sapeva che quelle, sul volto della donna, erano lacrime.&lt;br /&gt;Uraneo s’avviava rapidamente a tramontare oltre la scogliera, lontana.&lt;br /&gt;La corrente, tanto placida quanto inesorabile, li trascinava con sé, allontanandoli ancor più dalla riva.&lt;br /&gt;Non avrebbero resistito molto.&lt;br /&gt;Si disse Arthur mentre, incongruamente, registrava che in quel tratto il fiume scorreva verso nord, in una delle sue tante giravolte.&lt;br /&gt;Non avrebbero resistito molto.&lt;br /&gt;Si ripeté Arthur, mentre il gioco della corrente li aveva fatti ruotare ed ora procedevano di spalle.&lt;br /&gt;Non avrebbero resistito molto.&lt;br /&gt;Si trovò a pensare Arthur, quando qualcosa li urtò alle spalle.&lt;br /&gt;Era quell’approssimativa imbarcazione a vela del greenfree.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-7661586198844660438?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/7661586198844660438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=7661586198844660438' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/7661586198844660438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/7661586198844660438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-19.html' title='Emerald - Capitolo 19'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-7598749010637642594</id><published>2007-12-02T11:09:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:10:25.959+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 20</title><content type='html'>Due forti braccia, magre e muscolose, si protesero ad afferrare per le spalle Ingrid e, senza apparente sforzo, la tirarono su, fuori dall’acqua.&lt;br /&gt;Poco dopo Arthur si sentì afferrare sotto le ascelle e, scalciando nell’acqua, cercò di aiutare lo sforzo di quell’inaspettato salvatore.&lt;br /&gt;In breve si trovò disteso su un piano di tronchi grezzi.&lt;br /&gt;Vide l’uomo di spalle, chinato su Ingrid e sentì la ragazza tossire.&lt;br /&gt;L’uomo si girò verso di lui.&lt;br /&gt;Portava lunghi capelli annodati dietro la nuca, castani, come la barba che, fluente, gli incorniciava il viso.&lt;br /&gt;Gli occhi, azzurri, lo esaminarono attenti e seri. Poi, con un braccio, sollevò per la nuca la testa di Arthur e, con l’altra mano, gli avvicinò alla bocca una ciotola di legno.&lt;br /&gt;Arthur bevve un sorso.&lt;br /&gt;Gli parve che un fuoco liquido gli fosse penetrato dalla gola sino allo stomaco.&lt;br /&gt;Ma poi, si sentì rinfrancato.&lt;br /&gt;L’uomo s’era alzato e ora tornava con due coperte che distese su di loro.&lt;br /&gt;Lentamente Arthur si sollevò, prima su un gomito, per poi sedersi, avvolgendosi in quella calda coperta, che sembrava intessuta di una fibra lanuginosa.&lt;br /&gt;Anche Ingrid, al suo fianco, s’era seduta, rincantucciata nella coperta.&lt;br /&gt;L’uomo, un greenfree, era tornato alla poppa di quell’imbarcazione e aveva preso a governare un complicato sistema di corde e tiranti, che sembrava comandasse la vela triangolare, sostenuta dall’albero che s’alzava verso la prua, e che era agganciata ad una sorta di boma, parallelo al piano di tronchi.&lt;br /&gt;La vela, gonfia del vento da nord est, stava facendo prendere velocità all’imbarcazione, che ora sembrava quasi volasse sul pelo dell’acqua, inclinandosi paurosamente sulla sinistra, mentre risaliva la corrente del Big Bert.&lt;br /&gt;Arthur ricordava quel tipo di imbarcazione, per averne viste sulle spiagge della sua terra, quando era un ragazzo.&lt;br /&gt;Era una sorta di catamarano, con due tronchi più grandi e pesanti posti alle estremità laterali e che fungevano da galleggianti e contrappeso.&lt;br /&gt;Su questi poggiava l’intavolato -una sorta di zattera- fatto di tronchi grezzi, legati tra loro con una specie di forti liane.&lt;br /&gt;Un foro nell’intavolato era la sede dell’albero, controventato da altre liane, che erano assicurate ai bordi dell’intavolato e alla sommità dell’albero stesso.&lt;br /&gt;Arthur ricordava vagamente che quel tipo di velatura consentiva alle imbarcazioni di navigare controvento, di bolina, come gli sembrava si dicesse, rendendole efficienti, specie, pensò, lungo il corso di quel fiume, al riparo di tempeste e mareggiate, cui sarebbe stata soggetta sull’oceano.&lt;br /&gt;Uraneo era ormai tramontato oltre la scogliera, e la luce del giorno si andava spegnendo, colorando di sfumature opache l’acqua.&lt;br /&gt;Il greenfree manovrò perché l’imbarcazione s’accostasse alla scogliera e la vela prese ancora più vento, accelerandone la corsa.&lt;br /&gt;Davanti a loro l’ombra della scogliera, ancora ad una certa distanza, presentava una crepa.&lt;br /&gt;Il greenfree fece correre l’imbarcazione nuovamente parallela alla costa, finché non raggiunsero una sorta di insenatura che s’apriva improvvisa.&lt;br /&gt;Sembrò che il greenfree fosse impegnato nell’esecuzione di una complessa sinfonia, tanto complessi e precisi furono i suoi gesti e le sue azioni.&lt;br /&gt;Ma il risultato fu che l’imbarcazione entrò come d’incanto in quell’insenatura, dove l’acqua riposava al riparo dalla corrente del grande fiume.&lt;br /&gt;L’acqua arrivava a lambire la ghiaia di una spiaggetta, che si apriva a mezzaluna, sul lato a monte.&lt;br /&gt;La spiaggetta s’arrestava su un boschetto di alberelli, che coprivano tutto quel piano, delimitato dalle rocce che, ripide, salivano sino alla sommità, ad un’altezza di un centinaio di metri.&lt;br /&gt;Il resto di quella piccola baia era rocce e scogli, che la separavano dal lento scorrere del fiume.&lt;br /&gt;Il greenfree aveva ammainato la vela e l’imbarcazione andò a posarsi sulla ghiaia, spiaggiandosi appena un po’.&lt;br /&gt;Per tutto il viaggio nessuno dei tre aveva detto una sola parola.&lt;br /&gt;L’uomo fermò la vela contro il boma con una liana, e, recuperata una grande sacca, scese sulla spiaggia mormorando:&lt;br /&gt;- Venite.&lt;br /&gt;Arthur ed Ingrid si guardarono appena. Lentamente e con fatica si sollevarono in piedi e lo seguirono.&lt;br /&gt;L’uomo aveva lasciato cadere la sacca sulla ghiaia asciutta e si era avvicinato ai piccoli alberi.&lt;br /&gt;Sembrava osservarli con attenzione.&lt;br /&gt;Ne sfiorava il tronco, carezzando con i polpastrelli delle dita i rami.&lt;br /&gt;Poi, con estrema cura, distaccava un frutto alla volta, facendo attenzione a non piegare troppo il ramo in quell’operazione e non prelevando mai due frutti dallo stesso albero.&lt;br /&gt;Arthur lanciò un’occhiata perplessa ad Ingrid, che guardava attenta l’uomo. Lei gli rispose con un’alzata di spalle che Arthur interpretò per: “Greenfree”.&lt;br /&gt;L’uomo tornò con una dozzina di frutti di diversa qualità.&lt;br /&gt;Si sedette a terra, invitandoli con un gesto ad imitarlo e dispose tra loro i frutti.&lt;br /&gt;- Mangiate i doni dei fratelli verdi – disse – Sono buoni e nutrienti, per chi è in pace coi fratelli.&lt;br /&gt;Ingrid prese un frutto piccolo e tondeggiante e l’addentò.&lt;br /&gt;La sua espressione fu di piacevole sorpresa.&lt;br /&gt;- E’ dolce – disse.&lt;br /&gt;Arthur si fece coraggio e scelse un frutto oblungo, più grande degli altri.&lt;br /&gt;Ne staccò un piccolo boccone con un morso.&lt;br /&gt;Era più consistente di quanto si sarebbe aspettato ed il sapore era strano, ma gradevole.&lt;br /&gt;Mangiarono ogni tipo di frutta, commentando tra loro le sensazioni che ne ricavavano con brevi parole.&lt;br /&gt;Finirono rapidamente e si scoprirono sazi, come dopo un pranzo consistente e, pensò Arthur, decisamente più gratificati rispetto al pasto sintetico aromatizzato dei distributori della Mines &amp;amp; Stars.&lt;br /&gt;- Vi dobbiamo la vita – disse Arthur, sorridendo all’uomo.&lt;br /&gt;- La vita è un dono. Ma non è a me, che dovete il vostro dono.&lt;br /&gt;- A dio? – provò a chiedere Arthur, interpretando in chiave mistica il tono pacato e grave delle parole dell’altro.&lt;br /&gt;- Dio? – il greenfree sembrò perplesso - Ah, si, comprendo a cosa ti riferisci – aggiunse, come se avesse ricordato allora.&lt;br /&gt;Arthur ed Ingrid si scambiarono un’occhiata.&lt;br /&gt;- Come ti chiami? – chiese Ingrid.&lt;br /&gt;- Uomo – rispose. Poi, come colto da un dubbio, chiese – O vuoi conoscere il nome che mi distingueva tra gli uomini?&lt;br /&gt;- Ecco. Quello – rispose Ingrid con una punta di irriverenza.&lt;br /&gt;- Carl … Ma dovete avere pazienza con me. Faccio fatica, ormai, ad usare il linguaggio degli umani.&lt;br /&gt;- Vivete solo? – gli chiese Arthur.&lt;br /&gt;- Vivo coi fratelli – e, con un ampio gesto, indicò il boschetto alle loro spalle.&lt;br /&gt;- Senti, potresti esserci ancora d’aiuto. Abbiamo avuto un incidente. C’è modo di raggiungere un insediamento della Compagnia o, magari, un campo attrezzato di qualche indipendente? – chiese Ingrid, che cominciava a ragionare in termini pratici.&lt;br /&gt;Il greenfree scosse il capo.&lt;br /&gt;- Per prima cosa dovete liberarvi della morte – rispose, sibillino e con lo stesso tono – Ma quelli che hai nominato, sono luoghi dove regna la morte.&lt;br /&gt;- Certo, non mi dispiacerebbe sbarazzarmi della morte, se fosse possibile – fece ironica, Ingrid – Perché, tu, hai trovato il modo?&lt;br /&gt;- Un giorno, finalmente, mi unirò ai fratelli nella pace.&lt;br /&gt;- Ma cosa intendete – lo incalzò Arthur – quando dite che ci dobbiamo liberare della morte?&lt;br /&gt;- Sventrate il cuore della madre. Troncate, strappate, bruciate i suoi figli. Tutto è distrutto al vostro passaggio e sulle vostre ceneri non cresceranno che ceneri. Vi nutrite del corpo dei fratelli, generando morte, che genera morte.&lt;br /&gt;- Senta – protestò Arthur – Lei ci ha scambiato per altri. Noi non siamo della Compagnia. Noi non c’entriamo con quello che ha combinato su Emerald.&lt;br /&gt;Il greenfree ebbe un sorriso mesto.&lt;br /&gt;- La Compagnia è solo la morte generata dalla morte - disse – Guardate dentro voi stessi. Solo così troverete il sentiero che porta alla salvezza.&lt;br /&gt;- Dentro noi stessi? Siamo noi che portiamo morte?&lt;br /&gt;- Quando vi nutrite. Quando vi vestite. Quando vi muovete. Sempre. Il vostro è un cammino di morte.&lt;br /&gt;- Ma anche lei mangia! Anche lei è vestito, anche lei si muove su un’imbarcazione fatta di tronchi e liane e altre cose, morte per consentirle di sopravvivere.- protestò Arthur.&lt;br /&gt;- Porto su di me il dolore del mio corpo - assentì l’uomo - Da cui un giorno sarò liberato. Ma sono in pace coi fratelli. Io non rubo ai fratelli, essi mi donano quello di cui ho bisogno. Io, non uccido i fratelli. Essi mi donano la loro livrea, quando da essa è uscita ogni stilla di vita, per trasferirsi altrove. Perché la vita genera vita e non muore mai.&lt;br /&gt;- Dunque – intervenne Ingrid – Se ho capito bene. Non dobbiamo spezzare nessun ramoscello, neanche un foglia. Non dobbiamo calpestare nessun arbusto. Assolutamente, non possiamo accendere fuochi. Ci mancherebbe altro! Possiamo nutrirci dei frutti degli alberi, ma chiedendo prima il permesso. Staccando il frutto con delicatezza, perché nessuno si faccia del male, per carità! E ringraziando, poi, per il gentile dono. Il legno secco lo possiamo usare, ma dopo averlo doverosamente auscultato, non si sa mai.&lt;br /&gt;- Se vieni in pace – assentì il greenfree – Emerald sarà in pace con te e ti sarà concesso di andare ovunque tu vorrai andare.&lt;br /&gt;- Ecco, appunto – fece la ragazza, che si sforzava di non rispondere come le sarebbe venuto spontaneo – dove potremmo andare?&lt;br /&gt;- Questo non posso saperlo. Non ho idea di dove siano i luoghi che cercate. È molta la strada che ho fatto per fuggire i luoghi di morte.&lt;br /&gt;Ingrid guardò esasperata Arthur, che sospirò.&lt;br /&gt;- Beh, ma perché ci hai salvati – chiese, acida, al greenfree – Se siamo un ricettacolo di morte?&lt;br /&gt;- La vita è un dono. Ed è dovere di ognuno preservare questo dono.&lt;br /&gt;Il cerchio era completo e la conversazione esaurita.&lt;br /&gt;Il greenfree estrasse da una sacca una grande coperta in cui si avvolse, stendendosi a dormire.&lt;br /&gt;- Siamo nei guai – commentò Arthur.&lt;br /&gt;- Considerazione geniale, campione – gli rispose Ingrid.&lt;br /&gt;- Perché, cosa avrei dovuto fare?&lt;br /&gt;- Almeno aspettare che fossi pronta a prendere i comandi!&lt;br /&gt;- E’ vero … è tutta colpa mia.&lt;br /&gt;- Va bene – aggiunse conciliante Ingrid - … forse non avremmo avuto un’altra occasione.&lt;br /&gt;- Intanto quell’uomo è morto.&lt;br /&gt;- E’ stato un incidente. E poi se l’è cercata.&lt;br /&gt;- La cosa non mi fa star meglio.&lt;br /&gt;- Pazienza – concluse Ingrid, che, avvolta nella coperta, si tolse i vestiti ancora bagnati e li stese sulla ghiaia ad asciugare, per poi coricarsi per dormire.&lt;br /&gt;Dopo un momento, anche Arthur fece lo stesso.&lt;br /&gt;Si sentiva stanco, terribilmente stanco, quando sentì Ingrid che gli parlava.&lt;br /&gt;- Girati dall’altra parte. Non mi va di avere alle spalle un bugiardo come te.&lt;br /&gt;Arrossendo, sorrise, e lievemente s’addormentò.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-7598749010637642594?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/7598749010637642594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=7598749010637642594' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/7598749010637642594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/7598749010637642594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-20.html' title='Emerald - Capitolo 20'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-6064878518901619514</id><published>2007-12-02T11:08:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:09:28.838+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 21</title><content type='html'>Si svegliarono all’alba riposati.&lt;br /&gt;I vestiti erano asciutti e si rivestirono.&lt;br /&gt;Sulla spiaggia non c’era traccia del greenfree, ma la sua sacca era là dove l’aveva lasciata la sera prima.&lt;br /&gt;Avevano fame, e con circospezione si avvicinarono al boschetto.&lt;br /&gt;Erano imbarazzati, ma, pur sentendosi un po’ ridicoli, tentarono di imitare, ridacchiando, il cerimoniale che la sera prima avevano visto eseguire al loro salvatore.&lt;br /&gt;Comunque, colsero con estrema cura ed attenzione una mezza dozzina di frutti, quelli che, ricordavano, più la sera prima erano piaciuti loro.&lt;br /&gt;Tornarono sulla spiaggia a mangiare.&lt;br /&gt;Fu allora che scorsero il greenfree, seduto, in alto, in cima alla scogliera, la schiena diritta, la fronte rivolta a Uraneo sorgente.&lt;br /&gt;- Eccolo lì, quello svitato – fece Ingrid.&lt;br /&gt;- Comunque gli dobbiamo la vita – disse con un tono di rimprovero Arthur.&lt;br /&gt;- E chi se lo dimentica? – rispose ingrid – Lunga vita. Anzi, eterna vita a Uomo, il nostro greenfree!&lt;br /&gt;- Piuttosto che facciamo?&lt;br /&gt;- Beh, o ci rassegnamo a seguire il nostro santone e a farci greenfree pure noi, o cerchiamo come venirne fuori.&lt;br /&gt;- Per esempio?&lt;br /&gt;- Intanto, se lui è arrivato lassù, possiamo farlo anche noi e dare un’occhiata in giro, magari si vedesse qualcosa.&lt;br /&gt;Arthur non aveva nulla di meglio da proporre e, finito di mangiare, si misero in cerca del percorso migliore per salire in cima alla scogliera. Si resero conto che non era difficile.&lt;br /&gt;Le rocce che delimitavano il boschetto, formavano una sorta di gradoni sovrapposti che, almeno in un punto, arrivavano fino alla sommità, consentendo di passare agevolmente dall’uno all’altro.&lt;br /&gt;Iniziarono l’arrampicata, che si rivelò faticosa ma, come sperato, agevole.&lt;br /&gt;Raggiunsero la sommità della scogliera in meno di un’ora.&lt;br /&gt;Il greenfree era ancora immobile, come l’avevano visto dalla spiaggia.&lt;br /&gt;Si avvicinarono a lui.&lt;br /&gt;Aveva le gambe incrociate e gli occhi chiusi.&lt;br /&gt;Respirava profondamente.&lt;br /&gt;Guardarono il fiume, ma i riflessi abbacinanti di Uraneo, appena sopra l’orizzonte, non consentivano di vedere null’altro.&lt;br /&gt;Allora, si volsero a guardare la scogliera che si dispiegava, si sarebbe detto levigata, lungo il corso del fiume, come un sentiero infinito, largo qualche centinaio di metri.&lt;br /&gt;Si avviarono verso il Lao Tze, camminando lentamente.&lt;br /&gt;Mano a mano che si avvicinavano a quel limite della scogliera, quel paesaggio tormentato pareva sorgere da nulla, come uno scenario incantato.&lt;br /&gt;Ad un tratto Ingrid parve irrigidirsi e fermò Arthur, afferrandogli la mano.&lt;br /&gt;- Il calice!&lt;br /&gt;- Cosa?&lt;br /&gt;- Il pinnacolo a forma di calice! – quasi gridò Ingrid – La Green Queen!&lt;br /&gt;Arthur finalmente aveva capito, e si voltò dove indicava Ingrid.&lt;br /&gt;Inequivocabilmente, quella era la strana punta alla cui base era ferma, in attesa, la loro aeronave.&lt;br /&gt;Corsero in quella direzione, verso il ciglio della scogliera.&lt;br /&gt;Giudicarono in una decina di chilometri la distanza che, in linea d’aria, li separava dal pinnacolo.&lt;br /&gt;Da terra il discorso era diverso.&lt;br /&gt;La congerie di canyon e crepacci, di rocce e graniti, sembrava rendere impossibile mantenere un orientamento.&lt;br /&gt;Osservarono a lungo la scena, finchè non individuarono un canyon che, sulla sinistra, dopo un largo e tortuoso giro, si arrestava non troppo distante dal pinnacolo.&lt;br /&gt;Quella era la strada per tentare di raggiungere l’aeronave.&lt;br /&gt;Tornarono dal greenfree, che s’era appena distolto dalla sua meditazione e li osservava imperscrutabile.&lt;br /&gt;- Abbiamo trovato la nostra strada – disse Arthur – E ti ringraziamo per quanto hai fatto per noi.&lt;br /&gt;- Che Emerald sia in pace con voi – rispose, definitivo, il greenfree.&lt;br /&gt;- Ci si vede, Uomo. – fece Ingrid, bonariamente ironica.&lt;br /&gt;Si avviarono in cerca di un buon punto per discendere dalla scogliera nel Lao Tze.&lt;br /&gt;La discesa fu abbastanza semplice.&lt;br /&gt;Da quel lato la scogliera digradava molto più dolcemente.&lt;br /&gt;Giunti sul fondo, si incamminarono a sinistra, alla ricerca dell’imboccatura del canyon che avevano individuato.&lt;br /&gt;Non impiegarono molto a trovarlo.&lt;br /&gt;Ma lì finì la loro fortuna.&lt;br /&gt;Quel che dall’alto della scogliera si era mostrato come un facile sentiero, si rivelò come un percorso tormentato, dove dovettero superare voragini, scalare frane che ostruivano il passaggio, tornare da deviazioni senza uscita, imboccate per errore.&lt;br /&gt;Quando Uraneo era ormai alto nel cielo si fermarono, stanchi, a riposare. Non avevano trovato radure nel loro procedere, e la sete ormai li tormentava, mentre della fine del canyon non si vedeva traccia.&lt;br /&gt;Fu solo nel pomeriggio che trovarono una piccola polla d’acqua, alimentata da una sorgente che formava una cascatella.&lt;br /&gt;Bevvero immergendo il viso nell’acqua gelida.&lt;br /&gt;Fu quando Uraneo già calava all’orizzonte che uscirono dal canyon e videro il pinnacolo stagliarsi dinnanzi a loro a forse un chilometro.&lt;br /&gt;Radunarono le forze e, ridendo, proseguirono.&lt;br /&gt;Quel chilometro si raddoppiò nel percorso che dovettero seguire, ma, finalmente, giunsero alla radura dove la Green Queen li attendeva.&lt;br /&gt;Si lasciarono cadere, stremati ma felici.&lt;br /&gt;Dopo che ebbe ripreso fiato, Ingrid aprì il portello e constatò che tutto fosse in ordine.&lt;br /&gt;Colsero con sincera riverenza una dozzina di frutti dal boschetto oltre il lago e li mangiarono sulla riva, dopo essersi lavati.&lt;br /&gt;Parlarono a lungo, quella sera, raccontandosi delle loro vite, per poi dormire profondamente nelle cuccette dell’aeronave.&lt;br /&gt;Si svegliarono che la stella era già alta nel cielo.&lt;br /&gt;Decisero di fare colazione con i frutti del boschetto.&lt;br /&gt;Quello che era stato quasi un gioco, il “non è vero ma ci credo”, un po’ irridente e un po’ superstizioso del giorno prima, s’era trasformato in una grata attenzione, forse solo appena al disotto di una piena consapevolezza.&lt;br /&gt;Arthur colse Ingrid, così concreta e dissacrante il giorno prima, carezzare il ramo, prima di staccare con due dita un frutto, senza provocare la benché minima vibrazione nella pianta.&lt;br /&gt;- Sarà difficile accendere un fuoco, d’ora in poi – commentò.&lt;br /&gt;Lei lo guardò, e sorrise annuendo.&lt;br /&gt;- Beh, un po’ di greenfree c’è entrato nelle vene, o no?&lt;br /&gt;Tornarono alla nave preparandosi a partire.&lt;br /&gt;- Credo che dovremmo cambiare i nostri piani – disse Ingrid.&lt;br /&gt;- Ah, perché, avevamo un piano?&lt;br /&gt;Ingrid gli lanciò un’occhiata esasperata.&lt;br /&gt;- Avevo pensato di andare ad est, una volta arrivati nel Lao Tze, fino a raggiungere la Grande Dorsale. Ma credo che non sia il caso di seguire questa strada.&lt;br /&gt;- Perché?&lt;br /&gt;- Non credo che Ted sia l’unico che si sia messo alla nostra caccia.&lt;br /&gt;- La taglia?&lt;br /&gt;- Già. Conosco molti cercatori, che scaraventerebbero la madre in un pozzo per un quarto di quella cifra.&lt;br /&gt;- Il pianeta è grande.&lt;br /&gt;- Si, potremmo anche avere fortuna. Ma anche no. E noi non abbiamo nulla per difenderci.&lt;br /&gt;- I propulsori Hidening?&lt;br /&gt;- Credi che solo la Green Queen li abbia?&lt;br /&gt;- Cosa pensi di fare?&lt;br /&gt;- Di prendere la strada peggiore, quella che non si aspettano che prenda.&lt;br /&gt;- Sarebbe?&lt;br /&gt;- Il Walker. Ci spingiamo più a sud possibile nel Walker e, poi, tagliamo verso est. Direttamente a scavalcare la Dorsale.&lt;br /&gt;- Perché sarebbe la peggiore?&lt;br /&gt;- Lo vedrai, fratello.&lt;br /&gt;La decisione era presa. I&lt;br /&gt;ngrid salì sull’aeromobile veloce, andando al posto di guida, e iniziò le procedure di controllo.&lt;br /&gt;rthur si sedette nel posto accanto con un pensiero in testa.&lt;br /&gt;- Non pensi che anche i mezzi della Compagnia ci stiano cercando?&lt;br /&gt;- Può essere – rispose Ingrid – Ma da queste parti mi preoccupano più i miei compagni.&lt;br /&gt;Procedettero per tutto il giorno in direzione sud.&lt;br /&gt;Al tramonto si fermarono in un’ampia radura, dove una fonte alimentava un piccolo ruscello.&lt;br /&gt;Col passare delle ore il paesaggio s’era andato facendo meno aspro, con radure che s’andavano allargando in piccole valli e le rocce che s’addolcivano in colline, qua e là macchiate di vegetazione.&lt;br /&gt;Cenarono con i frutti delle piante e si prepararono a passare un’altra notte nel Lao Tze.&lt;br /&gt;- Chissà perché ha questo nome – mormorò Arthur.&lt;br /&gt;- Cosa? Che nome? – chiese Ingrid.&lt;br /&gt;- Lao Tze – rispose Arthur – è il nome di un antico filosofo orientale. Della Cina, sulla terra.&lt;br /&gt;- Non lo sapevo.&lt;br /&gt;- Il suo pensiero è alla base del taoismo, una forma di filosofia, di disciplina mistica, che ricerca la fusione col tutto, il Tao, appunto, attraverso il totale distacco dalle passioni e dai desideri.&lt;br /&gt;- Su Emerald mi sembra che basti la Mines &amp;amp; Stars a tenere lontana ogni idea di soddisfazione dei desideri e, per quanto riguarda le passioni… beh, hai visto i miners.&lt;br /&gt;- Che vuoi saperne, tu, di quel che cova sotto la superficie – la rimbrottò bonariamente.&lt;br /&gt;- Si, a quattromila metri di profondità! – rispose con un ghigno Ingrid.&lt;br /&gt;- Comunque, è strano – riprese il filo dei suoi pensieri, Arthur – Un posto che si direbbe infernale, dove si aprono inaspettati squarci di paradiso.&lt;br /&gt;- Un posto da greenfree – commentò Ingrid.&lt;br /&gt;- Che vuoi dire?&lt;br /&gt;- Beh, nonostante le apparenze, la vita è semplice qui. Il clima è buono. Il cibo non manca mai. L’acqua è fresca e dolce… Se non chiedi altro alla vita che… di vivere, il posto è perfetto.&lt;br /&gt;- Senza passioni e senza desideri – aggiunse annuendo Arthur.&lt;br /&gt;- In pace coi fratelli – concluse Ingrid, facendo il verso a Carl, il greenfree.&lt;br /&gt;- Già, vorrei proprio sapere chi ha dato questo nome a questo posto – tornò a mormorare Arthur mentre andavano a dormire nelle cuccette a bordo della Green Queen.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-6064878518901619514?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/6064878518901619514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=6064878518901619514' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6064878518901619514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6064878518901619514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-21.html' title='Emerald - Capitolo 21'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-8158800959701284184</id><published>2007-12-02T11:07:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:08:36.286+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 22</title><content type='html'>La mattina successiva il paesaggio continuò a digradare, procedendo verso sud.&lt;br /&gt;Contemporaneamente la vegetazione si faceva più rada, meno rigogliosa, più occasionale.&lt;br /&gt;I laghetti erano già scomparsi e, progressivamente, la Green Queen si trovò a volare su un piano basaltico, arido e spoglio.&lt;br /&gt;Ad un tratto l’orizzonte parve venire loro incontro e, prima che Arthur se ne rendesse conto del perché di quello strano fenomeno, superarono il ciglio di quella che era una rupe, alta diverse decine di metri, e che si estendeva ai loro lati da orizzonte ad orizzonte.&lt;br /&gt;Ma quello che colpi Arthur, fu lo scenario che gli comparve dinanzi agli occhi.&lt;br /&gt;Un oceano opaco, verde pallido, immobile e brulicante a un tempo, percorso da nebbie vorticanti, si stendeva, illimitato, dinanzi a loro.&lt;br /&gt;- Il Walker – l’informò Ingrid – Cancella ogni nozione di inferno che hai avuto fino ad ora. L’inferno è questo.&lt;br /&gt;Era sabbia.&lt;br /&gt;Un oceano di sabbia finissima, che il vento del nord est muoveva continuamente.&lt;br /&gt;La Green Queen procedette diritta, inoltrandosi al suo interno.&lt;br /&gt;Ben presto il loro orizzonte si restrinse di molto. Il velo impalpabile di sabbia, che continuamente si sollevava, consentiva solo qualche centinaio di metri di visuale e l’intero universo aveva assunto quella opaca colorazione verde chiara.&lt;br /&gt;Il vento colpiva incessantemente le dune che, lentamente, si muovevano.&lt;br /&gt;La sabbia si accumulava sul lato controvento, innalzando la duna, e tracimava sul lato sottovento.&lt;br /&gt;A volte, per uno strano fenomeno, la sabbia accumulata sulla cresta non si decideva a cadere in avanti, allora si innalzavano pareti vertiginose, destinate a crolli repentini e rovinosi.&lt;br /&gt;Altre volte, alle basi delle dune, si formavano gorghi, dove la sabbia vorticava impazzita.&lt;br /&gt;Mentre, ancora altre volte, senza una ragione apparente, s’alzavano tempeste di sabbia, che cancellavano la stessa luce di Uraneo.&lt;br /&gt;- Se la Green Queen avesse un’avaria, che succederebbe? – chiese ad un tratto Arthur.&lt;br /&gt;Ingrid sorrise.&lt;br /&gt;- Allora. Se riuscissimo a non farci sommergere da una duna. Se non finissimo in un succhione. E se il sistema di climatizzazione continuasse a funzionare, qui siamo tra i trecentoventi e i trecentotrenta gradi Kelvin, avremmo qualche speranza di sopravvivere per un po’ di ore.&lt;br /&gt;- Soccorsi?&lt;br /&gt;- Negativo, fratello. Qui non prende alcun segnale. Questa sabbia è un miscuglio di metalli leggeri.&lt;br /&gt;- Proprio un bel posto.&lt;br /&gt;- Almeno qui non ci può intercettare nessuno.&lt;br /&gt;- Consolante. Dobbiamo andare avanti per molto, così?&lt;br /&gt;- Un quattro ore. Poi andiamo a est, verso la Dorsale.&lt;br /&gt;- Al campus, in questa stagione, mi piace leggere, seduto contro il tronco di un albero, nel parco.&lt;br /&gt;- Ehi fratello! Non dirlo a me. Se non fosse stato per te, io a quest’ora me ne starei bevendo una bella Brinka al pub.&lt;br /&gt;Si sorrisero.&lt;br /&gt;Andarono avanti perdendo la cognizione del tempo e dello spazio.&lt;br /&gt;Superando una duna dopo l’altra, ogni duna uguale all’altra, in quell’universo-bolla verde chiaro opaco, che s’allargava e si restringeva, che s’illuminava e si spegneva, come fosse il capriccio del caso.&lt;br /&gt;Solo il segnatempo, sul quadro comandi della Green Queen, proseguiva, imperturbabile, la marcia, mentre l’aeronave, di tanto in tanto, veniva colta di sorpresa da un colpo di vento più violento e sussultava, prima che gli stabilizzatori compensassero la spinta.&lt;br /&gt;Finirono per tacere completamente, con Arthur, inquieto, a scrutare il nulla e Ingrid, con il volto scolpito da una determinazione feroce.&lt;br /&gt;Con un’insensibile lentezza, il segnatempo arrivò a indicare la quarta ora e Ingrid fece compiere alla Green Queen una virata di novanta gradi, a sinistra.&lt;br /&gt;Se Arthur s’era atteso qualche cambiamento, restò deluso.&lt;br /&gt;A parte un mutamento nella direzione prevalente delle dune, tutto procedette come prima.&lt;br /&gt;Il tempo tornò a non scorrere.&lt;br /&gt;Fu quando il segnatempo ebbe concesso altre tre ore al loro viaggio, che Arthur notò qualche traccia di mutamento.&lt;br /&gt;Il loro universo-bolla s’era allargato.&lt;br /&gt;Ora aveva un diametro di, forse, un chilometro, e sembrava in lenta, ma costante, espansione.&lt;br /&gt;- Va un po’ meglio? – si azzardò a chiedere a Ingrid.&lt;br /&gt;- Ci avviciniamo alla Dorsale. La quantità di sabbia si riduce. Il Walker si fa sempre meno profondo. Ma ne avremo, almeno, per un'altra ora – gli rispose Ingrid, senza distogliere lo sguardo.&lt;br /&gt;Mezz’ora dopo anche Uraneo era visibile, velato, alle loro spalle.&lt;br /&gt;L’aria aveva ancora una colorazione opaca, ma le nubi di sabbia s’erano ridotte a una foschia, densa, ma penetrabile allo sguardo.&lt;br /&gt;Le dune su cui correvano erano ancora alte ed imponenti, ma Arthur iniziava a rilassarsi.&lt;br /&gt;La vide come fosse un gigantesco insetto che, lento, si levava da dietro la cima di una duna, lontana, davanti a loro.&lt;br /&gt;Era un’aeronave puntata verso di loro.&lt;br /&gt;Visibili, il profilo frontale schiacciato e due globi, fusi, nella parte superiore della prua, come occhi sporgenti.&lt;br /&gt;- Julian – sussurrò Ingrid.&lt;br /&gt;- Un cercatore?&lt;br /&gt;- Gli basta un decimo della taglia per scaraventare madre, padre e tutta la famiglia giù per un pozzo – aggiunse a denti stretti.&lt;br /&gt;La radio parlò.&lt;br /&gt;- Ingrid, ti aspettavo.&lt;br /&gt;- Cos’è, Julian, hai deciso di farmi una sorpresa?&lt;br /&gt;- Non sei contenta di vedermi?&lt;br /&gt;- Dove hai lasciato gli altri?&lt;br /&gt;- Sei troppo furba, bambina, per quel branco di imbecilli. Ho scommesso che li avresti fatti correre dietro le ombre.&lt;br /&gt;- E tu, furbone?&lt;br /&gt;- Io? Io mi sono detto: Vuoi vedere che la bambina deciderà di fare proprio quello che nessuno pensa che farà?&lt;br /&gt;- Non hai pensato troppo, Julian? Non è da te! Ti farà male la testa!&lt;br /&gt;- Non ti preoccupare, bambina. Ho avuto tutto il tempo necessario per riprendermi. Sai? Mi sono proprio riposato. Sono venuto direttamente qui. Ho fatto base sulla riva del Walker e ti ho aspettato. Ho svolazzato, così, tanto per tenermi in esercizio. E tu?&lt;br /&gt;- Fresca come una rosa, Julian.&lt;br /&gt;- Dopo … quante, bambina? Sette, otto ore di Walker?&lt;br /&gt;- Oh, un gioco, Julian. Se vuoi, ti ci porto a fare un giro.&lt;br /&gt;- Un’altra volta, magari, Ingrid.&lt;br /&gt;Ingrid scostò il microfono della radio.&lt;br /&gt;- Allacciati le cinture – ordinò ad Arthur.&lt;br /&gt;Le aeronavi erano separate, ormai, solo da qualche decina di metri e, improvvisamente, Ingrid fece scartare sulla destra la Green Queen, con una virata che la inclinò di quarantacinque gradi.&lt;br /&gt;Julian fece contemporaneamente la medesima manovra e i due mezzi schizzarono via, allontanandosi tra loro.&lt;br /&gt;- E così hai voglia di giocare, Ingrid? – disse Julian, mentre compiva una larga virata, per mettersi all’inseguimento della Green Queen.&lt;br /&gt;- Julian, perché non te ne vai per gli affari tuoi? Tanto, non mi fermo a giocare con te.&lt;br /&gt;- Come, Ingrid, te ne vuoi andare senza giocare con me? Faresti questo a me, che ti sono stato ad aspettare tutto questo tempo?&lt;br /&gt;- Julian, cominci ad annoiarmi.&lt;br /&gt;- E come pensi di andartene, bambina? Con quel tuo giocattolino? Vuoi mettere la Falcon con la tua reginetta?&lt;br /&gt;L’aeronave di Julian aveva rapidamente guadagnato strada ed ora, era in coda alla Green Queen, ad una quota più alta.&lt;br /&gt;- Non mi impressioni, Julian – disse Ingrid – Non puoi farci nulla, se vuoi consegnarci vivi alla Compagnia e incassare la taglia.&lt;br /&gt;In quel momento la Falcon si abbassò rapidamente, colpendo, con la parte inferiore della fusoliera, la parte posteriore della Green Queen.&lt;br /&gt;Il colpo fu tremendo ed Ingrid riuscì a riprendere il controllo dell’aeronave con fatica.&lt;br /&gt;- Errore, bambina. Sei stata informata male. Vivo o morto, il rainbowed. Di te, non gliene frega niente a nessuno. Ti faccio fuori per pura soddisfazione personale. Ho una camera olo che sta riprendendo tutto. Per cui, fate il favore, sorridete. Non voglio facce tristi quando passerò alla cassa.&lt;br /&gt;La Falcon era di nuovo in coda alla Green Queen e si preparava a sferrare un nuovo colpo, quando Ingrid fece impennare l’aeronave, che schizzò verso l’alto, rovesciandosi e ricadendo in una parabola, che la fece finire in coda alla Falcon, dopo un cerchio completo.&lt;br /&gt;- I propulsori Hidening? – propose Arthur.&lt;br /&gt;Ingrid scosse la testa.&lt;br /&gt;- Li ha anche lui e perderemmo in manovrabilità, che è poi il nostro solo vantaggio. Dobbiamo indurlo in errore.&lt;br /&gt;La Green Queen manteneva la coda della Falcon, che non riusciva a scrollarsela di dosso.&lt;br /&gt;Ogni tentativo di cambiare rotta, grazie alle virate più strette dell’altra, si traduceva, per l’aeronave di Julian, in una riduzione del vantaggio acquisito con la sua maggiore velocità.&lt;br /&gt;I minuti passavano e Julian aveva smesso di parlare, spingendo la Falcon in manovre sempre più nervose&lt;br /&gt;- Julian, ti vuoi togliere da davanti ai miei piedi? – l’irrise Ingrid – O devo cacciarti a calci nel sedere?&lt;br /&gt;- Lurida puttana! – gridò Julian – Adesso ti cuocio a dovere.&lt;br /&gt;La Falcon schizzò in avanti a gran velocità.&lt;br /&gt;Poi, quasi si fermò di colpo e, manovrando sul posto, ruotò la prua di novanta gradi, girandosi allo stesso tempo sull’asse, in modo da mostrare la pancia alla Green Queen in arrivo.&lt;br /&gt;- Fottiti, stronza! – urlò Julian.&lt;br /&gt;D’improvviso, dalla pancia della Falcon, eruttò un fiore di fiamma che, guizzando come una frusta, si protese verso la Green Queen.&lt;br /&gt;- Il lanciafiamme! – urlò Ingrid, manovrando febbrile.&lt;br /&gt;La fiamma lambì appena l’aeronave in fuga.&lt;br /&gt;Il contraccolpo di quell’energia, liberata in quella posizione irrituale, fece impazzire gli stabilizzatori della Falcon, che non furono in grado di bilanciarla.&lt;br /&gt;L’aeronave perse l’assetto e si proiettò in direzione opposta, finendo contro il crinale di un’alta duna.&lt;br /&gt;Rimbalzò fino alla base della stessa, dove lo smottamento della sabbia la sommerse in pochi secondi.&lt;br /&gt;Qualche momento dopo, un’esplosione aprì un vasto cratere che la sabbia, subito, prese a cancellare.&lt;br /&gt;Ingrid stava controllando che la Green Queen non avesse subito danni rilevanti, mentre Arthur guardava, attonito, lo scomparire delle tracce.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-8158800959701284184?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/8158800959701284184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=8158800959701284184' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/8158800959701284184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/8158800959701284184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-22.html' title='Emerald - Capitolo 22'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-1547452506073807347</id><published>2007-12-02T11:06:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:07:34.416+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 23</title><content type='html'>Raggiunsero la riva del Walker, là dove la sabbia lasciava spazio a scure lastre di basalto.&lt;br /&gt;Ingrid fece atterrare la Green Queen.&lt;br /&gt;La temperatura era molto alta e l’aria era secca.&lt;br /&gt;Ma il vento teneva pulita quella riva, spingendo la sabbia in direzione opposta.&lt;br /&gt;- Devo controllare che non ci siano danni seri allo scafo – spiegò Ingrid – Altrimenti non potremmo affrontare la Cruna.&lt;br /&gt;Arthur non commentò e restò a bordo, chiedendosi cosa fosse, adesso, la Cruna.&lt;br /&gt;Ingrid rientrò dopo qualche minuto soddisfatta.&lt;br /&gt;- Solo qualche ammaccatura. La fiamma non è riuscita a fare danni – e si andò a sdraiare sulla cuccetta.&lt;br /&gt;Arthur la guardò, interdetto.&lt;br /&gt;- Che fai? – chiese.&lt;br /&gt;La donna alzò il capo e lo guardò truce.&lt;br /&gt;- Dormo!&lt;br /&gt;Poi, si lasciò ricadere e, dopo una pausa, aggiunse:&lt;br /&gt;- Ho le braccia e la schiena distrutte. Non mi sono riposata, sai? nelle ultime dodici ore.&lt;br /&gt;- Scusa.&lt;br /&gt;- Ed è un po’ dura, mandare giù che qualcuno abbia appena tentato di ammazzarti.&lt;br /&gt;Arthur non sapeva cosa dire e rimase in silenzio.&lt;br /&gt;- Sai? – disse ancora Ingrid – Mi ci sono sbronzata, e più volte, con quel grosso figlio di puttana … E ora ha cercato di ammazzarmi.&lt;br /&gt;- E’ finita. Ora è finita, Ingrid.&lt;br /&gt;- Prima Ted, ora Julian … e poi? Chissà quanti altri, pronti a tutto, per quel maledetto biglietto per le stelle. Ma chi … Ma che merda siamo?&lt;br /&gt;Il respiro s’era fatto breve e il petto sussultava.&lt;br /&gt;Arthur le posò una mano sulla spalla.&lt;br /&gt;Ingrid sollevò il volto rigato dalle lacrime e lui l’abbracciò.&lt;br /&gt;Lentamente si calmò e s’addormentarono così.&lt;br /&gt;Passo un’altra notte.&lt;br /&gt;Al primo mattino fecero colazione in silenzio con il caffé e si rimisero in viaggio il più in fretta possibile.&lt;br /&gt;Le scure lastre di basalto si innalzavano lentamente verso le prime catene montuose, che si cominciavano a vedere all’orizzonte.&lt;br /&gt;Il deserto cedette impercettibilmente il passo ad una sorta di savana, prima fatta di rade piante basse e cespugliose e, poi, di steli di un verde chiarissimo, che si piegavano con orgogliosa resistenza al soffio del vento.&lt;br /&gt;Sempre molto lentamente, la savana cedeva il passo ad una prateria verde acceso, che s’ondulava su un terreno collinoso.&lt;br /&gt;Poi, mano a mano, si arricchiva di boschetti, corsi d’acqua e laghetti sempre più grandi.&lt;br /&gt;Una scena di serena normalità, che Arthur collegava ai suoi ricordi e ai suoi mondi lontani.&lt;br /&gt;Fu nelle primissime ore del pomeriggio che notarono qualcosa d’insolito.&lt;br /&gt;Poco distante da un boschetto, che s’allargava intorno ad un piccolo lago, formato dall’acqua di un ruscello, videro il corpo di un uomo, a terra, in una posizione scomposta.&lt;br /&gt;Decisero di verificare cosa fosse successo ed Ingrid fece atterrare la Green Queen tra il corpo dell’uomo ed il boschetto.&lt;br /&gt;Tutto intorno a loro era silenzio e calma.&lt;br /&gt;Si avvicinarono all’uomo..&lt;br /&gt;Era un greenfree.&lt;br /&gt;Lo si riconosceva dai suoi vestiti di fibra vegetale intessuta e dai capelli lunghi.&lt;br /&gt;Era riverso, il volto sul terreno.&lt;br /&gt;Con delicatezza Arthur lo girò.&lt;br /&gt;Il volto dell’uomo era una maschera orrenda.&lt;br /&gt;Gli occhi spalancati, con le orbite vuote. Le labbra, contratte, mettevano a nudo i denti serrati.&lt;br /&gt;L’impressione era di tremendo dolore.&lt;br /&gt;Arthur lasciò ricadere il corpo dell’uomo, arretrando, in un singulto d’orrore.&lt;br /&gt;- Paralizzatore – disse Ingrid – Alla massima potenza. Gli hanno bruciato ogni neurone.&lt;br /&gt;- Qualche altro indipendente? – ipotizzò Arthur.&lt;br /&gt;- Non credo – rispose Ingrid – Guarda l’erba intorno al corpo.&lt;br /&gt;Arthur fece come gli diceva Ingrid e notò che si presentava sfiorita, quasi secca, rispetto a quella circostante.&lt;br /&gt;- Che significa?&lt;br /&gt;- Che lo hanno colpito dall’alto. E le carrette degli indipendenti non sono armate.&lt;br /&gt;- La Compagnia?&lt;br /&gt;- Già. Credo che dovremo cominciare a preoccuparcene.&lt;br /&gt;- Ma perché uccidere quest’uomo?&lt;br /&gt;Ingrid alzò le spalle. Poi, però, sembrò notare qualcosa.&lt;br /&gt;- Guarda. Sembra stesse correndo verso il lago.&lt;br /&gt;Arthur osservò il cadavere, la sua posizione e ne convenne. Si avviarono, allora, in quella direzione.&lt;br /&gt;Fu sulla riva del lago che fecero la scoperta.&lt;br /&gt;Il corpo di una donna e quello di una bambina, non più grande di dieci anni, erano riversi scompostamente al suolo.&lt;br /&gt;Poco distante, trovarono le sacche da viaggio, disposte accanto a tre coperte ordinatamente ripiegate.&lt;br /&gt;L’uomo era stato ucciso mentre correva in difesa della sua famiglia, sorpresa in riva al lago.&lt;br /&gt;- Perché? – chiese ancora Arthur.&lt;br /&gt;L’assassino non si era neanche degnato di scendere dalla sua aeronave.&lt;br /&gt;- Dobbiamo seppellirli.&lt;br /&gt;Ingrid lo guardò, perplessa, ma non fece commenti.&lt;br /&gt;Arthur si fece aiutare a trasportare il corpo dell’uomo accanto agli altri due.&lt;br /&gt;Ingrid prese dalla Green Queen gli attrezzi per le rilevazioni minerarie e scavarono tre fosse, tra il boschetto e il lago.&lt;br /&gt;Ebbero cura di distanziarle in modo da formare un triangolo.&lt;br /&gt;Vi adagiarono i tre corpi, i volti verso l’alto, le teste convergenti e distanziate, come apparivano distanziati tra loro gli alberi del boschetto. Ricoprirono di terra le buche ed Arthur pose, al centro del triangolo, una pietra più grande, scelta sul greto del torrente.&lt;br /&gt;Si fermarono, incerti.&lt;br /&gt;- Bisognerebbe dire qualcosa – sussurrò Arthur.&lt;br /&gt;Ingrid annuì.&lt;br /&gt;- Ora siete uniti coi fratelli nella pace – improvvisò Arthur – Liberati dal dolore dei corpi. Da essi è uscita ogni stilla di vita e si è trasferita altrove. Perché la vita genera vita. E non muore mai.&lt;br /&gt;Ingrid lo guardava perplessa.&lt;br /&gt;- Mi sono ricordato del nostro amico. Se la sua è una specie di religione, di filosofia dei greenfree, mi sono sembrate le cose più giuste da dire,&lt;br /&gt;- Andiamo – disse Ingrid – Abbiamo perso anche troppo tempo e questo posto non è sicuro.&lt;br /&gt;Ripartirono con Arthur che osservava, pensieroso, quel piccolo cimitero greenfree.&lt;br /&gt;- Sei un bugiardo – disse Ingrid – ma anche un brav’uomo, rainbowed.&lt;br /&gt;Ingrid si teneva nella marcia molto bassa, a pochi metri dal suolo.&lt;br /&gt;- Non voglio entrare nei rivelatori di qualcuno – chiarì.&lt;br /&gt;Procedettero, così, dirigendosi verso est, con il terreno che andava facendosi progressivamente più mosso.&lt;br /&gt;Al tramonto Ingrid posò la Green Queen in una piccola valle racchiusa tra colline un po’ più pretenziose, a ridosso di alti e fronzuti alberi. In questo modo contava di restringere di molto le possibilità che l’aeronave fosse avvistata dall’alto.&lt;br /&gt;Gli alberi non erano da frutta e dovettero accontentarsi del pasto sintetico aromatizzato del loro distributore.&lt;br /&gt;Decisero che fosse opportuno montare la guardia, per non essere sorpresi nel sonno, ed Arthur si offrì di restare sveglio per primo. Ingrid aveva pilotato tutto il giorno.&lt;br /&gt;Scese a terra, con un boccale di caffé caldo in mano.&lt;br /&gt;La notte era tiepida e nella valle non spirava un alito di vento.&lt;br /&gt;Ancora una volta il silenzio era una presenza inumana ed incombente.&lt;br /&gt;Il buio della notte senza lune di Emerald era una voragine nera, sotto un fantasmagorico tappeto di smeraldi luminosi e vibranti.&lt;br /&gt;Il cielo era terso, come sempre, su Emerald – registrò, appena, Arthur – e costellazioni sconosciute tracciavano i segni di uno zodiaco altro.&lt;br /&gt;Pensò ai calendari di pietra delle sue civiltà andine perdute, allo sgomento che solo l’intelligenza aveva potuto provare, con la propria pochezza, di fronte all’immenso.&lt;br /&gt;Si chiese se gli uomini giunti su quel pianeta, miners, uomini neri, cercatori, greenfree, si fossero mai fermati, la notte, a guardare le stelle.&lt;br /&gt;I greenfree, certo, si, si disse.&lt;br /&gt;Ma gli altri?&lt;br /&gt;Abbagliati dall’ossessiva luce fredda, che accompagnava le notti della Compagnia, gli uni … E gli altri, dal miraggio d’una porta per nuove prigioni, che chiamavano stelle.&lt;br /&gt;Bevve un lungo sorso di caffé e si chiese se lui fosse migliore.&lt;br /&gt;Ma non cercò di darsi una risposta.&lt;br /&gt;La notte era calda ed accogliente.&lt;br /&gt;Svegliò per il cambio Ingrid, che Uraneo già tingeva di verde il cielo, dietro le vette lontane nell’oriente e si addormentò nella cuccetta.&lt;br /&gt;Si svegliò alcune ore dopo, con la Green Queen in volo radente sulle creste degli alberi, che riempivano, folti, un canalone montano.&lt;br /&gt;- Bene alzato – lo salutò Ingrid – Abbiamo fatto un po’ strada, mentre dormivi.&lt;br /&gt;Arthur si stropicciò gli occhi assonnati e, crollando sul sedile, guardò fuori.&lt;br /&gt;Stavano attraversando un paesaggio montuoso, fatto di catene, ricoperte di alti alberi dalle foglie di un verde scuro, che si susseguivano incessanti.&lt;br /&gt;- Sono i primo contrafforti della Grande Dorsale - spiegò Ingrid – Tra un po’ dovremmo poterla vedere.&lt;br /&gt;La Green Queen seguiva un percorso tortuoso, cercando di restare il più possibile al riparo dagli sguardi di eventuali cacciatori.&lt;br /&gt;Impiegarono del tempo per procedere, ma, ad un tratto, uscendo da un lungo vallone, che s’inoltrava profondamente, andando da ovest verso est, la Grande Dorsale apparve dinanzi a loro.&lt;br /&gt;Si stagliava, come una regina tra il corteggio dei nani che la precedevano, nuda, ritta e prepotente, verso il cielo, dove affondava tra le nubi che ne nascondevano le vette.&lt;br /&gt;- Ma quanto è alta?&lt;br /&gt;- Qui le vette sono tra i dodicimila e i tredicimila metri.&lt;br /&gt;- E dobbiamo passare lassù?&lt;br /&gt;- Con la regina non ce la faremmo. Passeremo per la Cruna, sui novemila – rispose Ingrid.&lt;br /&gt;- Cos’è la Cruna?&lt;br /&gt;- Presto avrai modo di vederlo da solo. Perché spaventarsi prima?&lt;br /&gt;Arthur guardò la ragazza.&lt;br /&gt;Sorrideva.&lt;br /&gt;Non è che la cosa si fosse, fino ad allora, dimostrata sempre un buon segno. Valutò Arthur deglutendo.&lt;br /&gt;Si avvicinavano, veloci, alla Dorsale, quando sul monitor comparve, alla sinistra, un segno luminoso che, presto, si separò in tre parti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-1547452506073807347?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/1547452506073807347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=1547452506073807347' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/1547452506073807347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/1547452506073807347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-23.html' title='Emerald - Capitolo 23'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-1962007417951381352</id><published>2007-12-02T11:05:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:06:23.861+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 24</title><content type='html'>Ingrid si infilò, pronta, con l’aeronave in una gola che si apriva alla loro destra e la discese in verticale, fin quasi a lambire il ruscello che ne tracciava il fondo.&lt;br /&gt;Erano in ombra e il cielo, in alto, era una striscia verde.&lt;br /&gt;Attesero.&lt;br /&gt;I tre puntini procedevano in linea retta e, con quella rotta, sarebbero passati poco distanti dalla loro verticale.&lt;br /&gt;- Credi che ci abbiano individuato? – sussurrò Arthur. Ma Ingrid gli fece segno di tacere con un gesto brusco della mano.&lt;br /&gt;Lentamente, i puntini parvero sovrapporsi a loro, al centro del quadrante e Arthur alzò lo sguardo, in alto, cercando di vederli.&lt;br /&gt;Ebbe l’impressione che qualcosa di nero fosse passato, fugace, al limite della percezione.&lt;br /&gt;Quando riabbassò lo sguardo sul quadrante, vide che i puntini avevano proseguito oltre, in linea retta, verso il limite dello schermo.&lt;br /&gt;- E’ andata?&lt;br /&gt;Ingrid gli fece ancora segno di tacere.&lt;br /&gt;I puntini svanirono fuori dal quadrante senza alcuna deviazione e Ingrid emise un sospiro di sollievo.&lt;br /&gt;Lentamente portò la Green Queen fuori dalla gola e riprese il viaggio di avvicinamento alla Grande Dorsale, sempre più vicina, sempre più incombente.&lt;br /&gt;- Stanno pattugliando la Dorsale. Torneranno – disse, preoccupata.&lt;br /&gt;Erano ormai a ridosso della catena che tagliava nel mezzo l’intero continente di Pangea.&lt;br /&gt;Iniziarono a salire, destinando sempre più energia ai campi magnetici antigravitazionali.&lt;br /&gt;E ben presto furono oltre il limite delle alberature, dove c’erano solo erbe e, poi, forse, solo muschi e licheni, allo scoperto, senza ripari possibili.&lt;br /&gt;- Adesso è solo questione di fortuna – mormorò Ingrid.&lt;br /&gt;Non la ebbero.&lt;br /&gt;Avevano superato di poco i tremila metri di quota, quando i puntini luminosi ricomparvero sul quadrante.&lt;br /&gt;Questa volta a destra, la dove ne erano usciti, e separati, come a coprire un’area più vasta.&lt;br /&gt;- Tieniti forte - disse Ingrid ad Arthur ed azionò, rapida, alcuni comandi.&lt;br /&gt;La Green Queen schizzò verso l’alto, schiacciando Arthur nel suo sedile, con una accelerazione prodigiosa. Gli Hidening erano entrati in azione.&lt;br /&gt;Ma anche i punti luminosi si erano mossi, accelerando a loro volta spaventosamente e convergendo nella loro direzione.&lt;br /&gt;Arthur ebbe appena il tempo di percepire una sorta di saette che piombavano dal cielo verso di loro, quando tutto svanì in una paffuta luminescenza verde.&lt;br /&gt;Ingrid, altrettanto repentinamente, disinserì gli Hidening – e lo stomaco di Arthur protestò nella sua gola – e fece retrocedere la Green Queen, vibrante, quasi senza soluzione di continuità, con la normale propulsione.&lt;br /&gt;Mano a mano si vedevano comparire nella luminescenza pareti di roccia e dirupi scoscesi, che scorrevano a pochi metri di distanza, per poi tornare a svanire nella luminescenza, davanti alla prua dell’aeronave.&lt;br /&gt;Arthur avvertì un malessere, quasi un dolore alla testa, una nausea crescente.&lt;br /&gt;- Mi sento male.&lt;br /&gt;- Sono i paralizzatori – l’informò Ingrid – Stanno irrorando le nubi, con la speranza di prenderci. Vogliono friggerci il cervello. Ma così vicini alla montagna non possono rilevarci.&lt;br /&gt;- A che quota siamo?&lt;br /&gt;- Intorno ai seimila.&lt;br /&gt;- Ma allora, perché hai spento gli Hidening? Non dobbiamo arrivare ai novemila?&lt;br /&gt;- Per non farci beccare, campione. Questi sono professionisti e hanno cominciato a sparare dall’alto, per poi procedere scendendo, sperando di pizzicare un pesciolino come te.&lt;br /&gt;- Ce la possiamo fare?&lt;br /&gt;Scosse la testa.&lt;br /&gt;- E solo questione di tempo. Non tralasceranno un solo centimetro quadrato di montagna.&lt;br /&gt;La Green Queen, sussultando e vibrando, saliva lentamente di quota, retrocedendo.&lt;br /&gt;Avevano appena passato una guglia sporgente che aveva quasi carezzato il fondo dell’aeronave.&lt;br /&gt;- A meno che – disse Ingrid, decisa – Non abbiano voglia di giocare un po’.&lt;br /&gt;Senza alcun preavviso, azionò i comandi e la Green Queen sbucò fuori dalla nume, brillante, nella luce di Uraneo che volgeva ad occidente.&lt;br /&gt;Più in alto, a forse un chilometro di distanza, tre veicoli neri, affusolati e acuminati come picche di antiche alabarde, sembravano immobili, puntanti contro le nubi.&lt;br /&gt;Quasi istantaneamente, il più vicino dei tre ruppe la formazione e, con una virata così stretta da sembrare precipitasse, si avventò contro la Green Queen, che si ritirò nella nube.&lt;br /&gt;Ma non rapida come avrebbe dovuto, quasi come una preda già vinta.&lt;br /&gt;Nella nube Ingrid, rapida, azionò per una frazione di secondo gli Hidening, facendo balzare un po’ più su l’aeronave.&lt;br /&gt;In quel momento, un piccolo sole nacque e si spense qualche centinaio di metri più in basso.&lt;br /&gt;Ingrid spinse in avanti la Green Queen, addossandola alla montagna, in modo di lambirla con una velocità affatto tranquillizzante.&lt;br /&gt;- Meno uno – disse – Ma ce ne sono sempre due di troppo, per noi.&lt;br /&gt;- Non potremmo rifare il giochetto?&lt;br /&gt;- Non sono stupidi. E poi, dove la troviamo un’altra bella sporgenza come quella?&lt;br /&gt;- Professor Temple, ci rincontriamo di nuovo – la voce del sergente Ficher uscì dalla radio.&lt;br /&gt;Arthur e Ingrid si guardarono.&lt;br /&gt;- Allora, professore, perché non risparmiamo tempo e non si consegna senza fare storie? Tanto lo sa che alla fine la prenderemo.&lt;br /&gt;…&lt;br /&gt;- Professore, non mi costringa a farle del male. Voglio solo ricondurla ad Emerald City. Questi sono gli ordini.&lt;br /&gt;Arthur si fece consegnare il microfono della radio da Ingrid.&lt;br /&gt;- Strano modo di dimostrare le vostre buone intenzioni, sergente Ficher. Sparandoci addosso!&lt;br /&gt;- Chi non ha nulla da nascondere non fugge, professore.&lt;br /&gt;- E’ qualche giorno che incontro gente che vuol farmi la pelle, sergente. Credo di averla, qualche ragione, per essere sospettoso.&lt;br /&gt;- Ha avuto problemi, professore? Me ne dispiace. E da chi?&lt;br /&gt;- Cacciatori di taglie. Dicevano che la sua Compagnia mi voleva, vivo o morto, e aveva messo un buon prezzo sulla mia testa.&lt;br /&gt;- Canaglie, professore. Solo canaglie. Non vorrà confondere la Sicurezza della Mines &amp;amp; Stars con quattro tagliagole?&lt;br /&gt;- E perché non dovrei?&lt;br /&gt;- Professore, prima di firmare il contratto con la Compagnia, ero pilota di caccia intercettore della Marina della Confederazione. Io mi attengo alle regole di ingaggio.&lt;br /&gt;- Ho visto, sergente, le sue regole di ingaggio, ieri, vicino ad un piccolo lago.&lt;br /&gt;- I subumani, professore?&lt;br /&gt;- … Come ha detto, sergente?&lt;br /&gt;- Subumani, professore. Chi si chiama fuori dalla civiltà degli uomini, non ha diritto ad essere considerato tale. Cosa ha da spartire con me, o con lei, quella feccia?&lt;br /&gt;- Ma, sant’iddio chi?! Cosa?! Da il diritto, a lei, di giudicare, sergente?&lt;br /&gt;- La forza, professore. Come è sempre stato. La Mines &amp;amp; Stars “è” la civiltà perché ha la forza per imporlo. Come ora io, qui, ho la forza per “essere” il diritto e la giustizia, a cui lei può solo piegarsi o morire.&lt;br /&gt;- Lei è un pazzo.&lt;br /&gt;- Pazzo? Ci rifletta, professore. La verità, il diritto, la giustizia, sono state sempre e soltanto nelle mani del più forte. Lei è uno storico, un archeologo, professore, e sa bene che quando i dittatori, quando i tiranni cadono, qualcuno impone una nuova verità, un nuovo diritto ed una nuova giustizia. Ma può farlo perché la sua verità, il suo diritto e la sua giustizia sono migliori? No, professore, lo può fare solo perché ha la forza per farlo.&lt;br /&gt;- Lei è un povero pazzo, sergente Ficher. Lei ha confuso il potere con la civiltà. Mentre l’uno è la negazione dell’altra. Lei è un povero pazzo e un assassino. Lei era su Antigone, vero, sergente Ficher? Certo, lei è troppo giovane e fanatico per essersi congedato dalla Marina della Confederazione. Lei è stato cacciato, radiato dalla Marina. Radiato per l’eccidio di Antigone. Non è così, sergente? Lei è uno di quei macellai.&lt;br /&gt;- Lei è un uomo morto, professore.&lt;br /&gt;Il collegamento radio era stato interrotto.&lt;br /&gt;- Un bel tipetto – commentò Ingrid – Di che parlava, cos’è successo su Antigone?&lt;br /&gt;- Tre unità della Marina, due anni fa, hanno attaccato e distrutto una colonia indipendente, che s’era chiamata fuori dalla Confederazione. Erano solo poche centinaia di persone, idealisti e sognatori. Ma il Consiglio della Confederazione aveva deciso che il fatto avrebbe potuto creare un pericoloso precedente. Avevano quindi deciso l’invio di alcune unità della Marina a scopo dissuasivo. Così s’era detto. Il comandante della spedizione, però, sul posto, ritenne opportuno fare di quell’intervento un monito ed un esempio per tutti. Così ha attaccato la colonia, sterminando nel sonno tutti, vecchi, donne, bambini.&lt;br /&gt;Quando la notizia del massacro è divenuta di dominio pubblico, il Consiglio ha pensato bene di destituire e arrestare il comandante, mentre tutti i partecipanti all’azione sono stati radiati dalla Marina. Così è stato coperto lo scandalo e l’orrore, ma, come dimostra il nostro simpatico sergente Ficher, il problema era ben più in profondità.&lt;br /&gt;- E così abbiamo a che fare con un fanatico criminale – commentò Ingrid – Chissà che non si riesca a sfruttare a nostro vantaggio il fatto che tu l’abbia fatto infuriare&lt;br /&gt;- Che vuoi fare? – chiese Arthur, mentre Ingrid regolava i comandi.&lt;br /&gt;- Andare in bocca al lupo e farlo crepare – rispose lei.&lt;br /&gt;La Green Queen prese a perdere rapidamente di quota, fino a portarsi al di sotto delle dense nubi.&lt;br /&gt;Lentamente, assunse un movimento traversale che la discostava dalla montagna, fino a farla uscire dalla protezione che le nubi le avevano assicurato, rendendola invisibile ai cacciatori.&lt;br /&gt;In alto, molto in alto, un po’ scostate sulla sinistra, le due picche nere irroravano, con metodo, di radiazioni mortali un’ampia porzione di nubi.&lt;br /&gt;Erano alla stessa altezza, distanti tra loro non più di cento metri.&lt;br /&gt;La Green Queen manovrò per tornare al riparo delle nubi e, poi, si spostò per posizionarsi in una porzione di spazio che avesse la verticale nell’area che separava i due mezzi della Compagnia..&lt;br /&gt;- E adesso, coraggio – mormorò Ingrid – Non dargli tempo di pensare. O la va, o addio.&lt;br /&gt;Fece uscire la Green Queen dalla protezione delle nubi ed innestò la propulsione Hidening, ma non alla massima potenza.&lt;br /&gt;L’aeronave si lanciò verso l’alto con una progressione controllata, che la portò in alcuni, lunghi secondi, a raggiungere la quota delle due cacciatrici.&lt;br /&gt;Quei pochi secondi erano stati sufficienti ai piloti dei mezzi neri per notare la manovra e per rispondere d’istinto, orientando le loro macchine, in modo da intercettare la Green Queen.&lt;br /&gt;Ma una frazione di secondo prima che l’aeronave si allineasse agli aggressori, Ingrid spinse al massimo la potenza degli Hidening e la Green Queen scattò repentinamente più in alto.&lt;br /&gt;Ingrid fece decelerare l’aeronave e cercarono di vedere cosa fosse successo qualche chilometro più in basso.&lt;br /&gt;Una delle picche nere si allontanava, avvitandosi in diagonale, in direzione sud ovest.&lt;br /&gt;Dopo qualche secondo si schiantò al suolo in un’esplosione di fuoco.&lt;br /&gt;L’altra aveva sbandato paurosamente per qualche secondo.&lt;br /&gt;Ma ora era in assetto e puntava la sua punta acuminata verso l’alto, contro di loro.&lt;br /&gt;Si tuffarono nelle nuvole, muovendosi a caso.&lt;br /&gt;- Speravo che si colpissero a vicenda – commentò Ingrid – Ma uno è stato più svelto dell’altro. E temo che sia il nostro amico.&lt;br /&gt;- Che facciamo adesso?&lt;br /&gt;- Cerchiamo la Cruna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-1962007417951381352?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/1962007417951381352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=1962007417951381352' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/1962007417951381352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/1962007417951381352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-24.html' title='Emerald - Capitolo 24'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-7639743324267204435</id><published>2007-12-02T11:04:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:05:14.443+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 25</title><content type='html'>Nella cabina pressurizzata Arthur sentiva che i campi magnetici antigravitazionali, che tenevano sollevato e orientavano il mezzo, stavano combattendo una battaglia sempre più impari. L’energia impiegata per sollevare la Green Queen aumentava, riducendo sempre più, mano a mano che salivano più in alto, quella necessaria alla sua stabilizzazione. L’aeronave subiva sempre più le crescenti perturbazioni atmosferiche.&lt;br /&gt;- A che quota siamo?&lt;br /&gt;- Quasi settemila.&lt;br /&gt;- Perché non usi gli Hidening?&lt;br /&gt;- Perché ho quasi esaurito l’energia e quel poco che ne rimane può servire dopo.&lt;br /&gt;- Ma li hai usati solo per qualche secondo!&lt;br /&gt;- Un giorno devo spiegarti quanto consumano – mormorò Ingrid, facendo salire la Green Queen in diagonale – Ma ora dobbiamo andare avanti con nostri semplici campi magnetici antigravitazionali, sperando che le perturbazioni della Cruna non ci creino troppi problemi.&lt;br /&gt;D’improvviso sbucarono oltre le nubi, nel verde accecante delle nevi perenni.&lt;br /&gt;L’ininterrotta catena delle montagne si alzava vertiginosa sopra di loro, non più limitata da altro se non da un cielo che sembrava sostenesse.&lt;br /&gt;Non troppo lontano, più in alto rispetto alla loro posizione, una ruga, una lunga ferita, sottile e profonda, segnava il fronte della Dorsale.&lt;br /&gt;- La Cruna! – esclamò Ingrid, puntando diritta la Green Queen in quella direzione.&lt;br /&gt;Giunsero a quello che Arthur percepì come l’estremo limite di capacità di salita del loro mezzo.&lt;br /&gt;Quando si avvicinarono a quella ruga, la Green Queen vibrava e sobbalzava, incapace di contrastare qualunque perturbazione.&lt;br /&gt;All’imboccatura, ebbero il tempo di vedere una piccola sagoma nera correre, veloce, verso di loro.&lt;br /&gt;Arthur non ebbe il tempo di pensare.&lt;br /&gt;- Iuhuuu! – gridò Ingrid e sembrò tenesse i comandi come le redini di un cavallo, mentre spingeva con decisione in avanti la Green Quen.&lt;br /&gt;Arthur era impietrito. La ragazza li aveva infilati in quella che pareva intravedersi come una gola, non più larga di qualche centinaio di metri, in cui impazzava una tempesta della neve sollevata dal vento, che rendeva quasi nulla la visibilità.&lt;br /&gt;E, quasi subito, il dolore e la nausea incombenti, gli rivelarono che il sergente Ficher s’era lanciato alle loro spalle, e ci metteva ostinatamente del suo per ammazzarli.&lt;br /&gt;L’aeronave era sballottata da ogni parte e pareva sul punto di schiantarsi ad ogni istante, mentre il terribile vento che soffiava in direzione contraria, sembrava quasi vincere ogni suo sforzo e tenerla inchiodata a mezz’aria.&lt;br /&gt;Con una fugace occhiata, Arthur verificò che anche il sergente Ficher non se la passava molto meglio e l’alabarda nera sobbalzava e scartava di lato, senza riuscire ad inquadrarli nel collimatore dell’arma.&lt;br /&gt;Ad un tratto sembrò che l’uomo in nero avesse deciso di forzare la situazione.&lt;br /&gt;La sua aeronave parve tuffarsi in avanti, riducendo in un attimo la distanza che li separava.&lt;br /&gt;Ora, era in coda alla Green Queen e, lentamente, la lama del suo muso si stava sollevando contro di loro.&lt;br /&gt;Arthur ebbe la sensazione di scorgere, oltre la superficie trasparente della cabina, il sorriso crudele dell’uomo.&lt;br /&gt;Si preparò al dolore, che non venne.&lt;br /&gt;Proprio in quell’attimo, l’ala dell’alabarda nera aveva toccato una roccia sporgente ed il veicolo era schizzato di lato, rimbalzando come un sasso scagliato veloce.&lt;br /&gt;Poi, dopo un momento di sospensione, era esploso, proiettando fiamme e rottami in ogni direzione.&lt;br /&gt;Non ebbero il tempo di gioire.&lt;br /&gt;D’improvviso, fu come se una folata maligna avesse sorpreso il computer che gestiva quel che restava degli stabilizzatori dell’aeronave e, prima che i sovraccaricati campi magnetici riuscissero a riassestare i reciproci equilibri, la Green Queen si rovesciò repentinamente di fianco.&lt;br /&gt;Arthur ruzzolò senza controllo dal suo sedile ad aria, rovinando su Ingrid e scaraventandola pesantemente contro la fiancata.&lt;br /&gt;L’aeronave, impazzita, urtò pesantemente il suolo per un paio di volte in un grande frastuono e, mentre Ingrid, dolorante al braccio sinistro e con il volto rigato da un rivolo di sangue, tentava di aggrapparsi alla consolle, per raggiungere i comandi, rimbalzò con un clangore sinistro contro la parete di destra della gola.&lt;br /&gt;Il contraccolpo fu terribile.&lt;br /&gt;Arthur intravide Ingrid, quasi perdere la presa, mentre, disperata, tentava di reggersi con la mano destra alla consolle. Poi, la ragazza riuscì a disinserire la propulsione.&lt;br /&gt;Dopo una serie di sobbalzi, che sembravano doverla frantumare da un momento all’altro, l’aeronave si fermò, fortunatamente quasi in assetto.&lt;br /&gt;Solo allora Ingrid si lasciò scivolare sulla schiena, finendo seduta sul pavimento con una smorfia di dolore.&lt;br /&gt;Arthur, incredulo, si scoprì indenne. Per poi rendersi conto d’essersi slacciato le cinture per meglio controllare la corsa del sergente Ficher.&lt;br /&gt;- Mi spiace … -&lt;br /&gt;Fu interrotto dal cenno che col capo Ingrid gli rivolgeva, indicando qualcosa in alto.&lt;br /&gt;Ancora intontito, in un primo momento non comprese.&lt;br /&gt;Poi, guardando in alto, sopra la testa di Ingrid, vide, sul soffitto sferico, la trasparenza segnarsi di merletti di traslucide fluorescenze che si andavano lentamente ramificando.&lt;br /&gt;E quindi udì, frammisto al mutevole grido del vento, il sommesso, ma tagliente suono di un sibilo.&lt;br /&gt;- Il gel … - mormorò in un filo di voce Ingrid – Là … nella cambusa … presto – e la frase le si spense in un violento colpo di tosse.&lt;br /&gt;Finalmente comprese.&lt;br /&gt;La cosa più faticosa fu scrollarsi di dosso il ghiaccio della paura.&lt;br /&gt;Poi, tirò, quasi forzò lo scomparto della cambusa e, affannosamente, individuò la bomboletta.&lt;br /&gt;Traballando raggiunse Ingrid e spruzzò. Spruzzò e poi spruzzò ancora.&lt;br /&gt;- E’ fatta.&lt;br /&gt;La voce della ragazza, ridotta ad un sottile sussurro, finalmente penetrò la sua frenesia.&lt;br /&gt;Rimase per un attimo imbambolato, lasciando che il senso di quelle parole lo raggiungesse.&lt;br /&gt;Si lasciò allora cadere, ansimante, accanto ad Ingrid.&lt;br /&gt;Passarono alcuni minuti fatti di nulla.&lt;br /&gt;- Devi portarci fuori – sussurrò Ingrid.&lt;br /&gt;- Io?! – protestò.&lt;br /&gt;- Non posso farcela – replicò Ingrid – Devo avere il braccio e un paio di costole spezzate. Se non ci tiri fuori siamo spacciati.&lt;br /&gt;Arthur chiuse gli occhi e inspirò profondamente.&lt;br /&gt;- Che devo fare?&lt;br /&gt;- Vai alla consolle.&lt;br /&gt;Arthur si alzò pesantemente e si lasciò cadere sul sedile del pilota.&lt;br /&gt;- Aziona il quadro in alto a sinistra.&lt;br /&gt;- Fatto.&lt;br /&gt;Una serie di segmenti radiali comparvero in una piccola spia olografica.&lt;br /&gt;- Bene. Almeno i campi funzionano ancora – sospirò Ingrid e dopo aggiunse – Il computer di volo è andato. Dovrai navigare manualmente e a vista.&lt;br /&gt;- Ma non sono in grado in queste condizioni!&lt;br /&gt;- In queste condizioni nessuno sarebbe in grado, con la propulsione Hidening – replicò la ragazza.&lt;br /&gt;- Hidening?&lt;br /&gt;- Aiutami a sedermi sul sedile. Credo che qui, a terra, non potrei mai farcela.&lt;br /&gt;Arthur l’aiutò, ma ad ogni movimento la ragazza aveva una smorfia di dolore.&lt;br /&gt;Come fu seduta sul sedile che aveva sino ad allora occupato Arthur, respirò profondamente ad occhi chiusi per lungi attimi.&lt;br /&gt;Poi.&lt;br /&gt;- Afferra la barra e tienila ferma. Non la mollare, qualunque cosa succeda. Se siamo fortunati, schizzeremo fuori da questo buco.&lt;br /&gt;Arthur afferrò la barra con entrambe le mani.&lt;br /&gt;- Se hai qualcuno a cui farlo, prega.&lt;br /&gt;Con uno sforzo che le procurò un grande dolore, Ingrid si torse fino a raggiungere con la mano la leva dei propulsori Hidening. Poi, sibilando a denti stretti:&lt;br /&gt;- Ci vediamo all’inferno, raimbowed!&lt;br /&gt;L’abbassò.&lt;br /&gt;La Green Queen mandò un lamento sinistro e parve impuntarsi verso il suolo.&lt;br /&gt;Arthur strinse ancor più spasmodicamente le sue mani sudate sulla barra.&lt;br /&gt;Poi, con una lentezza quasi irreale, la Green Queen si sollevò per poi schizzare in avanti, in una sorta di nulla verde.&lt;br /&gt;Durò pochi secondi, ma furono sufficienti.&lt;br /&gt;Arthur si trovò a pensare alla possibilità che quella gola non fosse, da lì all’uscita, rettilinea.&lt;br /&gt;Che l’aeronave non fosse orientata come doveva.&lt;br /&gt;E ricordò, in seguito, d’aver pensato chiaramente che, comunque, non se ne sarebbe accorto. C&lt;br /&gt;he la morte sarebbe arrivata in un lampo.&lt;br /&gt;E invece, d’un tratto, furono fuori dalla Cruna.&lt;br /&gt;La Green Queen saettò nel vuoto limpido e per confine solamente il cielo.&lt;br /&gt;I propulsori Hidening cessarono di colpo la loro spinta e l’aeronave parve veleggiare per un lungo tratto, proseguendo la sua corsa in linea retta.&lt;br /&gt;Poi, cominciò a perdere quota con un’accelerazione progressiva.&lt;br /&gt;Stava precipitando.&lt;br /&gt;Arthur gettò uno sguardo allarmato verso Ingrid, ma la ragazza era svenuta.&lt;br /&gt;Fece appello a tutte le sue forze per evitare il panico.&lt;br /&gt;E cercò nella mente le operazioni che da giorni aveva visto ripetere alla ragazza.&lt;br /&gt;C’erano delle sequenze consuete, che Ingrid ripeteva, per far salire o scendere di quota l’aeronave.&lt;br /&gt;Quello doveva essere il regolatore che dosava la distribuzione dei campi magnetici antigravitazionali, si disse.&lt;br /&gt;E tentò di agire sui comandi.&lt;br /&gt;Ottenne un brusco rallentamento della caduta.&lt;br /&gt;Agì con più delicatezza, fino ad ottenere un assetto accettabile.&lt;br /&gt;Per il momento erano salvi.&lt;br /&gt;L’aeronave era scesa sotto una nera coltre di nubi.&lt;br /&gt;Nevicava ed Uraneo, invisibile, si avviava al tramonto di là, oltre la Dorsale.&lt;br /&gt;E lui teneva ancora le braccia irragionevolmente irrigidite sulla barra, sorvolando catene impervie di montagne, dove si aprivano gole e crepacci profondi chilometri.&lt;br /&gt;Doveva trovare un punto dove atterrare. Ingrid aveva bisogno di cure.&lt;br /&gt;Doveva trovarlo in fretta e doveva trovarlo buono.&lt;br /&gt;Perché era lui alla guida.&lt;br /&gt;Lui, col suo vezzo di non pilotare nulla di più complesso e più impegnativo delle jeep a cuscino d’aria, buone, giusto, per scorazzare pigramente per i prati del campus.&lt;br /&gt;Lui, che nelle spedizioni andine si faceva accudire e coccolare, forte della sua proverbiale inettitudine a qualunque azione pratica, che comportasse l’uso del più stupido degli strumenti, che fosse più complesso di un distributore alimentare.&lt;br /&gt;Che ci faceva, lui, lì, in quel mondo assurdo, quando avrebbe dovuto starsene in pantofole, di fronte al vero camino del suo studio, a leggere il suo libro preferito, sorseggiando un vero whisky della Terra?&lt;br /&gt;Com’era potuto essere stato così pazzo e sconsiderato da finire in un simile incubo, dove non passava giorno che qualcuno non tentasse di ucciderlo?&lt;br /&gt;Come aveva potuto trascinare quella giovane donna nella sua follia?&lt;br /&gt;Ed ora era lì, al suo fianco, ferita, forse gravemente.&lt;br /&gt;E la sua salvezza era legata alla sua inettitudine.&lt;br /&gt;No, non sarebbe stato così. Lui l’avrebbe salvata. Avrebbe salvato quella meravigliosa donna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-7639743324267204435?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/7639743324267204435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=7639743324267204435' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/7639743324267204435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/7639743324267204435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-25.html' title='Emerald - Capitolo 25'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-6537640436569373665</id><published>2007-12-02T11:03:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:04:13.524+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 26</title><content type='html'>Si fermò, con una perizia che lo sorprese, su un pianoro intorno ai duemila metri di altezza.&lt;br /&gt;Aveva continuato in linea retta per quasi un’ora, fino a che le catene montuose non s’erano fatte appena più dolci.&lt;br /&gt;Pulì la ferita alla testa della ragazza: era pallida e aveva la febbre.&lt;br /&gt;Con la maggiore delicatezza di cui fu capace, la liberò delle cinture di sicurezza e la trasportò, in braccio, nella cuccetta.&lt;br /&gt;Cercò il kit medico nell’aeronave e, con sorpresa, lo trovò completo. Benedì la previdenza di Ingrid.&lt;br /&gt;Collegò la ragazza ai sensori della diagnostica, che confermò la frattura del braccio sinistro e l’incrinatura di due costole. Prescrisse medicinali, che sintetizzò ed iniettò direttamente nel braccio destro della ragazza.&lt;br /&gt;Per le costole c’era solo bisogno di immobilità e riposo, mentre le medicine avrebbero accelerato il processo di guarigione. Ma occorreva, comunque, qualche giorno.&lt;br /&gt;Per il braccio la cosa era più complessa. Prima che la macchina potesse immobilizzare l’arto, occorreva ridurre manualmente la frattura. Fortunatamente non era composta.&lt;br /&gt;Arthur chiese alla macchina informazioni su come operare.&lt;br /&gt;La tecnica era semplice e la diagnostica confermò il corretto posizionamento dell’osso, prima di procedere all’immobilizzazione dell’arto.&lt;br /&gt;Arthur, era lo stesso madido di sudore.&lt;br /&gt;Ingrid aveva ricevuto anche una dose di sedativi, che l’avrebbe fatta dormire almeno sino alla mattina dopo.&lt;br /&gt;Arthur si sedette sul bordo della sua cuccetta, quasi incredulo.&lt;br /&gt;Un vento furioso scaricava la sua impotenza contro lo sferoide della prua dell’aeronave e il turbine incessante della neve impediva qualsiasi visuale, ma erano salvi. Per il momento, si ripetette Arthur, per il momento.&lt;br /&gt;Guardò il volto pallido di Ingrid finalmente disteso e si assopì.&lt;br /&gt;Il giorno dopo Ingrid si svegliò appena, intontita dai sedativi e, dopo qualche monosillabo strascicato, si riassopì.&lt;br /&gt;Arthur passò il giorno accanto alla donna, tamponandole – inutilmente – la fronte con un panno umido: aveva bisogno di sentirsi utile.&lt;br /&gt;La tempesta di neve non aveva accennato a placarsi e Arthur poteva distinguere il giorno dalla notte solo dall’intensità di quella luminescenza verde, che avvolgeva brulicante la Green Queen.&lt;br /&gt;Il giorno successivo Ingrid ebbe un vero periodo di veglia.&lt;br /&gt;Arthur le preparò un pasto liquido caldo al distributore della cambusa e la imboccò, parlandole della sua infanzia e della sua famiglia.&lt;br /&gt;Ingrid ascoltava silenziosa, rispondendo, ogni tanto, con qualche monosillabo.&lt;br /&gt;Quella sera Arthur passò qualche ora alla radio, alla ricerca di un qualunque segnale. Non percepì alcunché.&lt;br /&gt;La tormenta era continuata indifferente.&lt;br /&gt;La mattina del terzo giorno Ingrid si svegliò decisamente in condizioni migliori.&lt;br /&gt;La macchina diagnostica autorizzò il distacco dei sensori, pur prescrivendo altre quarantotto ore di riposo per le costole e altre sessanta ore di immobilizzazione per il braccio sinistro.&lt;br /&gt;Arthur era euforico e non cessava di parlare e di muoversi attorno a Ingrid, colmandola di ogni possibile attenzione, che la ragazza sopportava, distesa nella cuccetta, con un sorriso rassegnato.&lt;br /&gt;Anche la tormenta s’era finalmente attenuata e, di tanto in tanto, lasciava intravedere un frammento di cielo.&lt;br /&gt;- Un fulmine. Siamo schizzati fuori come un fulmine – stava ripetendo per l’ennesima volta – E poi abbiamo iniziato a precipitare. Sant’iddio, se me la sono vista brutta! Quando sono riuscito a scendere di quota, la bufera non mi faceva vedere niente. Niente. Avevo bisogno di un posto largo e piano, per tentare di atterrare: non lo avevo mai fatto! E poi … un miracolo. Si, è stato un miracolo. La tormenta si è calmata per un momento e davanti a me si è aperto questo piano.&lt;br /&gt;Si era chinato in avanti, a sistemare il cuscino che aveva messo sotto il braccio sinistro della ragazza, di là, accanto alla fusoliera del’aeronave.&lt;br /&gt;Ingrid l’aveva seguito con lo sguardo.&lt;br /&gt;- Mi sono detto: O adesso o …&lt;br /&gt;La ragazza gli aveva preso la nuca con la mano destra e gli fece girare la testa verso la sua, viso su viso. L’avvicinò, piano, e lo baciò.&lt;br /&gt;Lui rispose al bacio.&lt;br /&gt;- Così starai zitto, testone di un rainbowed – mormorò sorridendo, mentre lui si perdeva nell’oceano dei suoi occhi.&lt;br /&gt;Fu un giorno di silenziose, piccole tenerezze.&lt;br /&gt;Si, Arthur provava una grande tenerezza mentre teneva nella mano, la mano della ragazza.&lt;br /&gt;Ora sentiva di comprenderla come mai avrebbe potuto comprenderla prima. Ora si.&lt;br /&gt;Ora sentiva di poter capire, con un misto di sgomento e ammirazione, anche i greenfree e la loro follia.&lt;br /&gt;Nulla, neanche l’immensità degli spazi siderali, svelati dall’oblò di una nave spaziale, erano paragonabili ad Emerald nella sua memoria.&lt;br /&gt;Probabilmente era stata quella precarietà, quell’assenza di filtri tecnologici, quello scoprirsi fragile, indifeso, al di fuori della tutela della società umana, a trasformare quell’avventura in un’intima esperienza di vita.&lt;br /&gt;E in questa esperienza, Ingrid brillava della sua luce abbagliante. Spigolosa e dura, come una pietra preziosa, e fragile, come un sogno dell’alba.&lt;br /&gt;- Siamo bloccati?&lt;br /&gt;- Con gli Hidening esauriti e il computer di volo fuori uso, non possiamo certo tornare per la Cruna – gli rispose, mormorando Ingrid.&lt;br /&gt;Scoprì che la cosa non rivestiva una grande importanza, ormai.&lt;br /&gt;Forse un giorno la Compagnia avrebbe inviato da quella parte un traghetto suborbitale.&lt;br /&gt;Forse un giorno li avrebbero scovati.&lt;br /&gt;Ma non importava.&lt;br /&gt;Lui era oltre la Cruna. Oltre una soglia da cui il tornare al prima non era dato.&lt;br /&gt;E l’unica cosa che sentiva importante era avere Ingrid con se.&lt;br /&gt;Quella sera Ingrid volle che facesse un ceck up della Green Queen, seguendo al quadro di comando le sue indicazioni.&lt;br /&gt;I danni si rilevarono meno gravi di quel che avrebbero potuto temere. Ma non erano comunque in grado di riparare il computer e gli Hidening avrebbero dovuto essere ricaricati in un impianto attrezzato della Compagnia.&lt;br /&gt;Ingrid parve particolarmente preoccupata del livello energetico della propulsione antigravitazionale, decisamente basso.&lt;br /&gt;- Dovremo risparmiare il più possibile – disse – E per prima cosa dovremo muoverci da qui. L’impianto di climatizzazione assorbe troppa energia.&lt;br /&gt;- Dove andremo?&lt;br /&gt;Ingrid alzò leggermente le spalle, in quel suo consueto gesto.&lt;br /&gt;- Avanti, fino all’Aither – rispose semplicemente, lo sguardo puntato oltre le pareti della Green Queen – Non senti?&lt;br /&gt;- Cosa?&lt;br /&gt;- Ci chiama.&lt;br /&gt;Arthur si volse a guardare fuori dell’aeronave.&lt;br /&gt;La notte aveva ovattato di nebbia il pianoro.&lt;br /&gt;Partirono la mattina dopo, alle prime luci di un’alba solcata da nubi, che correvano veloci verso occidente.&lt;br /&gt;Ingrid, rilassata, sul sedile di destra, che dava indicazioni e piccoli consigli ad Arthur, alla guida della Green Queen.&lt;br /&gt;Partirono diretti ad est, in direzione dell’oceano.&lt;br /&gt;Lentamente le montagne digradarono, con loro impegnati ad individuare valichi e passaggi che non impegnassero oltre il dovuto la propulsione dell’aeronave.&lt;br /&gt;E, lentamente, le montagne cedettero il passo ad un paesaggio lussureggiante.&lt;br /&gt;Fatto di piatti altipiani, ricoperti di una vegetazione compatta e ineguale.&lt;br /&gt;Ricco di fiumi e grandi laghi.&lt;br /&gt;Un paesaggio che ad Arthur ricordava, questo si, molto di più del Pool, la foresta amazzonica.&lt;br /&gt;Molto presto il cielo si richiuse sotto una pesante coltre di nubi ed iniziò a cadere una pioggia torrenziale, continua ed opprimente, che riduceva di molto la visibilità, colorando di tinte fosche quel paesaggio così ricco di vita.&lt;br /&gt;- E pensare che questa dovrebbe essere la buona stagione – commentò Ingrid, scuotendo il capo.&lt;br /&gt;Passarono il resto della giornata in quelle condizioni e, solo vicino al tramonto, dinanzi a loro si levarono dei monti, non alti, sulle cui cime arrotondate si aprivano brevi radure, libere da piante, se non bassa erba e muschio.&lt;br /&gt;Decisero di passare lì la notte, anche se il vento dell’est sibilava incessante e violento, minacciando di spazzare via ogni cosa.&lt;br /&gt;Non tentarono neanche di uscire dalla Green Queen.&lt;br /&gt;Si limitarono a mangiare un pasto caldo aromatizzato e si avvolsero nelle coperte recuperate nella cambusa. Avevano abbassato, e di molto, il termostato del climatizzatore, per risparmiare energia.&lt;br /&gt;Ma non si lamentarono.&lt;br /&gt;Si difesero dal freddo scaldandosi l’un l’altra.&lt;br /&gt;L’alba fu livida ma limpida.&lt;br /&gt;Il vento aveva schiacciato le nubi ad occidente.&lt;br /&gt;Ripresero il viaggio discendendo quella catena di monti. Il lato ad est era un manto compatto d’erba piccola e grassa.&lt;br /&gt;- Questo versante è esposto ai venti – considerò ad alta voce Arthur – e questi prati sono la soluzione più logica.&lt;br /&gt;- Che vuoi dire? – gli chiese perplessa Ingrid.&lt;br /&gt;- La foresta che abbiamo sorvolato ieri è in una specie di catino naturale, con questi monti che le fanno un minimo da scudo dai venti che arrivano dall’oceano. Con tutta l’acqua che cade, deve essere una specie di pantano e, infatti, quella sembra una foresta pluviale. Da questa parte, invece, il vento spazza ogni cosa e la vegetazione più appropriata è proprio quella bassa, che non oppone resistenza, che si piega, assecondando il vento. Deve avere radici profonde e, guarda, guarda come è grassa, ricca d’acqua. Protegge il terreno dai dissesti idrogeologici che queste piogge provocano.&lt;br /&gt;- Ma non sei un archeologo?&lt;br /&gt;- Qualcosa devo comunque sapere, per capire se un ecosistema sia naturale o sia indotto dall’uomo. Sulla Terra, ben poco di ciò che viene ritenuto naturale è realmente tale. La grande parte degli ecosistemi attuali è il frutto di migliaia di anni di colonizzazione umana.&lt;br /&gt;- La terra, colonizzata?&lt;br /&gt;- Anche se ci siamo nati, ce ne siamo appropriati un po’ alla volta, sai? In genere si scambia un ecosistema in equilibrio, autosufficiente, in grado di riprodursi autonomamente, come un ecosistema naturale. Ma non è così. Non è che l’uomo sia necessariamente matto. Ogni tanto riesce anche a fare qualcosa di buono. Per lo meno, a non fare danni.&lt;br /&gt;Aveva preso a fare il professore.&lt;br /&gt;Forse era una sorta di difesa, una ricerca di normalità.&lt;br /&gt;Forse cercava di ricondurre su ritmi consueti la sua vita, ora che la sentiva definitivamente cambiata, definitivamente diversa.&lt;br /&gt;E Ingrid lo lasciava fare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-6537640436569373665?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/6537640436569373665/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=6537640436569373665' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6537640436569373665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6537640436569373665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-26.html' title='Emerald - Capitolo 26'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-265445033996638560</id><published>2007-12-02T11:01:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:02:17.503+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 27</title><content type='html'>Le montagne erano cessate ed ora, dinanzi a loro, s’apriva un bassopiano acquitrinoso, in cui il panorama era disegnato dal fitto e sottile ordito verde chiaro della terra emersa, che sembrava adagiato sul fondo verde scuro, a volte quasi cupo, delle aree sommerse. Qua e là, gli acquitrini si allargano in palude.&lt;br /&gt;Il vento, teso e costante, manteneva l’aria limpida e chiara, togliendo a quell’immagine, l’aura malsana che Arthur aveva sempre attribuito, su altri mondi, a quegli ambienti.&lt;br /&gt;- Stiamo entrando nell’Aither – disse semplicemente Ingrid&lt;br /&gt;Arthur si rese conto solo in quel momento di non avere, anzi, di non aver mai avuto un piano.&lt;br /&gt;Da quella sera - un milione di anni prima - quando era uscito dal pozzo con Marta, aveva avuto solo un’idea in testa, andare nell’Aither in cerca di Jhob.&lt;br /&gt;Ed ora, dopo aver conosciuto il gigantismo spropositato e sfacciato di Emerald, quella sua pretesa gli appariva ridicola in maniera disarmate.&lt;br /&gt;Rise.&lt;br /&gt;Ingrid lo guadò, perplessa.&lt;br /&gt;- Che ti prende?&lt;br /&gt;- Sono un pazzo, Ingrid. Un topo di biblioteca pazzo – disse scuotendo la testa – Come ho potuto pensare di trovare Jhob in un territorio così vasto? Potremmo vagare per anni senza vedere nulla, senza incontrare la minima traccia.&lt;br /&gt;Ingrid fece un sorriso obliquo, ma restò in silenzio.&lt;br /&gt;- Non so cosa avevo in testa. Prima di arrivare qui, per me, Aither era poco più di un nome. Forse mi aspettavo qualcosa come una vallata, una regione limitata, misurabile. Una specie di luogo mitico, come il nome che gli hanno dato. Non ho neanche pensato che fosse quello che non poteva che essere. Una parte rilevante, significativa, di un intero pianeta. … Che follia … Non ho la minima idea di dove andare, di cosa fare.&lt;br /&gt;- Ma io si – fece Ingrid, scuotendo la testa.&lt;br /&gt;- Davvero?&lt;br /&gt;- Certo. Non è la prima volta che vengo da questa parte di Emerald e, quando ho accettato di accompagnarti, io sapevo quello che facevo - poi, dopo averci ripensato per un attimo – Anche se allora non sapevo di guidare un bugiardo, a cui dava la caccia mezza Confederazione.&lt;br /&gt;- So che non mi crederai mai. Ma non avevo la minima idea di cacciarti in questo guaio.&lt;br /&gt;Lei gli diede un buffetto al fianco col braccio immobilizzato.&lt;br /&gt;- Ma la cosa peggiore è che ancora non ho capito di che guaio si tratti - aggiunse Arthur, sospirando.&lt;br /&gt;- L’unica è comunque trovare il tuo amico e Klaus. Se ci riusciamo, avremo da loro le risposte.&lt;br /&gt;- Allora, signora guida, non sarà giunta l’ora che lei cominci a guadagnarsi il compenso?&lt;br /&gt;Ingrid lo gratificò di un’occhiata inceneritrice.&lt;br /&gt;Poi rispose seriamente.&lt;br /&gt;- L’Aither è una regione molto vasta, certo, ma è nella maggior parte del suo territorio impraticabile. Tutto l’interno è come lo vedi, un acquitrinio ininterrotto con argini fangosi, dove piove, quando il tempo è bello, i tre quarti dei giorni dell’anno. Praticamente è quasi impossibile trovare un tratto all’asciutto così largo e così solido da farci posare un’aeronave. E poi non c’è acqua. Da bere, intendo dire. Quello che vedi è una specie di brodo denso di organismi vegetali microscopici in sospensione. Se la Nemo di Klaus ha avuto un incidente da queste parti, non avremmo molto da recuperare, ormai.&lt;br /&gt;- Il relitto?&lt;br /&gt;Ingrid scosse la testa.&lt;br /&gt;- La Compagnia ha effettivamente inviato una spedizione … - fece una smorfia – diciamo di soccorso. Ed allora le ipotesi sono due. O non ha effettivamente trovato nulla, come risulta ufficialmente. O ha fatto sparire le prove.&lt;br /&gt;- Come fai ad essere certa che avrebbero trovato il relitto?&lt;br /&gt;- Vedi, per l’Aither tutte le aeronavi seguono la medesima rotta. Dalla Cruna diritti fino all’oceano. La strada più breve, insomma. Non ha alcun senso allungare il viaggio. E’ arrivati sulla costa che le cose cambiano. Comunque, la formazione standard delle spedizioni della Compagnia è di tre mezzi.&lt;br /&gt;- L’ho notato.&lt;br /&gt;- Quella era una pattuglia, scemo.&lt;br /&gt;Il buffetto, questa volta, fece un po’ male.&lt;br /&gt;- Il raggio di perlustrazione di tre navi è sufficientemente ampio per coprire abbondantemente l’intera larghezza del corridoio in cui si sarebbe potuta trovare la Nemo.&lt;br /&gt;- E cosa succede di speciale sulla costa?&lt;br /&gt;- Sulla costa le cose cambiano. Il terreno torna a salire e si crea una fascia asciutta che, sul versante esterno prende in pieno gli schiaffi dell’oceano, ma sul versante interno, quello riparato, è un trionfo di vegetazione. Tra i boschi e le grotte, i dirupi e i fiordi scavati dal mare, posti dove nascondersi e passare inosservati se ne possono trovare quanti se ne vuole. E credo proprio che il tuo amico non intendesse farsi trovare dai soccorsi.&lt;br /&gt;- E noi? Come pensiamo di poterli trovare?&lt;br /&gt;- Sono qualcosa più di duemila chilometri di costa. Inizieremo prima in direzione sud e, poi, eventualmente, andremo in direzione nord.&lt;br /&gt;- Ma quanto tempo ci potremmo impiegare?&lt;br /&gt;- Hai qualche impegno per le prossime settimane?&lt;br /&gt;- No.&lt;br /&gt;- Allora, perché ti poni il problema?&lt;br /&gt;Il tempo stava cambiando. Nuvoloni scuri correvano loro incontro veloci e, ben presto, l’atmosfera si tinse dei colori del crepuscolo&lt;br /&gt;Un accecante lampo, d’un verde elettrico, tagliò nel mezzo il paesaggio e il tuono, lungo e profondo, precedette solo d’un attimo il cadere della pioggia, scrosciante ed obliqua, incattivita dal vento.&lt;br /&gt;Per il resto della giornata il tempo non migliorò, né mutò il paesaggio.&lt;br /&gt;Alla sera Arthur si sentiva stremato, come se l’avesse trainata, la Green Queen.&lt;br /&gt;Già si stava domandando come avrebbero fatto a passare la notte, quando il cielo dinanzi a loro parve dischiudersi e in lontananza apparve la linea ondulata, più scura, che indicava la fine della palude e l’inizio della terra ferma e dei boschi.&lt;br /&gt;Fece atterrare la Green Queen in un’ampia radura, che s’apriva in un vasto bosco, posato su di un pendio orientato ad est.&lt;br /&gt;Liberò il braccio di Ingrid, che provò le articolazioni.&lt;br /&gt;Con grande soddisfazione di Arthur, sembrava perfettamente guarito.&lt;br /&gt;Aveva cessato anche di piovere e Arthur sentiva il bisogno di uscire, di mettere i piedi fuori dell’aeronave.&lt;br /&gt;Da quanto era che non lo faceva?&lt;br /&gt;Si rese conto che l’ultima volta che l’aveva fatto era stato dall’altra parte della Dorsale, nel piccolo cimitero greenfree … a più di una vita di distanza.&lt;br /&gt;- Usciamo?&lt;br /&gt;Ingrid assentì.&lt;br /&gt;- Voglio farti vedere una cosa.&lt;br /&gt;E sorrise in maniera enigmatica.&lt;br /&gt;L’aria era densa d’umidità, profumata di terra bagnata e di salsedine.&lt;br /&gt;Il vento, che in alto correva verso occidente, teso, con raffiche violente, discendeva più dolce, giù per il pendio, cantando tra le fronde degli alberi.&lt;br /&gt;Arthur capì che quella non era la terra del silenzio. Del silenzio che tanto l’aveva colpito di là, dall’altra parte della Dorsale. Questa era la terra dove Emerald faceva sentire, alta, l’incontrastata potenza della sua voce.&lt;br /&gt;C’era il canto delle fronde degli alberi, certo, ed anche l’ululato incessante e potente del vento, là in alto. Ma, basso e profondo, era un respiro, lento e ineluttabile, a catturare, ad entrare in vibrazione con il suo animo.&lt;br /&gt;- Vieni – gli disse Ingrid.&lt;br /&gt;S’era avviata risalendo il pendio.&lt;br /&gt;Il terreno era bagnato e un po’ scivoloso, ricoperto di un’erba molto simile a quella dei prati che avevano sorvolato quella mattina.&lt;br /&gt;S’aiutavano, per non cadere, sostenendosi ai tronchi di alberi con i rami corti e orientati verso l’alto, dalle piccole foglie, carnose ed allungate, come piccole lame.&lt;br /&gt;In alto, quando il pendio si faceva più dolce e gli alberi cessavano, il vento li aggredì, quasi a ricacciarli indietro.&lt;br /&gt;Il suo ululato s’era fatto più acuto, ma il respiro più potente.&lt;br /&gt;Ingrid cercò la sua mano e piegati, contrastando la forza del vento, avanzarono in un’aria gonfia di salsedine.&lt;br /&gt;La sommità del pendio era di roccia nuda, aspra ma, allo stesso tempo, addolcita dal continuo modellare della pioggia e del vento, che avevano finito per scolpirla di figure fantastiche.&lt;br /&gt;Ingrid, stringendogli la mano, lo esortava ad andare avanti.&lt;br /&gt;Il cielo s’era aperto e, verso oriente, le prime stelle cominciavano ad accendersi.&lt;br /&gt;Fece gli ultimi passi e lo vide.&lt;br /&gt;L’oceano.&lt;br /&gt;Lì, alcune centinaia di metri più in basso … l’oceano.&lt;br /&gt;Non aveva, non trovava parole.&lt;br /&gt;Lontano, in quell’immensità tumultuosa, s’alzavano, meglio, si gonfiavano onde mostruose che, con inesorabile lentezza, s’avvicinavano alla costa per aggredirla, improvvisamente rapide, con un’esplosione di spumeggiante violenza, lasciandola attonita, nella voragine della risacca.&lt;br /&gt;E la costa era la testimonianza di questa potenza.&lt;br /&gt;Frastagliata, scavata dal mare, frantumata in scogli e faraglioni, sembrava ritirarsi innalzandosi in scogliera. Come un gigante che tenesse sollevate le braccia, ad ultima difesa, contro un aggressore inarrestabile.&lt;br /&gt;Era lì, in alto, su quella rupe a qualche centinaio di metri di altezza, eppure Arthur sentiva l’irrazionale timore di poter essere raggiunto, catturato, travolto da quell’oceano.&lt;br /&gt;Tornarono alla Green Queen alla luce delle stelle e mangiarono un pasto caldo.&lt;br /&gt;- La prima volta è un’esperienza irripetibile – commentò Ingrid.&lt;br /&gt;Arthur, alle prese con la propria pochezza, assentì distrattamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-265445033996638560?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/265445033996638560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=265445033996638560' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/265445033996638560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/265445033996638560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-27.html' title='Emerald - Capitolo 27'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-993624362391671841</id><published>2007-12-02T11:00:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:01:19.970+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 28</title><content type='html'>Era stato un brusco risveglio.&lt;br /&gt;- Siete circondanti. Qualunque tentativo di decollare o, comunque, di attivare la nave, sarà interpretato come gesto ostile. Uscite dalla nave con le mani in alto. Avete un minuto di tempo. Dopo di che verrete trattati con i paralizzatori.&lt;br /&gt;Erano in tre, disposti a centottanta gradi l’uno dall’altro, intorno all’aeronave.&lt;br /&gt;Erano neri, acquattati con le prue puntate, minacciose come lame, contro la Green Queen.&lt;br /&gt;- Maledizione, ci aspettavano – imprecò Ingrid.&lt;br /&gt;- Che possiamo fare?&lt;br /&gt;- Niente. Quella non era una minaccia a vuoto. Non abbiamo nessuna possibilità di fuggire. L’unica cosa buona è che ci vogliono vivi, altrimenti non avrebbero perso tempo.&lt;br /&gt;Attivò la radio.&lt;br /&gt;- Non sparate. Veniamo fuori – disse.&lt;br /&gt;- Come hanno fatto a trovarci?&lt;br /&gt;- Hanno semplicemente atteso che arrivassimo. Tenevano sotto controllo il tratto di costa nel quale saremmo dovuti arrivare venendo dalla Cruna. Non hanno dovuto far altro che chiudere la rete. Ieri sera siamo comparsi sul loro monitor chiari e luminosi, come una boa spaziale.&lt;br /&gt;- Che ci faranno?&lt;br /&gt;- Non lo so. Ma devi essere maledettamente importante per qualcuno. Non credevo che arrivassero a darci la caccia fin qui. Avevano tutto il tempo per farci fuori comunque, una volta che fossimo tornati.&lt;br /&gt;Avevano aperto il portello e, lentamente, scesero dalla Green Queen tenendo ben in alto le braccia.&lt;br /&gt;A terra, sei uomini in nero, che indossavano caschi integrali, si avvicinarono dai bordi della radura, dove s’erano tenuti sino ad allora in disparte, brandendo contro di loro degli storditori.&lt;br /&gt;Quando li ebbero circondati, uno di loro, evidentemente il capo, fece un brusco gesto con l’arma.&lt;br /&gt;- A terra – ordinò.&lt;br /&gt;Arthur ed Ingrid si stesero con i volti sull’erba bagnata e fredda.&lt;br /&gt;Gli uomini in nero si chinarono su di loro e, senza riguardi, presero le loro braccia e bloccarono i loro polsi dietro la schiena, con manette elettroniche.&lt;br /&gt;Dopo di che furono costretti a rialzarsi e con spintoni, e piccoli colpi nervosi, dati con il metallo degli storditori, furono obbligati ad avviarsi verso il limite orientale della radura.&lt;br /&gt;I tre piccoli e cattivi caccia neri, si levarono silenziosamente in volo e passando sulle loro teste, sfrecciarono in formazione, virando verso sud.&lt;br /&gt;Fu una marcia faticosa. L’erba bagnata era scivolosa ed i tratti in cui il terreno era scoperto, erano molli e fangosi. Arthur ed Ingrid, impediti dalle braccia bloccate dietro la schiena, rischiavano continuamente di cadere.&lt;br /&gt;La mattina, benché serena, era umida ed il vento accentuava la sensazione del freddo. Il sudore si ghiacciava sui loro volti e sulla loro schiena.&lt;br /&gt;Dopo una quarantina di minuti, finalmente, arrivarono in un punto in cui il bosco di apriva in un’altra piccola radura.&lt;br /&gt;Al centro di questa vi era un tozzo e piccolo trasportatore nero in attesa. Il portello era aperto ed altri due uomini in nero montavano la guardia all’esterno.&lt;br /&gt;Ingrid ed Arthur furono fatti salire sul trasportatore e fatti sedere a terra, sul pavimento di metallo della parte posteriore.&lt;br /&gt;I sei uomini in nero che li avevano condotti sin lì, si sedettero sui sedili circostanti, tenendoli costantemente sotto la minaccia delle armi.&lt;br /&gt;Il portello del trasportatore venne chiuso e in breve il mezzo si sollevò in volo.&lt;br /&gt;Il viaggio fu breve, non oltre una decina di minuti.&lt;br /&gt;Arthur e Ingrid furono presi per le spalle e costretti a rimettersi in piedi e poi sospinti verso il portello.&lt;br /&gt;Erano in un’altra radura.&lt;br /&gt;No, guardandosi intorno, capì che si trovavano in una sorta di depressione carsica.&lt;br /&gt;In un pozzo naturale dalle scoscese e verticali pareti di roccia alte qualche decina di metri, e con il fondo, largo almeno cento, su cui cresceva una robusta erba piccola e panciuta. Al centro del pozzo, un grosso cargo suborbitale se ne stava acquattato, come un sornione cacciatore in attesa della preda.&lt;br /&gt;E la preda erano loro, si disse Arthur, mentre venivano spintonati verso il cargo.&lt;br /&gt;Da quell’”A terra” ordinato al momento della cattura, nessun aveva detto una sola parola. Tutto s’era svolto in un disumano silenzio.&lt;br /&gt;Furono fatti salire sul cargo.&lt;br /&gt;Improvvisamente Arthur non vide più Ingrid al suo fianco. Cercò di guardarsi attorno, per cercare di capire dove fosse. Ma fu spintonato dentro un piccolo locale, la cui porta fu sigillata alle sue spalle.&lt;br /&gt;Il locale era illuminato dalla neutra e fredda luce degli insediamenti della compagnia, che Arthur aveva quasi dimenticato.&lt;br /&gt;Era totalmente disadorno, ad eccezione di una specie di branda in materiale sintetico semimorbido. Le pareti metalliche erano nude e fredde, senza alcuna apertura.&lt;br /&gt;Non gli avevano liberato i polsi.&lt;br /&gt;Arthur rimase a lungo in attesa, immobile, aspettando che qualcuno venisse a prelevarlo.&lt;br /&gt;Ma i minuti passavano senza che nulla si verificasse, senza che dall’esterno gli giungesse il ben che minimo suono.&lt;br /&gt;Finalmente realizzò che quella non sarebbe stata una condizione momentanea. Che, forse, sarebbero passate ore, se non giorni, di nulla, prima che chi lo teneva prigioniero si prendesse la briga di occuparsi di lui.&lt;br /&gt;Crollò seduto sulla branda.&lt;br /&gt;Cosa avevano fatto a Ingrid? Dove la tenevano?&lt;br /&gt;Ricordò, con un nodo di angoscia che gli serrava la bocca dello stomaco, come s’era espresso chi aveva dato loro la caccia.&lt;br /&gt;Ingrid era un fattore secondario, un contrattempo senza importanza, di cui ci si poteva liberare tranquillamente.&lt;br /&gt;Urlò, implorò, imprecò, si lanciò con la spalla contro la porta della sua cella sino a farsi male.&lt;br /&gt;Tutto fu inutile.&lt;br /&gt;Nessun segno gli mostrò il benché minimo cambiamento nella situazione.&lt;br /&gt;Si lasciò cadere di nuovo sulla branda, finendo di lato, il volto semiaffondato nel materiale sintetico semimorbido.&lt;br /&gt;Pianse.&lt;br /&gt;Poi, gli venne in mente che, forse, anzi certamente, non si stavano occupando di lui, perché avevano deciso di interrogare prima Ingrid. Di cavargli ogni notizia possibile, da poter utilizzare, dopo, con lui.&lt;br /&gt;Si, almeno al momento, Ingrid era certamente utile a chi li teneva prigionieri.&lt;br /&gt;Era un pensiero consolante.&lt;br /&gt;Ma che gli fece montare una serie di nuove preoccupazioni, di nuove domande.&lt;br /&gt;Cosa le avrebbero fatto per farla parlare?&lt;br /&gt;Ingrid, la sua meravigliosa Ingrid, li avrebbe affrontati con il suo sfrontato coraggio, col suo irridente disprezzo, persino, forse, fino a farsi ammazzare.&lt;br /&gt;- Parla Ingrid – mormorò – Digli tutto, ti prego.&lt;br /&gt;Ma cosa avrebbe potuto dire, Ingrid, per soddisfare la curiosità dei loro carcerieri?&lt;br /&gt;Cosa aveva, cosa sapeva lui stesso, per giustificare quell’assurda caccia e quell’accanimento feroce di cui erano stati oggetto?&lt;br /&gt;Non capiva.&lt;br /&gt;Più cercava di mettere a fuoco gli elementi che aveva in suo possesso e più gli sfuggiva il senso di quell’assurda situazione.&lt;br /&gt;Cercò di ritrovare la calma e di indagare lucidamente dentro di sé, per scovare qualche elemento che gli sfuggiva, ma che avrebbe dato un senso, una motivazione, una giustificazione a quella situazione in cui si era cacciato.&lt;br /&gt;Il tempo passava ed Arthur non riusciva a darsi una riposta, a trovarsi la colpa.&lt;br /&gt;Si era tirato, insofferente, a sedere.&lt;br /&gt;Ecco, adesso si sentiva colpevole.&lt;br /&gt;Di che? Di cosa? Sant’iddio!&lt;br /&gt;Respirò profondamente, cercando di calmarsi.&lt;br /&gt;Si stava annodando nei suoi ragionamenti.&lt;br /&gt;Si disse.&lt;br /&gt;Esattamente come un buon carceriere avrebbe voluto, per averlo pronto, cotto al punto giusto, al momento opportuno.&lt;br /&gt;Cercò di non pensare più, di cauterizzarsi in un’attesa senza speranze e senza aspettative.&lt;br /&gt;Il tempo passò, insensibile e lento.&lt;br /&gt;Quasi non si avvide della porta che si apriva.&lt;br /&gt;Non si mosse.&lt;br /&gt;Due uomini in nero lo presero per le ascelle e lo costrinsero a mettersi in piedi.&lt;br /&gt;Fuori, nel corridoio, altri due uomini tenevano, con indolente sicurezza, tra le mani degli storditori.&lt;br /&gt;Fu fatto procedere per alcuni corridoi e gli furono fatte salire un paio di rampe di scale.&lt;br /&gt;Non incontrò nessuno, oltre ai suoi guardiani, e non passò accanto ad alcuna porta aperta.&lt;br /&gt;Il cargo sembrava disabitato e, se non fosse stato per l’onnipresente luce fredda, si sarebbe detto abbandonato.&lt;br /&gt;Anche in questa occasione nessuno pronunciò alcuna parola. Tutto avvenne in un silenzio irreale, rotto solo dai loro passi su quei corridoi metallici.&lt;br /&gt;Si fermarono finalmente dinanzi ad una porta, dall’esterno anonima, come le tante che avevano sfilato in quel loro percorso.&lt;br /&gt;Uno degli uomini in nero che precedeva Arthur, fece scorrere un piccolo pannello nel muro, che svelò una testiera con piccoli quadranti.&lt;br /&gt;Digitò qualcosa e attese.&lt;br /&gt;Alcune luci si accesero e qualcosa comparve sul quadrante.&lt;br /&gt;L’uomo esaminò la risposta e, poi, digitò ancora qualcosa. Quindi parve soddisfatto.&lt;br /&gt;Si girò e, tirandolo per un braccio, fece girare Arthur di spalle e gli liberò i polsi.&lt;br /&gt;Quando Arthur tornò a voltarsi verso la porta, questa era aperta, con l’anta scomparsa, scivolando nella parete.&lt;br /&gt;Un piccolo colpo sulla schiena, dato con la canna di uno storditore, lo spinse ad entrare.&lt;br /&gt;La porta si richiuse alle sue spalle, lasciando fuori la sua scorta.&lt;br /&gt;La stanza era sobria, ma elegante. Con un morbido tappeto a coprire il pavimento metallico e rappresentazioni olografiche di Emerald alle pareti.&lt;br /&gt;Vi era un’unica sedia vuota, di metallo, di fronte ad una larga scrivania di materiale sintetico, praticamente vuota.&lt;br /&gt;Dietro la scrivania, su una comoda poltrona ad aria, il capitano Gile era intento ad esaminare qualcosa sul lettore che aveva dinanzi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-993624362391671841?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/993624362391671841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=993624362391671841' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/993624362391671841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/993624362391671841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-28.html' title='Emerald - Capitolo 28'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-3802349088553079418</id><published>2007-12-02T10:57:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T11:00:24.654+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 29</title><content type='html'>Il capitano, senza muovere il capo, sollevò gli occhi dal lettore, fissandolo per un momento.&lt;br /&gt;- Ah, professor Temple, finalmente ci rincontriamo.&lt;br /&gt;E tornò ad esaminare il documento.&lt;br /&gt;Il capitano Gile era rilassato, tranquillo.&lt;br /&gt;La sua divisa nera, diversa da quella dei suoi uomini solo per i fregi che aveva sulle spalline, appariva impeccabile, come il suo viso, rasato di fresco.&lt;br /&gt;Arthur si sentiva ed era sporco, sudato, puzzolente.&lt;br /&gt;Profondamente inadeguato di fronte all’autorevolezza di quel suo interlocutore.&lt;br /&gt;- Psicologia – si disse un po’ febbrile – è solo psicologia per mettermi in condizioni di inferiorità.&lt;br /&gt;Più di quanto non lo fosse già?&lt;br /&gt;Questa considerazione gli diede un po’ di fiducia.&lt;br /&gt;Il capitano Gile era meno forte di quanto si era dato la pena di mostrare con tutta quella messinscena.&lt;br /&gt;Ed ora anche lui avrebbe provato a giocare la sua partita.&lt;br /&gt;- Dov’è la ragazza? – chiese, cercando di non far tremare la voce.&lt;br /&gt;Il capitano, per alcuni secondi, fece mostra di non aver sentito la sua domanda.&lt;br /&gt;Poi, come avesse finito il suo lavoro, spense il lettore, lo scostò e con calma fissò Arthur.&lt;br /&gt;- Lei, professore, pensa di essere nelle condizioni di fare domande? – chiese.&lt;br /&gt;- Sono un cittadino della Confederazione. E conosco i miei diritti. Quali sono le ragioni per le quali mi trattenete? Quali leggi avrei violato? – disse Arthur, cercando di mostrare una determinazione che non possedeva.&lt;br /&gt;Il volto del capitano Gile si allargò in un cordiale sorriso.&lt;br /&gt;- E’ divertente, professore. Davvero divertente. Sono sinceramente dispiaciuto di tutte le nostre incomprensioni. Evidentemente siamo partiti con il piede sbagliato e non siamo ancora riusciti ad incontrarci – sospirò – Vede, professore. Sarà il caso che lei comprenda in maniera chiara, inequivocabile, quali sono i reali termini della situazione che ci vede entrambi partecipi, ma con ruoli differenti.&lt;br /&gt;Si era alzato e si era portato davanti alla scrivania, in piedi di fronte ad Arthur.&lt;br /&gt;Improvvisamente lo colpì con un violento manrovescio sulla guancia sinistra, che fece rovinare Arthur a terra.&lt;br /&gt;Con calma, si avvicinò ad Arthur che, tiratosi in ginocchio, stava cercando di rimettersi in piedi.&lt;br /&gt;Lo afferrò di fianco per i capelli e lo costrinse a guardarlo negli occhi.&lt;br /&gt;- La Confederazione è lontana, molto lontana – disse, con voce tra il tranquillo e l’annoiato – e qui, la legge, sono io. Per il suo bene, professore, cerchi di farselo entrare nella testa. Lei, al contrario, professore, è merda, solo schifosa merda puzzolente, che posso scaricare, quando e come voglio, nello scarico del cesso.&lt;br /&gt;Tornò a sedersi nella sua poltrona e aggiunse, con voce amabile.&lt;br /&gt;- Si sieda.&lt;br /&gt;Arthur, barcollando, ubbidì.&lt;br /&gt;- Non è mia intenzione fare ricorso alla violenza – disse il capitano - non me ne dia, quindi, ancora adito.&lt;br /&gt;- Cosa vuole da me?&lt;br /&gt;- Allora, professor Temple. Lei è arrivato su Emerald … quanti giorni fa?&lt;br /&gt;- … Non lo so. Ho peso il conto.&lt;br /&gt;- Glielo dico io, professore. Quattordici giorni fa.&lt;br /&gt;- Solo quattordici? – chiese, incredulo, Arthur.&lt;br /&gt;- Già, solo quattordici. Pochi, vero, professore? Anche se in realtà sembrano molti, moltissimi. Direi più che sufficienti, per lei.&lt;br /&gt;- Cosa intende dire?&lt;br /&gt;- Le sono bastate … quante, due? Tre ore? Per incontrare, diciamo così, casualmente, un esponente di una certa organizzazione sovversiva … Come si chiama? A già: La Società dei Naufraghi del Chronos. E le sono bastate meno di ventiquattro ore per essere ammesso ad una riunione di vertice di questa organizzazione.&lt;br /&gt;- Non è come sembra, capitano.&lt;br /&gt;- Infatti, professor Temple, nulla è come sembra. Infatti, casualmente. Sempre casualmente, professore. Un esponente di spicco di questa organizzazione è un certo professor Christiansen. Per caso, professor Temple, mi dica, non è che lei conosca il professor Christiansen? Non mi dirà che, per un destino fortuito, lei è addirittura un amico, mi verrebbe da dire, un sodale, del professor Christiansen? Ma, soprattutto, non crede che sarebbe veramente affascinante la casuale eventualità che lei sia venuto sin qui, da, come dice, New Yale, proprio su invito del professor Christiansen?&lt;br /&gt;- Ma non ho mai negato di conoscere Jhob. Né di essere venuto su Emerald perché lui mi aveva scritto – protestò Arthur.&lt;br /&gt;- Già. Per i suoi studi di archeologia su Emerald. Vero professore? Su un pianeta che non ha mai conosciuto, non dico una forma per quanto primitiva di civiltà, ma neanche una forma di vita animale!&lt;br /&gt;- Ma è così! – quasi gridò Arthur.&lt;br /&gt;- Si sta comportando male, professore. Devo ricordarle qual è la sua posizione?&lt;br /&gt;Arthur tacque.&lt;br /&gt;- Prendiamo pure per buona la sua buona fede, professore. Per il momento. Ma mi dica, come spiega qualche altra eventualità … straordinaria, che si è verificata, con lei protagonista? A poco più di ventiquattro ore dal suo arrivo a Emerald City, lei, che non sa niente della città, che non conosce nulla della sua organizzazione, è l’unico che riesca a sottrarsi alla retata, che ci ha consentito di arrestare cinquantadue esponenti dell’organizzazione sovversiva. Non solo, sfugge all’arresto, strisciando come un ratto che conosce perfettamente la sua fogna e svanisce. Scompare nel nulla, per quasi un altro giorno. Per ricomparire, come per magia, al pub degli indipendenti. Come ha fatto, professore, ad attraversare quei tre chilometri allo scoperto, senza essere visto dai miei uomini? Chi lo ha aiutato, professore?&lt;br /&gt;Arthur rimase in silenzio. Suo malgrado trovava più che giustificata l’ironia del capitano Gile.&lt;br /&gt;- Ma non è finita, ancora – continuò l’uomo in nero – Lei, al pub, con chi va a prendere contatto? Proprio con Ingrid Carter, la socia di quel Klaus Berensky, che era l’uomo del professor Christiansen e che è svanito nel nulla con lui.&lt;br /&gt;- Carter, Ingrid si chiama Carter – pensò Arthur, che realizzò di non averlo mai scoperto in quei giorni.&lt;br /&gt;- Sinceramente, professore, lei pensa che qualcuno possa onestamente credere che queste siano, tutte, straordinarie coincidenze verificatesi … per il capriccio del caso?&lt;br /&gt;- No, capitano. Onestamente no.&lt;br /&gt;- Bene, professore. Vedo con piacere che ha disposto il suo animo ad un atteggiamento più ragionevole. Soprattutto per la sua incolumità.&lt;br /&gt;- Ma ho ben poco per dimostrarle la mia buona fede, capitano.&lt;br /&gt;Il capitano Gile sospirò.&lt;br /&gt;- Facciamo così. Io le faccio un quadro, diciamo di fantasia. Lei me lo trasformi in un’immagine olografica.&lt;br /&gt;Arthur, assentì.&lt;br /&gt;- La Società dei Naufraghi del Chronos è una nostra vecchia conoscenza. Sono anni che sappiamo della sua esistenza e l’abbiamo tollerata. Una buona regola della gestione del potere è lasciare l’illusione che esso, il potere, sia in una qualche misura aggirabile. E’ così che lasciamo che le bettole si moltiplichino per Emerald City, e che vengano impegnati gli impianti della Compagnia, per produrre quelle immonde schifezze, che passano sotto in nome di liquori. Come è così che lasciamo credere ai cercatori di essere indipendenti, di essere loro a decidere della loro miserabile vita – sorrise - Dà ai miserabili l’illusione che un po’ di furbizia consenta di vivere meglio, e tutti ci si accucceranno dentro. Felici di credere di essere tra i privilegiati. E desiderosi che nulla cambi veramente. La società, certo, era un po’ diversa. Si appoggiava sulla leggenda della Sirio e del Chronos. Ma nella sostanza si limitava ad alimentare una speranza di mutamento di là da venire. C’era l’attesa di un’improbabile ritrovamento, che confermasse le loro speranze. Nulla più di un’aspirazione, di un mugugno sussurrato. E’ chiaro il quadro della situazione?&lt;br /&gt;- Si – rispose Arthur.&lt;br /&gt;- In questo quadro, diversi mesi fa, si inserisce l’arrivo del suo amico, il professor Christiansen. Un professore di archeologia, che dice di essere il figlio dei coniugi Christiansen, i capi del Chronos. Il modulo precipitato in questa regione al tempo della Sirio. Il suo amico Jhob, gioca uno strano gioco. Dice di essere qui per ritrovare i resti dei suoi genitori. Ma in poco tempo diviene uno dei capi, anzi, il capo indiscusso della Società. Non basta. Trasforma la società in una specie di setta religiosa. Cambia una speranza, in una sorta di attesa messianica e trasforma la Mines &amp;amp; Stars, da una società che fa il suo onesto mestiere di incamerare profitti, nella stessa incarnazione del male. Ma, soprattutto, crea l’attesa per un cambiamento reale e imminente. Poi, crede bene di scomparire, qui, in questa regione. Con quel Klaus Berenky che gli fa da factotum. Infatti, abbiamo scoperto che quelli della Società avevano trovato la maniera per spegnere i segnalatori radio sub cutanei. Ed i due decidono di farlo qui. Perché? Questa è una delle domande a cui cercheremo di dare una risposta insieme, vero professore?&lt;br /&gt;Arthur deglutì.&lt;br /&gt;- Ma poi arriva lei. Un altro professore di archeologia. Partito sulla base di qualche strano messaggio del suo amico. All’apparenza allo scuro di tutto. Ma vittima di quella serie di circostanze fortuite cui abbiamo fatto cenno. Che, guarda caso, lo mettono sulle tracce dell’amico, fino a farlo arrivare, i misteri del caso, nell’Aither. Ho ricostruito abbastanza fedelmente i fatti, professore?&lt;br /&gt;- Abbastanza – rispose Arthur.&lt;br /&gt;- Bene, allora professore. Chi c’è dietro di voi?&lt;br /&gt;- Dietro?&lt;br /&gt;- Si. Chi è che vuole soffiare alla Compagnia questa concessione? Quali sono i suoi reali piani? Quali sono le carte che ha in mano?&lt;br /&gt;- Cosa sta dicendo?&lt;br /&gt;- Professore. Se lei è veramente un professore. E’ del tutto evidente che lei e il suo amico siete degli agenti venuti su Emerald, per preparare il terreno ad un cambio di gestione. E’ però anche evidente che siete sacrificabili. Siete pedine di un gioco più grande di voi. Non sia sciocco, professore. Lei è stato scoperto. Non le conviene fare l’eroe per il suo datore di lavoro. Nessuna paga vale la vita. Se vuole salvare la pelle, ha una sola occasione, venire a patti con me.&lt;br /&gt;- Avete già ordinato di uccidermi.&lt;br /&gt;- Non esattamente. Preferisco averla vivo. Ma la sua vita non mi è indispensabile, professore.&lt;br /&gt;- E la ragazza?&lt;br /&gt;- Cosa rappresenta per lei?&lt;br /&gt;- E’ stata leale – rispose con prontezza di spirito.&lt;br /&gt;- Può entrare nell’accordo.&lt;br /&gt;- Posso pensarci?&lt;br /&gt;- Ci pensi questa notte. Ma domani mattina voglio risposte chiare.&lt;br /&gt;Premette un comando sulla consolle.&lt;br /&gt;La porta si aprì ed entrò un uomo in nero.&lt;br /&gt;- Riportate il professore nella cabina. Trattamento ordinario – gli disse il capitano Gile.&lt;br /&gt;Arthur uscì e fu riaccompagnato in una cella, questa volta dotata di un cubicolo servizi e di un distributore alimentare.&lt;br /&gt;Sulla branda c’era una tuta verde scuro con cui si sarebbe potuto cambiare.&lt;br /&gt;Quando la porta fu chiusa alle sue spalle, Arthur respirò profondamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-3802349088553079418?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/3802349088553079418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=3802349088553079418' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/3802349088553079418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/3802349088553079418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-29.html' title='Emerald - Capitolo 29'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-2091117497948637001</id><published>2007-12-02T10:56:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:57:16.288+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 30</title><content type='html'>Dopo che si fu cambiato e ripulito e dopo aver mangiato, si distese sulla branda cercando di pensare. Doveva ammettere che il quadro che s’era fatto il capitano Gile appariva decisamente plausibile.&lt;br /&gt;Evidentemente, al suo arrivo su Emerald, il capitano Gile aveva pensato di utilizzarlo come pedina per i propri scopi. Di fatti, il segnalatore nella penna della piantina della città, era stato sufficiente perché consentisse alla sicurezza di arrestare decine di persone.&lt;br /&gt;Poi, però, tutta una serie di fatti avevano convinto il capitano che lui fosse una pedina ben più importante nella partita che si stava giocando.&lt;br /&gt;Ebbe un moto di sollievo al pensiero che Marta ed il ruolo decisivo che la ragazza aveva avuto in quelle sue prime quarantotto ore su Emerald, non fossero stati scoperti.&lt;br /&gt;Come fu felice del fatto che il signor Ciang non era stato messo in relazione con la sua partenza da Emerald City.&lt;br /&gt;La caccia all’uomo di cui era stato oggetto, ma anche la circostanza per la quale era ancora in vita, erano legate al quadro complessivo che quell’uomo in nero s’era fatto.&lt;br /&gt;Indubbiamente le sue speranze di sopravvivere, ma anche le speranze di salvare Ingrid, erano legate alle sue capacità di soddisfare le aspettative di Gile.&lt;br /&gt;Di una cosa, infatti, Arthur si era convinto.&lt;br /&gt;Se, nonostante tutto, avesse persuaso il capitano Gile del suo reale ruolo in tutta quella storia. Se gli avesse fatto capire quanto realmente sapeva, e cioè nulla, avrebbe firmato la condanna a morte sua e di Ingrid.&lt;br /&gt;Gile il Nero non era tipo da lasciarsi alle spalle testimoni scomodi. Ne era certo.&lt;br /&gt;Il problema era allora cercare di assecondare le aspettative dell’uomo.&lt;br /&gt;Ma in modo tale da rendere opportuna, se non indispensabile, la partecipazione sua e, magari, di Ingrid.&lt;br /&gt;Arthur non credeva, infatti, che, una volta avuta da loro ogni possibile informazione, il capitano Gile si facesse un problema del disfarsi di loro.&lt;br /&gt;Era una partita come quella che aveva giocato nel Lao Tze.&lt;br /&gt;Ma Gile in Nero non era come quel Ted, non avrebbe abboccato così facilmente.&lt;br /&gt;Ragionò sul quadro di cui l’uomo s’era convinto.&lt;br /&gt;La loro vicenda sarebbe stata parte di una guerra commerciale interplanetaria. Una Compagnia, secondo l’idea del capitano Gile, stava muovendo le proprie carte per sottrarre la concessione di Emerald alla Mines &amp;amp; Stars. Jhob, prima, e lui, dopo, erano stati inviati, come agenti provocatori sul pianeta, a preparare il terreno, le condizioni per il passaggio delle consegne. A creare aspettativa e consenso al cambiamento tra i coloni.&lt;br /&gt;La spiegazione complessiva era indubbiamente logica e razionale. Quelle che lasciavano perplessi erano le modalità con cui avrebbero agito gli agenti provocatori. Quale ne era la logica? Evidentemente il capitano Gile se lo domandava ed Arthur avrebbe voluto essere in grado di fornirgliene qualcuna plausibile.&lt;br /&gt;Qualcosa gli si disegnò nella testa. Aveva il pregio di essere semplice e, dunque, plausibile.&lt;br /&gt;Poi ricordò qualcosa che il signor Ciang gli aveva detto nel loro ultimo incontro e, addirittura, sorrise.&lt;br /&gt;Cercò di dormire.&lt;br /&gt;La mattina dopo, per essere credibilmente bugiardo, avrebbe dovuto essere particolarmente lucido.&lt;br /&gt;Ebbe un sonno agitato e credette di ricordare di aver sognato Ingrid.&lt;br /&gt;Lo vennero a prendere in quattro.&lt;br /&gt;Furono impercettibilmente più gentili, ma gli storditori nelle loro mani continuarono ad avere un’aura di brutale efficienza.&lt;br /&gt;Ripercorsero i corridoi e le scale del giorno prima e si fermarono alla medesima porta.&lt;br /&gt;Dopo l’identica procedura, la porta si aprì scorrendo nella paratia e Arthur entrò.&lt;br /&gt;Il capitano Gile era seduto nella sua poltrona, nella sua impeccabile divisa nera e leggeva, come il giorno prima, qualcosa sul suo lettore.&lt;br /&gt;Arthur si fermò in piedi, al fianco della sedia metallica, aspettando in silenzio.&lt;br /&gt;Il capitano parlò sottovoce al comunicatore, poi spense il lettore e lo spostò da parte, prestando finalmente la sua attenzione ad Arthur.&lt;br /&gt;- Si sieda, professore. Spero abbia dormito bene.&lt;br /&gt;- Ho dormito, capitano, grazie.&lt;br /&gt;- Allora? Cosa ha da dirmi questa mattina, professore?&lt;br /&gt;- Capitano, se collaboro con lei, avrò la sua protezione?&lt;br /&gt;- Credevo si accontentasse della vita, professore.&lt;br /&gt;- Aspetti che abbia finito e poi giudicherà.&lt;br /&gt;- Sentiamo, allora.&lt;br /&gt;- Nell’accordo è compresa anche Ingrid, capitano.&lt;br /&gt;- Le ho già detto che si può fare.&lt;br /&gt;- Ma lei non deve sapere nulla di quello che le dirò. Non sa niente di tutta questa storia e di quello che c’è dietro. Lei pensa che io sia solo un povero professore idealista in cerca di un amico perduto … Ci terrei a mantenere un po’ di romanticismo ai suoi occhi.&lt;br /&gt;Il capitano Gile ebbe un sorriso indulgente.&lt;br /&gt;- Professore, non mi importa nulla di chi e come si porta a letto. Alla sua bella potrà far continuare a credere quello che più le aggrada.&lt;br /&gt;- Grazie capitano.&lt;br /&gt;- Andiamo al dunque, professore.&lt;br /&gt;- Jhob, capitano, è effettivamente quello che dice di essere. E’ un professore di archeologia a New Yale ed è il figlio dei coniugi Crhistiansen, i responsabili del modulo Chronos della Sirio. Circa un anno fa, nella casa paterna, ha trovato un diario del padre, Tom Christiansen, che raccontava del primo viaggio dell’astronave e di quella prima esplorazione scientifica. Purtroppo il padre di Jhob non era uno scienziato, ma anche lui un archeologo. Era la moglie, la madre di Jhob, lo scienziato che conduceva in prima persona le ricerche e che aveva fatto le scoperte.&lt;br /&gt;- Che scoperte?&lt;br /&gt;- Il diario su questo, appunto, non è chiaro. Tom Christiansen parla solo di una scoperta clamorosa, che metteva in discussione la stessa possibilità della colonizzazione di Emerald, sulla base delle leggi della Confederazione.&lt;br /&gt;- Questa è una leggenda della Società dei Naufraghi del Chronos.&lt;br /&gt;- Non le ho già detto, una volta, che le leggende e i miti popolari hanno sempre un fondo di verità, capitano?&lt;br /&gt;- Vada avanti, professore.&lt;br /&gt;- La cosa era comunque così clamorosa, che l’equipe dei coniugi Christiansen ritenne opportuno tenerla segreta, fino a quando non avessero raccolto tutti i dati necessari. E’ così che sono partiti per il secondo viaggio, che ha avuto l’epilogo tragico che sappiamo.&lt;br /&gt;- Professore, conosco la leggenda.&lt;br /&gt;- Ma quello che non sa è che Jhob è convinto di aver trovato sul diario del padre il luogo dove era diretto il Chronos e dove, con ogni probabilità, è precipitato con tutte le prove delle sue scoperte.&lt;br /&gt;- Dove sarebbe questo luogo.&lt;br /&gt;- E’ l’uovo.&lt;br /&gt;- L’uovo?&lt;br /&gt;- L’uovo che Chronos mette nel seno di Aither.&lt;br /&gt;- Che sta dicendo?&lt;br /&gt;- E’ mitologia, capitano, mitologia orfica. Una materia che Jhob aveva in comune con il padre. Una specie di codice per addetti ai lavori, con cui padre e figlio hanno potuto parlarsi a decenni di distanza.&lt;br /&gt;- Lei conosce questo codice?&lt;br /&gt;Era una domanda che Arthur sperava di sentirsi fare.&lt;br /&gt;- Abbastanza, capitano. Purtroppo non ho letto il diario di Tom Christiansen. Ma credo di essere in grado di individuare i luoghi, le cose cui si riferisce, se me le trovo davanti. E’ per questo che sono venuto nell’Aither in cerca di Jhob.&lt;br /&gt;- Dunque, professore, Jhob Christiansen sarebbe venuto su Emerald per completare il lavoro dei genitori.&lt;br /&gt;- Cosa che, se quanto riferito da Tom Christiansen si rivelasse vero, renderebbe nullo l’atto di Concessione della Mines &amp;amp; Stars.&lt;br /&gt;- Si, professore, ma a favore di chi?&lt;br /&gt;- Vedo che lei, capitano, sta cogliendo il nocciolo del problema. Se Emerald venisse dichiarato non colonizzabile, sulla base delle leggi della Confederazione, certo la Mines &amp;amp; Stars perderebbe la sua concessione, ma nessun altro ne potrebbe trarre alcun giovamento. Emerald diverrebbe semplicemente un pianeta interdetto.&lt;br /&gt;Il capitano annuì.&lt;br /&gt;- E allora, per conto di chi lavora Jhob Christiansen?&lt;br /&gt;- Capitano, ha mai riflettuto su una circostanza?&lt;br /&gt;- Quale?&lt;br /&gt;- Non sempre gli interessi di una Compagnia, coincidono con quelli degli amministratori di una sua azienda, capitano.&lt;br /&gt;- Mi sta dicendo che Jhob Christiansen lavora per conto della Mines &amp;amp; Stars?&lt;br /&gt;- Non solo Jhob, capitano, anche io.&lt;br /&gt;- Ma la cosa non ha senso.&lt;br /&gt;- Dal suo punto di vista, capitano. Solo dal suo punto di vista.&lt;br /&gt;- Cosa vuole dire?&lt;br /&gt;- La Mines &amp;amp; Stars è una … di quante … cinque? Sei? Compagnie che, da sole, producono oltre l’ottanta per cento del reddito dell’intera Confederazione. Il Consiglio di amministrazione della sola Mines &amp;amp; Stars è più potente dei governi di quattro o cinque pianeti centrali messi assieme. Ha idea dei profitti che incamera? Ha idea delle strategie aziendali e di mercato che vengono messe giornalmente in atto da un simile colosso? E cosa vuole che sia, per la Mines &amp;amp; Stars, uno stabilimento di produzione come Emerald? E’ solo una pedina, da muovere sulla scacchiera interplanetaria. Eventualmente, una pedina, se necessario, sacrificabile.&lt;br /&gt;- E quale sarebbe questo gioco, in cui Emerald potrebbe essere sacrificato?&lt;br /&gt;- Mi sopravvaluta, capitano. Non sono davvero così importante, da avere queste informazioni.&lt;br /&gt;- Dunque lei e Jhob Christiansen avete un doppio ruolo.&lt;br /&gt;Arthur annuì.&lt;br /&gt;- Eventualmente trovare le prove per l’interdizione di Emerald. E creare il consenso allo smantellamento degli insediamenti della Compagnia.&lt;br /&gt;- Con quali garanzie, per la Compagnia, di mantenere il controllo della situazione?&lt;br /&gt;- Ammesso che Jhob trovi le prove del Chronos. Come potrebbe portarle dinanzi ad un tribunale della Confederazione? Dovrebbe passare, comunque, necessariamente per lo spazioporto di Emerald City. E per il collo di quell’imbuto si passa solo con il consenso della Compagnia. Anche se non necessariamente con il suo, capitano Gile.&lt;br /&gt;Gile il Nero ora era immobile. Il volto, una maschera di pietra, gli occhi inchiodati in un punto oltre la testa di Arthur.&lt;br /&gt;- Quanto le hanno offerto, professor Temple.&lt;br /&gt;- Più di quanto guadagnerei in venti anni di insegnamento, capitano. Ma non mi avevano parlato dei rischi.&lt;br /&gt;- La sua vita ha un prezzo più alto?&lt;br /&gt;- Sarà una valutazione soggettiva, ma indubbiamente si. Le bare non hanno tasche, capitano. Da morto non saprei che farmene dei crediti.&lt;br /&gt;Gile sorrise.&lt;br /&gt;- Una concezione filosofica dell’esistenza, la sua, professore.&lt;br /&gt;- Preferisco definirla realista.&lt;br /&gt;- Cosa pensa che faccia ora io?&lt;br /&gt;- Non lo so. Ma se vuole rintracciare Jhob e i resti del Chronos. Se vuole avere la possibilità di avere notizie su quello che avviene, lassù, tra le stelle lontane, ha bisogno di me.&lt;br /&gt;- Io sono pagato dalla Compagnia, ricorda? Perché dovrei indagare sul suo operato?&lt;br /&gt;Arthur sorrise sollevando le spalle.&lt;br /&gt;- Non sempre, anzi molto di rado, gli interessi dei dipendenti coincidono con quelli del datore di lavoro.&lt;br /&gt;- Questa volta sono io a dover riflettere, professore. Credo che ci rivedremo più tardi.&lt;br /&gt;E premette il comando sulla consolle.&lt;br /&gt;Mentre la porta tornava a scorrere, aprendosi, Arthur tentò una domanda.&lt;br /&gt;- Posso vedere Ingrid?&lt;br /&gt;Il capitano Gile lo squadrò per un lungo momento. Poi lo gratificò di un breve sorriso.&lt;br /&gt;- Va bene, professore. Credo che a questo punto la cosa non faccia differenza.&lt;br /&gt;Quindi si rivolse all’uomo in nero, in attesa sulla porta.&lt;br /&gt;- Conducete il professore nell’alloggio della signorina. Dieci minuti, non di più. Poi riportatelo nel suo alloggio.&lt;br /&gt;- Grazie capitano.&lt;br /&gt;Ma Gile non lo stava più ascoltando.&lt;br /&gt;Seguì docilmente i quattro uomini che gli facevano da scorta.&lt;br /&gt;Mentre camminava per i corridoi metallici era quasi esultante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-2091117497948637001?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/2091117497948637001/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=2091117497948637001' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2091117497948637001'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2091117497948637001'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-30.html' title='Emerald - Capitolo 30'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-1895442251151855909</id><published>2007-12-02T10:55:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:56:25.245+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 31</title><content type='html'>Giunsero in una parte del cargo diversa da quella in cui c’era la sua cella.&lt;br /&gt;Quello che sembrava a capo dei quattro gli fece cenno di fermarsi.&lt;br /&gt;Ubbidì.&lt;br /&gt;L’uomo andò più avanti sino ad una porta metallica. Fece scorrere il piccolo pannello che nascondeva la tastiera e la porta si aprì scivolando nella paratia. Scrutò all’interno, a sincerasi che tutto fosse in ordine, poi si volse verso Arthur, facendogli cenno di avvicinarsi.&lt;br /&gt;Ingrid era seduta su una branda identica a quella della sua cella. Indossava, come lui, una tuta da miner. Era pallida, terribilmente pallida e ad Arthur parve smagrita. Ma non aveva segni di percosse fisiche.&lt;br /&gt;Il suo sguardo era assente, fisso in un punto lontano oltre le pareti della nave.&lt;br /&gt;- Ingrid!&lt;br /&gt;Passò qualche attimo prima che il suono di quella voce le giungesse riscuotendola.&lt;br /&gt;Lo guardò, finalmente incredula.&lt;br /&gt;- Arthur!&lt;br /&gt;E gli occhi le si riempirono di lacrime.&lt;br /&gt;La abbracciò stringendola forte.&lt;br /&gt;- Va tutto bene, Ingrid, va tutto bene.&lt;br /&gt;- Mi hanno interrogato per ore – sussurrò Ingrid – Sempre le stesse domande. Sempre le stesse minacce. Chi eri in realtà. Per chi lavoravi. Cosa eri venuto a fare nell’Aither …&lt;br /&gt;- Va tutto bene, Ingrid – ripeté Arthur, carezzandola con dolcezza – Ho un mezzo accordo con il capitano Gile.&lt;br /&gt;Ingrid lo guardò in viso con un’espressione interrogativa.&lt;br /&gt;- Devi fidarti di me – insistette Arthur – come hai fatto quando eravamo nel Lao Tze.&lt;br /&gt;Ingrid restò perplessa solo per una frazione di secondo. Poi lo fissò negli occhi, strabuzzando i suoi.&lt;br /&gt;Arthur accennò appena ad un si con il capo, lasciandosi andare ad un accenno di sorriso beffardo.&lt;br /&gt;- Il capitano Gile – mormorò Ingrid in un sospiro, chiudendo gli occhi e scotendo la testa.&lt;br /&gt;- Fidati di me, qualunque cosa accada. Spero di tirarti fuori di qui il prima possibile.&lt;br /&gt;L’uomo in nero gli mise una mano sulla spalla e gli fece cenno che era ora di andare.&lt;br /&gt;- Fidati di me – disse ancora Arthur e la baciò.&lt;br /&gt;Lo riportarono nella sua cella.&lt;br /&gt;Mangiò con gusto il pasto aromatizzato del suo distributore e si stese sulla branda.&lt;br /&gt;Cercò di immaginare i possibili sviluppi di quella situazione. Cosa avrebbe deciso di fare il capitano Gile.&lt;br /&gt;Di una cosa però Arthur si sentiva sicuro.&lt;br /&gt;Il capitano Gile non avrebbe rischiato di verificare la fondatezza del suo racconto. Non avrebbe cercato le prove del fatto che lui e Jhob fossero effettivamente sul libro paga della Compagnia.&lt;br /&gt;Le circostanze straordinarie che lo riguardavano, e che proprio Gile aveva sottolineato il giorno prima, si intersecavano come tessere di un puzzle, disegnando una conferma indiretta, ma lampante, della storia che gli aveva propinato.&lt;br /&gt;Quello non era un burocrate, un burattino senza cervello. Era un pezzo sulla scacchiera che giocava la sua personale partita.&lt;br /&gt;Tutto stava a capire quale fosse questa partita. Come intendeva collocarsi e quale gioco intendesse giocare.&lt;br /&gt;E tutto, stava nel suonare la sua musica.&lt;br /&gt;Arthur confidava sempre più nel suo orecchio e nelle sue capacità di improvvisazione Doti insospettabili fino a solo pochi giorni prima, quand’erano assopite nella quiete dell’università.&lt;br /&gt;Si ripeté che Gile era un uomo pericoloso, molto pericoloso. Che non si poteva permettere alcun errore. Il Nero non aveva e non avrebbe avuto alcuno scrupolo morale nel liberarsi di loro nel momento in cui li avesse giudicati inutili.&lt;br /&gt;Ma restava comunque fiducioso.&lt;br /&gt;Finì per assopirsi.&lt;br /&gt;Fu risvegliato da un uomo in nero, che gli batteva una mano sulla spalla.&lt;br /&gt;- Mi segua. Il capitano l’attende – disse l’uomo.&lt;br /&gt;Anche quello era un segno di cambiamento, rilevò Arthur. Sino ad allora gli uomini del capitano Gile non gli avevano praticamente rivolto la parola, comunicando con lui solo a gesti e spinte.&lt;br /&gt;Si tirò in piedi e, facendosi precedere dall’uomo, si avviò per i corridoi.&lt;br /&gt;Questa volta erano solo in tre a scortarlo. Dietro di lui, infatti, c’era una coppia armata di storditori.&lt;br /&gt;Si rese conto che non erano diretti al solito ufficio del Capitano.&lt;br /&gt;E con sorpresa si ritrovò sul portello esterno del cargo sub orbitale.&lt;br /&gt;- Scenda – l’invitò l’uomo che gli aveva già parlato.&lt;br /&gt;Assaporando l’aria densa di umidità e carica della salsedine dell’oceano, scese sull’erba piccola e grassa del pozzo.&lt;br /&gt;La luce di Uraneo disegnava un’area luminosa su un lato delle pareti del pozzo, senza raggiungerne il fondo. Era pomeriggio inoltrato … o forse, prima mattina, Arthur aveva perso la cognizione del tempo.&lt;br /&gt;Vi erano alcuni alberi, alti e rigogliosi.&lt;br /&gt;Vicino ad uno di questi, il capitano Gile era seduto su una di due poltrone ad aria, disposte accanto ad un tavolino termico. Tutto intorno, ad un’opportuna distanza, uomini in nero sorvegliavano, discreti.&lt;br /&gt;- Si metta comodo, professore.&lt;br /&gt;- E’ una piacevole sorpresa, capitano – disse Arthur, occupando l’altra poltrona.&lt;br /&gt;- Gradisce un vero tè della terra?&lt;br /&gt;- Accidenti, capitano! Lei mi confonde.&lt;br /&gt;- Una fornitura di cortesia del capitano di una nave, che conosce questa mia debolezza. Ogni sei mesi reintegra la mia scorta. Certo, non potrei permettermi una spedizione commerciale.&lt;br /&gt;Arthur sorseggiò il tè scuro e amaro, che il capitano gli aveva versato in una tazza, che sembrava essere di vera porcellana.&lt;br /&gt;- Dunque professore, l’ho fatta venire per continuare la nostra discussione.&lt;br /&gt;Arthur assentì con un cenno del capo.&lt;br /&gt;- Chiariamo innanzi tutto una cosa. Non ho detto e non dico di crederle.&lt;br /&gt;- Ma …&lt;br /&gt;Gile lo fermò con un gesto della mano.&lt;br /&gt;- Ma questo è un aspetto che non riveste una grande importanza.&lt;br /&gt;- No?&lt;br /&gt;- No, professore. Che lei sia effettivamente al servizio della Mines &amp;amp; Stars, o al servizio di qualche altra organizzazione, che si batte per il controllo economico della Confederazione, per me fa poca o nessuna differenza.&lt;br /&gt;- Non riesco ad afferrare il suo punto di vista, capitano.&lt;br /&gt;- Vede, professore. Emerald è il mio pianeta. Ci sono arrivato venticinque anni fa. Ero un giovane di belle speranze. E’ così che si dice, no? Con un contratto di agente della Sicurezza. In venticinque anni ho fatto la mia strada, la mia carriera. Fino a divenire, poco più di dieci anni fa, responsabile della Sicurezza per l’intero pianeta. Lei capisce cosa significa essere il responsabile della sicurezza di un pianeta, gestito attraverso un contratto di concessione mineraria?&lt;br /&gt;Arthur scosse la testa, interdetto.&lt;br /&gt;- Partiamo dall’inizio. Le decisioni importanti, gli investimenti, le scelte strategiche sono decise dal Consiglio di amministrazione della compagnia. Che è lontano, nella sede, ad anni luce di distanza dal pianeta. Sul pianeta ci sono i direttori. Uno per ogni settore. Uno per ogni linea di intervento, con la sua brava coda di dirigenti. Ma i direttori sono solo gli esecutori delle scelte, delle decisioni del Consiglio di amministrazione. Devono rispettare gli obiettivi del Consiglio e rispondono dei risultati negativi.&lt;br /&gt;- Ma un pianeta non è un semplice stabilimento di produzione - mormorò Arthur.&lt;br /&gt;- Bravo professore. No, non lo è. Quel pianeta è la casa di centinaia di migliaia di persone che, certo, lavorano, ma non solo. Mangiano anche. Dormono. Sognano. Pensano. Si innamorano e si odiano. Fanno figli e muoiono. Quel pianeta è un mondo che deve essere governato.&lt;br /&gt;- Governato?&lt;br /&gt;- Si professore, governato. Chi è che stabilisce cosa sia lecito e cosa non lo sia? Chi ha la forza per far rispettare quelle decisioni? Chi ha il potere per condannare o assolvere?&lt;br /&gt;- Lo Stato.&lt;br /&gt;- Lo Stato, in un pianeta affidato in concessione non c’è, professore. Oppure, lo Stato, su Emerald, sono io.&lt;br /&gt;Arthur assentì in silenzio.&lt;br /&gt;- La vita e la morte su Emerald sono affare della Sicurezza. E’ la Sicurezza che dà e toglie la libertà. E’ la Sicurezza che premia e punisce. E la Sicurezza risponde direttamente e soltanto a me. Questo pianeta, professore, è mio.&lt;br /&gt;- Capisco il suo punto di vista.&lt;br /&gt;- Ora comprenderà perché trovi quantomeno disdicevole che qualcuno, chiunque esso sia, voglia mettere le mani sul mio pianeta, e buttarlo all’aria per i suoi sporchi affari?&lt;br /&gt;- Perfettamente, capitano.&lt;br /&gt;- E comprenderà che sono pronto a fare di tutto perché questo imbroglio non vada in porto.&lt;br /&gt;- Le ho già offerto la mia collaborazione, capitano. Non sento alcun dovere di lealtà per chi mi ha ficcato in questo guaio.&lt;br /&gt;- Professore, comprenderà che non ho alcuna intenzione di fidarmi di lei. Mi dia la più piccola occasione e le farò rimpiangere d’essere venuto al mondo.&lt;br /&gt;- Mi sta prendendo per uno stupido?&lt;br /&gt;- E perché non per qualcuno che si crede troppo furbo?&lt;br /&gt;- Cosa posso fare per convincerla?&lt;br /&gt;- Per prima cosa ritrovi il suo amico, il professor Christiansen.&lt;br /&gt;- Mi mette a disposizione un’aeronave?&lt;br /&gt;- Per il momento non sarà necessario. Mi segua.&lt;br /&gt;Il capitano Gile si alzò e, con passo elastico, guadagnò il portello del cargo sub orbitale, seguito ad un passo di distanza da Arthur.&lt;br /&gt;Sulla nave si diresse in direzione della prua, sino ad entrare in un largo saloncino, che Arthur giudicò essere collocato dietro la cabina di comando del cargo.&lt;br /&gt;Il locale era arredato da poltroncine a cuscino d’aria, disposte ad anfiteatro in semicerchio, sul lato posteriore. Sull’altro lato vi era solo un grosso proiettore olografico.&lt;br /&gt;- Si sieda professore, qui, avanti.&lt;br /&gt;Ora le proietteranno i duemilacentosettandue chilometri di costa dell’Aither. Ripresi da una quota di cinquanta metri. Li guardi attentamente. Quando vuole, chieda di fermare la proiezione, o di spostare l’angolatura dell’immagine. Se vuole, chieda di tornare indietro. Quando sarà arrivato alla fine della proiezione, ricominci. Ma trovi il suo amico, per il suo bene. Buon lavoro, professore.&lt;br /&gt;Il capitano fece per uscire, ma fu fermato da Arthur.&lt;br /&gt;- Capitano. Una preghiera.&lt;br /&gt;- Dica&lt;br /&gt;- Io non conosco questa regione. Mi sarebbe molto d’aiuto la collaborazione di Ingrid, la ragazza.&lt;br /&gt;- In che cosa le sarebbe d’aiuto, professore?&lt;br /&gt;- Lei è venuta molte volte nell’Aither, anche con Berensky. Potrebbe suggerirmi un particolare, un ricordo, qualcosa che potrebbe aiutarmi ad orientarmi.&lt;br /&gt;- Non può fare a meno di quella donna, professore?&lt;br /&gt;- No, capitano.&lt;br /&gt;Il capitano restò per alcuni, lunghi attimi in silenzio.&lt;br /&gt;- Va bene. Tra poco avrà al suo fianco la ragazza.&lt;br /&gt;- Grazie capitano.&lt;br /&gt;- Ma le consiglio di non distrarsi.&lt;br /&gt;Arthur attese nervoso per alcuni minuti.&lt;br /&gt;Le cose avevano preso una piega diversa da quella che aveva previsto. Il capitano Gile si era dimostrato un cliente difficile e, per il momento, avrebbe dovuto procedere a vista, senza che all’orizzonte si vedesse una via di fuga.&lt;br /&gt;Il problema era che Gile avrebbe preteso risultati concreti, tangibili. E lui non poteva certo consegnargli Jhob. Ammesso che fosse realmente in grado di individuare il luogo dove doveva essere nascosto.&lt;br /&gt;Per il momento doveva accontentarsi del fatto di aver guadagnato tempo e di essere riuscito ad avere accanto Ingrid&lt;br /&gt;Finalmente, scortata da due uomini in nero, entrò, guardinga.&lt;br /&gt;Con gli occhi gli espresse una muta domanda.&lt;br /&gt;Arthur prese nelle mani le sue mani.&lt;br /&gt;- Dobbiamo fare una ricerca, qui, con questo proiettore olografico.&lt;br /&gt;- Una ricerca?&lt;br /&gt;- Si, per conto del capitano Gile.&lt;br /&gt;Ingrid gli espresse un’altra domanda muta.&lt;br /&gt;- Vedremo scorrere tutta la costa dell’Aither&lt;br /&gt;- Si, ma per cercare cosa?&lt;br /&gt;- Un uovo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-1895442251151855909?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/1895442251151855909/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=1895442251151855909' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/1895442251151855909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/1895442251151855909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-31.html' title='Emerald - Capitolo 31'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-6499146731091010097</id><published>2007-12-02T10:54:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:55:37.143+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 32</title><content type='html'>Passarono ore, osservando con estrema attenzione quella proiezione tridimensionale, che scorreva dinanzi a loro.&lt;br /&gt;L’immagine era larga circa tre metri e leggermente più lunga.&lt;br /&gt;Avevano l’impressione di vedere quella terra scorrere dinanzi a loro, come attraverso una specie di finestra.&lt;br /&gt;E di vederla immobile, come pietrificata dal capriccio di un grande mago.&lt;br /&gt;Immobile, e privata del suo cielo, delle sue nubi.&lt;br /&gt;Immobile, e sospesa sul baratro di un nulla buio, dove affondava la scogliera.&lt;br /&gt;Impiegarono ore e procedettero molto lentamente.&lt;br /&gt;La costa era fortemente frastagliata, ricca di insenature e fiordi, che penetravano profondamente verso l’interno. Qui ramificandosi e là allargandosi in imprevedibili anse, riparate dalla furia dell’oceano. A volte l’incessante lavorio dell’acqua aveva eroso la scogliera, creando isolotti, scogli, faraglioni, che si ergevano, come sentinelle, contro i sempre nuovi e sempre ripetuti assalti.&lt;br /&gt;Ovunque la roccia addolciva la sua pendenza, ovunque la terra aveva conquistato una frazione precaria di territorio, lì attecchivano le piante. Dai muschi, all’erba, dai cespugli agli alberi di ogni tipo e dimensione, sembrava che solo la prepotenza del vento discriminasse la natura della vegetazione.&lt;br /&gt;Sul versante riparato della costa si alternavano lunghi tratti di diversa conformazione. A volte il terreno saliva progressivamente verso la scogliera, ricoperto da boschi così fitti da apparire impenetrabili. A volte, invece, il terreno si corrugava, mettendo a nudo tratti rocciosi e impervi. Altre volte, ancora, si apriva in improvvise voragini e depressioni. Mentre qua e là tutte le caratteristiche sembravano fondersi in maniera inestricabile.&lt;br /&gt;La fascia costiera, spesso, si allargava verso l’interno anche di qualche decina di chilometri, prima di affondare nella zona paludosa.&lt;br /&gt;L’insieme di questi fattori li costringeva ad un percorso tortuoso ed estenuante.&lt;br /&gt;Quando chiesero di fermarsi, esausti, avevano esaminato non più di trecento chilometri di costa.&lt;br /&gt;- Impiegheremo una vita per esaminare tutta la costa – mormorò Arthur, mentre la luce fredda era tornata ad illuminare la sala.&lt;br /&gt;- E non è che le cose più avanti migliorino – gli rispose Ingrid.&lt;br /&gt;- Qualche idea?&lt;br /&gt;Era stato il capitano Gile a parlare.&lt;br /&gt;Evidentemente era entrato nella sala senza farsi notare e si era seduto in uno degli ultimi posti.&lt;br /&gt;… Chissà da quanto tempo era rimasto ad osservarli.&lt;br /&gt;Arthur scosse il capo.&lt;br /&gt;- Fino ad ora non ho notato nulla che potesse in una qualche maniera essere collegato al messaggio di Jhob.&lt;br /&gt;- E’ solo all’inizio professore.&lt;br /&gt;- Ma non è facile. Non so cosa debbo cercare. Se è un luogo, o un oggetto. Se è grande, o è piccolo. Se è sull’oceano o se è all’interno.&lt;br /&gt;- Ma lo riconoscerà. Quando lo vedrà lo riconoscerà.&lt;br /&gt;- Si, lo riconoscerò.&lt;br /&gt;- Il suo amico Jhob non le avrebbe dato quelle indicazioni, se non fosse stato sicuro che lei avrebbe compreso.&lt;br /&gt;- Poteva essere più chiaro, però – recriminò a bassa voce, Ingrid.&lt;br /&gt;- No, signorina – le rispose il capitano – E’ stato intelligente, molto intelligente. Ha fatto in modo che il professor Temple non potesse tradirlo, neanche involontariamente.&lt;br /&gt;- Certo, Ingrid – assentì Arthur – non posso indicare qualcosa che non conosco. E il luogo dove si trovano Jhob e il relitto del Chronos lo conoscerò solo quando lo avrò visto e riconosciuto.&lt;br /&gt;Il capitano parve soddisfatto ed uscì dalla sala.&lt;br /&gt;- Cosa stiamo facendo? – Gli chiese Ingrid, fissando negli occhi.&lt;br /&gt;- Per il momento cerchiamo una risposta – le rispose Arthur.&lt;br /&gt;- Perché?&lt;br /&gt;- La domanda giusta sarebbe: “A quale domanda?” – ribatté Arthur con un mezzo sorriso.&lt;br /&gt;- Va bene. A quale domanda?&lt;br /&gt;- E chi ha detto che la domanda sia una soltanto?&lt;br /&gt;- Quante sono le domande?&lt;br /&gt;- Al momento, almeno due me ne vengono pressanti. Ma ce ne sono ancora molte che richiedono una risposta.&lt;br /&gt;Passarono i tre giorni successivi ad esaminare la mappa della costa.&lt;br /&gt;Alla fine del terzo giorno avevano superato di poco la metà della mappa e si erano fermati proprio nella zona dove si trovava il cargo sub orbitale.&lt;br /&gt;Ancora non avevano rilevato nulla di significativo.&lt;br /&gt;La sorveglianza nei loro confronti s’era andata facendo sempre più discreta.&lt;br /&gt;Veniva consentito loro di mangiare insieme e di passeggiare un’ora al giorno all’esterno del cargo, con gli uomini in nero, sempre presenti, ma defilati.&lt;br /&gt;Era in quei momenti che si azzardavano a dirsi qualche parola, sperando che i loro discorsi non fossero comunque ascoltati. Avevano esaminato con scrupolo i loro indumenti e non vi avevano trovato traccia di microfoni. Ma non potevano escludere la possibilità di essere monitorati a distanza.&lt;br /&gt;- La vigilanza segue uno schema ripetitivo - mormorò il terzo giorno Ingrid, seduta sull’erba, la schiena appoggiata al tronco di un albero, mentre ad occhi chiusi sembrava assaporare l’aria fresca – Turni di sei ore, per sei uomini a turno. Quattro sono all’esterno, uno è in plancia ed uno al portello. Tutti sono armati di storditore. Fino ad ora non ho visto nessun paralizzatore.&lt;br /&gt;- Questo cosa vuole dire?&lt;br /&gt;- Che non possono colpirti a distanza.&lt;br /&gt;- Quanti sono in totale, gli uomini sulla nave?&lt;br /&gt;- Credo una trentina.&lt;br /&gt;- Un po’ tanti per noi due soli.&lt;br /&gt;- E chi li vuole affrontare?&lt;br /&gt;Arthur fece una piccola passeggiata, come a sgranchirsi le gambe, poi tornò, andandosi a sedere al fianco di Ingrid&lt;br /&gt;- Come usciamo da questo pozzo?&lt;br /&gt;- Sull’altro lato del cargo c’è l’hangar del trasportatore e dei caccia. Sono tre, ed uno è sempre pronto a partire.&lt;br /&gt;- Sei in grado di pilotarlo?&lt;br /&gt;- Penso proprio di si.&lt;br /&gt;- Ma sono piccoli. Ci entriamo in due?&lt;br /&gt;- Stringendoci. Ah, c’è il meccanico di turno.&lt;br /&gt;- E i nostri angeli custodi – la loro scorta si era intanto ridotta a due sole unità.&lt;br /&gt;- Oh, ma che vuoi? Che ti dicano: vattene, vattene!&lt;br /&gt;Arthur si guardò con noncuranza attorno, per sincerarsi che non avessero suscitato una indesiderata curiosità. Gli uomini in nero ostentavano la loro indifferenza.&lt;br /&gt;- Va bene. Ammettiamo di riuscire a fuggire. Per andare dove?&lt;br /&gt;Ingrid non rispose e alzò le spalle.&lt;br /&gt;- Non potremo nasconderci all’infinito. E non credo che il nostro amabile ospite ci concederebbe una seconda chance.&lt;br /&gt;- Credi di poter tirare ancora a lungo questa storia? O pensi di cavartela consegnando Jhob e Klaus a Gile il Nero?&lt;br /&gt;- Non dire sciocchezze. Un attimo dopo che avesse messo le mani sui resti del Chronos, saremmo tutti morti.&lt;br /&gt;- Allora?&lt;br /&gt;- Dobbiamo sapere dove andare.&lt;br /&gt;- Scoprire cos’è l’uovo?&lt;br /&gt;- Già&lt;br /&gt;- E allora torniamo al lavoro.&lt;br /&gt;- Ormai se ne parla domani mattina. Non vorrei che un eccessivo attaccamento alla causa, suonasse sospetto al nostro gentile comandante.&lt;br /&gt;- Che vuoi fare?&lt;br /&gt;- Ho fame.&lt;br /&gt;Ingrid lo guardò e scoppiò a ridere.&lt;br /&gt;La risata fu contagiosa ed anche Arthur rise.&lt;br /&gt;Ora gli uomini in nero li guardavano, ma perplessi, non sospettosi.&lt;br /&gt;Si alzarono e prendendosi per mano, si avviarono verso il portello.&lt;br /&gt;I due uomini della scorta li attendevano ai lati dello stesso e li seguirono come furono entrati.&lt;br /&gt;- Vedi Ingrid? – disse gioviale – Un paio di domande ce le siamo fatte. E le risposte sono venute da sole.&lt;br /&gt;- Si. Una è che sei scemo.&lt;br /&gt;La mattina dopo ripresero l’esame della proiezione.&lt;br /&gt;La depressione dove era posato il cargo non era, evidentemente, un’eccezione.&lt;br /&gt;Quella parte dell’Aither era particolarmente tormentata da continue irregolarità, che aprivano improvvisi vuoti ed innalzavano altrettanto impervie barriere di rocce e graniti, in un mare lussureggiante di alberi.&lt;br /&gt;Dovettero procedere molto lentamente, con continue oscillazioni dalla costa verso l’interno e viceversa. Con percorsi a ritroso e lente giravolte.&lt;br /&gt;Da oltre un’ora andavano avanti in questo modo esasperante, quando Arthur notò un promontorio che si protendeva verso il mare.&lt;br /&gt;Era un po’ più alto della già alta scogliera ed aveva la sommità orientata verso l’oceano, come frantumata.&lt;br /&gt;Sembrava quasi la bocca spalancata di un pesce, con alcuni grandi denti aguzzi di pietra puntati verso l’oceano, sul labbro che saliva dall’interno ed altri denti, spezzati e altrettanto aguzzi, che s’innalzavano dal labbro che saliva dal mare verso il cielo, ma ad una quota più bassa dei primi.&lt;br /&gt;Arthur fece in modo che l’operatore facesse un ampio giro, che li avrebbe portati a sorvolare quel promontorio.&lt;br /&gt;Fugace ebbe l’immagine della sezione di un guscio d’uovo a cui, sodo, fosse stata asportata la calotta appuntita.&lt;br /&gt;Quelli che di lato gli erano apparsi come denti acuminati, ora erano divenuti, per un attimo, i bordi irregolari d’un guscio d’uovo rotto.&lt;br /&gt;L’interno era rimasto un buio vuoto.&lt;br /&gt;Evidentemente la registrazione non conteneva dati su quella specifica rientranza.&lt;br /&gt;Cercando di non mostrare alcuna emozione, controllò la posizione.&lt;br /&gt;Quel promontorio era a meno di venti chilometri da loro e la sua posizione, protesa sull’oceano, lo rendevano facilmente rintracciabile.&lt;br /&gt;Dopo qualche decina di secondi azzardò uno sguardo ad Ingrid.&lt;br /&gt;La ragazza non mostrava di aver notato nulla.&lt;br /&gt;Tornò ad osservare la proiezione, fingendo un’attenzione che non aveva più.&lt;br /&gt;La sensazione era stata forte. Ma poteva anche essere solo una suggestione.&lt;br /&gt;Come avrebbero potuto legare ogni loro speranza a quella sensazione?&lt;br /&gt;Cercò di ragionare.&lt;br /&gt;Il fatto che la registrazione non avesse dati, avvalorava l’ipotesi che la rientranza fosse particolarmente profonda.&lt;br /&gt;Se fosse stato un semplice avvallamento, infatti, sicuramente avrebbero visto la vegetazione che vi cresceva.&lt;br /&gt;Se quella era l’apertura di una rientranza che si spingeva all’interno, poteva essere significativo che fosse orientata verso l’oceano.&lt;br /&gt;Cioè verso est, a raccogliere la luce di Uraneo sorgente al mattino.&lt;br /&gt;Non cercavano, forse, l’uovo di Phanes, il brillante?&lt;br /&gt;.. non aveva altro.&lt;br /&gt;Ed era comunque un azzardo.&lt;br /&gt;Se fossero riusciti a fuggire e a raggiungere il promontorio, e la sua sensazione si fosse rivelata un inganno?&lt;br /&gt;Cosa avrebbero potuto fare?&lt;br /&gt;Avrebbero solo potuto vagare per i boschi dell’Aither, nascondendosi come animali braccati e sperando di trovare alberi da frutta sul loro percorso.&lt;br /&gt;Fu il capitano Gile a risolvere i dubbi di Arthur.&lt;br /&gt;Arrivò in tarda mattinata nella sala.&lt;br /&gt;- Partiremo domani – disse – Non posso trattenermi oltre lontano da Emerald City.&lt;br /&gt;- Ma la nostra ricerca? – protestò Arthur.&lt;br /&gt;Il capitano lo guardò per un attimo.&lt;br /&gt;- Crede che i proiettori non funzionino a Emerald City? Come avrete individuato qualcosa, torneremo. Con questo cargo, il viaggio è di poche ore, professore.&lt;br /&gt;Come Gile fu uscito, Arthur lanciò uno sguardo ad Ingrid.&lt;br /&gt;- Oggi stesso.&lt;br /&gt;Ingrid fece un lieve cenno di assenso con il capo e gli rivolse un’altra domanda muta.&lt;br /&gt;- Forse – rispose Arthur.&lt;br /&gt;Ingrid lo guardò intensamente e, questa volta, fu Arthur a rispondere con un cenno di assenso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-6499146731091010097?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/6499146731091010097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=6499146731091010097' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6499146731091010097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6499146731091010097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-32.html' title='Emerald - Capitolo 32'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-4297909155547977962</id><published>2007-12-02T10:53:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:54:37.084+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 33</title><content type='html'>Fu nel pomeriggio che Ingrid si procurò l’occasione.&lt;br /&gt;Quando decisero di fare una pausa e di prendere una boccata d’aria fuori dal cargo.&lt;br /&gt;Si incamminavano, come al solito, lungo il corridoio, quando Ingrid disse, dovendo utilizzare i servizi, di dover passare per il suo alloggio.&lt;br /&gt;I due uomini in nero non trovarono nulla da dire ed il gruppetto deviò dal suo percorso, dirigendosi verso la cella di Ingrid.&lt;br /&gt;Di fronte alla cabina, il primo dei guardiani attivò il piccolo quadro comandi ed aprì la porta, mentre l’altro uomo era restato dietro Ingrid e Arthur.&lt;br /&gt;- Ora – sussurrò Ingrid.&lt;br /&gt;E piroettò su se stessa, sulla punta del piede destro, andando a colpire, con l’altro piede, il basso ventre dell’uomo in retroguardia.&lt;br /&gt;Arthur si lanciò sul primo uomo che, sorpreso, non aveva avuto la prontezza di spirito di sollevare lo storditore, che teneva penzoloni lungo il fianco sinistro.&lt;br /&gt;Con tutto il suo peso lo spinse violentemente contro la parete.&lt;br /&gt;Con la mano sinistra cercò di bloccare il polso dell’uomo, in modo che non potesse utilizzare lo storditore. Mentre con la destra lo aveva afferrato per i capelli e cercava di battergli la testa contro la superficie metallica.&lt;br /&gt;L’uomo era più forte, ed addestrato. Superata la sorpresa, stava passando al contrattacco.&lt;br /&gt;Con un colpo di reni, aiutandosi con il braccio destro contro la parete, si buttò all’indietro.&lt;br /&gt;Arthur, sbilanciato, fu proiettato all’indietro ed andò ad urtare, con la schiena, la parete opposta.&lt;br /&gt;L’uomo, con un solo movimento, s’era girato, sollevando allo stesso tempo lo storditore.&lt;br /&gt;Ora lo fronteggiava. Il volto era una maschera di pietra, impassibile.&lt;br /&gt;Arthur strinse i denti, attendendo il dolore.&lt;br /&gt;Il volto dell’uomo ebbe come un moto di sorpresa, gli occhi si spalancarono e le labbra si socchiusero. Poi, senza un gemito, crollò sul pavimento.&lt;br /&gt;Di fianco Ingrid ansimava, lo storditore ancora puntato.&lt;br /&gt;La ragazza s’era sbarazzata rapidamente dell’altro uomo, colpendolo con la stessa arma che gli era caduta dalle mani. Poi s’era girata, appena in tempo per intervenire, prima che Arthur fosse colpito.&lt;br /&gt;- Presto – disse – Portiamoli dentro.&lt;br /&gt;Rapidamente trascinarono i corpi dei due nella cabina.&lt;br /&gt;- Aiutami – disse Ingrid mentre, in ginocchio accanto ad uno dei due uomini, stava iniziando a spogliarlo.&lt;br /&gt;Arthur comprese, e si mise all’opera sull’altro uomo.&lt;br /&gt;Si cambiarono con gli abiti degli uomini in nero.&lt;br /&gt;Arthur aveva grosso modo la corporatura di uno dei due, mentre Ingrid era decisamente più minuta. Non avrebbe superato un esame appena attento. Ma non avevano alternative. Potevano solo sperare di non incontrare nessuno sulla loro strada.&lt;br /&gt;Richiusero la porta e Ingrid colpì con la parte metallica dello storditore la pulsantiera, che emise qualche scintilla. Dopo di che richiuse lo sportellino che copriva il quadro comando della porta, in modo che chi fosse passato per quel corridoio non potesse notare nulla di anormale.&lt;br /&gt;- Dovrebbero restare inoffensivi per un altro quarto d’ora – disse Ingrid, ma non è il caso di aspettare.&lt;br /&gt;Si diressero vero il portello di uscita.&lt;br /&gt;Non incontrarono nessuno.&lt;br /&gt;L’uomo di servizio al portello era a gambe larghe, con lo storditore tenuto dietro la schiena, in basso, impugnato con entrambe le mani.&lt;br /&gt;Aveva lo sguardo fisso dinanzi a se, verso l’esterno.&lt;br /&gt;- Vai – bisbigliò Ingrid – non può riconoscerti.&lt;br /&gt;Arthur si fece forza e, con la fronte imperlata di sudore, si diresse con passo deciso, ma tranquillo, verso il portello.&lt;br /&gt;L’uomo gli gettò un’occhiata distratta. Probabilmente registrò solo una divisa nera.&lt;br /&gt;Arthur lo colpì con lo storditore e fu pronto a raccogliere il corpo dell’uomo, mentre crollava senza emettere un suono.&lt;br /&gt;Ingrid era già al suo fianco e gettava uno sguardo attento all’esterno.&lt;br /&gt;Tutto sembrava tranquillo.&lt;br /&gt;Si ricomposero e, con la massima naturalezza che fu loro possibile assumere, scesero sull’erba piccola e grassa.&lt;br /&gt;Cercando di mantenere un passo calmo, presero a dirigersi verso la coda del cargo, in modo da poter raggiungere l’hangar.&lt;br /&gt;A distanza, vedevano uno degli uomini di guardia quasi a ridosso della parete del pozzo. Non sembrava interessarsi a loro.&lt;br /&gt;Stavano aggirando la nave, quando una voce li gelò.&lt;br /&gt;- Ehi, voi due!&lt;br /&gt;Finsero di non aver sentito.&lt;br /&gt;- Alt!&lt;br /&gt;Cominciarono a correre verso l’hangar ormai vicino.&lt;br /&gt;Arthur gettò uno sguardo alle loro spalle.&lt;br /&gt;Un uomo in nero stava correndo verso di loro, mentre un altro parlava in un comunicatore.&lt;br /&gt;Ma ormai erano all’hangar.&lt;br /&gt;Proprio mentre giungevano al grande portello, un uomo in tuta nera si stava affacciando con un’aria curiosa.&lt;br /&gt;Ingrid lo fulminò con un colpo di storditore, senza lasciargli la possibilità di soddisfare la sua curiosità.&lt;br /&gt;Il caccia nero era lì, pronto, con la prua puntata verso l’esterno, la calotta dell’abitacolo aperta.&lt;br /&gt;- Sali, presto! – ordinò Ingrid&lt;br /&gt;S’arrampicò come meglio poté, e quando raggiunse l’abitacolo, Ingrid, salita dall’altra parte, era già seduta ai comandi.&lt;br /&gt;- Infilati e abbassati – gli ordinò.&lt;br /&gt;Cercò di farsi piccolo e si piegò dietro lo schienale del sedile di Ingrid.&lt;br /&gt;Mentre la calotta si abbassava sull’abitacolo, anche il portello dell’hangar prese a chiudersi.&lt;br /&gt;Dalla plancia della nave stavano prendendo le loro contromisure.&lt;br /&gt;- Maledizione - imprecò Ingrid e azionò i comandi.&lt;br /&gt;Il caccia si sollevò appena e poi sfrecciò verso quello squarcio di luce, che s’andava rapidamente rimpicciolendo.&lt;br /&gt;Passarono, per un nulla, ma passarono.&lt;br /&gt;Ma non era finita.&lt;br /&gt;La parete di pietra del pozzo gli s’avventò contro come un muro fatale.&lt;br /&gt;Ingrid sembrò quasi tirare fisicamente in su la prua del caccia, che s’impennò con una stretta curva, puntando verso il cielo.&lt;br /&gt;Sfiorarono la roccia, ma finalmente furono fuori dal pozzo.&lt;br /&gt;- Professor Temple – la voce del capitano Gile era terribilmente calma – La facevo più intelligente. Dove crede di poter andare? Prima o poi avrò il piacere di riaverla mia ospite. Ne sia certo.&lt;br /&gt;Ingrid stava compiendo una larga virata.&lt;br /&gt;- E non si illuda che i suoi amici possano farla ripartire alla chetichella da Emerald. Ho già dato due giorni fa disposizione che lo spazioporto sia sigillato. Neanche uno spillo passa senza il controllo della Sicurezza.&lt;br /&gt;Ingrid aveva puntato il caccia in direzione del cargo.&lt;br /&gt;- Faccia pure il greenfree, professore, fino a che le riesce.&lt;br /&gt;Ingrid fece quasi immobilizzare il caccia, con la prua acuminata rivolta verso la nave posata sul fondo della depressione. Premette un comando e lo tenne azionato, mentre lentamente, dinanzi a loro, scorreva tutto il corpo del cargo.&lt;br /&gt;Quando un uomo in nero, che correva verso la coda della nave, fu inquadrato dalla prua del caccia, quasi balzò in aria, contorcendosi in un singulto, e ricadde scompostamente a terra, immobile.&lt;br /&gt;- Paralizzatore al venticinque per cento di potenza – spiegò quando ebbe finito – Ne avranno per almeno un’ora. Quell’uomo all’esterno impiegherà almeno un paio di giorni per riprendersi … Non potevo fare diversamente. Avevamo bisogno di un po’ di vantaggio per sparire.&lt;br /&gt;- Non ho detto niente – rispose Arthur.&lt;br /&gt;Ingrid prese quota.&lt;br /&gt;- Allora, hai questa mezza idea?&lt;br /&gt;- A venti chilometri da qui, sulla costa, verso sud.&lt;br /&gt;- Bene – disse Ingrid, lanciandogli uno sguardo interrogativo.&lt;br /&gt;- Spero che l’intuito non mi abbia tradito.&lt;br /&gt;- A questo punto non farebbe differenza – commentò Ingrid scrollando le spalle.&lt;br /&gt;Puntò il caccia verso sud, in direzione della costa.&lt;br /&gt;In pochi minuti arrivarono a destinazione.&lt;br /&gt;- Ecco – disse Arthur – quel promontorio – e lo indicò.&lt;br /&gt;Ingrid virò verso l’interno.&lt;br /&gt;- Che fai? – le chiese Arthur.&lt;br /&gt;- Non vorrai che parcheggi il caccia proprio qui. O pensi che non vengano a cercarci?&lt;br /&gt;Fece fare un largo e lento giro al caccia. Poi lo fece discendere sulla cima di una specie di collinetta distante, forse, qualcosa più di un chilometro dal promontorio.&lt;br /&gt;Fece sollevare la calotta dell’abitacolo.&lt;br /&gt;- Scendi e allontanati.&lt;br /&gt;Arthur non discusse e, in qualche modo, si tirò fuori e scese sul terreno, su cui affioravano venature di roccia.&lt;br /&gt;Gettò uno sguardo verso Ingrid, che con un gesto lo esortò ad allontanarsi.&lt;br /&gt;Fece alcuni passi, fino a raggiungere il punto dove la pendenza del terreno s’accentuava verso il basso e si voltò.&lt;br /&gt;Vide che il caccia iniziava a muoversi prendendo lentamente quota, mentre la calotta scendeva a richiudere l’abitacolo.&lt;br /&gt;Dietro la coda del caccia che s’allontanava, vide Ingrid che si rialzava da terra, massaggiandosi un fianco. Era saltata giù, dopo aver fatto ripartire il caccia.&lt;br /&gt;S’avvicinarono tra loro e rimasero a guardare quell’alabarda nera, che s’allontanava verso sud, prendendo lentamente quota.&lt;br /&gt;- Dovrebbe andare avanti almeno un paio d’ore – disse Ingrid – Speriamo che si schianti con un bel botto. In modo che non possano capire che è vuoto.&lt;br /&gt;- Non avremmo potuto nasconderlo?&lt;br /&gt;Ingrid scosse la testa.&lt;br /&gt;- Quei caccia hanno un segnalatore di posizione. Ce li avrebbe portati addosso in un batter d’occhio.&lt;br /&gt;- Allora sarà il caso che ci togliamo di mezzo.&lt;br /&gt;- Abbiamo tempo. Non impiegheremo più di una mezz’ora. E i nostri amici, per allora, non si saranno ancora neanche ripresi. Piuttosto cosa hai visto in quel promontorio?&lt;br /&gt;- Non hai notato nulla?&lt;br /&gt;Ingrid scosse la testa.&lt;br /&gt;- Dall’alto, sull’oceano, sembra il bordo di un guscio d’uovo rotto.&lt;br /&gt;- Nei sei certo?&lt;br /&gt;- Spero.&lt;br /&gt;- L’unica cosa che ci resta da fare è verificarlo. Andiamo.&lt;br /&gt;E si avviarono, giù, per il crinale della collina.&lt;br /&gt;- Ma cosa hai raccontato a Gile? Sono giorni che me lo domando.&lt;br /&gt;Camminando verso il promontorio, Arthur le raccontò dei suoi incontri con il capitano, senza tralasciare alcun particolare.&lt;br /&gt;Ingrid scuoteva la testa e commentava con qualche battuta.&lt;br /&gt;- Mi devo ricordare di queste cose, quando ti vedo con quella tua faccia da persona perbene - disse infine, con aria minacciosa.&lt;br /&gt;- Ecco quello che si ottiene a preoccuparsi per una donna.&lt;br /&gt;- Ah, certo. Ora la colpa è la mia, se sei un bugiardo matricolato.&lt;br /&gt;- Figurati. Mai dovessi tornare a New Yale, credo che potrei richiedere una nuova cattedra, vista la mia nuova e sperimentata qualificazione.&lt;br /&gt;- Più che New Yale, credo che sarebbero altri, gli istituti desiderosi di offrirti, se non un a cattedra, sicuramente un posto. Dietro le loro sbarre.&lt;br /&gt;- Incompreso. Sono un incompreso.&lt;br /&gt;Lei si fermò, gli si parò davanti e lo baciò.&lt;br /&gt;Erano arrivati al promontorio.&lt;br /&gt;In breve lo risalirono sino a portarsi in prossimità delle rocce nude, che s’alzavano, confondendosi qua e la con la scogliera.&lt;br /&gt;Cercarono un varco, un punto per arrampicarsi su di esse.&lt;br /&gt;Lo trovarono quasi all’estremo limite.&lt;br /&gt;Una sorta di scala naturale, fatta di rientranze e appigli, conduceva fin sulla cima, ad una decina di metri più in alto.&lt;br /&gt;S’arrampicarono con estrema attenzione. La roccia era resa viscida dall’umidità.&lt;br /&gt;Quando, finalmente, arrivarono in cima, scrutarono all’interno.&lt;br /&gt;Una voragine nera e senza fondo s’apriva dinanzi a loro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-4297909155547977962?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/4297909155547977962/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=4297909155547977962' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/4297909155547977962'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/4297909155547977962'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-33.html' title='Emerald - Capitolo 33'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-342596711507670200</id><published>2007-12-02T10:52:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:53:40.753+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 34</title><content type='html'>Con precauzione, si calarono all’interno, attraverso uno stretto camino, realizzato da due alti massi che s’andavano discostando.&lt;br /&gt;Raggiunsero la base delle rocce e poggiarono i piedi su un terreno soffice, ricoperto di un specie di muschio alto e compatto.&lt;br /&gt;Seguendo il perimetro delle rocce, si spostarono verso l’interno fino ad avere sulle teste la volta di pietra che, alla prima impressione, era parsa ad Arthur il labbro superiore di un mostro.&lt;br /&gt;Il terreno scendeva verso il centro con una forte pendenza e s’abbassava, notevolmente, anche mano a mano che si allontanavano dal limite costituito dalla scogliera.&lt;br /&gt;Lo spicchio di cielo che s’apriva in alto, dietro di loro, era del verde cupo del crepuscolo, ad oriente.&lt;br /&gt;Decisero di non rischiare.&lt;br /&gt;Lì erano al riparo da un’eventuale ricognizione aerea. E con la luce del mattino avrebbero potuto avanzare in quell’antro senza correre eccessivi rischi.&lt;br /&gt;Avrebbero passato la notte sul posto.&lt;br /&gt;Si resero conto di non avere né cibo, né acqua. Ma per quella notte ne avrebbero dovuto fare a meno.&lt;br /&gt;La mattina dopo sarebbe stato diverso. La mattina dopo avrebbero dovuto trovare una soluzione.&lt;br /&gt;Per l’acqua non avrebbero avuto problemi.&lt;br /&gt;Quella zona, come del resto l’intera costa dell’Aither, era ricchissima di sorgenti e corsi d’acqua.&lt;br /&gt;Per il cibo il discorso era diverso.&lt;br /&gt;Nel percorrere quel tratto di terreno, dal punto dove avevano lasciato il caccia a quel promontorio, non avevano visto alberi da frutta. Questo non significava che non ce ne fossero, ma sicuramente che non fosse così semplice procurarsi il cibo.&lt;br /&gt;E loro non erano nelle condizioni di girare tranquillamente, con gli uomini in nero che davano loro la caccia.&lt;br /&gt;Ed entrare ed uscire da lì, con quelle lente arrampicate e quelle discese, e allo scoperto, e con quelle divise nere, sarebbe stato estremamente rischioso.&lt;br /&gt;Ragionavano di questo, parlando sommessamente.&lt;br /&gt;Come a non disturbare ciò che quel buio nascondeva, come fosse un velo impenetrabile di nulla.&lt;br /&gt;Anche l’urlo del vento si spegneva in un sussurro, fuggendosene là, in alto, verso le paludi.&lt;br /&gt;Ingrid gli aveva cinto il fianco con il braccio e teneva posato il capo sul suo petto.&lt;br /&gt;Lui, le carezzava con la mano l’altro braccio.&lt;br /&gt;Erano seduti a ridosso delle rocce, su cui Arthur poggiava la schiena.&lt;br /&gt;Arthur era combattuto tra la tenerezza ed un qualcosa di molto prossimo all’angoscia.&lt;br /&gt;Tenerezza, per quella macchina da guerra che se ne stava, ora, rincantucciata sul suo fianco, fragile e tenera, in un fiducioso abbandono.&lt;br /&gt;E angoscia. Si, angoscia, per quella condizione definitiva che le loro scelte avevano determinato.&lt;br /&gt;Non avevano più alternative.&lt;br /&gt;La loro fuga aveva chiuso ogni possibile ripensamento.&lt;br /&gt;Le ultime parole del capitano Gale gli pesavano addosso, come una pietra tombale.&lt;br /&gt;Da questo momento in poi avrebbero potuto solo andare avanti. Sperando che la sua intuizione non fosse un’illusione.&lt;br /&gt;Sperando di trovare Jhob e che Jhob avesse le risposte … e un piano.&lt;br /&gt;Si chiese se avesse avuto alternative.&lt;br /&gt;E si chiese se in realtà avesse mai avuto scelta.&lt;br /&gt;Si chiese se non fosse stato niente altro che un burattino, costretto, da invisibili fili, a recitare un copione già scritto.&lt;br /&gt;E si chiese se avesse importanza.&lt;br /&gt;Quel capo assonnato sul petto era una risposta sufficiente.&lt;br /&gt;- Ti amo.&lt;br /&gt;Lei alzò il capo, cercando di guardarlo negli occhi. Ma il buio s’era fatto più fitto.&lt;br /&gt;Gli carezzò il volto e l’attirò a sé.&lt;br /&gt;Si baciarono.&lt;br /&gt;Fecero l’amore a lungo, finché il sonno non li colse abbracciati.&lt;br /&gt;Si svegliarono quando Uraneo iniziava a lambire l’apertura del loro rifugio.&lt;br /&gt;Erano assonnati e avevano sete.&lt;br /&gt;Si sollevarono a sedere e gettarono un’occhiata all’interno.&lt;br /&gt;Un lucore verde si espandeva in profondità, apparentemente senza confini.&lt;br /&gt;Mentre si tiravano in piedi per cercare di vedere meglio, il primo raggio della stella penetrò, diretto, dall’apertura, accendendo di smeraldo l’antro.&lt;br /&gt;Era una caverna gigantesca.&lt;br /&gt;Una caverna gigantesca a forma di uovo.&lt;br /&gt;Era una specie di ovoide coricato su un fianco, con il soffitto bombato che si univa, senza soluzione di continuità, alle pareti ed al fondo.&lt;br /&gt;Era una caverna viva.&lt;br /&gt;L’intera superficie era un tappeto vegetale ricco e compatto.&lt;br /&gt;Con il soffitto ricoperto da una vegetazione flessuosa e pendente da cui scendevano lunghe liane. E le pareti ed il fondo tappezzati di alberi.&lt;br /&gt;Uraneo ora s’affacciava prepotente e la caverna risplendeva di luce.&lt;br /&gt;E lì, sul fondo, qualcosa che s’alzava un po’ inclinata, per alcune decine di metri, rifletteva la luce con un riverbero accecante.&lt;br /&gt;- La torre – mormorò Arthur – la torre nell’uovo di Phanes.&lt;br /&gt;- E’ il Chronos – bisbigliò al suo fianco Ingrid – Non può che essere il Chronos.&lt;br /&gt;Non conoscevano né la forma e né le dimensioni del modulo che s’era perduto trentuno anni prima. Ma quei riflessi metallici non sembravano poter lasciare adito a dubbi.&lt;br /&gt;Erano molto distanti.&lt;br /&gt;Non si vedeva alcun segno di attività o di presenza umana.&lt;br /&gt;Avrebbero voluto raggiungere immediatamente la loro meta.&lt;br /&gt;Ma la cosa non si presentava così semplice.&lt;br /&gt;In primo luogo, loro si trovavano nella zona superiore della parte più stretta di quella specie di ovoide. Poco più avanti, rispetto a dove la sera prima avevano deciso di fermarsi, il terreno scendeva quasi verticalmente in una curva che s’andava, poi, progressivamente addolcendo sino al fondo.&lt;br /&gt;Per un primo e lungo tratto, avrebbero dovuto servirsi dell’intreccio, prima delle liane e poi degli alberi, utilizzando i rami ed i tronchi di questi ultimi come una sorta di pioli di una scala.&lt;br /&gt;La discesa sarebbe stata lunga e non avevano idea di quanto a lungo sarebbe durata la luce di Uraneo in quella grotta.&lt;br /&gt;Al buio non avrebbero potuto pensare ad una risalita e senza cibo, né acqua, con una sete che già li torturava, sarebbero stati nei guai.&lt;br /&gt;Rimasero a guardare la strada che avrebbero dovuto fare.&lt;br /&gt;Poi, osservando la parete sulla loro destra, ad Arthur parve di riconoscere, più in basso, là dove la pendenza s’addolciva, dei piccoli alberelli, molto simili a quelli che tanto erano stati loro d’aiuto nel Lao Tze.&lt;br /&gt;- Potrebbero essere da frutta – valutò, mentre li indicava a Ingrid.&lt;br /&gt;Lei annuì.&lt;br /&gt;- Tanto vale tentare di scendere da quella parte.&lt;br /&gt;- Ma per l’acqua?&lt;br /&gt;- Con tutta questa vegetazione non è possibile che la grotta non sia ricca di fonti. Ne troveremo.&lt;br /&gt;Iniziarono a scendere, aiutandosi con delle grandi e resistenti liane.&lt;br /&gt;Arrivarono rapidamente alle prime alberature, che crescevano con i tronchi ripiegati verso l’alto e la discesa divenne quasi divertente.&lt;br /&gt;Fu ad una cinquantina di metri più in basso che incontrarono una piccola fonte di acqua Zampillava da una roccia, andando a disperdersi nel terreno sottostante.&lt;br /&gt;Era confortevolmente gelida.&lt;br /&gt;Si dissetarono a lungo, riposandosi un po’.&lt;br /&gt;Gli alberelli si rivelarono effettivamente da frutta.&lt;br /&gt;Erano dei pomi, piccoli e tondeggianti, dal sapore aspro. Probabilmente non erano maturi. Ma mangiabili e nutrienti.&lt;br /&gt;Ormai, come fosse una consolidata abitudine, prelevarono con delicatezza un solo frutto per ogni albero, riuscendo a procurarsi anche una piccola scorta, sufficiente a riempire le tasche delle loro divise nere.&lt;br /&gt;Proseguirono ancora un po’, con il terreno che consentiva loro, finalmente, di camminare lungo una discesa ripida, ma eretti.&lt;br /&gt;Trovarono un’altra fonte d’acqua che formava una piccola polla e tornarono a fermarsi.&lt;br /&gt;La grotta si stava spegnendo in un progressivo crepuscolo. Uraneo aveva proseguito nel suo cammino e, già da tempo, aveva cessato di irrorarla con i propri raggi.&lt;br /&gt;Ora la luce del giorno stentava sempre più a raggiungere le viscere di quella terra.&lt;br /&gt;Dal fondo il buio non appariva comunque impenetrabile come era sembrato loro la sera prima, dall’alto dell’imboccatura della grotta. Fuori, avrebbero avuto ancora mezza giornata di luce per proseguire.&lt;br /&gt;Si dissetarono nuovamente e andarono avanti.&lt;br /&gt;Il terreno era divenuto finalmente piano e il loro cammino divenne la traversata di un bosco incantato.&lt;br /&gt;Camminare era agevole.&lt;br /&gt;Gli alberi, diversi e di diversa dimensione, crescevano fitti, ma mai addossati gli uni agli altri.&lt;br /&gt;Anzi, sembrava quasi che ogni pianta si fosse presa il giusto spazio, avesse preso le distanze dalle sorelle.&lt;br /&gt;Ma solo quel tanto da consentirle di carezzarle e farsi carezzare dalle chiome.&lt;br /&gt;Mentre procedevano, si può dire, passeggiando, tra le ombre di quel sottobosco, ad Arthur tornò in mente la quiete del Pool, allo stesso tempo così diverso e così simile a questo bosco sotterraneo.&lt;br /&gt;Una punta di inquietudine gli fece pensare che non avrebbe voluto dormire sotto quelle fronde.&lt;br /&gt;Ma poi, sorrise di sé e delle sue paure irrazionali.&lt;br /&gt;Di gran lunga era l’uomo, il pericolo più grande che avesse incontrato, in quel suo peregrinare per quel pianeta.&lt;br /&gt;Ma a questo punto era un’altra l’inquietudine che gli riaffiorava.&lt;br /&gt;Durante la lunga discesa, finché la torre era rimasta in vista, nulla, non il più piccolo movimento, non la più flebile luce, avevano mostrato un qualche segno di vita provenire da laggiù.&lt;br /&gt;E se tutto quel viaggio si fosse rivelato, alla fine, un’illusione?&lt;br /&gt;Se alla fine Jhob ed il suo accompagnatore fossero stati effettivamente vittime di un incidente?&lt;br /&gt;Magari precipitati nell’oceano, senza che di loro fosse rimasta alcuna traccia, anche per i mezzi della Sicurezza?&lt;br /&gt;A cosa sarebbe valso quel loro essere arrivati alla fine della corsa?&lt;br /&gt;Cosa avrebbe significato aver trovato il Chronos e dovervi restare accanto, inesorabilmente perduti?&lt;br /&gt;Respirò profondamente ad alleggerire il peso che sentiva opprimerlo.&lt;br /&gt;Ingrid gli afferrò la mano.&lt;br /&gt;Lo tirò verso sinistra.&lt;br /&gt;- Guarda – bisbigliò.&lt;br /&gt;Una sagoma scura si intravedeva, appena, nel folto degli alberi.&lt;br /&gt;Si avvicinarono.&lt;br /&gt;Era un’aeronave allungata come un sigaro e sormontata da una carenatura simile ad una cresta. Verso la coda, tre protuberanze dissero ad Arthur che era dotata di ben tre Hidening.&lt;br /&gt;- La Nemo – bisbigliò eccitata, Ingrid – La nave di Klaus.&lt;br /&gt;Era sigillata.&lt;br /&gt;I suoi occupanti l’avevano chiusa ermeticamente, quando l’avevano abbandonata.&lt;br /&gt;Ora non vi era più dubbio alcuno.&lt;br /&gt;Erano giunti alla loro destinazione.&lt;br /&gt;Ed anche Jhob e Berensky vi erano giunti.&lt;br /&gt;Ora restava da sapere se fossero ancora lì e cosa stessero facendo.&lt;br /&gt;Si mossero più velocemente, desiderosi di trovare al più presto il Chronos e di svelarne, finalmente, i misteri.&lt;br /&gt;Lo trovarono quasi subito, poco più avanti.&lt;br /&gt;Era una struttura ottagonale, estremamente essenziale. Le superfici erano interrotte solo dalle protuberanze di antenne e sensori retrattili e dagli alloggiamenti degli organi di attracco all’astronave madre. Vi erano poi gli scarichi dei propulsori per i movimenti di traslazione.&lt;br /&gt;Sembrava intatto, se non si osservava la base.&lt;br /&gt;Il sistema di atterraggio era costituito da otto tralicci pneumatici retrattili che, uno da ogni lato dell’ottagono, s’andavano allargando, fino ad interessare, con le loro ampie basi d’appoggio, una larga area del suolo.&lt;br /&gt;Sembrava che più di uno di quei tralicci, allora, avesse ceduto, compromettendo l’assetto del modulo, che era finito con la sua base, dove erano alloggiati i sistemi di propulsione principali, rovinosamente al suolo.&lt;br /&gt;Il modulo non era caduto. Ma era rimasto fortemente inclinato e, soprattutto, con i propulsori principali danneggiati in modo pressoché irreparabile.&lt;br /&gt;- Ma non è precipitato – constatò Arthur.&lt;br /&gt;Ingrid assentì col capo.&lt;br /&gt;- Certo, devono essersi salvati. Non sono morti nell’incidente.&lt;br /&gt;- Ma non hanno inviato nessuna comunicazione alla Sirio. Perché?&lt;br /&gt;- Non credo che il sistema radio si sia potuto danneggiare. Non capisco.&lt;br /&gt;- E poi, perché si erano infilati in questa grotta? Non è stato facile far passare questa struttura per l’apertura.&lt;br /&gt;- Molto più difficile di un atterraggio su un terreno piano come questo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-342596711507670200?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/342596711507670200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=342596711507670200' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/342596711507670200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/342596711507670200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-34.html' title='Emerald - Capitolo 34'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-5936118781381173468</id><published>2007-12-02T10:51:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:52:41.241+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 35</title><content type='html'>Stavano commentando tra loro la scoperta, quando un portello, quasi all’altezza del suolo si aprì, scorrendo di lato, e nel buio si proiettò un poligono di fioca luce.&lt;br /&gt;Nel riquadro apparve la sagoma di un uomo robusto e non alto.&lt;br /&gt;- Klaus! – chiamò Ingrid.&lt;br /&gt;L’uomo rimase sorpreso e cercò di scrutare nell’ombra che circondava il modulo.&lt;br /&gt;- Ma chi …&lt;br /&gt;- Che figura, uno zio che non riconosce la nipote!&lt;br /&gt;- Non è possibile. Ingrid!&lt;br /&gt;Ingrid era corsa verso l’uomo e ora gli si era gettata al collo.&lt;br /&gt;Si abbracciarono ridendo.&lt;br /&gt;Arthur si fece avanti portandosi alla luce.&lt;br /&gt;Klaus era un uomo dai radi capelli e dalla folta barba, entrambi candidi. Con occhietti chiari e vivaci ed una pancia che allargava considerevolmente, alla vita, la tuta da lavoro che indossava.&lt;br /&gt;Guardò con curiosità Arthur e la sua tuta nera.&lt;br /&gt;- Ti sei messa a frequentare uomini in nero, in mia assenza?&lt;br /&gt;- Lui è Arthur Temple – disse Ingrid.&lt;br /&gt;- L’amico del professore – commentò Klaus.&lt;br /&gt;- E non solo.&lt;br /&gt;La scrutò in viso, con una smorfia eloquente.&lt;br /&gt;- Credo che la mia nipotina mi debba qualche spiegazione. Ma dopo. Adesso entrate. Il professore sarà felice di vedervi.&lt;br /&gt;Quando Arthur gli fu vicino gli parlò, con tono ironicamente burbero.&lt;br /&gt;- Chiariamo una cosa. Io e questa signorina non siamo neanche lontanamente parenti. Mi chiama zio, solo per ricordarmi perfidamente la mia età. E questo è il ringraziamento per averle insegnato tutto quello che sa.&lt;br /&gt;- Soci alla pari, zietto.&lt;br /&gt;- Un corno, pivella.&lt;br /&gt;Arthur s’era tolto un peso di dosso.&lt;br /&gt;Non aveva mai chiarito natura e tipo di rapporti, che erano intercorsi tra Ingrid e quest’uomo.&lt;br /&gt;Anche nei momenti di intimità era rimasta l’ombra indistinta di quel legame, di cui non sapeva e non aveva saputo chiedere i contorni.&lt;br /&gt;Vergognandosi un po’, si chiese se quel Klaus gli sarebbe stato così maledettamente simpatico, anche se avesse avuto venti anni di meno.&lt;br /&gt;Entrarono nel modulo e Kluas richiuse il portello.&lt;br /&gt;Fece strada, salendo una ripida scala metallica, dotata di un doppio corrimano che, attraverso una botola, immetteva su un ponte superiore.&lt;br /&gt;Il modulo era illuminato da una fioca fosforescenza, che lasciava intravedere gli ambienti circostanti.&lt;br /&gt;Quel ponte, come il precedente, era evidentemente dedicato alle macchine e ai servizi del modulo.&lt;br /&gt;- Chiaramente manteniamo in efficienza solo i ponti dei laboratori e quello dei nostri alloggiamenti – spiegò Klaus.&lt;br /&gt;- Problemi di energia? – chiese Arthur.&lt;br /&gt;- No. Per quello ne abbiamo in abbondanza. Sono gli impianti che richiederebbero un’adeguata manutenzione. E non abbiamo il tempo per occuparcene.&lt;br /&gt;Salirono altri due ponti ed arrivarono in una zona bene illuminata.&lt;br /&gt;- Siamo sul primo livello dei laboratori. Ce ne sono quattro e il professore dovrebbe essere nel terzo.&lt;br /&gt;Arthur si chiese che genere di esperimenti, o di analisi, potessero essere eseguiti con gli apparecchi e sui banchi che letteralmente riempivano l’intero spazio a disposizione.&lt;br /&gt;- Non ne ho la più pallida idea – rispose alla sua domanda Klaus – Io sono un ingegnere. Di genetica e biologia non so praticamente nulla.&lt;br /&gt;- Ma Jhob è un archeologo! – protestò Arthur.&lt;br /&gt;- Ovviamente ha lavorato, con il mio aiuto, a tirare fuori le registrazioni dalle memorie del computer. Non certo ad esperimenti scientifici – gli rispose con indulgenza l’altro.&lt;br /&gt;Salirono altri due ponti.&lt;br /&gt;Quel livello presentava una paratia su cui si apriva una porta.&lt;br /&gt;Dall’esterno era visibile un uomo dai folti capelli chiari scapigliati, intento al lavoro su di uno schermo.&lt;br /&gt;- Professore – disse Kluas – Abbiamo ospiti.&lt;br /&gt;L’uomo si girò, interdetto, ruotando il sedile su cui era seduto.&lt;br /&gt;Aveva un volto ossuto, con un grosso naso adunco e gli occhi erano socchiusi e indagatori.&lt;br /&gt;- Arthur! – gridò, spalancando le braccia e balzando in piedi in tutta la sua imponente statura.&lt;br /&gt;Gli andò incontro abbracciandolo con veemenza.&lt;br /&gt;- Che piacere vederti!&lt;br /&gt;- Anche io sono felice, vecchio mio.&lt;br /&gt;- Dunque hai capito. Ne ero certo. Eri l’unico che avrebbe potuto – poi, notando la presenza di Ingrid – Ma la signorina?&lt;br /&gt;- E’ la mia socia, professore – intervenne Kluas, senza che la cosa venisse chiarita.&lt;br /&gt;Jhob li guardò con interesse, notando le divise nere che indossavano.&lt;br /&gt;- Sarà il caso che mi raccontiate le cose dal principio. Venire.&lt;br /&gt;Salirono di altri due ponti ed arrivando in una zona residenziale, arredata con poltrone ad aria e dotata di un distributore alimentare.&lt;br /&gt;Notando la loro meraviglia Jhob sorrise.&lt;br /&gt;- Klaus è un mago. Ha rimesso pressoché in efficienza questa parte della nave. E credo che il distributore alimentare funzioni meglio ora, di quando è stato installato. Provare per credere.&lt;br /&gt;Mentre gustavano effettivamente un’ottima bevanda, Jhob insistette perché iniziassero loro a raccontare la loro storia.&lt;br /&gt;Ed Arthur lo fece.&lt;br /&gt;Ricostruì per intero quanto gli era capitato da quando aveva ricevuto il misterioso messaggio dell’amico.&lt;br /&gt;Raccontò, senza reticenze, i ragionamenti ed i dubbi che lo aveva guidato.&lt;br /&gt;Ricordò il suo arrivo a Emerald ed il suo impatto con gli insediamenti della Compagnia.&lt;br /&gt;Parlò del suo incontro con la Società dei Naufraghi del Chronos e del suo sconcerto, per quella sorta di rivisitazione misteriosofica, che proprio Jhob aveva introdotto.&lt;br /&gt;E sul punto, questi annuì, sorridendo.&lt;br /&gt;Parlò della sua rocambolesca fuga e dell’incontro con Ingrid.&lt;br /&gt;Parlò del loro viaggio e delle prove che avevano dovuto superare.&lt;br /&gt;Parlò della loro prigionia nelle mani di Gile il Nero, della sua intuizione, della nuova fuga e del loro arrivo lì, al termine del loro viaggio.&lt;br /&gt;Quando ebbe finito, Jhob fece un lungo sospiro.&lt;br /&gt;- Quando ti ho inviato quel messaggio non avevo idea di cacciarti in un simile pasticcio. Se lo avessi anche solo sospettato, credimi, ti avrei lasciato fuori. Non credo che potrai mai perdonarmi per averti strappato dal tuo adorato campus, per farti finire in un simile guaio e, per giunta, a rischio della vita.&lt;br /&gt;- Certo, non credo che potrò mai perdonarti. Ma almeno provaci. Spiegaci che cosa diavolo sta succedendo.&lt;br /&gt;Annuì.&lt;br /&gt;- Avrete tutte le spiegazioni. Ora posso darvele e ne avete ogni diritto.&lt;br /&gt;- Comincia.&lt;br /&gt;- Una cosa alla volta. Prima di tutto avevo bisogno di te e della tua razionalità scientifica, da studioso puro. Non potevo lasciare che il mio coinvolgimento emotivo prendesse il sopravvento.&lt;br /&gt;- Per questo mi mandi il testo di una laminetta funeraria orfica, e un messaggio misteriosofico?&lt;br /&gt;- Non potevo certo scriverti “Ho trovato, in una regione, che mio padre ha chiamato, guarda caso, Aither; su un pianeta, che ha un unico continente che, ancora mio padre, ha chiamato Pangea; continente che gira intorno a una stella che, indovina un po’? mio padre ha chiamato Uraneo; ho trovato, dicevo, in una grotta che, maledetto caso, ha la forma di un uovo; il relitto su cui sono morti i miei genitori e che si chiamava, indovina un po’? Chronos”. Converrai con me come un simile messaggio avrebbe insospettivo qualcuno che conosciamo. Ma ho avuto ragione. Hai alzato le tue nobili terga dalla tua cattedra e sei venuto.&lt;br /&gt;- Va bene, un punto a tuo favore. Ma non hai risposto al perché ti servissero i miei alti uffici.&lt;br /&gt;- A suo tempo. Ma ricorda che anche mio padre era archeologo ed è stato lui a scegliere tutti questi nomi. Per ora ti basti che avevo la necessità di avere qualcuno in grado di capire la portata di quello che avevo scoperto. In modo che potesse renderlo pubblico, nel caso fosse stato impossibile per me. E da come si è evoluta la situazione dopo quel mio messaggio, devo dire che ero stato un facile profeta.&lt;br /&gt;- Io ero l’unico?&lt;br /&gt;- Anche un biologo sarebbe stato buono. Se ne avessi avuto qualcuno sottomano.&lt;br /&gt;- Dovrei ringraziarti per la fiducia?&lt;br /&gt;- Tu sei un testone pantofolaio. Ma sei anche la persona più pulita e onesta che conosca.&lt;br /&gt;Arthur tacque imbarazzato. Ingrid gli strinse la mano.&lt;br /&gt;- Per prima cosa – riprese Jhob – dovete vedere una cosa. Klaus ha rimesso in efficienza un proiettore olografico, qui sopra – indicò il soffitto – nella sala proiezioni della nave. Era predisposto con una registrazione. Ora però riposatevi. Abbiamo cabine e indumenti di ricambio in abbondanza. Ci rivediamo qui dopo, per salire e vedere la proiezione.&lt;br /&gt;Jhob si alzò ed uscì.&lt;br /&gt;Si resero conto di essere effettivamente stanchi.&lt;br /&gt;Solo il giorno prima erano fuggiti da Gile il Nero e avevano raggiunto la grotta. Attraversandola per intero, dopo una notte passata all’addiaccio.&lt;br /&gt;Klaus li condusse a due cabine situate su quello stesso livello e mostrò loro servizi e abiti puliti.&lt;br /&gt;Infine li lasciò soli, baciando sulla fonte Ingrid.&lt;br /&gt;Si lavarono e cambiarono, assaporando quell’isola di normalità.&lt;br /&gt;Centellinarono quelle ore come un distillato prezioso.&lt;br /&gt;Si svegliarono.&lt;br /&gt;Il segnatempo segnava la nona ora.&lt;br /&gt;Supposero del mattino.&lt;br /&gt;Nella sala comune trovarono Klaus che li aspettava.&lt;br /&gt;Fecero colazione insieme.&lt;br /&gt;Klaus raccontò di quegli ultimi anni passati con Ingrid. Col suo pulcino bagnato, come diceva lui.&lt;br /&gt;E con Ingrid che lo lasciava dire.&lt;br /&gt;- Gliel’ho tirata su io, la Green Queen. Un vero gioiellino. Veloce no, ma capace di infilarsi dovunque. Giusta per questa signorina. Sai? – fece ad Arthur – Mettile i comandi tra le mani e diventa un fulmine di dio. Nessuna la batte alla guida. Ed è sempre stata così. Una specie di dote naturale, la sua.&lt;br /&gt;- Me ne sono accorto – rispose sorridendo Arthur – La mia fortuna è stata che con Jhob ci fossi te. Come ha sentito il tuo nome, ha letteralmente preteso di portarmi nell’Aither.&lt;br /&gt;- Certo – disse Ingrid – questo vecchio gufo mi deve dei crediti.&lt;br /&gt;- Quando mai?&lt;br /&gt;- Non ti preoccupare. Prima o poi rifacciamo i nostri conti.&lt;br /&gt;- Sant’iddio. Quanto è brutta l’irriconoscenza!&lt;br /&gt;- Irriconoscenza? Gli affari sono affari, caro mio!&lt;br /&gt;- Avrai il conto per le mie lezioni.&lt;br /&gt;- Si, le chiacchiere di un vecchio rimbecillito.&lt;br /&gt;L’ingresso di Jhob interruppe il duetto.&lt;br /&gt;- Spero che abbiate riposato bene.&lt;br /&gt;- Fai colazione? – gli chiese Arthur.&lt;br /&gt;Scosse la testa.&lt;br /&gt;- Mi sono alzato presto e sono sceso all’elaboratore. Se siete pronti, saliamo al proiettore.&lt;br /&gt;Assentirono e si alzarono.&lt;br /&gt;Jhob li precedette per la scala che saliva al livello superiore.&lt;br /&gt;Klaus chiudeva il gruppo.&lt;br /&gt;Arrivarono in un locale dove erano installati sul pavimento, otto sedili, in due file di quattro.&lt;br /&gt;I sedili erano orientati verso un proiettore olografico, che occupava il lato opposto del locale.&lt;br /&gt;Jhob fece loro segno di sedersi e attese.&lt;br /&gt;Si sedettero.&lt;br /&gt;- Quella che state per vedere è una registrazione di trentuno anni fa. Quando Klaus ha riattivato il proiettore, era inserita nella macchina, pronta per essere proiettata così come la vedrete. Noi l’abbiamo vista per la prima volta solo un mese fa. Cioè quando ti ho scritto, Arthur, te lo ripeto, non ne sapevo niente. Allora non potevo fare altro che ipotesi, su quello che questa registrazione chiarisce, invece, senza alcuna ombra di dubbio. Se avessi saputo, allora, quello che mi ha rivelato questa registrazione, non ti avrei coinvolto in questa faccenda. Perché avrei saputo di mettere concretamente a rischio la tua stessa vita.&lt;br /&gt;Arthur fece un cenno con la testa, ad assicurargli di aver capito.&lt;br /&gt;Jhob, si girò e andò ad azionare il proiettore.&lt;br /&gt;Nella sala la luce si attenuò ed una nebbiolina si generò nello spazio dinanzi a loro, prendendo lentamente forma.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-5936118781381173468?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/5936118781381173468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=5936118781381173468' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/5936118781381173468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/5936118781381173468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-35.html' title='Emerald - Capitolo 35'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-4027887432870169049</id><published>2007-12-02T10:50:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:51:40.174+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 36</title><content type='html'>Comparve una donna, giovane, forse di trentacinque anni, dai capelli chiari raccolti dietro la testa.&lt;br /&gt;Il volto era scavato e segnato da due profonde occhiaie.&lt;br /&gt;Gli occhi erano lucidi, febbricitanti.&lt;br /&gt;Era magra e stava seduta su un sedile identico a quelli che adesso occupavano i suoi spettatori.&lt;br /&gt;Dietro la sua spalla sinistra, in piedi, c’era un uomo alto e magro, dai folti capelli chiari spettinati.&lt;br /&gt;Il volto, spigoloso, era incorniciato da una rada barba ben curata.&lt;br /&gt;Dimostrava forse quaranta anni.&lt;br /&gt;Aveva un naso aquilino e due occhi chiari, inquieti.&lt;br /&gt;Entrambi indossavano delle tute da lavoro, identiche.&lt;br /&gt;L’uomo posò la sua mano destra sulla spalla sinistra della donna.&lt;br /&gt;- Sono Maria Allison, biologa, direttrice del progetto “Emerald”, del Dipartimento di Scienze Naturali della Confederazioni dei Pianeti Umani. Responsabile della spedizione di ricerca “Chronos 2” partita con la nave spaziale Sirio, da Terra, astroporto di London, il 12 marzo 2351, data standard. Questi alle mie spalle è Tomas Christiansen, professore di archeologia presso l’università di Roma, e mio marito.&lt;br /&gt;Dicendo queste parole sollevò la mano, andando a carezzare quella del marito.&lt;br /&gt;- Oggi – riprese a parlare – è il 14 maggio 2351, data standard, e stiamo morendo.&lt;br /&gt;Fece un ampio respiro.&lt;br /&gt;- Della nostra spedizione, composta da sette unità, siamo rimasti in vita solo noi. Charles Brunner, l’ingegnere motorista, è deceduto al momento dell’impatto del nostro modulo, il 31 marzo. Andre Lee, la nostra botanica e Roger Sladek, il nostro ingegnere genetista, sono deceduti una settimana dopo. Tanith Gallun, il nostro tecnico di laboratorio, è morta ieri e Raymond Brackett, il nostro pilota e ufficiale di collegamento con la Sirio, è deceduto questa mattina.&lt;br /&gt;Fece una lunga pausa socchiudendo gli occhi.&lt;br /&gt;Arthur si voltò a guardare Jhob, che fissava con estrema intensità quell’immagine.&lt;br /&gt;- Il Chronos, il nostro modulo – la donna aveva ricominciato a parlare – ha subito un incidente in fase di atterraggio. Due degli otto elementi della piattaforma non si sono estroflessi. Il conseguente sbilanciamento dell’intero modulo ha provocato il cedimento strutturale di altri tre elementi. Il risultato di questo cedimento è stata la caduta al suolo del corpo principale del modulo, con il conseguente danneggiamento degli organi di propulsione principale. Purtroppo sono alloggiati proprio in quella parte del modulo. Nell’impatto, come ho già riferito, è deceduto Charles, l’ingegnere motorista, il dottor Brunner. Anche se il modulo è rimasto in posizione verticale, il danno è risultato subito grave e non risolvibile in autoriparazione.&lt;br /&gt;Sembrò guardarli intensamente negli occhi.&lt;br /&gt;- Devo precisare, in proposito, di aver assistito, più volte, durante il viaggio della Sirio, al collaudo della piattaforma di atterraggio. L’ultima volta lo stesso 14 maggio, proprio il giorno del nostro distacco dalla nave madre e del nostro incidente. Mai nessun elemento aveva dato alcun problema. Sempre, tutti gli elementi si erano regolarmente estroflessi.&lt;br /&gt;L’uomo parve invitarla a continuare con una lieve pressione sulla spalla.&lt;br /&gt;- Abbiamo immediatamente tentato di metterci in contatto con il capitano Shepard, comandante della Sirio. Ma abbiamo scoperto che anche la radio di collegamento era fuori uso, così come la radio sub spaziale, per i collegamenti planetari. Le ultime comunicazioni con la Sirio erano avvenute al momento del distacco del modulo. Anche in questo caso posso testimoniare come il tenente Brackett avesse più volte e ripetutamente verificato la perfetta funzionalità degli apparecchi in dotazione del Chronos. In pratica, dal 31 marzo siamo isolati e senza alcuna possibilità di comunicazione con la nostra unica speranza di salvezza, rappresentata dalla Sirio.&lt;br /&gt;La donna parve prendere fiato.&lt;br /&gt;- Eravamo isolati ma, apparentemente, non in immediato pericolo di vita. Infatti i sistemi vitali del modulo continuavano a funzionare regolarmente. Ma, praticamente da subito, abbiamo iniziato ad ammalarci. Dapprima malesseri di poco conto: cefalea, nausea, lievi dolori addominali, e lievi stati febbrili. Poi sempre più accentuati. Abbiamo iniziato ad analizzare l’ambiente, alla ricerca di un qualunque agente patogeno esterno. Ma come già le nostre ricerche avevano documentato, questa possibilità, semplicemente non esisteva. Abbiamo iniziato a morire.&lt;br /&gt;Fece una pausa.&lt;br /&gt;- E solo alla fine abbiamo capito che non era all’esterno che avremmo dovuto cercare, ma all’interno. Era il nostro sintetizzatore alimentare a malfunzionare. Un’altra volta, un inspiegabile, cattivo, funzionamento di una macchina, che in precedenza non ha mai dato alcun problema. Abbiamo scoperto che ci siamo nutriti con alimenti carichi di una tossina, che ha aggredito e distrutto il nostro fegato. La nostra unità medica è assolutamente inadeguata e insufficiente. Del resto, credo che neanche sulla Sirio potremmo ricevere cure efficaci. Avremmo bisogno di un nuovo fegato, naturale o sintetico non importa. Ma un intervento del genere è a settimane di viaggio dalla nostra attuale posizione. Mentre a noi non restano che giorni, se non ore.&lt;br /&gt;La donna parve tirarsi su e guardare con intensità gli spettatori.&lt;br /&gt;- Noi stiamo morendo, ma non per un incidente. Noi stiamo morendo assassinati. Forse, potremmo anche credere in una tanto eccezionale, quanto improbabile, catena di coincidenze sfortunate. Potremmo crederci, se non fossimo a conoscenza del fatto che la nostra uscita di scena, sia perfettamente funzionale agli interessi di qualcuno. Siamo perfettamente coscienti del fatto che la nostra ricerca, ed i nostri risultati, costituiscono un problema. Anzi, il problema. Per la Mines &amp;amp; Stars.&lt;br /&gt;Assentì, leggermente con il capo.&lt;br /&gt;- Siamo così chiaramente consapevoli di questo, da aver scelto e programmato, come campo base della nostra spedizione, l’interno di questa caverna. Che Tom … il professor Christiansen, ha chiamato l’Uovo di Phanes, nel nostro precedente viaggio, quando l’avevamo scoperta. Il nostro campo base è, volutamente, segreto e protetto da ogni ricognizione aerea. Avevamo programmato di concludere la spedizione in anticipo. E di effettuare le operazioni di attracco del Chronos alla Sirio, con ventiquattro ore di anticipo sul programma ufficiale. Proprio per prevenire possibili atti ostili da parte dei mezzi dell’Uranio 1 e dell’Uranio 2, i due moduli della Mines &amp;amp; Stars. Durante il viaggio dalla Terra a Emerald abbiamo scoperto che i mezzi della Mines &amp;amp; Stars sono armati illegalmente. Abbiamo denunciato il fatto alla Shepard, il comandante della Sirio. Ma Jhon Williams, il capo dei moduli minerari, ha negato ogni cosa. E si è opposto ad un’ispezione, sulla base del diritto al segreto industriale. Abbiamo preso le nostre precauzioni. Ma sono servite solo a perfezionare la trappola che ci è stata tesa. Nessuno sa o può scoprire dove siamo. Nessuno sa cosa ci sia successo. Nessuno può venire in nostro soccorso. Siamo condannati.&lt;br /&gt;Abbassò il capo, facendo una lunga pausa.&lt;br /&gt;- Lasciamo questa registrazione, nella speranza che un giorno, qualcuno, possa infine trovare questa caverna. E quel che resta del Chronos. Non sappiamo se sarà ancora possibile fare giustizia. Ma potrà essere sufficiente se, della nostra testimonianza resterà traccia nella memoria dell’umanità, come monito, per i crimini a cui il desiderio smodato di profitto può condurre. I risultati delle nostre ricerche sono nelle memorie del computer di bordo, pressoché completi. Scaricateli e rendeteli pubblici.&lt;br /&gt;Scosse leggermente il capo, mentre l’uomo le carezzava la spalla.&lt;br /&gt;- Probabilmente abbiamo sbagliato. A tacere. Dopo la prima spedizione. Durante il viaggio di rientro, ne avevamo discusso con Williams e gli altri membri dell’equipe dei moduli minerari. Ci siamo lasciati convincere ad attendere. I loro argomenti erano stati convincenti. I nostri risultati erano ancora approssimativi, scientificamente non sperimentati adeguatamente. Ci dissero che la Mines &amp;amp; Stars avrebbe avuto buon gioco nell’arruolare, contro di noi, una batteria di eminenti luminari, con il compito di demolire le nostre conclusioni. Del resto, se contro ogni previsione, invece, fossero state riconosciute le nostre buone ragioni, e avessimo visto il riconoscimento delle nostre teorie, cosa avremmo ottenuto? Il primo effetto concreto sarebbe stato l’abbandono di ogni progetto di esplorazione. Chi avrebbe finanziato, infatti, una seconda spedizione? La Mines &amp;amp; Stars, certamente no! Le nostre ricerche si sarebbero arenate, senza nessuna possibilità di essere concluse.&lt;br /&gt;Sorrise amaramente.&lt;br /&gt;- Erano argomenti validi. Ci hanno convinti a tacere. Quando siamo arrivati sulla terra, abbiamo fatto solo dichiarazioni fumose. Senza alcun riferimento preciso, concreto, alla natura delle nostre scoperte. Ma quando la Sirio è ripartita le cose erano cambiate. Gli uomini della Mines &amp;amp; Stars ci sono stati, sin da subito, palesemente ostili. Poi, abbiamo scoperto la storia delle armi e i reali rapporti, le vere intenzioni. Gli ordini della Mines &amp;amp; Stars all’ingegnere Jhon Williams sono divenuti evidenti. Non avremmo mai dovuto tornare sulla Terra e fare rapporto delle nostre scoperte. Abbiamo tentato di far intervenire il capitano Shepard. Che, però, non ha prestato troppa fede ai nostri timori. Ci ha, però, assicurato che avrebbe monitorato i moduli della Compagnia, una volta che fossero atterrati sul pianeta. Pronta a far intervenire i mezzi della nave, in caso di manovre dubbie. Non dubitiamo che lo abbia fatto. Il capitano Shepard è una brava persona. Ma il signor Williams non ha avuto bisogno di esporre i propri mezzi e le proprie armi, per occuparsi di noi.&lt;br /&gt;Sorrise, di nuovo, amaramente.&lt;br /&gt;- Cinque persone sono già morte e noi, tra breve, le raggiungeremo. Abbiamo scavato le loro tombe fuori dal modulo, nella terra di questa grotta. Abbiamo già scavato anche le nostre tombe, vicine, come lo siamo stati in vita.&lt;br /&gt;Lo sguardo le si velò e parve guardare lontano, verso l’infinito.&lt;br /&gt;La voce divenne quasi un sussurro.&lt;br /&gt;- Solo, vorrei stringere al petto il mio bambino. Almeno una volta. Una volta sola.&lt;br /&gt;Le guance le si rigarono di lacrime.&lt;br /&gt;Il volto dell’uomo ebbe uno spasmo, come di dolore.&lt;br /&gt;La tirò a sé e l’abbracciò.&lt;br /&gt;Rimasero immobili per un lungo momento.&lt;br /&gt;Poi, l’uomo mormorò, appena.&lt;br /&gt;- Questo è un buon pianeta. Emerald farà lieve il nostro sonno.&lt;br /&gt;L’immagine tremolò e poi svanì.&lt;br /&gt;La luce tornò ad illuminare la sala.&lt;br /&gt;Nessuno parlò.&lt;br /&gt;Ingrid teneva gli occhi bassi. Forse piangeva.&lt;br /&gt;Arthur sentiva come mancargli il respiro. Non trovava il coraggio di guardare il viso dell’amico.&lt;br /&gt;Fu Jhob, infine, a parlare.&lt;br /&gt;- Venite.&lt;br /&gt;E s’alzò, andando alla scala, che scendeva verso i ponti inferiori.&lt;br /&gt;Discesero tutto il modulo, sino al portello esterno.&lt;br /&gt;Jhob lo aprì ed uscirono all’aperto.&lt;br /&gt;Uraneo splendeva, accecante, all’imboccatura della grotta.&lt;br /&gt;C’era una radura, alle spalle del Chronos. Piccola e piana, coperta da un’erba sottile e soffice.&lt;br /&gt;La radura terminava con un piccolo boschetto. Erano alberi diversi da tutti gli altri che avevano incontrato sino ad allora.&lt;br /&gt;Erano alti e affusolati, svettanti, con le loro chiome appuntite.&lt;br /&gt;Si sarebbero detti cipressi, se fossero stati sulla Terra.&lt;br /&gt;Erano sette.&lt;br /&gt;Cinque erano come disposti a semicerchio.&lt;br /&gt;Due, un po’ più avanti degli altri, se ne stavano vicini, ad intrecciare i rami.&lt;br /&gt;Il riferimento era evidente. Anche commovente.&lt;br /&gt;Ad Arthur vennero in mente dei versi.&lt;br /&gt;- Or via / ch'io beva della fonte perenne / a destra / là dov'è il cipresso.&lt;br /&gt;Era un frammento di quella laminetta funeraria, che Jhob gli aveva inviato.&lt;br /&gt;Il cipresso, non il pioppo.&lt;br /&gt;Era il cipresso, il segno della via per i giusti.&lt;br /&gt;Sembrava che la natura, o il caso, avesse emesso la sentenza,&lt;br /&gt;Che la mitica Persefone li avesse accolti in pace, rendendo lieve il loro sonno.&lt;br /&gt;Mormorò una domanda.&lt;br /&gt;- Le loro tombe?&lt;br /&gt;Jhob non rispose subito.&lt;br /&gt;Restò per un lungo momento, con un braccio, ad avvolgere il tronco di uno dei due alberi, che se ne stavano nel centro. Il capo chino, il volto contro la ruvida corteccia. Poi si voltò.&lt;br /&gt;Sorrideva, sereno e ironico.&lt;br /&gt;- No. Sono loro – rispose.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-4027887432870169049?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/4027887432870169049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=4027887432870169049' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/4027887432870169049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/4027887432870169049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-36.html' title='Emerald - Capitolo 36'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-5719464882539451005</id><published>2007-12-02T10:49:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:50:38.160+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 37</title><content type='html'>Tornarono nel Chronos.&lt;br /&gt;Nessuno fece commenti. Anche Klaus se ne rimase tranquillo.&lt;br /&gt;- Ho bisogno di bere qualcosa – disse Jhob – Saliamo nella sala comune. Le spiegazioni continueranno là. Ci sono molte cose che ancora dovete sapere.&lt;br /&gt;Lo seguirono e si servirono alcune bevande alcoliche.&lt;br /&gt;Poi si andarono a sedere intorno ad uno dei due tavoli che arredavano il locale.&lt;br /&gt;Klaus notò l’attimo di esitazione che avevano avuto dinanzi al distributore.&lt;br /&gt;- E’ tutto a posto – li rassicurò – Il sintetizzatore è stato riparato subito. Dopo che l’equipaggio del Chronos si è reso conto della manomissione. Ho fatto tutte le verifiche necessarie ed è assolutamente sicuro. In caso contrario avremmo continuato ad utilizzare il distributore della Nemo.&lt;br /&gt;Fu Ingrid ad avviare la discussione.&lt;br /&gt;- Comunque – disse – In quella registrazione c’è quanto basta per portare in tribunale la Mines &amp;amp; Stars e ottenere la revoca della Concessione.&lt;br /&gt;Arthur annuì.&lt;br /&gt;- E’ vero. Ma c’è qualcosa che non mi convince.&lt;br /&gt;Ingrid lo guardò perplessa, mentre Jhob lo fissava intensamente.&lt;br /&gt;- Cosa? – chiese, infine, la ragazza.&lt;br /&gt;- Sarebbe tutto logico se la Sicurezza della Compagnia ci avesse dato la caccia per questa ragione. Ma non è così. Ricordi? Gile il Nero, quando gli ho ricordato la storia del Chronos, l’ha liquidata come una leggenda senza importanza. Niente di più di un mito per tenere insieme la Società dei Naufraghi del Chronos. Il capitano Gile ha scatenato questa caccia all’uomo perché era convinto … Anzi, dopo la nostra fuga, ne sarà convinto ancora di più. E’ certo, che noi siamo agenti di un complotto commerciale, scatenato da chissà chi, per il controllo dei giacimenti minerari di Emerald.&lt;br /&gt;- E allora? – fece Ingrid.&lt;br /&gt;- Non lo so. Non credo che il capitano Gile sia uomo da correre dietro alle ombre. Penso che qualcuno lo abbia messo sulla pista di Jhob, prima e sulla nostra, poi. Doveva fermarci e, con ogni probabilità, eliminarci. Ma senza essere informato della vera ragione della nostra condanna a morte. Ricordi? Sono stato io a suggerirgli che la leggenda potesse avere un fondo di verità. E che sarebbe stato quello il nodo, il perno su cui ruotava tutto il complotto.&lt;br /&gt;- Sei andato maledettamente vicino ad una parte della verità – disse allora Jhob – Perché la tragedia del Chronos è una parte fondamentale di tutta questa vicenda. Ma anche perché, in effetti, è vero. C’è qualcuno dietro questa impresa.&lt;br /&gt;- Qualcuno? – chiese perplessa, Ingrid.&lt;br /&gt;- … Chi? – domandò Arthur.&lt;br /&gt;- Non lo so con esattezza – rispose Jhob – Ma ragionate. Come avrei potuto muovermi con tanta efficacia ed efficienza in condizioni normali? Su un pianeta che mi era totalmente sconosciuto. In una colonia umana di cui non conoscevo regole, pericoli, convenzioni. Nel cuore di un’organizzazione che, oggettivamente, non poteva che essermi nemica.&lt;br /&gt;Arthur ed Ingrid lo guardavano in silenzio.&lt;br /&gt;- Sono arrivato su Emerald con solo gli appunti di mio padre e il bisogno di conoscere la verità. Non avevo un piano e non sapevo di doverlo avere. Qualcuno ha fatto in modo che non mi impigliassi immediatamente nella rete della Sicurezza. Qualcuno ha fatto in modo che entrassi in contatto con la Società dei Naufraghi del Chronos. Qualcuno ha fatto in modo che conoscessi ed ingaggiassi Klaus. Qualcuno ha fatto in modo che arrivassi, indisturbato, qui nell’Aither, ad eseguire le mie ricerche.&lt;br /&gt;- Chi? – tornò a chiedere Arthur.&lt;br /&gt;Jhob alzò le spalle.&lt;br /&gt;- Ogni cosa a suo tempo. Ma posso parlare solo dell’uomo che mi ha aiutato. Non del perché lo abbia fatto. E tanto meno di chi abbia alle spalle. Non lo so. So solo che quell’uomo rappresenta il nostro biglietto per uscire da Emerald. Sulla Nemo, la nave di Klaus, c’è uno speciale segnalatore che abbiamo attivato questa mattina. Dovevamo farlo solo quando avevamo concluso il nostro lavoro. Lo abbiamo fatto. Ora, qualcuno si incaricherà di venirci a riprendere. Forse direttamente con una navetta di qualche astronave, in orbita, intorno a Emerald.&lt;br /&gt;Arthur era perplesso. La cosa non lo convinceva.&lt;br /&gt;Gettò uno sguardo ad Ingrid, che lo ricambiò con un’altrettanto perplessa espressione.&lt;br /&gt;- Allora – disse – Forse, l’idea che si era fatta il capitano Gile non era poi così peregrina.&lt;br /&gt;Ma poi gli tornò in mente la contraddizione che faceva giustizia sommaria di quell’ipotesi.&lt;br /&gt;- Non può essere – scosse la testa – Se le scoperte del Khonos sono tali da far decretare al tribunale della Confederazione l’interdizione del pianeta. E, visti i crimini compiuti dalla Mines &amp;amp; Stars per impedirne la divulgazione, non credo che ci possano essere dubbi su questa questione. Chi può trarre profitto dalla revoca della Concessione?&lt;br /&gt;Improvvisamente un cicalio partì da una tasca, all’altezza del petto, della tuta di Klaus.&lt;br /&gt;- La Nemo. C’è qualcuno là fuori.&lt;br /&gt;- Il nostro ascensore per le stelle – commentò Jhob.&lt;br /&gt;Discesero sino al portello esterno e lo aprirono.&lt;br /&gt;La radura era illuminata dal faro di una elegante aeronave in uso nei pianeti centrali.&lt;br /&gt;In piedi, a qualche metro dal portello, c’era la piccola figura, in abiti civili. Aveva le mani sovrapposte all’altezza dello stomaco e la schiena era leggermente piegata.&lt;br /&gt;Il signor Ciang li accolse con un sorriso.&lt;br /&gt;- Sono felice di trovarvi in buona salute, signori – disse cerimonioso, con un breve inchino.&lt;br /&gt;- Signor Ciang – esclamo Arthur – è una vera sorpresa vedervi.&lt;br /&gt;- Eppure, ricorda? Le avevo detto che ci saremmo rivisti.&lt;br /&gt;- Vi conoscete? – chiese Jhob.&lt;br /&gt;- Il signor Ciang mi è stato indispensabile al mio arrivo su Emerald – rispose Arthur.&lt;br /&gt;Jhob passò il suo sguardo dall’uno all’altro.&lt;br /&gt;- Beh, per me, un po’ più che indispensabile. E’ lui l’uomo di cui vi ho parlato.&lt;br /&gt;Salirono insieme nel locale comune e offrirono da bere al loro ospite.&lt;br /&gt;- Ma lei – chiese ad un tratto Arthur a Ciang – E’ o non è, un funzionario della Mines &amp;amp; Stars?&lt;br /&gt;- Mi scuso con lei, professor Temple. Non sono stato completamente sincero con lei. Come del resto lei non lo è stato con me – rispose con un sorriso enigmatico l’uomo.&lt;br /&gt;- Insomma, chi è lei?&lt;br /&gt;- Mi permetta, prima, di soddisfare la mia curiosità, professore. Sono mesi che attendo le risposte alle domande del professor Christiansen. Avremo modo di chiarire i nostri ruoli subito dopo, non tema.&lt;br /&gt;Arthur assentì.&lt;br /&gt;Jhob parve indeciso.&lt;br /&gt;- Stavo per iniziare a raccontare delle mie ricerche ad Arthur e a Ingrid proprio in questo momento. Ma credo che sia importante, prima, che lei veda qualcosa.&lt;br /&gt;- Cosa? - chiese il signor Ciang.&lt;br /&gt;- Una registrazione. Una registrazione di trentuno anni fa.&lt;br /&gt;Il signor Ciang fece un cortese cenno affermativo con il capo.&lt;br /&gt;Si trasferirono nel saloncino del proiettore.&lt;br /&gt;Assistettero nuovamente alla proiezione a beneficio del signor Ciang.&lt;br /&gt;- Una registrazione altamente drammatica – commentò alla fine l’uomo – Per lei, professor Christiansen, deve essere stata emotivamente molto dura. Mi creda, professore, sono sinceramente dispiaciuto. Se la cosa può consolarla, lei, senza alcun dubbio, aveva genitori eccezionali.&lt;br /&gt;- Questa è la prova dei crimini della Mines &amp;amp; Stars – interloquì Ingrid.&lt;br /&gt;Il signor Ciang, assentì con il capo.&lt;br /&gt;- Le prove della manomissione della piattaforma di atterraggio e degli impianti radio, credo, sarebbero facilmente recuperabili da un esame del relitto. Ma manca ancora il movente. Perché la Compagnia ha organizzato questa strage?&lt;br /&gt;- Klaus ha rimesso in efficienza le memorie del computer di bordo – disse Jhob – Abbiamo recuperato tutti gli archivi e le registrazioni che l’equipaggio del Chornos aveva fatto, sia nella prima spedizione, e sia in quella in cui hanno perso la vita.&lt;br /&gt;- Allora? – chiese ancora il signor Ciang.&lt;br /&gt;- Tenete presente che né io né Kluas, siamo biologi o naturalisti. Kluas è un ingegnere meccanico, esperto di servomeccanismi computerizzati. Io sono un professore di archeologia, con una formazione esclusivamente umanista. Dico questo perché dovrete accontentarvi di quello che siamo riusciti a capire noi. E, comunque, non ci sembra poco. Quando gli esperti potranno esaminare la documentazione che abbiamo recuperato, sicuramente verranno alla luce aspetti e implicazioni che noi non riusciamo neppure ad immaginare.&lt;br /&gt;- Jhob, ti decidi a parlare? – chiese Arthur, ormai sulle spine.&lt;br /&gt;- Calma, Arthur – gli rispose l’amico – Stò riordinando le idee.&lt;br /&gt;Si era alzato e camminava a testa bassa di fronte a loro, che restavano seduti sulle poltroncine della sala, come in attesa di una rappresentazione.&lt;br /&gt;- Per prima cosa un’informazione – disse – Vi sarete chiesti perché quelli del Chronos avessero scelto proprio l’Aither, questa regione così isolata e con le condizioni climatiche così dure, come base per le loro ricerche?&lt;br /&gt;Li guardò.&lt;br /&gt;Confermarono con un cenno del capo.&lt;br /&gt;- La ragione risiede nelle paludi. In quegli acquitrini vi è la più alta concentrazione e varietà di organismi viventi dell’intero pianeta. Ovviamente, si tratta per la maggior parte di organismi unicellulari o pluricellulari. Per la massima parte non più grandi di qualche micron. Qualche milionesimo di millimetro, non di più. Il Chronos ne ha censiti tremilasettecentoventidue. E questa deve essere solo una minima parte del totale. Se le paludi sono una specie di coltura di questi organismi, la fascia costiera comprende una varietà di specie vegetali superiori, tra cui le alberature, estremamente ampia. In sostanza, qui nell’Aither, non si verifica quella sorta di specializzazione che incontriamo in altre regioni del pianeta. Come, ad esempio, nel Pool che, forse, rappresentata l’estremo opposto.&lt;br /&gt;- E questo cosa significa? – chiese il signor Ciang.&lt;br /&gt;- Nell’Aither c’erano le condizioni ideali per studiare l’intero ciclo dell’evoluzione della vita su Emerald. Dai primi organismi che vi sono comparsi centinaia di milioni di anni fa, quelle alghe unicellulari, sino alle forme più complesse e superiori. Studiare gli esseri viventi di questo pianeta e le relazioni esistenti tra di essi.&lt;br /&gt;Annuirono in segno di comprensione.&lt;br /&gt;- Naturalmente le prime indagini confermarono, senza alcuna eccezione, che vi erano solo organismi vegetali. Cioè, organismi viventi capaci di sintetizzare le sostane organiche necessarie allo loro vita dalle sostanze inorganiche. Tutti i tremisettecentoventidue organismi microscopici sono risultati sostanzialmente alghe, come vegetali sono risultate le oltre settecento forme di vita superiori che avevano censito.&lt;br /&gt;- Questa è una cosa nota – osservò il signor Ciang.&lt;br /&gt;Arhur assentì con il capo.&lt;br /&gt;- Certo. Ma su questo, permettetemi di tornare dopo. Nella loro indagine quelli del Chronos rilevarono un’altra particolarità. Tutti gli organismi osservati mantengono tra loro un rapporto simbiotico. Tutti! Sapete cosa significa?&lt;br /&gt;- Beh, qualche reminiscenza scolastica credo di averla – rispose Arthur.&lt;br /&gt;- E il tipo di simbiosi è esclusivamente mutualistica.&lt;br /&gt;- Questo, invece è troppo, per il mio corso elementare di biologia – commentò ancora Arthur.&lt;br /&gt;- Significa che ogni organismo trae dalla stretta vicinanza e dipendenza con altri organismi un vantaggio. Ognuno, capite? Tutti gli organismi traggono il loro vantaggio.&lt;br /&gt;Il loro volto tradiva il fatto che fossero interdetti dalla sua eccitazione.&lt;br /&gt;Jhob insistette.&lt;br /&gt;- Capite, in nessun caso si verifica neanche una forma di commensalismo.&lt;br /&gt;Adesso lo guardavano perplessi.&lt;br /&gt;- Scusate. Ne so così poco, da non riuscire ad essere chiaro. Il commensalismo è un tipo di simbiosi, come quella dell’edera della Terra. In questo caso è solo uno degli organismi che trae vantaggio, ma senza determinare svantaggi per l’altro.&lt;br /&gt;- Va bene, Jhob – assentì Arthur – E allora?&lt;br /&gt;- Su Emerald la vita non si è evoluta come sulla terra e sugli altri pianeti che abbiamo conosciuto. L’evoluzione non è stata la feroce selezione del più forte. La soppressione degli inadatti, dei più deboli. L’evoluzione è stata una crescita armonica collettiva, in cui nessuno è stato lasciato indietro, nessuno è stato cancellato.&lt;br /&gt;- Ma anche queste piante, questi vegetali, muoiono – rilevò il signor Ciang&lt;br /&gt;Jhob assentì con il capo.&lt;br /&gt;- Certo e la maggior parte delle piante sono anche saprofitiche.&lt;br /&gt;- Jhob, per favore – quasi l’implorò Arthur.&lt;br /&gt;- Scusate. Si comportano come i funghi, le muffe, i batteri. Ma anche come le orchidee della Terra. Sono in grado di decomporre i rifiuti organici, eliminando i detriti ed arricchendo il terreno delle sostanze minerali indispensabili a tutte le piante. Anche su Emerald vi è una catena alimentare. Ma corta. Senza predazione. Senza parassitismo. Senza violenza.&lt;br /&gt;- Va bene – disse Arthur – Adesso è chiaro.&lt;br /&gt;- Vada avanti, professor Christiansen – incalzò il signor Ciang.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-5719464882539451005?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/5719464882539451005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=5719464882539451005' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/5719464882539451005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/5719464882539451005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-37.html' title='Emerald - Capitolo 37'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-2766896242918900290</id><published>2007-12-02T10:48:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:49:11.646+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 38</title><content type='html'>- Questa particolarità evolutiva era sufficiente, da sola, a far rientrare Emerald nella legislazione protezionistica della Confederazione. Potete bene immaginare come non sia una singola forma di vita, ma il complesso della vita su questo pianeta, ad imporre un vincolo assoluto di preservazione. Nessun essere umano e, in realtà, nessuna forma di vita animale, avrebbe dovuto essere importata, col rischio di compromettere un simile equilibrio. Anche le spedizioni scientifiche avrebbero dovuto seguire rigidi protocolli, per evitare contaminazioni.&lt;br /&gt;- Figuriamoci impiantare delle miniere – commentò Arhtur.&lt;br /&gt;- Già – confermò Jhob – Ma contemporaneamente, dall’altra parte, nel Pool, Emerald si era rivelata, ai ricercatori della Mines &amp;amp; Stars, una vera e propria cassaforte di metalli pesanti. Come abbiamo visto, la Compagnia non sarà disposta a rinunciare ad un simile affare, per tutelare quello che considera, né più e né meno, un scherzo della natura.&lt;br /&gt;- Abbiamo le prove e il movente – disse Ingrid – E’ quanto ci basta.&lt;br /&gt;- C’è dell’altro – le rispose Jhob.&lt;br /&gt;- Ci dica, professor Christiansen – lo esortò il signor Ciang.&lt;br /&gt;- Cos’è successo, sulla Terra, cinquecento milioni di anni fa? Quando le uniche forme di vita viventi appartenevano ai protisti? – chiese Jhob.&lt;br /&gt;Lo guardarono senza rispondere.&lt;br /&gt;- C’erano solo organismi unicellulari, che cominciavano ad avere un nucleo ben distinto e che si riproducevano per mitosi. Si dividevano, insomma.&lt;br /&gt;Continuavano a guardarlo senza parlare.&lt;br /&gt;- Alcuni di questi organismi, lunghi solo due o tre micron, svilupparono flagelli, ciglia e pseudopiedi per muoversi. Svilupparono degli organi elementari per la digestione, per la respirazione, per espellere i rifiuti. Alcuni svilupparono una sorta di scheletro interno, mentre altri una specie di corazza esterna. Perché lo fecero? Perché non erano in grado di vivere sintetizzando, da quelle inorganiche, le sostanze organiche che servivano loro. Per sopravvivere, avevano bisogno di metabolizzare altre sostanze organiche. Per sopravvivere, avevano bisogno di togliere la vita ad altri esseri viventi. Per questo avevano bisogno di muoversi. Per questo avevano bisogno di rafforzarsi, di specializzarsi, di divenire sempre più forti. Era nata la predazione. Era nato il parassitismo. Erano nati i primi protozoi. Erano nati gli animali.&lt;br /&gt;- Lei dimentica, professore, che è stata questa necessità – osservò il signor Ciang – a fare si che si imponesse l’evoluzione, che ha portato sino all’uomo. Un’evoluzione che ci ha portato fino alle stelle.&lt;br /&gt;- Certo, non lo dimentico affatto, signor Ciang. Anche se non mi sento di ammettere che Emerald City e gli insediamenti della Compagnia, possano essere considerati un’evoluzione positiva. Forse è vincente, nei termini della sopravvivenza del più forte, in un sistema basato sulla predazione. Ma Emerald è qui ad insegnarci che è possibile qualcosa di diverso. Forse più lento, forse meno appariscente. Ma sicuramente più dolce.&lt;br /&gt;- Sarà anche possibile, professore – insistette il signor Ciang - finché questa evoluzione … dolce, come dice lei, non ha avuto concorrenza. Ma nel confronto con la nostra … aggressività, temo, non abbia scampo e nessuna possibilità.&lt;br /&gt;- Lei crede, signor Ciang? Pensa che la Mines &amp;amp; Stars stia vincendo su Emerald?&lt;br /&gt;L’omino lo guardò interdetto.&lt;br /&gt;- Anche se Emerald non usa le nostre armi – continuò Jhob – non usa raggi letali, non usa il fuoco, non usa altri strumenti di distruzione. Anche se sembra subire passivamente l’aggressione e la brutalità, non è passivo. Ditemi. Dopo venticinque anni di occupazione, che ne è della colonizzazione di Emerald?&lt;br /&gt;- Ci sono venti insediamenti produttivi – rispose il signor Ciang – trentotto fattorie …&lt;br /&gt;- Brufoli, signor Ciang - l’interruppe Jhob – punti neri sulla schiena di un gigante. La tanto decantata potenza della nostra evoluzione, al massimo, ha causato ad Emerald una fastidiosa malattia della pelle. Curabile con un po’ di tempo e pazienza e ai raggi di Uraneo. Eppure Emerald è un pianeta ideale per la colonizzazione umana. Non ha bisogno di nessun intervento di terraforming. Gli uomini possono viverci così come è. E allora, le ripeto, cosa ne è della colonizzazione?&lt;br /&gt;- Le priorità della Mines &amp;amp; Stars sono state, ovviamente, altre – rispose il signor Ciang – La Compagnia si è garantita la copertura dei costi e un adeguato ritorno economico. Per l’antropizzazione del pianeta … Vede, professore, qualche termine posso introdurlo anche io. Per l’antropizzazione, le dicevo, ci sarà tempo in un secondo momento.&lt;br /&gt;- I rinvii sono una pratica rischiosa, quando si parla di evoluzione, signor Ciang. Anche la scelta delle priorità ne è un elemento. In un’evoluzione competitiva, fondata sulla soppressione dell’inadatto, dell’inetto, sbagliare la scelta dell’obiettivo può essere fatale. Un esempio banale. Noi possiamo mangiare fino a farci scoppiare la pancia, senza preoccuparci di cosa avverrà dopo. Questo può farci credere di essere vincenti, perché ci siamo garantiti la sopravvivenza immediata. Ma se prima, quando ne avevamo la possibilità, non ci siamo dati la priorità più importante, che è quella di garantirci di avere cibo anche in seguito, quella nostra scelta può essere fatale. Può farci incamminare, beati e satolli, nel vicolo cieco dell’estinzione.&lt;br /&gt;- Teoria, professor Christiansen – rispose sorridendo il signor Ciang – In via del tutto teorica lei ha sicuramente ragione. Ma nel caso concreto, non credo che su Emerald ci si trovi in una simile situazione.&lt;br /&gt;- Teoria, signor Ciang, è vero, è solo teoria. Ma qualche elemento di riflessione posso ancora introdurlo.&lt;br /&gt;- Vada avanti.&lt;br /&gt;- Penso che sia estremamente facile cadere in un errore, quando si pensa al confronto tra le due linee evolutive, che si fronteggiano in questo momento su Emerald.&lt;br /&gt;- Sarebbe?&lt;br /&gt;- Sarebbe pensare a questo confronto come ad uno scontro. La lotta non è nella natura di Emerald. Non ne conosce le forme, i rituali, gli strumenti. Non sa essere né predatore, né preda. C’è una sola forma di rapporto che conosce. La simbiosi. La simbiosi mutualistica, che non conosce vantaggi, se non reciproci. Ed è con questo che Emerald risponde alla nostra aggressione. Se da una parte ripara, con instancabile ostinazione, le ferite che apriamo nel suo corpo. Dall’altra ci offre un rapporto simbiotico.&lt;br /&gt;- Di cosa parli? – chiese Arthur.&lt;br /&gt;- Vedete. Nelle catalogazioni del Chronos, ci sono gli studi di trecentosettantotto piante arboricole. Sono descritti centinaia di alberi di dimensioni, forme, fogliame, e quanto altro diversi. In nessun caso, badate bene, in nessuna, tra quelle centinaia di descrizioni, si fa riferimento ad un albero da frutta. Non vi è nessuna descrizione di un qualsiasi frutto commestibile.&lt;br /&gt;- Come è possibile? – chiese Ingrid – Anche in questa caverna ce ne sono. Li abbiamo mangiati anche noi!&lt;br /&gt;- Certo. Su Emerald c’è una grande varietà di frutti, nel complesso, ricchi di tutte le sostanze necessarie al nostro metabolismo. Peraltro, non ci sono, sulla terra, frutti con quelle stesse caratteristiche.&lt;br /&gt;- Cosa significa questo? – chiese Arthur&lt;br /&gt;- Semplicemente che nel quarantasette, quando il Chronos atterrò per la prima volta sul pianeta, non esistevano.&lt;br /&gt;Lo guardarono interdetti.&lt;br /&gt;- Non esistevano. Non c’erano e non c’erano mai stati.&lt;br /&gt;- Vuoi dire che si sono prodotti, spontaneamente, dopo di allora? – azzardò, incredulo Arthur.&lt;br /&gt;- Voglio dire che Emerald li ha prodotti.&lt;br /&gt;- Parli come se questo fosse il frutto di una volontà cosciente.&lt;br /&gt;- Pensi, che possa essere il frutto di un caso, l’improvvisa fioritura di tutto un genere di piante, i cui frutti sono in grado di fornire agli uomini, a esseri nati su un altro pianeta, il loro intero fabbisogno alimentare?&lt;br /&gt;- Ma questa è una follia! – esclamò Arthur.&lt;br /&gt;- Follia? Vi ho portato fuori. Vi ho fatto vedere il luogo dove sono i miei genitori e il resto dell’equipaggio del Chronos. Arthur, mi hai chiesto se lì, fossero sepolti i miei genitori ed io ti ho risposto di no. Ti ho risposto che erano i miei genitori.&lt;br /&gt;Arthur assentì col capo.&lt;br /&gt;- Hai visto quegli alberi?&lt;br /&gt;Arthur fece ancora segno di si.&lt;br /&gt;- Che cosa ti ricordano?&lt;br /&gt;- I cipressi della Terra.&lt;br /&gt;- Non sembrano, non ricordano. Sono cipressi della Terra&lt;br /&gt;Arthur ebbe un gesto di rifiuto incredulo.&lt;br /&gt;- Li ho analizzati, confrontati con gli archivi e i banchi di memoria del Chronos. Se non sono cipressi della Terra, ci assomigliano in maniera così totale, da renderli indistinguibili.&lt;br /&gt;- Come è possibile? – mormorò Arthur.&lt;br /&gt;- C’è una sola spiegazione possibile – disse Jhob – Emerald è un’entità cosciente, consapevole. Emerald è vivo.&lt;br /&gt;Erano balzati in piedi in un groviglio di esclamazioni e di proteste.&lt;br /&gt;Jhob sollevò entrambe le mani e le agitò imperiosamente, invitandoli al silenzio.&lt;br /&gt;- Non sto parlando della vita come noi la concepiamo. Né di una coscienza simile alla nostra. Cercate di capirmi.&lt;br /&gt;Si sedettero.&lt;br /&gt;- Mi sono convinto, che la particolarità dell’evoluzione su questo pianeta, sia stata caratterizzata da una speciale forma di relazione, che si è evoluta tra tutti i singoli organismi viventi. L’assenza della predazione, con l’assenza della necessità di difendersi e di diffidare dell’altro, ha favorito la nascita di relazioni simpatiche tra i singoli individui. Relazioni, in cui, la trasmissione delle sensazioni elementari … Che ne so. Dell’umido. Del caldo. Del secco. Del freddo. La trasmissione di queste sensazioni, dicevo, nel comune e reciproco interesse, assumeva una particolare importanza e rilevanza. Queste relazioni, con l’andare del tempo, si sono a loro volta evolute. Sino a mettere in relazione ogni organismo vivente con tutti gli altri. E si sono articolate, in forme sempre più complesse di … linguaggio. Io credo che, in una forma completamente diversa dalla nostra, Emerald abbia coscienza di sé e tenti di entrare in relazione con noi. Certo, attraverso un linguaggio abissalmente lontano dal nostro. E’ così che i frutti rappresentano un’offerta di simbiosi. Un’offerta complessa, come è complesso il fabbisogno alimentare del nostro metabolismo. Un’offerta che dimostra un’alta capacità di discriminazione. Ma è anche un’offerta di pace. L’unica condizione, l’unica relazione che Emerald possa concepire. E’ così, che quei cipressi nascono dalla decomposizione dei corpi di chi è morto in questa grotta. Nascono come rigenerazione della vita. In una forma quanto più in armonia con l’essenza stessa di quello che era stata. Cipressi, Arthur. E mio padre era uno studioso dell’orfismo.&lt;br /&gt;Arthur assentì con il capo.&lt;br /&gt;- Cipressi, non pioppi – mormorò.&lt;br /&gt;- Il cipresso, il segnale per i giusti, della giusta via. Può essere un caso, Arthur?&lt;br /&gt;- No.&lt;br /&gt;- Cosa ti fa venire in mente tutto questo, Arthur. Cos’è, chi è Emerald?&lt;br /&gt;- Cosa vuoi dire?&lt;br /&gt;Arthur era riluttante.&lt;br /&gt;- Fai uno sforzo di fantasia.&lt;br /&gt;- … Zagreo?&lt;br /&gt;- Oh, ci voleva tanto? Emerald è l’unico Zagreo, prima di essere dilaniato e sbranato dai Titani. Solo che i Titani non sono, come suggerisce il mito, personaggi … titanici. Sono protozoi, esseri microscopici, incapaci di vivere, se non attraverso la morte di altri esseri viventi. E noi ne siamo gli eredi. Di nuovo a confronto con l’unico Zagreo, di nuovo di fronte ad una scelta. O accettiamo la logica di quei Titani da cui siamo stati generati, o la rifiutiamo e accettiamo il patto che Emerald ci offre. O accettiamo le ragioni della Mines &amp;amp; Stars, o le rifiutiamo. Accettando quest’offerta di pace.&lt;br /&gt;- La Società dei Naufraghi del Chronos?&lt;br /&gt;- E’ una strada, un inizio.&lt;br /&gt;- Ma perché tutti questi riferimenti misterici?&lt;br /&gt;- L’uomo ha bisogno di qualcos’altro, oltre che della razionalità, Arthur.&lt;br /&gt;- E per questo che ti sei messo a giocare al santone?&lt;br /&gt;- I simboli sono elementi importanti. Quello di cui c’è bisogno su Emerald è di una rivoluzione paradigmatica. Un rovesciamento della scala dei valori. Credi che sarebbe stato possibile costringere decine e decine di migliaia di persone a vivere … No, scusa, a sopravvivere. In un inferno senza speranza come Emerald City? Sarebbe stato possibile, se quelle persone non avessero interiorizzato il principio che sia giusto che il profitto, l’interesse economico, debbano prevalere su tutto? Anche sulle loro stesse vite? No. E’ possibile solo perché quelle persone si vedono come sfortunate. Come coloro che hanno pescato la pagliuzza sbagliata. Ma si vedono dentro un contesto inevitabile, dentro l’unico mondo possibile. Io non ho dato illusioni religiose. Io ho offerto simboli, presi a prestito dalla storia degli uomini. Simboli in grado di rappresentare quella che è la realtà, non una menzogna.&lt;br /&gt;- Anche tuo padre la pensava come te.&lt;br /&gt;- Già. Il Chonos aveva conclusioni molto vicine alle mie. Non avevano potuto sapere degli alberi da frutto e, ovviamente, dei cipressi. E, quindi, non avevano ipotizzato un forma, per quanto diversa, di coscienza. Ma avevano ipotizzato l’esistenza di un’intelligenza inconsapevole, in grado di regolare la vita sul pianeta. Mio padre aveva fatto il parallelo con il mito orfico e aveva giocato dando i nomi, nominando questi luoghi. E questo mi ha portato sino a qui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-2766896242918900290?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/2766896242918900290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=2766896242918900290' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2766896242918900290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/2766896242918900290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-38.html' title='Emerald - Capitolo 38'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-6213401516467439587</id><published>2007-12-02T10:46:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:48:05.006+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 39</title><content type='html'>- Bene, professor Christiansen – disse il signor Ciang – Dunque lei è arrivato alla conclusione della sua ricerca. Ha avuto risposta alle sue domande. E’ soddisfatto?&lt;br /&gt;- Non credo che “soddisfatto” sia il termine corretto. Ma si, la mia ricerca è conclusa.&lt;br /&gt;- E lei, professor Temple, ha ottenuto le sue risposte?&lt;br /&gt;- Penso di si.&lt;br /&gt;- Allora, signori, sarà il caso che noi tutti ci si muova. Ci sono alcune circostanze che richiedono la nostra opportuna sollecitudine.&lt;br /&gt;- Ma lei … - accennò Arthur.&lt;br /&gt;- Non tema, professor Temple, non la deluderò.&lt;br /&gt;- Scendo a prendere le registrazioni del computer centrale – disse Klaus, alzandosi con decisione – Ho già preparato il contenitore.&lt;br /&gt;Jhob stava recuperando la registrazione olo dal proiettore.&lt;br /&gt;- Avete bagagli con voi? – chiese il signor Ciang.&lt;br /&gt;Si guardarono in viso l’un l’altro.&lt;br /&gt;- No – risposero in coro.&lt;br /&gt;- Meglio così. Sarà il caso di scendere al suolo.&lt;br /&gt;Scesero per i ponti del Chronos fino al portello esterno.&lt;br /&gt;Klaus lo aprì.&lt;br /&gt;Il buio era pressoché totale.&lt;br /&gt;- Dobbiamo raggiungere la mia aeronave – disse il signor Ciang – Prego, signori, seguitemi.&lt;br /&gt;Si avviarono nell’ombra, seguendo la sagoma indistinta del piccolo uomo.&lt;br /&gt;Rimasero abbagliati dall’intensa luce fredda.&lt;br /&gt;Sei proiettori si erano accesi improvvisamente, illuminando a giorno quella porzione della grotta.&lt;br /&gt;Erano circondati.&lt;br /&gt;Sei caccia neri e affusolati occupavano il perimetro della radura, ed almeno venti uomini in nero li tenevano sotto la minaccia dei loro paralizzatori.&lt;br /&gt;- Maledizione, Gile! – disse Ingrid.&lt;br /&gt;- Errore, signorina – disse cerimoniosamente il signor Ciang.&lt;br /&gt;Si era girato verso di loro, ed ora li minacciava con un piccolo paralizzatore portatile.&lt;br /&gt;- Signor Berensky – disse a Klaus – Mi faccia il favore. Posi il suo contenitore a terra, dinanzi a lei e faccia due passi indietro.&lt;br /&gt;Klaus esitò, stringendosi il contenitore al petto.&lt;br /&gt;- Non sia sciocco, signor Berensky, perché vuole soffrire?&lt;br /&gt;Klaus girò lo sguardo verso Jhob, in cerca di indicazioni, di …&lt;br /&gt;- Come preferisce, signor Berensky – disse il signor Ciang sospirando.&lt;br /&gt;Il raggiò del suo paralizzatore colpì l’uomo in pieno petto, scaraventandolo al suolo in un singulto di dolore.&lt;br /&gt;Ingrid fece per lanciarsi contro il signor Ciang, ma Arthur la fermò, prendendola per le spalle.&lt;br /&gt;- Non puoi fare niente, Ingrid. Puoi solo farti ammazzare.&lt;br /&gt;- Saggia valutazione, professor Temple – commentò il signor Ciang.&lt;br /&gt;Poi, con brevi e rapidi gesti della canna del paralizzatore, fece loro intendere che dovevano arretrate.&lt;br /&gt;- Su. Su!&lt;br /&gt;Ubbidirono lentamente.&lt;br /&gt;Il signor Ciang si chinò e prese il contenitore per la maniglia, senza degnare di uno sguardo Klaus, esanime a terra.&lt;br /&gt;- Professor Christiansen. Prego, la sua registrazione … Mi rendo conto del suo coinvolgimento emotivo. Ma se lei non da ascolto alla mia preghiera, mi vedrò costretto, mio malgrado, a riservarle il medesimo trattamento, che il suo compagno ha scelto di sperimentare.&lt;br /&gt;Jhob, molto lentamente, prelevò dalla tasca della tuta la registrazione olo e fece per lasciarla cadere ai suoi piedi.&lt;br /&gt;- La lanci verso di me, professor Chiristiansen. Sia cortese.&lt;br /&gt;Jhob ubbidì.&lt;br /&gt;Il signor Ciang si volse verso un paio di uomini in nero e fece un gesto con la mano, indicando il Chronos.&lt;br /&gt;Gli uomini si mossero veloci, trasportando degli oggetti, che non riuscirono ad identificare.&lt;br /&gt;Entrarono nel Chronos con la decisione e l’efficienza di chi sa cosa deve fare.&lt;br /&gt;Arthur si sentiva soffocare dalla frustrazione.&lt;br /&gt;- Perché?&lt;br /&gt;Il signor Ciang lo guardò con un sorriso cortese.&lt;br /&gt;- Non lo ha capito, professore?&lt;br /&gt;- Che bisogno aveva di tutto questo?&lt;br /&gt;- Ci pensi, professore. Qui, ora, sono riunite nello stesso momento e nello stesso luogo, le sole persone che conoscono l’intera storia di Emerald e del Chronos. Tutti coloro che ne hanno sentito parlare e che avrebbero potuto porsi domande. E fare domande. Qui, ora, sono riuniti tutti i testimoni e tutte le prove.&lt;br /&gt;- Certo – intervenne Jhob – La Compagnia sapeva dei risultati del Chronos.&lt;br /&gt;- Effettivamente, professore. Ma ci eravamo liberati delle prove?&lt;br /&gt;- Questo non potevate saperlo. Potevate solo supporlo.&lt;br /&gt;- Una incresciosa difficoltà, che doveva essere risolta, prima o poi.&lt;br /&gt;- Soprattutto, dopo che la Società dei Naufraghi del Chronos era andata così vicina alla verità.&lt;br /&gt;- Effettivamente un circostanza spiacevole, professore.&lt;br /&gt;- Poi sono arrivato io.&lt;br /&gt;- Si professore, lei ha rappresentato sia un pericolo e sia un’opportunità.&lt;br /&gt;- Certo. Potevo smascherare i crimini della Compagnia …&lt;br /&gt;- Come portarci a rintracciare finalmente le prove.&lt;br /&gt;- Così lei ha fatto in modo che potessi operate indisturbato.&lt;br /&gt;- E mi è costata fatica, le assicuro professore, tenerla lontana dalle mani del capitano Gile.&lt;br /&gt;- Gile non era della partita?&lt;br /&gt;- Non si possono radunare i testimoni, creandone di nuovi. Non è una politica … come dire, intelligente. Il capitano Gile ha saputo o … ha creduto di sapere, quanto era opportuno sapesse. Praticamente nulla.&lt;br /&gt;- Poi sono arrivato io – intervenne Arthur.&lt;br /&gt;- Già. Poi è arrivato lei, professor Temple. Lei, all’inizio, è stato un enigma. Era la prova vivente che il professor Christiansen aveva lasciato altre, flebili tracce. Lei era un nuovo personaggio che si poneva domande. Che avrebbe potuto fare domande.&lt;br /&gt;- E allora?&lt;br /&gt;- Sono stato in dubbio se lasciarla nelle mani del Capitano Gile.&lt;br /&gt;- Perché non lo ha fatto?&lt;br /&gt;- Gile si pone le domande sbagliate. Ma perché rischiare?&lt;br /&gt;- E allora?&lt;br /&gt;- E allora, meglio aiutarla a raggiungere il suo amico. Che forse aveva bisogno di lei, per completare la sua, e la nostra ricerca. Meglio che lei fosse oggi, qui, in questa bella riunione di famiglia.&lt;br /&gt;- Ma ho rischiato che mi ammazzassero durante tutto il viaggio.&lt;br /&gt;Il signor Ciang ebbe un sorriso di scuse.&lt;br /&gt;- Sarebbe stata una soluzione meno desiderabile, che coinvolgeva altre persone, che avrebbero potuto porsi e fare domande. Ma le nostre decisioni non hanno la pretesa di essere perfette. Fortunatamente, tutto è bene quel che finisce bene.&lt;br /&gt;- Ma lei, chi è? – chiese ancora Arthur.&lt;br /&gt;- Le ho detto di non essere stato sincero con lei, professor Temple. Ma non sono andato troppo lontano dalla verità. Non sono un quadro della Compagnia. Sono l’amministratore delegato della Mines &amp;amp; Stars.&lt;br /&gt;- L’amministratore delegato?&lt;br /&gt;- Si, professore. Non si meravigli. Alcuni affari richiedono di essere gestiti personalmente. E la motivazione è sempre la stessa. Niente testimoni.&lt;br /&gt;- Cosa ha intenzione di fare.&lt;br /&gt;- Semplice. Eliminare il problema alla radice. In maniera definitiva. Per sempre.&lt;br /&gt;- E noi?&lt;br /&gt;- Voi, mio caro professore, siete parte del problema.&lt;br /&gt;- Ci eliminerete?&lt;br /&gt;- In questo momento, alcuni uomini stanno piazzando cariche ad alto potenziale all’interno del relitto del Chronos. La grotta è già stata minata, mentre il professor Christiansen ci illustrava così acutamente i risultati della sua ricerca.&lt;br /&gt;- Farete saltare tutto in aria.&lt;br /&gt;- E vetrificare l’intera grotta. Che del resto, credo, non esisterà più, dopo il trattamento. Come ogni traccia del Chronos, del suo equipaggio, delle prove raccolte dal professor Christiansen e – sospirò – delle vostre persone.&lt;br /&gt;- Ma non vi lasciate troppi testimoni alle spalle?&lt;br /&gt;- Disgraziatamente, il trasportatore sub orbitale, che dovrebbe riportare gli uomini della Sicurezza a Emerald City, subirà un grave incidente lungo il viaggio di ritorno. Una tragedia immane. Non ci sarà alcun superstite.&lt;br /&gt;- Non vi fermate dinanzi a nulla?&lt;br /&gt;- Non è contemplato dalle politiche aziendali – rispose con un lieve inchino.&lt;br /&gt;- Lei è un mostro – disse Ingrid, che parlava per la prima volta.&lt;br /&gt;- Lei crede, signorina? Io penso di no.&lt;br /&gt;- E cosa pensa di essere?&lt;br /&gt;- Ne più e ne meno un uomo. Io mi attengo alla mia natura. Non pretendo di essere una cosa diversa. Il professore ci ha spiegato poco fa, con tanta erudizione, quale sia il nostro modello evolutivo. La predazione. Il diritto del più forte. La soppressione del più debole, dell’inetto.&lt;br /&gt;- Questo determinismo ha generato i peggiori mostri nella storia dell’umanità – disse Arthur.&lt;br /&gt;- Non mi deluda, professore. Non mi metta in bocca idiozie politiche. Non sto parlando di razza, religione, genetica. Sto parlando di mercato. Di relazioni tra chi vince e chi perde. Della violenza, detestabile, ma necessaria per vincere. Perché la strada, per chi perde, è l’estinzione. E di fronte a questa alternativa, affermazione o estinzione, non si può essere deboli, timorosi. L’equilibrio del mercato si fonda sull’equilibrio della forza.&lt;br /&gt;- Sono millenni che l’uomo si è dato scale di valori etici, morali …&lt;br /&gt;- Illudendosi di essere divenuto buono. Vero professore?&lt;br /&gt;- Illudendosi?&lt;br /&gt;- Come voi, ora, qui.&lt;br /&gt;- Noi?&lt;br /&gt;- Si, ora qui, voi pensate di essere i buoni, così come io sarei il cattivo - disse Ciang con un’espressione triste.&lt;br /&gt;- E’ così.&lt;br /&gt;- Vi faccio notare di essere in errore – ed assunse un’espressione di scusa - Voi avete scelto cinquecento milioni di anni fa. E avete scelto la parte dei cattivi.&lt;br /&gt;- Lei è pazzo.&lt;br /&gt;- No. Mi permetto di dissentire da questa sua affermazione. Non sono io ad essere pazzo. Vi prego di considerare la possibilità, che siate voi ad essere degli illusi. Illusi, a poter solo pensare di sopprimere la vostra natura, per scendere a patti con Emerald. Con questa sorta di gigante idiota. Come erano illusi gli uomini del Chronos, che volevano fermare il progresso dell’uomo, per questo scherzo della natura.&lt;br /&gt;- Non parli così dei miei genitori – sibilò Jhob.&lt;br /&gt;- La prego di scusarmi, professore – rispose facendo un piccolo inchino – sono stato davvero imperdonabile.&lt;br /&gt;- Se il progresso dell’uomo è rappresentato dalla Mines &amp;amp; Stars, meritiamo l’estinzione.&lt;br /&gt;- Sono allora felice di informarla, caro professore, che è giunto il momento di accontentarla.&lt;br /&gt;I due uomini, che erano entrati nel Chronos, ne stavano uscendo in quel momento, facendo un chiaro segno all’indirizzo del signor Ciang.&lt;br /&gt;- Allora, signori, avete qualche preferenza sul luogo della vostra ultima dimora?&lt;br /&gt;Si guardarono, come alla ricerca di una via d’uscita.&lt;br /&gt;- Forse presso i cipressi, di cui ci ha parlato il professor Christiansen? Credo che questa, sia una cortesia che posso concederle, professore.&lt;br /&gt;Guardarono il corpo di Klaus a terra.&lt;br /&gt;- Temo che il signor Berensky dovrà accontentarsi di una sistemazione più defilata. Il suo eccessivo accumulo di calorie sconsiglia, a noi tutti, sforzi deleteri per la salute. Ne converrete con me. Su. Su!&lt;br /&gt;E rifece il gesto di agitare verso il retro del Chronos la canna del paralizzatore.&lt;br /&gt;Si avviarono lentamente verso il boschetto di cipressi.&lt;br /&gt;- Vi tratterò con il minimo della potenza del mio paralizzatore. In modo che possiate gustare fino all’ultimo secondo, l’esperienza della vostra vita. Mi auguro che apprezziate questa mia cortesia.&lt;br /&gt;- Signore! - Un uomo in nero si era avvicinato di corsa.&lt;br /&gt;- E’ arrivato il capitano Gile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4438261023524837289-6213401516467439587?l=severolutrario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://severolutrario.blogspot.com/feeds/6213401516467439587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4438261023524837289&amp;postID=6213401516467439587' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6213401516467439587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4438261023524837289/posts/default/6213401516467439587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://severolutrario.blogspot.com/2007/12/emerald-capitolo-39.html' title='Emerald - Capitolo 39'/><author><name>Severo Lutrario</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13460636407790888127</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4438261023524837289.post-4128845582966718157</id><published>2007-12-02T10:38:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T10:45:31.198+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FS'/><title type='text'>Emerald - Capitolo 40</title><content type='html'>Il signor Ciang ebbe un impercettibile gesto di disappunto.&lt;br /&gt;- Un noioso contrattempo – disse – Il capitano avrebbe dovuto restare fuori da questo epilogo.&lt;br /&gt;Un certo movimento degli uomini in nero sull’altro lato della radura, preannunciò l’arrivo dell’uomo.&lt;br /&gt;Il signor Ciang si rivolse ai tre con un’aria rattristata.&lt;br /&gt;- Mi vedo costretto a farvi attendere qualche minuto. Ma non preoccupatevi, non mi dimentico di voi.&lt;br /&gt;Il capitano Gile si avvicinò con un sorriso tranquillo stampato sulla faccia.&lt;br /&gt;- Buon giorno, signore.&lt;br /&gt;- Buon giorno a lei, capitano Gile – rispose il signor Ciang, esibendosi in un inchino di ben venuto.&lt;br /&gt;- Se posso chiederlo. Come mai l’amministrazione si occupa di questioni riguardanti la Sicurezza?&lt;br /&gt;- Decisioni del consiglio di amministrazione, capitano - rispose Ciang, con un’espressione rattristata.&lt;br /&gt;- Ma utilizzate i miei uomini, senza che io ne venga informato, signore. Questo ne va del mio prestigio. Non è buona regola mortificare l’autorità di chi resta a gestire la sicurezza sul pianeta. Dico questo, nell’interessa della stessa Compagnia, signore.&lt;br /&gt;- Da quello che vedo, capitano, non mi sembra che lei non sia stato informato dell’operazione.&lt;br /&gt;- Ho un certo prestigio, signore, sui miei uomini. C’è sempre chi sente il dovere di fare rapporto al proprio comandante.&lt;br /&gt;- Comunque, ormai, è una questione risolta – disse Ciang in tono distensivo - Una brutta storia di spionaggio e sabotaggio industriale. Di cui eravamo stati informati presso la sede della Compagnia. Ovviamente, in queste circostanze, la discrezione è un elemento essenziale. Ecco perché è stato deliberato di tenere fuori dalla cosa le autorità 
